sabato 24 ottobre 2009

Spider Forest ( Song Il-gon , 2004 )


Giudizio: 7/10
Dolore e subconscio

Kang Min è un produttore televisivo che in circostanze misteriose viene trovato moribondo lungo una strada; rimarrà in coma per 2 settimane e al suo risveglio rivelerà il luogo in cui ha visto due cadaveri prima di subire l'incidente; il detective amico si recherà sul posto indicato e troverà precisamente ciò che il ferito aveva riferito: i cadaveri del capo di Min e quello della sua fidanzata massacrati a colpi di coltello.
Man mano che la memoria torna, affiorano ricordi e circostanze e noi spettatori inizamo a conoscere il personaggio, profondamente colpito nella vita dalla morte della giovane moglie e riemerso solo di recente a vita normale, nonostante l'emicrania che lo tormenta.
Tutto il film sarà un viaggio nel subconscio del protagonista e in una realtà che diviene di momento in momento sempre più agghiacciante.
Il finale chiuderà il cerchio e annoderà tutti i fili di una coscienza e di un corpo straziati.
Definire thriller o horror questo film è oltremodo errato, semmai posssiamo parlare di thriller psicologico condito con un pizzico di immancabile ghost story, in cui i fantasmi altro non sono che spiriti erranti nella Spider Forest, materializzazione dell'inconscio.
Tutta la pellicola vive di sprazzi chiaramente lynchiani frammisti a visioni, sogni , incubi e suggestioni, incastonati in un continuo rimaneggiamento temporale che al primo impatto può anche confondere, ma che a film terminato risulta essere di grande suggestione e fascino , oltre che assolutamente coerente.
Il subconscio, quindi, come sede di ciò che è stato fatto e rimosso o non accettato, sede del dolore che pervade in maniera netta il film, ed è un dolore non solo della psiche, ma anche del corpo; non manca il ricorso al linguaggio dei simboli e dei segni che danno una complessità alla storia che senz'altro può risultare indigesta. Non è film da grandi platee, è bensì un lavoro che necessita di meditazione ed attenzione che , sia chiaro, non sono assolutamente sinonimo di noia; il regista da parte sua dimostra grande capacità a non disperdere i mille rivoli nei quali, da un certo punto in poi, sembra dipanarsi la storia, e lo fa con grande eleganza.
Il doloroso delirio del protagonista aggrega tutti gli eventi concatenandoli e restituendoceli ricchi di una visionarietà che sa colpire con effetto, avendo come risultato un film bello , in cui regna sovrano il dolore, quello vero, profondo che morde le carni e non lascia la presa.

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