lunedì 11 gennaio 2010

Mysterious skin ( Gregg Araki , 2004 )


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Ferite che lasciano il segno

Tenendo fede alla sua fama di cineasta indipendente e scomodo, Araki dirige questo Mysterious skin dimostrando profonda onestà intellettuale e coraggio, confermando inoltre le sue doti di regista a forte impronta visiva.
Brian e Neil sono due ragazzini di 8 anni, famiglie sconquassate alle spalle, che subiscono le attenzioni e le molestie del loro allenatore di baseball.
Dieci anni dopo li troviamo a ripercorrere la storia che li ha condotti a 19 anni dopo essere stati segnati dalla tragica esperienza. Mentre Brian reagisce con l'annichilimento convincendosi che i vuoti di memoria e i suoi malori dipendano dal fatto di esser stato rapito anni prima dagli alieni, Neil si trova invece lanciato nella sua spinta omosessualità che lo porta alla prostituzione e ad una sfrenata e promiscua attività sessuale.
Brian visse il trauma come un annientamento , Neil invece come una sorta di esaltazione ed infatuazione : entrambi però giunti nel pieno della maturità capiranno come il modo di reagire così diametralmente opposto non è altro che la duplice faccia di un trauma che ha distrutto le loro giovani vite.
Si rincontreranno dopo 10 anni da quell'evento e in un finale toccante e magico insieme prenderanno piena coscienza dei fantasmi che li perseguitano, lasciando però spazio ad una possibile via d'uscita di redenzione, dopo che l'incubo sarà passato per intero davanti ai loro occhi.

domenica 10 gennaio 2010

Center stage ( Stanley Kwan , 1992 )


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Cinema nel cinema e un ritratto che commuove

Ruan Ling-yu è stata la prima diva del cinema cinese muto, vissuta nei primi tre decenni del 900 e morta suicida all'età di soli 25 anni. Con una strabiliante quanto riuscitissima operazione Stanley Kwan costruisce un film imperniato sulla leggendaria figura, con inserti documentaristici e backstage nel quale si vedono regista ed attori che discutono sulla figura di Ruan.
Come tutti i divi di ogni epoca , anche Ruan influenzò in maniera notevole non solo l'ambiente cinematografico, ma soprattutto i costumi e la vita della Shanghai degli anni 30, grazie alla sua grandissima personalità che nascondeva però un alto grado di fragilità.
Kwan ne tratteggia la figura con grandissimo stile ripercorrendo la sua vita artistica sui vari set e ne scolpisce in modo sublime la personalità, la sensibilità, gli amori, le sue idee rivoluzionarie avvalendosi di una incommensurabile Meggie Cheung e di uno spaccato dell'epoca preciso e circostanziato.
L'ancora bigotta società dell'epoca mal sopportava la fervente ideologia dell'attrice e le sue relazioni amorose che facevano scandalo, minando la già fragile personalità della donna; il mondo della celluloide , seppur ancora agli albori, già lasciava presagire le difficoltà nei rapporti interpersonali e il chiacchiericcio che lo avrebbe poi dominato negli anni a venire ad ogni latitudine, ma nonostante questo la figura di Ruan passa sulla storia del cinema come una purissima meteora destinata a lasciare una traccia indelebile.

sabato 9 gennaio 2010

Two lovers ( James Gray , 2008 )


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L'amore che sa fare male


Ritorna a descrivere il suo ambiente preferito James Gray, quello della New York di Brighton , popolata da ebrei che già splendidamente aveva disegnato in Little Odessa, il suo film più bello. Questa volta abbandona però il thriller per dedicarsi ad un dramma sentimentale che in alcuni momenti si tinge si thriller se non altro per la sottile tensione che si affaccia e per la costruzione degli eventi.
Leonard, giovane appena emerso da una drammatica storia d'amore che lo ha svariate volte portato al tentato suicidio, si trova all'apice di un triangolo amoroso con Sandra, la figlia di un socio in affari del padre, ragazza irreprensibile e molto premurosa con lui e Michelle, una ragazza inquieta, nevrotica e invischiata in una storia amorosa con un uomo sposato, di cui non vede una conclusione tranquillizzante.
Leonard oscilla tra le due donne e capiamo subito che la situazione non porterà a nulla di buono, troppo fragile e inquieto è lui e troppo diverse sono le due.
Quando la scelta eroica sembra fatta, il finale ci condurra dritti dritti nel baratro emotivo e ad una conclusione nerissima, lontana anni luce dagli happy end cui certo cinema americano ci ha cronicamente abituato.

Turning point ( Herman Yau , 2009 )


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Triadi ed infiltrati


Ultimo film del 2009 per il prolifico regista HKese che firma questa ennesima storia di triadi, killer e poliziotti che si lascia apprezzare per il buon ritmo e per la regia ordinata, nonostante le continue convulsioni temporali che percorrono la storia.
Laughing è un poliziotto infiltrato nella criminalità che a seguito di un grave incidente subito dal suo contatto durante una operazione, si ritrova ad essere nudo e crudo, inseguito dalle gang che sospettano fortemente il suo tradimento e dalla polizia che non conosce il suo vero ruolo.
A dire il vero una certa ambiguità sul suo ruolo incombe su tutto il film, visto che in alcuni rapidi flashback apprendiamo come sia stato convinto ad entrare in polizia da un boss ex poliziotto a sua volta, interpretato da un sorprendente e bravissimo Anthony Wong, che ha in mente per lui un ruolo da infiltrato nella polizia.
Con queste premesse, cadute le poche certezze, visto che anche il suo boss referente è stato incaricato di farlo fuori, Laughing dovrà barcamenarsi tra orde di killer e di poliziotti che gli mordono le gambe.
La sua melodrammatica storia d'amore con la sorella di una gang avversaria , capitanata da un Francis Ng in ottima forma, darà una svolta inaspettata e ci porterà dritti in un finale con qualche sorpresa...

venerdì 8 gennaio 2010

Lost indulgence ( Zhang Yibai , 2008 )


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Gambe , seduzione e fragilità familiare


Convincente prova del regista cinese Zhang Yibai che con questo lavoro dimostra grandi doti di narratore, sensibilità da vendere e capacità visive notevoli. Il film, superati i problemi iniziali di censura in Cina ha avuto anche una buona accoglienza in Occidente, pur rimanendo relegato nei festival specializzati.
La storia si apre con un incidente stradale in cui Wu Tao, tassista e la provocantissima passeggera Su Dan finiscono nello Yangtze; lui non verrà ritrovato, lei subirà dei gravissimi danni ad una gamba.
La moglie del tassista ed il figlio si prenderanno cura della ragazza accogliendola in casa loro e mentre Li (la moglie) cercherà di farsi una ragione dell'accaduto , il ragazzo Xiao-Chuan continuerà a credere che il padre sia in vita ancora, solo disperso; di pari passo una ambigua e insinuante attrazione lo porterà verso Su Dan, di cui spierà le lunghissime e bellissima gambe cinte da calze a rete colorate con corredo di vistosissime scarpe, nonostante il fissatore esterno che la ragazza si porta dietro. Una bellissima scena in cui il giovane mostra un suo modellino che tiene nascosto che appare come una sorta di proiezione della sua vita, abitato da statuine raffiguranti persone reali, suggella una complicità sottilmente erotica che accompagnerà il resto del film. Rimane nell'aria cosa sia successo quella sera col taxi e quando Xiao-Chuan cercherà di indagare , siamo proiettati verso un finale che si tinge di irrisolto e di incompleto.
La figura del padre ,...

mercoledì 6 gennaio 2010

Last life in the universe ( Pen-ek Ratanaruang , 2003 )


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Quando i poli si scontrano

Altro film del filone guarda-osserva-aspetta e lasciati pervadere, questo del thailandese Pen-ek Ratanaruang che dimostra la sua indubbia bravura raccontando una storia al limite, dove la solitudine e l'incontro-scontro di due poli portano a risultati non prevedibili, incarnando in maniera terrena e tangibile la volubilità del fato.
Kenji è un bibliotecario giapponese che vive a Bangkok, circondato da libri e ossessionato dall'ordine delle cose e dall'idea del suicidio (mirabile l'incipit in cui lo teorizza); per uno scherzo del destino compierà un omicidio quasi per caso, così come casuale sembra tutto ciò che fa. Mentre fantastica in bilico su un ponte l'ennesimo tentativo di suicido, la morte si appalesa ancora, uccidendo una giovane in strada proprio davanti a lui; conoscerà quindi Noi la sorella della morta che incarna un modo di vita che giace totalmente agli antipodi rispetto al suo: è disordinata, vive in una casa sporca, più simile ad una stamberga, ma possiede senz'altro una vitalità, seppur caotica, che Kenji non conosce.
L'incontro tra i due se da un lato può apparire quanto di più ovvio, dall'altro mette a confronto in modo dialettico, nei fatti, due mondi diversi che però hanno in comune la solitudine e la vacuità che li circonda.
Tra lunghi silenzi, ...

martedì 5 gennaio 2010

Turning gate ( Hong Sang-soo , 2002 )


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Il male di vivere

Avvalendosi del suo stile a forti influssi rohmeriani, Hong dirige questo lavoro sull'inquietudine del vivere e sulla caducità dei rapporti personali; film difficile, di nicchia, nonostante descriva situazioni comunissime; lo fa però con molta discrezione, con silenzi lunghissimi e con immagini che scavano nell'animo ma donano poco allo sguardo frettoloso.
Kyung-soo è un attore prossimo alla deriva artistica, allontanato con ignominia dal set in cui è impegnato; decide così di tagliare col lavoro e di partire per Chuncheon dove lo aspetta un vecchio amico. La prima parte del suo viaggio lo porta a conoscere Myung-sook , ballerina di cui il suo amico è segretamente innamorato, la donna proverà una immediata infatuazione per Kyung-soo alla quale lui non saprà che contrapporre sesso e timide frasi non certo piene di amore.
L'amico scoprirà il loro legame e a Kyung-soo non rimarrà che incassare l'ennesima sconfitta e partire.
Sul treno incontra Sun-young che si dichiara sua fan , ma che in effetti lui aveva conosciuto molti anni prima: la donna ora è sposata ma lui ne sarà irrimediabilmente attratto e nonostante gli incontri negli alberghi, stavolta sarà lei a non dare seguto all'amore.
La porta scorrevole del titolo è quella che fa riferimento ad una antica leggenda: si apre e si chiude in entrambi i sensi e quando sembra che sei dentro, ti ributta fuori.

lunedì 4 gennaio 2010

Still life ( Jia Zhang-ke , 2006 )


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La nuova Cina tra rovine e futuro


Mai Leone d'oro fu più meritato e capace di rendere giustizia ad un film meraviglioso, per il quale ogni altro aggettivo, neppure il più roboante, sarebbe in grado di essere adeguato.
Jia Zhang-ke , stimato rgista ed esponente di punta della Sesta Generazione di cineasti cinesi, ci offre un film che è poesia pura, come solo le cose vere riescono ad essere , un film in cui la telecamera sembra essere solo un piccolo particolare, quasi nascosto in un mondo che mostra tutte le sue sfaccettature.
Le storie di Han Sanming e Shen Hong, imperniate sulla solitudine e sull'abbandono vengono calate in un immenso teatro naturale fatto di dige mostruose che divorano villaggi e città , causando esodi e separazioni e di demolizioni che lasciano il posto a scheletri di cemento squarciati che presto verranno ricoperti d'acqua; ma soprattutto è la vita quotidiana vista in tutti i suoi aspetti, lentamente con discrezione, senza grida , una vita che cambia troppo in fretta per chi per troppo tempo ha vissuto nell'isolamento più stretto e che lascia lacerazioni e difficoltà insuperabili.
L'aspetto sociale del cambiamento tumultuoso della Cina moderna emerge prepotente in questo film, visto però sempre dalla parte dei protagonisti di cui noi siamo degli osservatori puri, tanto è votata al naturalismo e ad una sorta di Neorealismo la poetica di Zhang.
Il film parte lento,...

domenica 3 gennaio 2010

The mourning forest ( Naomi Kawase , 2007 )


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Film che sussurra e affascina

Esistono film sui quali sarebbe meglio astenersi dallo scrivere qualcosa , almeno fino a che non abbiano sedimentato e lasciato segno tangibile: The mourning forest di Naomi Kawase è uno di questi.
La visione lascia qualcosa di appena tangibile, potentissimo ma che merita elaborazione, impedendo quasi una sua descrizione che non sia fatta di rapidi flash, impressioni, ferite inferte o immagini stampate negli occhi.
E' un film sul dolore, sull'abbandono, sulla perdita che distruggono e annientano ma di fronte ai quali lo spirito può comunque tornare a sollevarsi seppur a costo di fatica immensa.
I due protagonisti del film sono impercettibilmente legati dallo stesso dolore: lui la perdita, ormai 30 anni orsono, della amata moglie; lei giovane donna annichilita dalla perdita del figlio in circostanze che ne fanno intuire una sua qualche responsabilità.
L'inoltrarsi nella foresta di Mogari (etimologicamente sembrerebbe derivare dal termine giapponese che significa "la fine del lutto") che potrebbe apparire per chiunque altro opprimente e spaventevole, diviene viaggio di rimpianto e di lancinante dolore che conduce alla catarsi e alla pace spirituale. I due conoscono e compenetrano il dramma reciproco,...

Durian Durian ( Fruit Chan , 2000 )


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Le due anime della Cina moderna


Opera essenziale nella filmografia del regista HKese che dimostra con questo film tutta la sua sensibilità e il suo verismo, riuscendo a coniugare in un solo lavoro lo spirito della cinematografia di Hong Kong e quella della Cina, operazione tutt'altro che semplice, a maggior ragione se il risultato è degno di nota.
Yan e Fan, due vite così diverse all'apparenza , ma così drammaticamente simili nell'intimo: la prima giunge ad Hong Kong proveniente dal freddo nordest della Cina seguendo il percorso di tutti gli emigrati alla ricerca della fortuna; la cosmopolita e scintillante città cantonese avrà da offrirle solo il mercato della prostituzione; Fan invece è una ragazzina al seguito della famiglia, anche loro attratti dai possibili facili guadagni , proveniente dalla campagna cinese e stabilitasi nel quartiere di Mong Kok , il cui presente è fatto di piatti su piatti lavati nel vicolo dove abita e che è abitato dalla tipica umanità fatta di diseredati e di teppistelli, di prostitute e di clandestini. Anche il suo futuro vede la clandestinità come alternativa alla partenza da Hong Kong una volta scaduto il visto.
In quel vicolo,che Yan percorre decine di volte per recarsi presso i clienti, i loro occhi si incrociano e capiscono vicendevolmente che le loro esistenze sono molto simili : nascerà una fugace quanto bella amicizia tra le due.
Poi d'improvviso ci ritroviamo nella città natale di Yan,...

sabato 2 gennaio 2010

Rough cut ( Jang Hoon , 2008 )


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L'eterna lotta tra realtà e finzione

Altra interessante opera prima proveniente dalla Corea: Jang Hoon, avvalendosi, tra gli altri, di Kim Ki-duk come sceneggiatore, propone un film che, oltre a ricevere svariati riconoscimenti, gioca con ironia ed efficacia sulla sempiterna dicotomia tra finzione e realtà.
Su-ta è un famoso attore dal caratterino non certo facile, attento alla sua immagine che in occasione di una scazzottata sul set con un altro attore rischia di uscirne a brandelli: il film è bloccato, nessuno vuole recitare con lui.
L'attore si rivolgerà allora a Gang-pae gangster provetto, nonchè (di nascosto) amante del cinema che aveva incontrato in maniera non certo amichevole qualche tempo prima in un ristorante. Unica condizione posta dal malvivente, quella di portare sulla scena la realtà vera fatta di cazzotti e calci.
Tra scozzattate stile saloon , scene fin troppo vere nella loro violenza e sopraffazione, guai veri e lotte tra bande, amori che nascono e che svaniscono sempre oscillanti tra scena e vita reale, tradimenti veri e problemi di produzione, il film giunge alla conclusione scandita da un duello a mani nude nel fango dal sapore epico. Ancora qualcosa rimane da chiudere, e il finale del film (vero) è improvviso, drammatico , sublimato dal fotogramma finale del video splittato in due:...

venerdì 1 gennaio 2010

I senza nome ( Le cercle rouge) ( Jean-Pierre Melville , 1970 )

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Rivisitazioni cinematografiche
La forza del destino ineluttabile


Da molti considerato il capolavoro del regista francese, anche questo subisce l'ignominia di una traduzione del titolo in italiano ridicola, che spoglia ancora una volta del senso il titolo stesso e con esso il (presunto) aforisma di Buddha che apre il film.
Al di là di questa operazione scellerata, il lavoro di Melville sicuramente è la sua summa cinematografica, nel quale sono contenuti tutti gli aspetti poetici e filmici del regista.
I senza nome del titolo sono tre personaggi che più melvilliani di così non si può, che vivono la loro esistenza nella consueta gabbia imperforabile fatta di solitudine, malaffare e personalissimo codice d'onore. Il destino li farà unire in un arditissimo colpo e in un finale che cala il sipario come una accetta sul film.
Non sappiamo nulla dei tre, salvo che uno è appena uscito di galera, l'altro è un fuggiasco ricercato e il terzo avviato sul viale della rovina dall'alcool e dagli incubi; capiamo però subito che il destino per loro ha in serbo solo quella vita, grigia,vacua, ai limiti e spesso oltre, braccati da una polizia che fa il suo mestiere giocando anche sporco.
Sarà come sempre il tradimento...
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