venerdì 2 ottobre 2009

Inner senses ( Law Chi Leung , 2002 )


Giudizio: 7.5/10
Psicanalisi sui fantasmi

Viene da Hong Kong questo bel thriller (autenticamente) psicologico appena spruzzato di horror ed è un vero compendio di psicanalisi applicata con il quale il regista tenta, riuscendoci, di spiegare cosa in realtà sono i fantasmi: la conferenza di Jim, psichiatra rampante e affermato, che apre il film è in tal senso una sorta di manifesto programmatico del genere ghost-story.
A Jim (un mai troppo compianto Leslie Cheung) viene affidato da un collega un caso interessante riguardante una giovane ragazza, Yan (una splendida e brava Karena Lam) che asserisce di essere tormentata da oscure presenze.
Teorizzando l'inesistenza dei fantasmi che sono bensì solo la materializzazione delle paure, dei rimorsi, dei conflitti irrisolti ,Jim riesce a guarire la sua paziente nonostante vari episodi di tentati suicidi e ricoveri conseguenti. Quando l'attrazione della ragazza verso il proprio curante diverrà insostenibile eticamente, Jim la dichiarerà guarita dopo aver rimosso da lei gli incubi di una infanzia difficile.
Sarà lui, a quel punto che inizierà ad essere perseguitato da una presenza insistente che trova vita dal profondo della sua psiche, una presenza che causa dolore ed angoscia, senso di colpa e disperazione: la ex paziente Yan si metterà al suo fianco nella strenua ricerca della soluzione, riuscendo finalmente anche a conquistare l'amore del suo ex medico.
In un finale progressivamente votato al dramma incombente scopriremo la verità su Jim, verità che ovviamente sarà in perfetta linea con le sue enunciazioni teoriche e in una convulsa scena madre finale permeata forse di eccessivo melodramma, i tasselli torneranno tutti al loro posto, fantasmi compresi.
Il film mostra senz'altro una notevole ispirazione del regista bravo a non cadere nelle numerose trappole che potevano presentarsi nello svolgimento della storia; ci mostra come mai questo genere di film trova così ampia diffusione , e con risultati speso ottimi, nella cinematografia orientale; è molto bravo inoltre a dosare sottile tensione ed introspezione quasi scientifica.
Insomma un thriller psicologico nel senso più genuino del termine che non risparmia attimi di dolore: un occhio che scruta nei recessi nascosti dell'anima tutto ciò che è stato percepito, assorbito, accantonato e che è pronto ad esplodere.


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