lunedì 21 dicembre 2015

A Grain of Truth ( Borys Lankosz , 2015 )




Ziarno prawdy (2015) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

Il pubblico ministero Teodor Szacki si è da poco trasferito da Varsavia nella provincia meridionale polacca lasciandosi dietro un fallimento famigliare e subito viene coinvolto in uno strano e inquietante caso di omicidio; i suoi colleghi lo mettono in guardia, la cittadina non è come la capitale, qui tutti si conoscono, parlano e sono legati ancora a usanze e superstizioni, motivo per il quale il suo stile di condurre le indagini potrebbe risultare indigesto a molti, colleghi e polizia compresi.


Alla giovane donna trovata morta sgozzata e dissanguata ben presto fanno seguito altri omicidi e Szacki si rende conto che quella che sembra una banale storia di adulterio è fortemente inquinata da suggestioni che derivano da antiche leggende; d'altronde tutti gli indizi sembrano portare verso omicidi che hanno a vedere con antichi rituali ebraici, alcuni addirittura legati alla diceria che nel passato venivano sacrificati anche dei bambini.
Affrontando una certa malcelata avversione dell'ambiente acuita da un malessere personale del protagonista impelagato in una storia sentimentale con una giovane ragazza del luogo, la storia si agita tra il più classico dei thriller e l'horror movie che va a rimestare nelle antiche leggende del passato , trovando alfine la sua spiegazione in episodi più convenzionali che affondano le radici in un passato storico drammatico.

venerdì 18 dicembre 2015

Stations of Cross [aka Kreuzweg] ( Dietrich Bruggemann , 2014 )




Stations of the Cross (2014) on IMDb
Giudizio: 8/10

Nella cattolicissima provincia tedesca, dove però convive lo spirito luterano, si consuma la Via Crucis laica e angosciante della adolescente Maria.
Quattordici quadri dominati dalla staticità o al massimo da qualche falso movimento , tanti quante sono le stazioni della Via Crucis, citate come titolo proprio per gli episodi raccontati: Maria ha 14 anni, vive in una famiglia affiliata ad una comunità cattolica tradizionalista che rifiuta e combatte il Concilio Vaticano II e la secolarizzazione della fede; le lezioni di catechesi impartite dal grigio burocrate ecclesiastico alla vigilia della cerimonia della Cresima consolidano nella ragazza la sua personale convinzione sul suo ruolo di agnello sacrificale nel nome della purezza della dottrina ortodossa.


Schiacciata tra l'indottrinamento clericale e la durezza imposta da una madre spigolosa e intransigente, ignorata da un padre debole e grigio, solo a tratti consolata dalla ragazza francese Bernadette che vive alla pari con la famiglia e che invece vive la sua pur decisa integrità religiosa in maniera più francese e quindi meno rigida, Maria deve sopprimere sul nascere ogni impulso , anche il più banale, che la sua giovane età inevitabilmente porta con sè.
Seguiamo la sua ascesa al Golgota dove si compirà l'estremo sacrificio tra il rifiuto di musiche sataniche ( il soul ed il gospel) e la soppressione di qualsiasi impulso di gioia terrena; Maria , come atto estremo di fanatismo religioso immola se stessa per donare la parola al fratellino, di fatto compie il più grande atto di ribellione che una dottrina ottusamente applicata spaccia per atto di amore e di fede supremi.
E' una Via Crucis laica quella che racconta Dietrich Bruggemann in Stations Of Cross, un calvario prima di tutto interiore che consuma una ragazzina che non riesce a far fronte al carico di fede e di spiritualità estremistica, in un ambiente dove oltre le Corali del Bach la musica diventa frutto di satana, dove il vestirsi deve essere improntato al rigore per evitare che occhi impuri si posino su giovani e freschi corpi, dove perfino uno sguardo può portare peccato e sporcizia che insozza una anima pura.

mercoledì 16 dicembre 2015

Au Revoir l'Ete ( Fukada Koji , 2013 )




Hotori no sakuko (2013) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Una assolata località balneare, case inerpicate in mezzo al verde, stormire di fronde e spiagge lunghissime, legami famigliari sussurati che si intrecciano con storie del passato, una giovane fanciulla in viaggio con la zia per un periodo di riposo e di studio provenienti da Tokyo: un quadro che lascia subito trasparire, e non solo per le immagini ma anche per i dialoghi, l'ispirazione che ondeggia tra Rohmer e Kore-eda; questo è il quadro pittorico col quale si presenta Au Revoir l'Ete di Fukada Koji, lavoro che ha spopolato nei numerosi festival nei quali è stato presentato.


La giovane Sakuko e la zia Mikie si recano per una vacanza nella casa della sorella di quest'ultima in partenza per l'Europa: la ragazza deve preparare gli esami d'ammissione all'università , la zia invece deve terminare un saggio sulla cultura indonesiana; qui incontrano un vecchio amico di Mikie , Usagikichi, che un tempo fu legato alla donna e che ora gestisce un love hotel in riva al mare, la figlia di quest'ultimo,Tatsuko, che studia all'università e Takashi il nipote dell'uomo , fuggito da Fukushima dopo lo tsunami.
Sin da subito i sottili rapporti interpersonali che si creano e si modificano tra i vari personaggi, cui si aggiunge presto un docente universitario di Tokyo in trasferta nella locale università per un ciclo di lezioni, diventano il vero cuore pulsante, seppur sommesso, del racconto.
Sakuko diventa una osservatrice curiosa di un mondo adulto che le ruota intorno e del quale spesso non riesce a delimitare i contorni, un mondo in cui ognuno dei personaggi sembra alla ricerca di una precisa identità.
Come i lavori dei due citati registi cui rimanda indirettamente Au Revoir l'Ete di fatto succede poco, qualcosa che filtra quasi silenziosamente , furtivamente da un sottobosco di sentimenti e di passioni nascoste; ecco quindi che sono i dialoghi, gli scorci, le immagini, i frammenti di atmosfere a creare l'asse portante di una storia che è sì una sorta di ballo delle debuttanti nella pista della vita per una giovane ragazza e per il suo amico del momento Takashi, ma è anche la descrizione di un disagio e di una solitudine che solo apparentemente sembrano accennate.

martedì 15 dicembre 2015

May We Chat / 微交少女 ( Philip Yung Chi-Kwong / 翁子光 , 2014 )




May We Chat (2014) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

Il genere cinematografico rabbia giovanile-disagio-guai trova in May We Chat un personale e solo a tratti riuscito tentativo di modernizzazione e contestualizzazione grazie all'idea di Philip Yung di raccontare una storia per molti versi ovvia e ben poco originale ma che si impone come una indagine sulla generazione-smartphone, quella cioè di post-adolescenziali che usano il telefonino e le tecnologie annesse come un prolungamento sensoriale ed esecutivo corporeo.
La storia si impernia intorno a tre ragazze, che di questa generazione del social imperante sono il tipico esempio, aggiungendo però il carico da novanta nel loro background personale: Wai-Wai vive con la madre tossica e la sorellina, va a scuola quando capita e frequenta teppistelli e delinquenti di mezza tacca; Ying è muta, gira con una parrucca rosa, si prostituisce (via chat ovvio...) e vive con la vecchia nonna che raccatta cartoni in un bassofondo squallido; Yan invece è sì di buona famiglia, ma delusa perennemente negli affetti, trascurata da madre e patrigno e dedita all'uso di droghe.


Le tre si conoscono solo virtualmente tramite WeChat e si considerano amiche pur non sapendo ognuna come sono fatte le altre due.
Quando Yan dopo un tentativo di suicidio andato male sparisce le altre due amiche decidono di mettersi sulle sue tracce, cadendo in pericoloso terreno paludoso dove regnano drogati, patetici boss malavitosi, violenti, stupratori e gentaglia varia.
Partendo da questi presupposti il film ondeggia sempre un po' troppo pericolosamente tra indagine sociale, spesso fatta di troppe ovvietà, e racconto realista infarcito di venature melodrammatiche con al centro sempre il mondo del disagio giovanile acuito dalla freddezza dei rapporti personali basati sulla social-tecnologia.

lunedì 14 dicembre 2015

Ulterior Motive / 别有动机 ( Arthur Wong Ngok-Tai / 黃岳泰 , 2015 )




Ulterior Motive (2015) on IMDb
Giudizio: 6/10

Arthur Wong è una delle figure prominenti del panorama cinematografico HKese fin dai tardi anni 70, soprattutto nel ruolo di direttore della fotografia; basti pensare alla sterminata serie di premi e riconoscimenti ricevuti, oltre alle sue collaborazioni coi più grandi registi del cinema asiatico ( John Woo, Ann Hiu, Ringo Lam,Tsui Hark e Jackie Chan , solo per citarne alcuni) in opere che hanno fatto la storia del cinema mondiale, oltre alle sue numerosi innovazioni tecniche introdotte negli anni nella direzione della fotografia.
Dopo ventisette anni dall'ultima prova alla regia Wong torna a posizionarsi dietro la macchina da presa dirigendo questo thriller dalla trama intricata che ha come fondamentale caratteristica quella di giocare con i piani temporali in maniera quasi eccessiva.


La vita di una giovane coppia della ricca borghesia viene sconvolta allorquando marito e figlioletta vengono rapiti inspiegabilmente senza che venga richiesto un riscatto al pur facoltoso padre della donna; le indagini vengono svolte dal detective Yao Jie, un tempo fidanzato della donna, mollato ad un passo dall'altare; l'uomo è uno di quelli che vede solo il lavoro come somma affermazione di se stesso e del suo egoismo e che per questo colleziona  un fallimento dietro l'altro nel campo affettivo.
Yao Jie è però un detective dal grande fiuto, dalla tecnica particolare di condurre le indagini basata sulla immedesimazione del fatto criminoso che lo porta a ragionare e a valutare come se fosse il colpevole; quando il caso che ha sotto le mani inizia a presentare delle inquietanti analogie con uno accaduto vent'anni prima conclusosi con un omicidio, il detective inizia a sospettare che Ye Cheng, il ricco padre della sua ex fidanzata, possa essere in qualche modo coinvolto.

mercoledì 9 dicembre 2015

Il Figlio di Saul [aka Son of Saul ] (Laszlo Nemes , 2015 )




Son of Saul (2015) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

I Sonderkommande furono senza dubbio l’aberrazione più sadica che il regime nazista mise in atto nei campi di sterminio: gli ebrei più giovani e forti venivano utilizzati come lavoranti nelle fabbriche di morte, aiutando i soldati nell’instancabile opera di smaltimento dei deportati; accompagnavano i prigionieri alle camere a gas, ripulivano le loro tasche, smaltivano i cadaveri portandoli ai forni crematori, pulivano le camere a gas; in cambio godevano di un minimo di libertà di movimento oltre che un rancio giornaliero che consentiva la sopravvivenza almeno per 4-5 mesi, passati i quali anche per loro si aprivano le porte delle camere a gas.


Saul è uno di questi ebrei, di origini ungheresi, nel campo di concentramento di Auschwitz; un giorno al termine di una delle tante “docce” giornaliere riservate ai prigionieri, assiste per caso all’episodio di un ragazzo che sopravvive al gas e che viene finito soffocato da un ufficiale; in questo giovane Saul crede di riconoscere suo figlio, motivo per cui da quel momento il suo scopo sarà uno solo: trovare un rabbino che reciti il Kaddish e seppellire il ragazzo.
Questa vera ossessione entra in netto contrasto con gli interessi dei suoi compagni di sventura che stanno tentando di mettere in piedi una rivolta nel campo (episodio realmente accaduto nel 1944): ma per Saul dare una sepoltura a quel ragazzo, che probabilmente non è nemmeno suo figlio, diventa una sorta di estrema missione che dia dignità alla vita.

martedì 8 dicembre 2015

The Divine Move ( Jo Bum-gu , 2014 )




The Divine Move (2014) on IMDb
Giudizio: 7/10

La variazione sul tema riguardante il gioco del Go e le sale in cui si giocano partite con una valanga di soldi rende The Divine Move un film che si discosta con un certo interesse dal clichè del thriller/noir condito di botte e brutalità di cui il cinema coreano è diventato da anni l'esponente più assiduo.
In effetti The Divine Move ha tutti i crismi per essere definito uno tra i più feroci, violenti e brutali film degli ultimi tempi, ma accanto a ciò ha saputo innestare il parallelismo simbolico tra gioco del Go ed esistenza umana.
La premessa è d'obbligo: se si conosce il gioco ovviamente la comprensione del film è totale, ma l'essere a digiuno del Go non inficia minimamente la visione.


Taek-seok è un giocatore professionista di Go che si trova invischiato in una vicenda di scommesse e partite illegali per cercare di salvare il fratello maggiore dai guai in cui si è cacciato incrociando la strada del super villain di turno, un trucido  Sal-soo che con la sua banda spadroneggia nel mondo del Go, ovviamente a mezzo di trucchi ed imbrogli anche tecnologicamente avanzati.
Finito di scontare sette anni di galera nei quali ha covato la vendetta verso gli assassini del fratello, diventando un autentica macchina da guerra umana, Taek-seok si mette alla caccia dell'infamone.
Mette insieme una sgangherata banda tra cui autentiche leggende del Go per entrare nel circuito delle sale del nemico giurato.
La vendetta sarà un gioco al massacro nel quale il protagonista è disposto a mettere sul piatto della bilancia tutto ciò che ha.

sabato 5 dicembre 2015

The Place Where the Sun Sits ( Yazaki Hitoshi , 2014 )




The Place Where the Sun Sits (2014) on IMDb
Giudizio: 7/10

Un liceo giapponese di provincia come tanti, la reginetta e leader incontrastata della scuola, Takama Kyoko, la nuova arrivata per l'ultimo anno di corso Sazuhara Kyoko, una amicizia che nasce davanti ad una lavagna dove Takama decide che di Kyoko ce ne può essere una sola, lei, ribattezzando la nuova arrivata Rin-chan, la lunga stuola di compagne di classe che fanno di tutto per essere nelle grazie della ragazza.
Da qui parte la storia che sorregge The Place Where the Sun Sits, anche se il preambolo cui assistiamo ci porta già verso la fine, nella assolata palestra dove le due ragazze si trovano una di fronte all'altra.


Dieci anni dopo gli ex allievi hanno tutti la loro vita , ben inseriti nella società giapponese e non mancano mai un appuntamento per il tradizionale raduno fra vecchi compagni di scuola, tutti tranne le due Kyoko: la leader Takama lavora in una televisione di provincia, prossima a ricevere un importante offerta di lavoro da una ben più importante emittente della capitale; Sazuhara è invece una promettente attrice avviata ad una luminosa carriera.
I compagni di classe di un tempo vorrebbero rivedere entrambe perchè qualcosa ruppe forse definitivamente quella vecchia amicizia; Takama accetta per la prima volta con la speranza di rivedere la vecchia amica, quest'ultima invece declina l'invito, almeno fino all'anno successivo quando finalmente le due si ritrovano, in un finale quasi onirico.
Tutto il film ondeggia con ammirabile armonia tra i due piani temporali distanti dieci anni: il periodo del liceo e quello odierno, mostrando quello che allora fu la causa di ciò che vediamo, o meglio immaginiamo, sia l'oggi.

martedì 1 dicembre 2015

Tag ( Sono Sion , 2015 )




Tag (2015) on IMDb
Giudizio: 6/10

Frutto della  annata cinematografica più prolifica della sua carriera ( ben sei lavori nel 2015) Tag fa parte di quel gruppo di pellicole dirette da Sion Sono in cui la vena anarchica, visionaria e grottesca costituisce il vero fulcro dell’opera.
Raccontare anche per bervi linee la trama di Tag è impresa piuttosto ardua, proprio perché non esiste un tema narrativo preciso e lineare, essendo invece il film un collage di immagini surreali e di situazioni che sfuggono ad un tentativo di sintetizzarle.


Possiamo dire però che il film parte con una situazione che sembra richiamare il Sono di Suicide Club , quello che porta all’eccesso lo splatter, allorquando ci mostra un gruppo di ragazze in gita su un pullman su cui si abbatte una folata di vento assassino che taglia in due tutto, corpi compresi; si salva solo Mitsuko, casualmente accovacciata a raccogliere una penna.
Da qui in poi inizia un racconto a metà tra l’horror e l’incubo, tra il sogno e il surreale, in cui Mitsuko dapprima inizia a credere che tutto ciò che ha vissuto sia un sogno e poi invece si trasforma in una avventura surreale e orrorifica nella quale la ragazzina inizia una corsa a perdifiato per fuggire ad assassine inguainate di nero che vomitano fiumi di proiettili dalle loro armi automatiche; nel correre Mitsuko diventa prima una giovane donna,Keiko, in procinto di sposarsi, e quindi in Izumi una atleta impegnata in una gara podistica.

Love in the 1980's / 1980年代的愛情 ( Huo Jianqi / 霍建起 , 2015 )




Love in the 1980s (2015) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

Dotato di una prorompente bellezza visiva che deriva dagli spettacolari paesaggi dello Hubei, Love in the 1980's è l'ultimo lavoro di Huo Jianqi, regista ormai veterano del panorama cinematografico cinese, autore che per molti versi si colloca a metà tra gli esponenti della Quinta e quelli della Sesta generazione di cineasti cinesi; come in buona parte dei suoi precedenti lavori è la bellezza dei paesaggi ad essere l'interprete principale del film, una storia ambientata nei primi anni 80 intrisa di nostalgia e di riflessioni su un paese che all'epoca stava uscendo a stento dal dramma della Rivoluzione Culturale.
Il giovane Guan Yubo, appena laureato, viene inviato in provincia al servizio di una piccola comunità montana come notabile addetto al controllo del Piano per il controllo delle nascite.
Qui incontra il suo amore del liceo, Liwen, una ragazza che ha poi perso di vista in quanto non ha potuto continuare gli studi: tra i due c'è una sottile tensione che nasce dal non detto e da qualcosa lasciato inspiegabilmente sospeso; la ragazza gestisce lo spaccio del villaggio e si prende cura del padre relegato alla vita montana.
Quando tra i due sembra che il muro che li separa cominci a vacillare, Yubo viene trasferito, dopo sei mesi, così che quello che era rimasto in sospeso ai tempi del liceo si perpetua.
Il finale proiettato ai giorni nostri lungi dal riannodare i fili sospesi racconta l'ennesima sconfitta di una generazione che continua a guardare al passato con nostalgia e che soffre tremendamente ad adattarsi alla società che cambia.

lunedì 30 novembre 2015

Coin Locker Girl ( Han Jun-hee , 2015 )




Coin Locker Girl (2015) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

In un armadietto porta valigie del deposito della stazione di Seoul viene ritrovata una infante, i barboni che popolano la stazione la allevano fino all'età di sette anni, quando una retata della polizia provoca lo sgombero della stazione stessa; l'immancabile poliziotto corrotto pensa di fare un affare portando la ragazzina ad una donna che gestisce un giro di senzacasa mendicanti, che si dedica all'usura e al traffico clandestino di organi , che poi sono quelli dei mancati pagatori di debiti che vengono accoppati: una perfetta holding del crimine gestito con brutalità e durezza da questa matriarca del male.


Una volta cresciuta la ragazzina, cui i mendicanti diedero il nome di "Dieci" ( il numero dell'armadietto in cui fu trovata), entra a pieno titolo nella gang della matriarca che tutti chiamano Mamma, perchè in effetti per loro quello è: una madre che dirige i suoi scagnozzi con metodi tutt'altro che materni.
Quando Dieci però viene chiamata a saldare i conti con un cliente insolvente sparito, si trova davanti  il figlio di questo,un ragazzo dai modi gentili, che le regala i primi raggi di umanità in una esistenza fatta solo di violenza e degrado.
L'incapacità di portare a termine il lavoro e la reazione di Mamma, che ha per motto di vita: " se sei inutile ti ammazzo", apre un baratro davanti alla giovane che rischia di sconvolgere la sua vita.
Opera prima del trentunenne regista e sceneggiatore coreano Han Jun-hee, Coin Locker Girl è lavoro che parte promettendo molto bene: ambientazione originale ( la Chinatown di Incheon ) personaggi limite, freaks veri e propri, dominanza femminile in un ambiente malavitoso non facile da trovare nei lavori coreani, bella fotografia, ambienti degradati descritti con cura e realismo; poi però con il procedere della storia tende a perdersi un po' nelle paludi del film violento che si compiace, per approdare ad un finale dove si vorrebbe ribaltare la prospettiva maturata fino ad allora con risultati però non certo indimenticabili.

sabato 28 novembre 2015

Blanka ( Hasei Kohki , 2015 )




Blanka (2015) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Risultato della lodevole iniziativa Biennale College voluta da Alberto Barbera con l'intenzione di offrire a giovani registi emergenti la possibilità di costruire un proprio lavoro, Blanka del regista giapponese Hasei Kohki è emerso tra 12 concorrenti e con il decisivo appoggio del produttore indipendente italiano Flaminio Zadra, uno di quei personaggi che andrebbero ringraziati ogni giono per il loro prezioso e coraggioso lavoro, è stato presentato alla 72° Mostra Cinematografica di Venezia e ci ha fatto conoscere un giovane regista di cui molto probabilmente sentiremo parlare in futuro.


La storia che Hasei racconta si svolge a Manila, tra le sterminate favelas dove frotte di ragazzini senza famiglia sopravvivono facendo affidamento su sè stessi e sulla solidarietà che si insatura tra gli emarginati.
Blanka ha 11 anni, una forte propensione alla leadership che esercita su un piccolo esercito di coetanei con in quali mette in piedi piccoli furti e truffe.
Blanka è stata abbandonata dalla madre dopo che il padre è scomparso e la ragazzina ben presto capisce l'importanza del denaro per sopravvivere, conserva i piccoli bottini dei furti in una scatoletta di metallo che nasconde tra le pietre sotto la vigile attenzione di una statua della Madonna.
La ragazzina ha una idea fissa: mettere da parte i soldi per comprarsi una madre, idea che solo nella mente ingenua di una undicenne che crede che tutto si possa comprare col denaro può albergare.
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