Giudizio: 7.5/10
Con After the Storm, transitato anche esso per Cannes, seppure nella sezione collaterale di Un Certain Regard, Kore-eda Hirokazu, prosegue nel suo ormai ventennale racconto sulle relazioni famigliari e sui loro sviluppi in rapporto al singolo individuo.
I film di Kore-eda hanno quel marchio talmente netto e inconfondibile da risultare da subito ben connotati, coerenti con la ricerca cinematografica del regista sia dal punto di vista del linguaggio che da quello dello stile.
Lungi dall'essere un limite , come da qualche parte viene riferito, la famigliarietà delle atmosfere e delle tematiche raccontate, sono per lo spettatore un modo per potersi calare senza grosse difficoltà nella trama della pellicola.
After the Storm in tal senso è l'ennesima prova della grande capacità del regista giapponese di raccontare una quotidianità talmente semplice da poter sembrare quasi banale, salvo poi accorgersi che quello a cui assistiamo è veramente il racconto di vite che dallo schermo vanno a stuzzicare le nostre corde interiori.
La storia ha per protagonista Ryota, un tempo romanziere di successo ma ormai da dieci anni svuotato di ogni ispirazione e ridotto a svolgere un lavoro da detective privato da quattro soldi, dopo che la famiglia è andata distrutta con la separazione dalla moglie Kyoko e dal figlio Shingo che può vedere una volta al mese, giusto allo scadere del termine per pagare la rata mensile di sostentamento; come non bastasse Ryota è impelagato in maniera compulsiva con le scommesse dove sperpera quel poco che riesce a mettere insieme. Una vita insomma alla deriva, sulle orme di un padre , morto da poco, bugiardo e scommettitore incallito anche lui di cui neppure l'anziana madre che vive da sola riesce a serbare un ricordo positivo.
Ryota però ancora non riesce a farsi una ragione della separazione, spia la moglie col suo nuovo compagno e carpisce al figlio informazioni sulla donna.