lunedì 22 gennaio 2018

L'altro volto della speranza [aka The Other Side of Hope] ( Aki Kaurismaki , 2017 )




The Other Side of Hope (2017) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Khaled, l'uomo che spunta da un cumulo di carbone appena trasportato da una nave in porto e Wikstrom, il marito che lascia una moglie abbrutita dall'alcool sono i due poli intorni ai quali prende il via la storia raccontata da Aki Kaurismaki in L'altra faccia della speranza, ultimo lavoro del cineasta finlandese.
Khaled è un profugo siriano in fuga da Aleppo dopo che l'intera famiglia è stata annientata dalla guerra, nel suo peregrinare in Europa alla ricerca di una paese che lo accolga ha smarrito la sorella minore , unica sopravvissuta della famiglia e in fuga con lui. 
Appena giunto in Finlandia avvia le pratiche per la richiesta di asilo e nel frattempo vive in un centro di accoglienza insieme ad altri rifugiati.
Wikstrom , lasciata la moglie, dà un taglio netto alla sua vita: svende tutta la merce di abbigliamento che vendeva ai negozianti, incassa i soldi e rischia il tutto per tutto al gioco d'azzardo vincendo una bella cifra: la sua aspirazione è aprire un ristorante e grazie ai soldi che ha in mano riesce a rilevare un locale in decadenza con tanto di personale.


I due poli in un certo momento si incontrano: Khaled, respinta la sua richiesta di asilo, pur di non tornare in patria, si dà alla macchia e dorma per strada, Wikstrom lo incontra tra i rifiuti proprio fuori il suo nuovo ristorante e gli offre un impiego; come non bastasse , spinto da uno spirito di solidarietà si ingegna anche per fargli trovare una identità falsa che lo metta al riparo dalla clandestinità.
L'altra faccia della speranza è lavoro pienamente in linea con la poetica silenziosa e melanconica di Kaurismaki: non solo Khaled in fuga da un passato atroce e da un presente incerto, ma anche Wikstrom che decide di dar corpo alle sue aspirazioni per uscire da una vita infelice e grigia.
E' sempre questo spirito di rivalsa, questo anelito di un futuro migliore, narrato con toni minimalisti il tema centrale del cinema del regista finlandese; la sua è una regia semplice essenziale che solo nell'aspetto musicale si concede qualche licenza, costellando la narrazione a frequenti brani musicali, quasi tutti proposti da artisti rock finlandesi.

domenica 21 gennaio 2018

Scappa-Get Out ( Jordan Peele , 2017 )




Get Out (2017) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Ogni annata cinematografica porta con sè il film "fenomeno", seguendo una tradizione che dura ormai da molti anni: il 2017 è stato di certo l'anno di Scappa-Get Out , opera prima del regista Jordan Peele, meglio conosciuto fino ad ora come attore comico brillante in film e programmi televisivi.
Dal 23 gennaio del 2017 , giorno in cui vide la luce al Sundance Film Festival, rassegna di cinema indipendente che sforna ogni anno lavori che soprattutto una critica molto benevola con troppa facilità definisce capolavori, non c'è stata società di critici cinematografici di ogni angolo degli USA che non abbia conferito riconoscimenti al lavoro di Peele, cui è seguito anche un buon successo in diversi altri paesi.
Il motivo non è difficile scoprirlo, al di là dell'aspetto puramente artistico del film: Get Out infatti va ad analizzare quello che nonostante gli otto anni di Obama alla Casa Bianca rimane un grande problema nel paese, cioè il razzismo e l'intolleranza.
Il protagonista del film è Chris un giovane afroamericano, fotografo di professione che va a passare il week end a casa dei genitori della fidanzata Rose, una ragazza bianca figlia della borghesia americana.


Indovina chi viene a cena rivisitato mezzo secolo dopo? In parte sì, perlomeno come atmosfera iniziale, perchè in effetti al posto del liberal Spencer Tracy in crisi con la sua coscienza di fronte al futuro genero nero, qui abbiamo una famiglia dall'apparenza ultraliberal: padre neurochirurgo che per mettere subito le carte in tavola dichiara il suo amore per Obama che avrebbe votato anche per la terza volta se solo fosse stato possibile, madre psicanalista e , oltre a Rose, un figlio studente di medicina; insomma quello diffidente è proprio il nero Chris che sin dal suo arrivo nota con un certo fastidio la presenza di un giardiniere nero e di una cameriera nera  a servizio presso la bellissima villa nel bosco dei genitori di Rose.
In effetti col passare del tempo qualcosa di strano inizia ad affiorare facendo aumentare il senso di inquietudine nel giovane che si ritrova , all'insaputa sua e della ragazza, nel bel mezzo di una festa famigliare popolata da personaggi alquanto bizzarri.
Quando alcuni strani avvenimenti iniziano ad accadere, Chris si convince sempre più di essere finito in una situazione enigmatica e pericolosa.

sabato 20 gennaio 2018

A Ghost Story ( David Lowery , 2017 )




A Ghost Story (2017) on IMDb
Giudizio: 9/10

Non sembri una introduzione didascalica e assertoria, ma guardare A Ghost Story pensando di trovarsi di fronte ad un horror rischia di metterci totalmente fuori strada con la ovvia conseguente delusione che un appassionato del genere riscontrerà.
Il lavoro di David Lowery regista trentasettenne di Milwaukee con una lunga scia di cortometraggi  ed un paio di film alle spalle, osannatissimo da critica e pubblico a fronte del budget da filmato di famiglia, si muove semmai tra le atmosfere da ghost story thailandese in stile Weerasethakul Apichatpong e l’esistenzialismo di matrice cosmica di Terrence Malick.
Il fantasma c’è, anzi più di uno, e viene presentato dal regista nella sua iconografia più classica e infantile da fumetto: lungo lenzuolo bianco e buchi per gli occhi che gli conferiscono un aspetto melanconico , ma la sua presenza coagula in sé tutta una serie di tematiche che il film non sviscera in maniera didattica , bensì insinuante costringendo lo spettatore ad osservare ogni piccolo gesto e inquadratura per carpirne il significato.


I protagonisti sono C ed M una coppia che vive in maniera serena, seppur tra qualche dubbio sul futuro, in una casa rurale ai margini della città; lui, C , è un musicista e lei non sappiamo che lavoro svolga; tra incertezze varie stanno meditando di abbandonare la casa alla quale soprattutto lui si sente molto legato.
In un incidente d’auto proprio fuori casa, filmato in maniera lenta e magistrale dal regista, C muore e subito dopo la visita di M all’obitorio, in un lungo, uno dei tanti, piano sequenza lo vediamo alzarsi coperto da un lungo lenzuolo ed avviarsi all’uscita, rifiutando quasi sdegnato una porta di luce che gli si apre davanti sul muro della morgue.
Inizia la vita da fantasma di C, che come tutti gli spiriti vive della sua immaterialità, che non gli impedisce però di essere attratto verso la casa in un legame ancestrale che ne delimita lo spazio.
Qui assisterà al dolore silenzioso e a momenti isterico di M ( la scena di lei che mangia furiosamente una torta salata seduta in terra è tra le più belle di tutto il film), alla sua incapacità di accettare la perdita, poi al tentativo della donna di rifarsi una vita con un altro uomo ed infine alla sua decisione di lasciare la casa non senza aver nascosto in una fessura del muro un foglietto contenente un misterioso messaggio.
Lo spettro però che si muove fuori dal tempo e dalla materia vive le sue emozioni, ingabbiato in uno spirito che gli nega anche la minima tangibilità, mostra anche una certa ira verso i nuovi abitanti della casa che si susseguono in uno scorrere del tempo che è totalmente fuori dai canoni con cui lo viviamo noi esseri terreni.

giovedì 18 gennaio 2018

The Tokyo Night Sky is Always the Densest Shade of Blue ( Ishii Yuya , 2017 )




Tokyo Night Sky Is Always the Densest Shade of Blue (2017) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Tokyo, la città tentacolare, frenetica e viva all'apparenza che di giorno brulica di lavoro e di notte si popola di anime in pena in cerca di divertimento, di compagnia, o di chissà cosa altro, la città però che ha generato dei microcosmi individuali ingobbiti sugli smartphone che neppure si sfiorano, che non entrano mai in contatto e che hanno costruito una città impersonale, fredda, senza calore umano; una città di perdenti, di individui che vagano nel grande mare metropolitano tristemente sicuri nella loro anonimità.
E' questo lo scenario, ma non solo, del nuovo lavoro di Ishii Yuya, uno sfondo che spesso diventa primo piano e diventa anima di The Tokyo Night Sky Is Always the Densest Shade of Blue.
I protagonisti della storia racconatata dal regista giapponese sono Mika una giovane infermiera che arrotonda lavorando in un girlie bar e Shinji un lavoratore precario del settore edilizio cieco ad un occhio ( particolare che va oltre il puro tratto distintivo del personaggio).


Lei è una ragazza ombrosa, sempre sulla difensiva, seppur gentile, vive la personale ossessione per la morte con un pessimismo che travalica spesso nel nichilismo puro e che deriva un po' dal suo lavoro ma soprattutto dalle esperienze personali e famigliari nelle quali il senso di morte e di abbandono sono onnipresenti.
Shinji ha pochi amici, tutti dell'ambiente di lavoro; un immigrato filippino, un coetaneo un po' sbrasone, un altro collega più anziano afflitto da perenni malanni alla schiena e che anch'esso fa riferimento alla morte nei suoi discorsi.
La morte, dunque, ma non solo quella del corpo, anche quella dello spirito che si tramuta nella persistenza di cattive sensazioni, nella dipartita per un motivo o per un altro degli amici di Shinji: il risultato è una triste solitudine che avvinghia i due protagonisti che per la prima volta si incontrano in un bar e che poi, morto l'amico sbrasone di Shinji che con Mika era uscito un paio di volte, diventa una lunga quasi impercettibile, ma costante marcia di avvicinamento tra due microcosmi che sembrano lontani anni luce.
Mika è talmente votata al nichilismo e alla autodistruzione sentimentale che pensa che chi si innamora sia una persona noiosa e che l'amore sia la morte dell'individuo, perchè l'innamoramento porterà sempre e comunque alla sofferenza e all'abbandono; Shinji invece è animato da un moderato ottimismo e vive il suo handicap visivo come un modo per scrutare il mondo da un'altra prospettiva, la metà, quindi, quasi ad accantonare quella negativa.

mercoledì 17 gennaio 2018

On The Beach at Night Alone ( Hong Sang-soo , 2017 )




On the Beach at Night Alone (2017) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Primo in ordine cronologico dei tre film firmati da Hong Sang-soo nel 2017 , On The Beach at Night Alone è stato presentato al Festival di Berlino da dove ha riportato a casa l'Orso d'Argento per la migliore interpretazione femminile con Kim Min-hee, attrice adorabile e attuale compagna del regista coreano: un'altra delle ormai numerose pagine che Hong ha scritto nel suo personalissimo compendio che studia i rapporti amorosi e quelli umani in genere nel quale stavolta si intravvede un più netto tratto autobiografico.
Young-hee è una giovane attrice in prolungata pausa di riflessione; dopo la delusione amorosa derivata dal rapporto con un regista sposato più anziano di lei, decide di trasferirsi per un po' in Germania, ad Amburgo , presso una amica; qui nella calma del parco all'interno della città si ritrova a riflettere sul suo rapporto amoroso e sulla ferita che ancora non è guarita.


Parte quindi una seconda parte , molto più lunga, del film: Young-hee è tornata in Corea e rivede gli amici di un tempo nella sua città natale, lontano dal caos di Seoul: l'amica del cuore, un probabile ex spasimante un po' subdolo, un altro che gestisce un piccolo locale in compagnia della moglie.
Gli immancabili banchetti si riducono ad una infinita serie di discussioni sull'amore e sui rapporti interpersonali, che ben presto, grazie al solito mix di birra e soju, assumono l'aspetto di risse verbali.
Young-hee, caduti i freni inibitori grazie all'alcool si spinge ad enunciare la sua teoria: per avere l'amore bisogna meritarselo, si devono possedere dei requisiti irrinunciabili.
Solitaria, sulla spiaggia, come suggerisce il titolo, Young-hee riflette, ricorda e cade in un sonno profondo all'interno del quale vorrebbe trovare le risposte alle sue angosce d'amore.
Dicevamo del tratto più profondamente autobiografico che contiene la pellicola: chiaro che raccontandoci della giovane e bella attrice e del maturo regista il modello non può che essere se stesso e la sua attuale situazione sentimentale.

martedì 16 gennaio 2018

Raw ( Julia Ducournau , 2016 )




Raw (2016) on IMDb
Giudizio: 8/10

Justine è una adolescente studiosa e timida che , seguendo le tradizioni di famiglia-tutti vegetariani fanatici e tutti veterinari- approda alla Scuola di Veterinaria: una enclave decadente e kitsch dove le matricole da subito subiscono le vessazioni dei veterani, tra feste rave e incursioni notturne nelle stanze; il giorno del rito di iniziazione che precede la foto ufficiale annuale di inizio corso, le matricole dapprima vengono investite da una pioggia di sangue e quindi costrette a ingurgitare frattaglie animali crude , pena il ludibrio eterno; Justine obtorto collo deve soggiacere al rito spinta anche dalla sorella maggiore che nel campus è già una delle veterane.


Dapprima un diffuso eritema desquamante, poi il malore diffuso sembrano evidenziare un rifiuto del corpo della ragazza per la carne, ma ben presto Justine inizia a sentire una irrefrenabile voglia di carne e sangue: hamburger rubati a mensa, frigorifero saccheggiato , capelli ingurgitati e poi vomitati fino al culmine del parossismo carnale che sfocia nella antropofagia in una delle scene più riuscite del film.
Ma parallelamente a ciò qualcosa sembra esplodere nella giovane e timida ragazza che la trasforma in una affamata di sesso e di tutto ciò che fino ad allora non aveva conosciuto.
C’è poi il confronto con la sorella Alexia che di fronte ai suoi comportamenti dapprima sembra provare pena , poi mostra il suo vero volto , lo specchio della sorella: la seconda parte di Raw gioca molto sul feroce dualismo tra le sorelle incentrato su scatti di rabbia animale e su momenti di sorellanza profondi: il legame famigliare insomma emerge con tanto di colpo di scena finale risolutore di tante domande.

domenica 14 gennaio 2018

The Killing of a Sacred Deer ( Yorgos Lanthimos , 2017 )




The Killing of a Sacred Deer (2017) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

Steven è un affermato e stimato cardiochirurgo con una bella famiglia benestante: una moglie, medico anch'essa, dalla grande personalità e due figli adolescenti ben educati; ha superato una difficile fase di alcolismo che è ormai alle spalle, ed intrattiene una strana relazione con Martin un adolescente che appare da subito problematico; gli incontri segreti, la protezione che l'uomo mette in atto verso il ragazzo, i regali costosi per un po' fanno pensare anche ad un rapporto con sfumature morbose.
Presto però veniamo a sapere che Martin è il figlio di un paziente morto durante un intervento chirurgico condotto da Steven, verso il quale l'uomo prova un senso di fortissima colpa nonostante si ritenga incolpevole per l'esito infausto.
Quando Steven non riuscendo più a tenere nascosto alla famiglia questo strano legame porta il ragazzo a casa sua, la vita del bel nucleo famigliare viene lentamente ma inesorabilmente sconvolta, a maggior ragione nel momento in cui Martin vorrebbe gettare Steven tra le braccia della madre rimasta vedova, una forma di risarcimento affettivo.


Al rifiuto di Steven Martin si trasforma in una sorta di divinità arrabbiata che lancia una maledizione sulla famiglia del medico, soprattutto sui due figli.
Combattere per l'uomo sarà inutile, il sacrificio si deve compiere.
Nella sua seconda sortita nel cinema americano, Yorgos Lanthimos si affida anche stavolta alla collaborazione con il fido sceneggiatore Efthymis Filippou  e ad un cast di tutto rispetto che vede ancora , dopo The Lobster , Colin Farrell protagonista.
L'impressione avuta con il precedente lavoro, diventa ancora più tangibile con The Killing of a Sacred Deer: l'approdo nel mondo cinematografico americano ha notevolmente smussato gli angoli di quel cinema primordiale che il regista ateniese aveva mostrato con grandissimo fulgore nei suoi lavori girati in patria.
Il suo obiettivo di scandalizzare e destrutturare l'ambiente borghese affoga in The Killing in una rivisitazione di miti propri della sua cultura, Euripide e la la Ifigenia in Aulide e come non bastasse nelle storie morali e parabole tragiche dell'Antico Testamento.

venerdì 12 gennaio 2018

Yourself and Yours ( Hong Sang-soo , 2016 )




Yourself and Yours (2016) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

Per il 2016 Hong Sang-soo ha scelto come ribalta per il suo lavoro nessuno dei tre Festival più importanti e prestigiosi dove da anni ormai è presenza fissa, bensì dapprima Toronto e poi San Sebastian: cambia poco, perchè anche nella rassegna della città basca ha comunque ottenuto il premio come migliore regia. Come vedremo, il 2017 lo riporterà a calcare i red carpet delle maggiori rassegne con i risultati immaginabili.
Yourself and Yours è in effetti un lavoro che tende a discostarsi alquanto anche dagli ultimi che già presentavano un progressivo allontanamento, non tanto nella forma quanto nella prospettiva narrativa, dai suoi canoni cinematografici iniziali; siamo di fronte ad un film romantico, nella maniera come può essere un film di Hong che di amore e rapporti personali ha sempre infarcito le sue opere.
Con il costante mutare del suo sguardo, sempre meno sarcastico e severo , con cui focalizzava i suoi personaggi, il film mantiene il marchio di fabbrica del regista coreano, ma la storia lungi dall'esser graffiante, si risolve in una riflessione bipolare sul rapporto di coppia.


Il tema della duplicità che già aveva animato in maniera efficace il precedente Right Now, Wrong Then qui assume addirittura i connotati del divertissement incentrandosi sulla figura ambigua della protagonista.
Al termine di un alterco Young-soo e Min-jung decidono di interrompere il loro rapporto: lui, insospettito dalle dicerie di un amico, è convinto che lei, rompendo una promessa fatta, se ne vada in giro a bere e ad ubriacarsi con le conseguenze che si possono facilmente immaginare conoscendo come i coreani reagiscono alla bevuta.
Nel frattempo una donna che appare identica a Min-jung compare in città, spacciandosi ora per una sorella gemella e ora per una persona diversa: la donna accetta volentieri la compagnia di vari personaggi, tra cui l'immancabile regista semi fallito.
Young-soo soffre per la mancanza della donna nonostante le dicerie degli amici e si reca spesso a cercarla, immaginando persino un incontro riparatore in cui si giurano amore eterno.
Alla fine l'incontro avviene, ma con quella donna che si dichiara non essere Min-jung.

mercoledì 10 gennaio 2018

Tre manifesti a Ebbing , Missouri [aka Three Billboards Outside Ebbing , Missouri] ( Martin McDonagh , 2017 )




Three Billboards Outside Ebbing, Missouri (2017) on IMDb
Giudizio: 8.5/10

A svariati mesi dal brutale assassinio della giovane figlia, Mildred aspetta ancora che la polizia faccia luce sul fatto; convinta che i poliziotti siano tutt'altro che solerti nella ricerca dell'assassino, la donna decide di mettere in atto una azione clamorosa: lungo la strada che porta ad Ebbing nel Missouri , dove lei vive da divorziata, affitta tre giganteschi cartelloni pubblicitari in disuso e su di essi lancia il suo grido di accusa alle autorità a suo giudizio poco tenaci nel tentativo di risolvere il caso.
Il capitano Willoughby, stimato capo della polizia locale e prossimo alla morte per un cancro, cerca di dissuaderla e di convincerla a rimuovere i manifesti, facendo leva anche sulla sua penosa condizione; gli altri poliziotti e la popolazione della cittadina si schierano contro Mildred accusata di calunniare lo stimato capo.


Tra i poliziotti brilla in quanto a rancore per la donna l'agente Dixon un rozzo e violento rinomato per i suoi modi spicci , succube dell'anziana madre razzista e più gretta di lui.
Persino l'ex marito di Mildred si schiera contro la donna allarmato dal clamore che il gesto ha provocato.
Insomma la guerra di Mildred contro polizia e concittadini è iniziata e la donna è ben decisa a combatterla con le buone ma soprattutto con le cattive.
Il terzo lavoro del drammaturgo e scrittore Martin McDonagh è ambientato nel ventre molle degli USA , quella provincia rozza e violenta, costellata di bar e risse, gente incattivita, intolleranza razziale dura a morire e si interroga sul valore della giustizia e sulla responsabilità individuale.
Grazie ad una sceneggiatura eccellente Tre manifesti a Ebbing crea una serie di personaggi tutti a loro modo coerenti con l'ambiente in cui vivono, tutti ,più o meno, con il carico di sporcizia sulle spalle, ma nel profondo dei quali un briciolo di morale è ancora rimasta , si tratta solo di portarla in superficie.
Saranno le lettere che Willoughby scriverà prima di spararsi in testa ad aprire il sentiero della redenzione e del perdono attraverso il quale le coscienze si toglieranno di dosso lo spesso strato di polvere incrostata.

Loveless ( Andrey Zvyagintsev , 2017 )




Loveless (2017) on IMDb
Giudizio: 9/10

Una coppia in crisi, due genitori che sembrano non avere il minimo riguardo e attenzione per il loro figlio adolescente, entrambi impegnati nella illusoria ricerca di una nuova vita con partner differenti , ma nonostante questo ogni loro incontro, da separati in casa , è una occasione per lanciarsi frecce avvelenate, offese e insulti, preoccupati solo dall'idea di liberarsi di quel figlio che nessuno dei due ha mai veramente voluto.
Un giorno il ragazzo scompare e la sola scena in cui i due si accorgono dopo molto tempo della sua scomparsa, naturale deriva di un ruolo genitoriale dal quale hanno abdicato quasi per dispetto reciproco, ci disegna alla perfezione la situazione che sta alla base dell'ultimo lavoro di Andrey Zvyagintsev, autore russo tra i più affermati e considerati del panorama contemporaneo.


Ad aiutare ( si fa per dire...) i due genitori non è tanto una polizia impantanata nella burocrazia quanto una organizzazione volontaria per la ricerca delle persone disperse: tra i due l'astio e il rancore cresce, ognuno incolpa l'altro , ma nel loro profondo sembrano addirittura sollevati dalla rimozione del problema figlio; lei può languidamente gettarsi tra le braccia del suon nuovo uomo, un riccone che le fa intravvedere un futuro agiato, lui con la sua nuova compagna dalla quale aspetta anche un figlio.
Il dramma del ragazzino scomparso ben presto si trasforma in quello dei genitori, una tragedia che vede nella sconfitta senza via d'uscita di entrambi l'epilogo.
Abbiamo letto miriadi di riferimenti metaforici al lavoro di Zvyagintsev, alcuni francamente forzati, ma è fuori di dubbio che Loveless è lavoro che guarda all'intima tragedia per riflettere sulla condizione di un paese e di una società interi: sta proprio qui la grandezza del film , capace come pochi sono stati in grado di fare di presentare l'aspetto più profondo di un popolo dapprima ubriacato dalla caduta dell'impero sovietico, quindi confuso e privo di riferimenti ed ora ripiegato su un egoismo e un individualismo aberrante, quasi un fenomeno di rimbalzo dopo l'uscita dal collettivismo che annientava l'individuo.

martedì 9 gennaio 2018

Blade of the Immortal ( Miike Takashi , 2017 )




Blade of the Immortal (2017) on IMDb
Giudizio: 7/10

Un breve prologo proposto in un incisivo bianco e nero ci mostra il samurai Menji, caduto in disgrazia per aver commesso, seppur ingannato, un grave gesto disonorevole e una conseguente vendetta altrettanto disonorevole nella quale uccide inconsapevolmente il marito della sorella.
In seguito a ciò, e decaduto a rango di ronin, durante la fuga insieme alla sorella impazzita per la morte del marito, si imbatte in una banda di cacciatori di taglie che riesce a sterminare perdendo però la sorella che viene ammazzata.
Pieno di ferite e prossimo alla morte compare una misteriosa donna che gli inocula delle sanguisughe capaci di guarire ogni ferita , amputazioni comprese, e che gli dona l'immortalità: atto di espiazione o di suprema ferocia?
Cinquanta anni dopo Menji viene convinto dalla giovanissima Rin a farle da guardia del corpo nella sua disperata ricerca di vendetta verso gli assassini del padre, un maestro di spada caduto nel folle disegno di un gruppo di spadaccini di spazzare via tutte le scuole di arti marziali unificando l'arte sotto il loro comando.

Dapprima riluttante Menji decide infine di assecondare la richiesta della ragazzina e di mettersi a caccia degli assassini dei suoi genitori.
Periodica incursione di Miike Takashi del genere cappa e spada  Chambara, Blade of the Immortal è un buon prodotto di intrattenimento, ispirato al manga dal titolo omonimo, pubblicato per quasi un venetennio e di cui riprende le prime serie.
Rispetto ad una delle ultime incursioni nel genere, probabilmente la più riuscita, 13 Assassins , Blade of the Immortal è lavoro meno ambizioso e meno filosofico, ma  da un lato certamente piacerà al grande pubblico in cerca di azione e , viceversa, non deluderà le schiere planetarie di estimatori del regista giapponese.

mercoledì 27 dicembre 2017

The Looming Storm / 暴雪将至 ( Dong Yue / 董越 , 2017 )




The Looming Storm (2017) on IMDb
Giudizio: 8.5/10

L'opera prima del regista cinese indipendente Dong Yue, tanto apprezzata dalla critica quanto ignorata al box office in patria, va a rafforzare quel filone del noir alla cinese, cui molti registi giovani e indipendenti si sono affidati per raccontare le loro storie e che ha nel pluripremiato Black Coal, Thin Ice di Diao Yinan il suo esempio più fulgido.
Il brevissimo prologo ci mostra il protagonista Yu Guowei uscito di prigione dopo 10 anni che si reca nell'ufficio competente per ottenere una nuova carta di identità.
Si passa quindi al 1997, anno storico nella recente storia cinese: Yu è il capo dei servizi di vigilanza di una grande acciaieria, lavoro che svolge con grande solerzia e dedizione tanto da portarlo al riconoscimento di lavoratore dell'anno.
Nelle vicinanze della fabbrica vengono ritrovati a distanza di poco tempo i corpi di alcune donne uccise e il poliziotto incaricato di svolgere le indagini si rivolge a Yu per sapere se all'interno della fabbrica vi fossero state assenze nei giorni degli omicidi.


Yu, la cui vera e unica aspirazione è sempre stata quella di potere fare il poliziotto, non solo si presta alla richiesta , ma inizia a svolgere le indagini per conto suo, divenendo sempre più ossessionato dalle gesta del serial killer.
Durante le indagini , che lo portano a convincersi che l'assassino adeschi le sue vittime nella sala da ballo comunale, Yu conosce Yanzi una giovane che si arrangia prostituendosi; tra i due, tipiche anime sole e in affanno nasce un rapporto di profonda amicizia; se Yu ha un sogno segreto da realizzare Yanzi sogna di andare ad Hong Kong e aprire un negozio da parrucchiera e l'uomo , con grande slancio di generosità intanto la toglie dai bassifondi e le compra un piccolo negozio nella parte centrale della cittadina del sud della Cina dove la storia è ambientata.
La trappola che Yu mette in piedi per catturare l'assassino lo porta a giungere ad un passo dalla cattura e fa crescere in lui l'ossessione fino al tragico finale che incarna in maniera esemplare uno dei canoni base del thriller: la verità può avere molte facce.
E' un lavoro più complesso di quanto possa apparire The Looming Storm, in cui l'aspetto noir è solo quello che giace più in superficie, coprendo metafore mediate quasi sempre dal contorno ambientale: sin dall'inizio ascoltiamo la radio lanciare avvisi sulla imminente tempesta in arrivo, la gran parte della storia è avvolta da pioggia battente e anche il finale, che fa riferimento ad una tempesta che lasciò una scia di morti e devastazioni nel 2008, dona una atmosfera da giudizio universale.

martedì 19 dicembre 2017

On Body and Soul [aka Corpo e anima] ( Ildikò Enyedi , 2017 )




On Body and Soul (2017) on IMDb
Giudizio: 8.5/10

Dopo un intervallo di ben 17 anni dal suo ultimo lavoro, lasso di tempo impegnato nella direzione di documentari e di una serie televisiva di un certo successo  ( Teràpia ), la regista ungherese Ildekò Enyedi torna alla regia cinematografica con un lavoro che a partire dalla ultima Berlinale dove ha letteralmente fatto il pieno di riconoscimenti tra cui l’Orso d’Oro per il miglior film, è risultato tra i più premiati dell’anno oltre che essere stato selezionato per rappresentare l’Ungheria nella corsa agli Oscar per il miglior film in lingua non inglese.
Corpo e Anima che, grazie all’attivissima e benemerita Movies Inspired, sarà presente sugli schermi italiani a partire dai primi giorni del nuovo anno, è uno di quei lavori che ha le stigmate del film che lascia il segno sia relativamente alle tematiche trattate sia per la sua forza narrativa sostenuta da una regia abbagliante.


Gran parte del racconto si svolge tra due estremi: un mattatoio industriale dove lavorano i due protagonisti, Endre, direttore amministrativo e Maria, giovane responsabile della qualità e un poetico e silenzioso bosco nel quale una coppia di cervi si muove con gesti lenti e naturali; due ambientazioni che sono la rappresentazione del mondo reale e di quello del sogno e della fantasia, animali macellati e sangue che scorre e candore immacolato delle nevi e sguardi dei due animali che si sfiorano; il mondo del corpo , verrebbe quasi da dire della carne, osservata in tutti i suoi aspetti, e il mondo dell’anima, etereo come i due splendidi esemplari di cervo.
Endre e Maria sono due schegge solitarie di una mondo terreno che li vede alla deriva: paralizzato ad un braccio lui che vive la su solitudine con apparente fierezza, metodica, grigia nella sua maniacalità autistica lei rimasta allo stato larvale di fanciulla che ancora si rivolge al suo psicologo infantile.

lunedì 18 dicembre 2017

Scarred Heart ( Radu Jude , 2016 )




Scarred Hearts (2016) on IMDb
Giudizio: 8/10

Nel 2015 il regista rumeno Radu Jude vinse a Berlino l'Orso d'Argento per la migliore regia con Aferim ! , lavoro a molti apparso come un omaggio al cinema western seppur in salsa balcanica; con Scarred Heart è Locarno nel 2016 a conferire un altro importante riconoscimento al quarantenne cineasta di Bucarest con il Premio della Giuria.
Se il precedente lavoro guardava al western, questo è senz'altro un omaggio al cinema muto, a quello a cavallo tra le due guerre, ad un epoca di fermenti che scuoteva tutta l'Europa.
Ispirandosi all'autobiografia del poeta rumeno Max Blecher, morto a soli 29 anni di tubercolosi ossea, Jude mette in scena il dramma di un giovane che sin dai vent'anni è affetto dalla localizzazione secondaria ossea di quella malattia che imperversò per molti anni in Europa e che colpì anche artisti e letterati; ma come dice il protagonista almeno loro avevano quella polmonare , malattia da poeta maledetto e che non devastava il fisico come le forme secondarie.


Ambientato quasi totalmente all'interno di un sanatorio sulle sponde del Mar Nero, Scarred Heart è non solo il racconto della personale malattia del giovane poeta, ma anche, direi soprattutto, attraverso esso, di una epoca movimentata dal fermento artistico, poetico e politico , che vedeva la nascita del germe del nazionalsocialismo diffondersi in tutto il continente e la propaganda anti-ebraica proliferare pericolosamente ( Blacher proveniva da famiglia ebraica).
Per raccontare il dramma personale alimentato dal senso di morte incombente che lentamente cala sul poeta e l'epoca storica, Jude sceglie anzitutto il formato da film muto, il 1.33:1 con tanto di angoli smussati, frappone frequentemente alle scene  brani scritti dell'opera da cui il film è tratto, e imposta tutta la pellicola con una cura per l'estetica quasi maniacale, non solo dal punto di vista dell'immagine pura, ma anche nell'ambientazione con il sanatorio che a volte sembra più uno di quegli hotel tipici da Bella Epoque dove letterari e artisti si radunavano per disquisire.

giovedì 14 dicembre 2017

Bright Nights [aka Helle Nachte] ( Thomas Arslan , 2017 )




Bright Nights (2017) on IMDb
Giudizio: 6/10

Un bellissimo quanto angosciante panorama estivo norvegese fa da sfondo a Bright Nights del regista tedesco Thomas Arslan, racconto che si muove con una certa fatica a dire il vero tra road movie e dramma personale.
Il protagonista, Michael è un ingegnere berlinese che si reca in Norvegia per il funerale del padre col quale non ha praticamente più rapporti da anni, la sorella, ancora carica di rancore verso il genitore, si rifiuta di accompagnarlo e la fidanzata proprio sul punto di partire gli comunica che andrà per un anno a Washington inviata dal giornale per cui lavora; ad accompagnarlo nel suo viaggio in Scandinavia c'è solo Luis il figlio adolescente avuto dal primo matrimonio che vive con la madre e che lui conosce pochissimo, il quale lo accompagna spinto solo dalla curiosità di vedere dove viveva il nonno.


Il viaggio nei perfetti canoni del road movie diventa una occasione per l'uomo per cercare di penetrare il muro di rancore che il ragazzo ha eretto verso di lui.
Per tutto il film il regista insegue il tentativo di armonizzare la natura che circonda i due viaggiatori col loro stato d'animo: strade dritte come fusi che attraversano foreste, paesaggi montani percorsi da strade che tortuosamente si arrampicano in mezzo la nebbia, la luce del sole che non tramonta quasi mai; un mezzo insomma per cercare di esprimere quanto i due non riescono a fare con le parole.
Per tale motivo la storia è ricca di silenzi, di sguardi, di battute secche, di gesti: la distanza tra padre e figlio è troppo ampia per essere colmata.
Bright Nights è soprattutto un lavoro sul rancore dei figli verso i padri che si perpetua tra le generazioni: Michael era lontanissimo dal padre fino alla morte , Luis è distante da lui nonostante i tentativi, spesso maldestri, messi in piedi per tentare di accorciare le distanze; la solitudine dei padri contrapposta al livore dei figli incapaci di perdonare le loro colpe.
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