
Giudizio: 7/10
Inizi del XX secolo, il fotografo Pedro viene assoldato da un potente e invisibile latifondista del sud del Cile , in piena Terra del Fuoco, per immortalare il suo matrimonio con la giovanissima Sara. La bellezza e il candore virginale della giovane sposa, poco più che una adolescente, crea un forte turbamento su Pedro, quasi una ossessione che lo porterà a rimediare un bel po’ di botte e soprattutto a diventare un altro dei numerosi sgherri beceri e violenti che compongono l’esercito personale dell’ineffabile Mr Porter, il promesso sposo. Da fotografo che deve catturare la bellezza femminile e il momento del matrimonio Pedro diventa il testimone dell’odioso sterminio degli Indios nativi Selkman, immortalato dalla sua macchina fotografica.
Lavoro di grandissima ambizione, White on White ( Blanco en blanco il titolo originale), opera seconda del regista di origini cilene Theo Court, trova però il suo valore essenzialmente nell’aspetto tecnico, in quanto la mole di tematiche che il regista decide di affrontare ( lo sterminio, la violenza infinita, la costruzione dell’immagine, il concetto di opera d’arte) in larga parte affogano in un mare magnum che non riesce alla fine a rendere organiche le tematiche stesse.
Viceversa la regia, la costruzione dell’immagine, i piani sequenza, i giochi con la luce , la ricerca della perfezione cromatica e una fotografia che esalta lo splendore terrificante della Terra del Fuoco fanno di White on White un lavoro meritevole, forse troppo incline al manierismo, ma di sicura presa. La prova di Alfredo Castro nei panni di Pedro dimostra per l’ennesima volta la bravura dell’attore, in un ruolo in cui più delle parole contano gli sguardi e i silenzi.
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