mercoledì 9 febbraio 2011

A woman , a gun and a noodle shop ( Zhang Yimou , 2009 )

Giudizio: 7.5/10
Commedia nera pensando ai fratelli Coen


Per una volta la strada che conduce al remake inverte la sua direzione: tocca al grande Zhang Yimou dirigere quel piccolo capolavoro che fu Blood Simple , film d'esordio dei fratelli Coen, operazione che ha fatto storcere il naso a molti riversando sul regista cinese numerose ed ingiuste critiche.
Sin dai titoli di testa il regista dichiara la sua fedeltà al testo americano, di cui trasporta il racconto nella Cina del 1700, in una regione remota e montuosa dove nel bel mezzo del deserto montuoso in cui la terra ha tutte le sfumature del rosso, un vecchio avaro e violento possiede una locanda dove si mangiano gli spaghetti, presso la quale lavorano la bella e giovane moglie tiranneggiata , il cuoco, amante di quest'ultima, e due servi.

La moglie compra una pistola, arma nuova e letale, da un mercante persiano, il vecchio lo viene a sapere e convinto che la donna voglia liberarsi di lui assolda un killer per uccidere i due amanti; il piano va subito all'aria perchè il killer ammazza il vecchio e tenta di impossessarsi della fortuna contenuta nella cassaforte; il cadavere rimane lì seduto finchè una serie di eventi dettati dal caso, dalla cialtronaggine, dall'avidità e dalla goffaggine, impone l'evolversi a cascata degli eventi.
Come detto, pur mantenendosi fedelissimo al testo coeniano, il film si arricchisce (o si impoverisce? ) di toni e di situazioni da commedia dell'arte, con frequente ricorso alla comicità franca, lasciando invece da parte quella spietata e sarcastica descrizione dell'avidità umana che permeava il lavoro originale: in questo però c'è estrema coerenza, in quanto Zhang infarcisce il lavoro con uno spirito tipicamente cinese, soprattutto nelle sue fasi più brillanti e non fa comunque mancare il suo inconfondibile tocco (la scena della preparazione degli spaghetti ), pur , indubbiamente, alleggerendo il tono del lavoro.
Di fatto , e per stessa ammissione del regista, il film vuole essere una commedia nera in cui si possa ridere e questo indubbiamente avviene, anche se, per chi è radicato al gusto occidentale, la cosa può non essere così evidente.
La scelta di ambientare quasi tutta la vicenda all'interno degli edifici che compongono la casa e la locanda del vecchio Wang dona alla pellicola un taglio teatrale , con il cortile che funge da centro della scena su cui si muovono goffamente e furtivamente i personaggi, un palcoscenico immerso in un paesaggio esterno di incredibile bellezza che Zhang usa ( e avolte abusa) al limite del ritrattismo sfruttando le tonalità di colori che offrono le sabbie e le montagne e il chiaro di luna.
La sfida di Zhang è quindi vinta nel complesso: certo chi pensava ad un clone asiatico del lavoro dei Coen rimarrà probabilmente deluso nella stessa misura in cui lo saranno coloro che son rimasti alle opere epiche e grandiose del regista; nel suo piccolo , comunque, anche questo lavoro, è capace di farci apprezzare lo stile ricco ed eleborato di Zhang che ci ha abituato ormai a lavori in cui la purezza e la perfezione dell'immagine raggiungono i livelli più sublimi.


2 commenti:

  1. Sapevo di questo progetto di Zhang, ma poi me ne ero dimenticato. Mi incuriosisce molto , a maggior ragione dopo aver letto qui.

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  2. Ti dirò, dopo la rivisione di Blood simple, questo lavoro di Zhang mi sembra anche migliore di quanto avessi valutato in un primo momento

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