sabato 24 settembre 2016

Paths of the Soul / 冈仁波齐 ( Zhang Yang / 张杨 , 2015 )




Paths of the Soul (2015) on IMDb
Giudizio: 8/10

1200 chilometri a partire da un minuscolo villaggio al confine tra Yunnan e Tibet fino a Lhasa prima e poi al Monte Kang: il pellegrinaggio buddhista intrapreso da un gruppo di contadini e pastori segna quei sentieri delle anime lungo i quali i protagonisti di questo straordinario viaggio cercano la propria completezza spirituale.
Il viaggio intrapreso a piedi consiste in una rigido rituale che impone ai pellegrini di compiere ogni qualche passo un inchino fino a stendersi con la faccia a terra, lungo i bordi della strada dove sfrecciano camion e auto, rigorosamente tutto a piedi con il solo appoggio di un trattore che traina vettovaglie e attrezzature utili.

Nel manipolo che si mette in viaggio c'è chi vuole andare a vedere qualcosa di diverso dalle montagne in cui ha vissuto tutta la sua vita, chi accompagna l'anziano parente che ha espresso il desiderio di raggiungere Lhasa, chi invece per espiare le sue colpe per avere ucciso nella sua vita troppe mucche e per essere schiavo dell'alcool, chi lo fa per rendere salva la propria anima e quella di due operai morti nella costruzione della casa, e persino chi vicina al parto vuole dare alla luce un figlio fortunato nato durante il viaggio e se proprio non c'è un motivo personale qualcuno lo fa per donare salvezza ed armonia a chi ne ha bisogno.
Il rituale si ripete immutabile, il piccolo drappello che si muove sui bordi delle strade , superando montagne e valichi innevati, uno strano grembiule sul davanti, lungo fino ai piedi che ripara dal continuo contatto con la terra e delle strane protezioni, simili a rudimentali zoccoli, indossate sulle mani per salvarne il palmo nelle migliaia di inchini.

mercoledì 21 settembre 2016

Three / 三人行 ( Johnnie To / 杜琪峯 , 2016 )



Three (2016) on IMDb 
Giudizio: 7.5/10

"Quando tre uomini camminano insieme, c'è sempre qualcosa di buono da imparare. Scegli di seguire quello che c'è di buono e correggi ciò che non è buono" : il brano, tratto dai Dialoghi di Confucio, non solo ispira il titolo Three dell'ultimo lavoro di Johnnie To ( la traduzione letterale dal cinese in effetti è Tre uomini in cammino) ma costituisce il substrato di tutto il racconto che riesce ad unire alle consuete atmosfere da poliziesco marchio di fabbrica del grande regista riflessioni quasi esistenziali sui tre personaggi principali, ognuno in marcia sulla sua strada personale.


Avevamo lasciato To , non senza un certo grado di sorpresa ed in parte anche di delusione, alle prese con un musical completamente , o quasi , ambientato in un ufficio dalle pregevoli linee architettoniche e dalle atmosfere patinate e rarefatte; lo ritroviamo in questa coproduzione Cina-Hong Kong nella quale sceglie di ambientare il suo film totalmente in un ospedale , dove le vie dei tre personaggi del titolo si trovano a convergere.
La dottoressa, il poliziotto ed il delinquente: potrebbe essere il titolo di una film stile anni 70 a metà tra spaghetti western e B-movie, ma Johnnie To con una costruzione molto discreta e al contempo precisa ci pone davanti tre personaggi dal cui interagire sembra venire fuori una beffarda visione della vita.

martedì 13 settembre 2016

The Virgin Psychics ( Sono Sion , 2015 )




The Virgin Psychics (2015) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

Nella personale annata cinematografica di Sono Sion, senza dubbio la più prolifica degli ultimi anni, non poteva mancare il lavoro più genuinamente suo, almeno da qualche anno a questa parte, da quando cioè si è lasciato alle spalle le tematiche di The Land of Hope; dopo lavori horror ( o pseudotali) musical eccessivi, riflessioni filosofiche sulla civiltà post atomica alla deriva, storie d'amore quasi smielate, il regista giapponese si esibisce in quello che è uno dei suoi punti di forza: un film assurdo, estremo, volgare e boccaccesco nel quale dà sfogo alla sua passione per gli sguardi sotto le gonne e per le pulsioni sessuali.
The Virgin è però tutt'altro che un film soft porno, nudi non ce ne sono e tanto meno amplessi, ma il suo impianto, fatto di pruriginose immagini e di allusioni frammiste a sprazzi di surreale comicità ,somiglia tanto a quei B-Movie, ed il filone italiano anni 70 in questo è all'avanguardia, in cui con molta audacia si faceva sfoggio di situazioni piccanti e allusive.


Basti il prologo del film per capire di cosa stiamo parlando: uno strano fenomeno cosmico che si appalesa come un violento fascio di luce in una notte colpisce un gruppo di masturbatori solitari , per di più tutti vergini, ragazzi e ragazze; questo regalerà a loro dei poteri eccezionali come la telepatia, la telecinesi, la vista che perfora come erano gli occhiali che consentivano di guardare oltre i muri tanto pubblicizzati negli anni 70 anche qui da noi, insomma in una notte un manipolo di segaioli ( e segaiole) diventa una masnada di supereroi. Perchè tutto ciò? Perchè qualcuno nello spazio lontano vuole salvare il mondo dai diavoli sessuomani che con medesimi poteri si aggirano sulla terra ed in particolare nella tranquilla cittadina giapponese dove i nostri eroi vivono.
La gran parte di essi sono studenti all'ultimo anno di liceo, adolescenti con la ovvia fissazione del sesso ben stampata addosso e ad essi presto si aggiungono due studiosi (si fa per dire...) dei fenomeni paranormali che dovrebbero coordinare il gruppo di supereroi presunti salvatori del mondo.

domenica 11 settembre 2016

Bitter Money [aka Ku Qian] / 苦钱 ( Wang Bing / 王兵 , 2016 )




Ku Qian (2016) on IMDb 
Giudizio: 8/10

Dopo avere raccontato per anni la decadenza e la morte di una civiltà e di uno stile di vita, quello della Cina comunista pre liberalizzazione, che lasciava dietro di sé immensi monumenti decadenti ( Il Distretto di Tiexi) o ferite rimaste aperte nel profondo degli animi umani dalla Rivoluzione Culturale ( He Fengming e The Ditch ) , lo sguardo di Wang Bing si è negli ultimi anni concentrato sulla nuova civiltà e il nuovo mondo che la via intrapresa dalla Cina ha creato: ragazzine rimaste sole tra le montagne perché i genitori vanno in città a cercare fortuna ( Three Sisters) oppure il problema degli emarginati ricoverati negli istituti di cura per malti di mente ( Feng Ai) fino ad approdare al racconto del flusso migratorio all’interno del paese che sposta masse di campagnoli in cerca di fortuna nelle città in rapida e caotica espansione.


Bitter Money ( Ku Qian ), presentato nella Sezione Orizzonti della 73° Mostra del Cinema di Venezia, è il risultato del consueto colossale studio antropologico sociale nel quale il regista cinese trasforma ogni suo lavoro: migliaia di ore girate nell’arco di due anni, 200 ore montate ovviamente ridotte a circa due ore mezza nel suo ultimo lavoro.
La telecamera di Wang Bing, mai così partecipe stavolta, riprende le condizioni di lavoro in una delle tante città dello Zhejiang ( Huzhou in questo caso) pullulanti di piccole e grandi imprese tessili nelle quali si riversano lavoratori in cerca di fortuna proveniente dalle aree rurali.

giovedì 8 settembre 2016

Maudite Poutine ( Karl Lemiuex , 2016 )




Maudite Poutine (2016) on IMDb
Giudizio: 5/10

Nell’immaginario collettivo l’idea del Canada è spesso sovrapposta a quella degli spazi infiniti, luogo dove la sterminata forza della natura si concretizza quasi con l’idea spirituale dell’eternità e dell’infinito; il regista canadese Karl Lemieux ci mostra invece come lo stesso paesaggio che si estende oltre la nostra vista diventa una minuscola cella , quella nella quale ci può racchiudere la solitudine e l’isolamento.
Per fare ciò ci racconta una storia di violenza bruta, ambientata nel Quebec, nella quale i componenti di una band rockettara heavy metal per finanziarsi la registrazione di un album ha la furba idea di rubare della droga ad una gang locale che domina il territorio: prima una bella ripassata di botte e poi la richiesta senza mezzi termini a restituire una quota di denaro equivalente al furto pena guai di gran lunga superiori.
Vince , il batterista della band, ha un fratello che frequenta i malavitosi e che per tale motivo non frequenta più da tempo, ma la necessità di salvare la pelle lo porta a riallacciare un legame che si era col tempo quasi dissolto.

martedì 6 settembre 2016

One Sister [aka Una Hermana] ( Sofia Brokenshire, Verene Kuri , 2016 )




One Sister (2016) on IMDb 
Giudizio: 5/10

Nella provincia argentina che sembra ferma nel tempo, non fosse per i telefoni cellulari che ne suggeriscono una ambientazione contemporanea, Alba cerca la sorella Guadalupe scomparsa da qualche giorno senza lasciare tracce di sè; la giovane donna ha lasciato alle spalle un figlioletto di pochi anni cui Alba e la madre si dedicano con attenzione.
La ricerca non porta alcun risultato, la ragazza sembra essere svanita nel nulla, le autorità sembrano agire con indolenza e il viaggio di Alba nel mistero si popola anche di visioni tangibili della sorella.


Ben lungi dall'essere strutturato come un thriller One Sister ( Una Hermana) presentato alla Biennale College nell'ambito della 73° Mostra del Cinema di Venezia, film argentino diretto dalle giovani registe Sofia Brokenshire e Verena Kuri è una breve opera che nel corso dei sessanta minuti in cui è strutturata cerca di dar corpo ad una serie di tematiche che le conferiscono una impalcatura a tratti confusa e priva di organicità; la ricerca di Alba non è solo il disperato tentativo dettato dai legami affettivi, bensì anche una confusa lettura dei legami famigliari e una denuncia di un malessere diffuso; inoltre il peregrinare della ragazza che cozza contro un muro di silenzio indifferente sembra richiamare i fantasmi dei desaparecidos del passato sebbene in una epoca che vede il paese ormai consolidato in un lungo periodo di democrazia. 

lunedì 5 settembre 2016

The Eremites [aka Die Einsiedler] ( Ronny Trocker , 2016 )




Die Einsiedler (2016) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

The Eremites ( Die Einsiedler ), opera prima del regista Ronny Tracker,bolzanino di nascita  ma di formazione poliedrica grazie al suo peregrinare cinematografico, presentata nella sezione Orizzonti della 73° Mostra del Cinema di Venezia, è opera che colpisce per la sua tetra lucidità non sempre facile da trovare negli esordienti sebbene Trocker abbia al suo attivo numerosi cortometraggi e documentari.
Ambientato in Alto Adige, produzione austro-tedesca The Eremites racconta la storia di una civiltà , quella contadina-montanara, in via di disfacimento al punto tale che l'opera appare prima di tutto una ricerca analitica antropologica che scruta volti, tradizioni, silenzi e isolamento che sono i cardini su cui si poggia appunto la cultura montanare dei masi e degli alpeggi.


Albert lavora in una cava di marmo, posto di lavoro sempre in bilico per le difficili condizioni economiche, le sue origini sono montanare e mentre lui è sceso a valle a vivere i suoi anziani genitori vivono ancora nel cadente maso abbarbicato sui monti; la sua vita si divide tra il lavoro, il silenzioso e scarno legame amoroso con Paolo una addetta alla mensa della cava e le visite ai genitori.
Quando in un fortuito incidente il padre muore, la madre cerca di nascondere l'accaduto ad Albert, seppellendo in fretta e furia il cadavere nel prato prospiciente il maso, soprattutto perchè lei , autentica matriarca indurita da una vita fatta di pastorizia , di gelo e di isolamento, teme che il figlio possa tornare a lavorare al maso lasciando la città.

venerdì 2 settembre 2016

The Handmaiden ( Park Chan-wook , 2016 )




The Handmaiden (2016) on IMDb
Giudizio: 8/10

Se Thirst poteva apparire come un lavoro quasi sperimentale nel quale fede e vampiri cercavano una difficile coniugazione narrativa e Stoker una divagazione occidentale con tanto di contorsione stilistica associata, The Handmaiden, proprio alla luce dei due precedenti lungometraggi ,conferma in maniera netta ed inequivocabile una sterzata spettacolare nella cinematografia di Park Chan-wook.
Alla luce di ciò va premesso che il film è caldamente sconsigliato agli orfani inconsolabili della Trilogia della Vendetta: ad oltre dieci anni di distanza dall’ultimo capitolo di quello straordinario trittico, Park è un altro regista, inutile ricercare quel cinema primordiale, cattivo, asciutto, ma ricco del suo stile rivoluzionario, perché l’evoluzione di Park ha toccato altri lidi, forse più convenzionali ma non per questo meno apprezzabili.


Leggere critiche che rinfacciano al regista di avere dimenticato la Trilogia in favore di uno stanco formalismo estetico fa pensare a certi integralismi cinematografici che nascono dal pensare che un autore debba rimanere sempre uguale a se stesso, pena l’abiura dei suoi fans.
La premessa era d’obbligo perché è alla base delle controversie che The Handmaiden ha ingenerato nel pubblico e nella critica di tutto il mondo, a dimostrazione comunque della considerazione che il regista coreano ha raggiunto, essendo stato, tra l’altro, uno dei pochi registi orientali ad uscire con le ossa intatte dal suo incontro col cinema occidentale.
Ispirato al romanzo Fingersmith della scrittrice gallese Sarah Waters, Park cambia l’ambientazione vittoriana del racconto e la trasporta nella Corea degli anni Trenta durante l’occupazione giapponese, operazione che gli consente di gettare uno sguardo su un periodo storico e su una sanguinosa contrapposizione tra Corea e Giappone che nel cinema coreano degli ultimi due anni è stata finalmente affrontata squarciando il velo di doloroso pudore col quale i coreani tendono a nascondere quell’epoca storica; sebbene The Handmaiden non sia propriamente un film storico, indubbiamente Park il dito nella piaga della occupazione giapponese ce lo affonda, seppur a modo suo.

martedì 30 agosto 2016

Ma Loute ( Bruno Dumont , 2016 )




Slack Bay (2016) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

Sulle scogliere francesi che si affacciano sulla Manica, poco prima che l’Europa intera venisse travolta dalla Grande Guerra, il regista francese Bruno Dumont con Ma Loute, che arriva sugli schermi italiani proveniente dalla Croisette,mette in piedi il teatrino grottesco di una lotta di classe tra una borghesia stanca e alla deriva ed un sottoproletariato incattivito e senza speranza; protagonisti della storia due famiglie, i Van Peteghem ultimi brandelli di una classe borghese decadente e i Brefort, raccoglitori di molluschi, lupi di mare e all’occorrenza traghettatori a spalle di ricchi benestanti timorosi di sporcarsi gli abiti nel fango della baia.


I Van Peteghem trascorrono le loro vacanze sempre uguali nella loro inquietante magione in rigoroso stile egizio in cima alla scogliera , sotto l’occhio indolente e un po’ rintronato del capofamiglia Andrè, gobbo e dai modi affettati: figli, sorelle, fratelli, cognati tutti uniti da un vincolo di parentela  che travalica nell’incestuoso finalizzato alla conservazione del nome e sottomesso alle logiche industriali, percorsi da un nostalgico anelito alla restaurazione e da una fanatica fede religiosa.
I Brefort, brutti, sporchi e cattivi che portano impressi nei volti le stigmate lombrosiane della loro condizione vivono dei frutti strappati al mare con fatica fatta di schiene spezzate.
Il contatto tra le due famiglie , oltre la viciniorietà è il legame impossibile tra il più grande dei figli della coppia di pescatori, Ma Loute, e Billy la giovane nipote di Andrè che non si capisce se sia una donna che si veste da uomo o un uomo che si atteggia a donna.

martedì 16 agosto 2016

Cemetery of Splendour ( Apichatpong Weerasethakul , 2015 )




Cemetery of Splendor (2015) on IMDb
Giudizio: 8.5/10

Apichatpong Weerasethakul è un altro di quei (pochi) registi la cui coerenza stilistica ( formale e sostanziale) lo ha portato ad un punto che appare in modo netto come di non ritorno; il suo Cemetery of Splendour sta al regista thailandese come Stray Dogs sta a Tsai Ming Liang: un punto di arrivo di una filosofia cinematografica estrema, spirituale, a tratti ostica, quasi elitaria nella sua profondità e nella sua essenza che stravolge i tradizionali piani narrativi.
Che il regista thailandese amasse raccontare di quel punto immaginario d'incontro tra realtà e sogno, tra visione e subconscio, tra anima e corpo è inconfutabilmente dimostrato dalla sua filmografia che ne ha fatto uno dei registi più stimati e quotati dell'estremo oriente, ma in Cemetery of Splendour tutto quello che Weerasethakul ha sapientemente rimestato nei suoi lavori precedenti trova la sua sublimazione intrisa di una sorta di ascetismo spirituale  che fonde il sogno con la realtà e la vita con la morte.


Cemetery of Splendour, presentato in Un Certain Regard dello scellerato Festival di Cannes del 2015 dove ha ottenuto la media voti overall ponderata più alta da parte della critica,si svolge in una vecchia scuola in decadenza riadattata ad ospedale in cui giacciono alcune decine di militari colpiti da una strana forma di letargia dalla quale si risvegliano per brevi periodi prima di ripiombare repentinamente e senza preavviso nel sonno.
Jen è una donna disabile e piuttosto avanti con gli anni che si occupa come volontaria dei malati, soprattutto di Itt, un giovane cui nessuno fa mai visita; nello stesso stanzone che funge da reparto una giovane , Keng, dotata di poteri mediatici funge da tramite tra i parenti ed i malati per metterli in comunicazione; i militari giacciono immobili nei loro letti, con delle surreali strutture tubulari che cambiano di colore e che dovrebbero curarli, Jen tesse un sottile legame tra sè ed il militare che assiste, dapprima silenzioso e fatto solo di gesti, quindi di parole e di sguardi nei brevi momenti di risveglio di Itt.

lunedì 8 agosto 2016

Fatal Intuition ( Yun Jun-hyung , 2015 )




Fatal Intuition (2015) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

Nonostante si sforzi in tutti i modi di sembrare un thriller, il più classico e convenzionale possibile, Fatal Intuition del regista coreano Yun Jun-hyung troppe volte deraglia dai canoni del genere per concedersi dissertazioni in altri ambiti (l'horror psicologico ad impronte soprannaturale ad esempio), creando di fatto una impalcatura narrativa all'interno della quale si muovono altre tematiche.
Il racconto vede come protagonista Jang-woo un giovane aitante che vive con la sorella minore in una cittadina costiera della provincia coreana:lavora in una industria locale che produce ghiaccio e progetta di vendere la casa dei genitori per trasferirsi a Seoul.


Quando la sorella scompare misteriosamente Jang-woo si mette alla sua ricerca con il casuale ausilio di una sensitiva locale dall'aspetto timido ed impaurito che sembra possedere qualche risposta al drammatico mistero.
Le indagini condotte dall'uomo , ovviamente intralciate dalla consueta polizia inefficiente e sciatta, sembrano condurre ad uno dei personaggi più benvoluti e rispettati della comunità.
Perchè Fatal Intuition non è quindi un thriller in senso stretto? Anzitutto perchè il ricorso al soprannaturale che in alcuni frangenti è decisivo e basilare contamina la storia dandogli qualche pennellata quasi da horror, in secondo luogo perchè quello che maggiormente emerge, ed il regista sembra volere assecondare questa deriva, è più uno studio antropologico di una provincia coreana schifosa e sporca dove domina la cattiveria, la totale assenza di etica e e di moralità, dove persino i peggiori individui sanno nascondersi con grande capacità dietro maschere rassicuranti.

domenica 7 agosto 2016

The Tag-Along / 紅衣小女孩 ( Cheng Wei-Hao / 程伟豪 , 2015 )




The Tag-Along (2015) on IMDb
Giudizio: 6/10

Nel 1998 fu diffuso un video amatoriale che ritraeva un gruppo di escursionisti lungo un sentiero di montagna dell'entroterra taiwanese  alle cui spalle compare una misteriosa ragazzina vestita di rosso; l'episodio che andò a toccare le sensibili corde delle tradizioni e delle credenze taiwanesi viene ripreso come spunto di The Tag-Along opera prima di Cheng Wei-Hao, autore piuttosto conosciuto soprattutto nell'ambito dei cortometraggi e qui al suo primo lungometraggio.


Nel film il misterioso essere viene identificato come un mosien, figura della tradizione dell'isola, un piccolo demone della montagna che secondo il folklore locale si nutrirebbe delle paure e dei sensi di colpa delle vittime.
Partendo da queste forti basi popolari tradizionali, The Tag-Along racconta di un giovane che lavora nel campo delle agenzie immobiliari che vive con la nonna che improvvisamente sparisce rapita dal misterioso essere che vive in montagna.
Il giovane Wei oppresso dal senso di colpa per avere trascurato la nonna diventa il prossimo bersaglio del demone e dietro a lui anche la fidanzata che nel rapporto col giovane ha le sue cose da farsi perdonare; Yi-chun, la ragazza che diventa la protagonista della seconda parte del racconto, è decisa a a ritrovare il fidanzato spezzando il cerchio di sensi di colpa che rischia di coinvolgere anche lei.
The Tag-Along è film che inizia mostrando una faccia tutt'altro che orrorifica, semmai sembra prediligere il thriller psiscologico, ma quando le escursioni in montagna alla ricerca delle persone rapite dal mosien diventano dominanti nel percorso narrativo , la pellicola si indirizza su canoni più consoni all'horror.

venerdì 5 agosto 2016

Whistle Blower ( Yim Soon-rye , 2014 )




Whistle Blower (2014) on IMDb
Giudizio: 5.5/10

Ispirato alla figura dello scienziato coreano Hwang Woo-suk che nel 2004 salì alla ribalta della comunità scientifica con una ricerca nella quale asseriva di aver clonato alcune cellule embrionali, Whistle Blower della regista coreana Yim Soon-rye, uno dei rari esempi di cineasta donna nell'ambito cinematografico del suo paese, racconta in maniera piuttosto fedele, pur rimanendo un film di finzione, l'enorme controversia conclusasi con la dimostrazione del falso e della violazione del codice etico che portò Hwang ad una condanna alcuni anni dopo da parte di un tribunale coreano, dopo che la comunità scientifica internazionale aveva clamorosamente smascherato la truffa.


Il racconto di Whistle Blower ruota intorno alla figura di un produttore televisivo di programmi-inchiesta e di un informatore che per primo accusa lo scienziato, autentica celebrità e gloria nazionale, di aver mentito riguardo all'esperimento di clonazione.
Seguiamo quindi Yoon che cerca di svolgere il suo ruolo di reporter scomodo sempre alla ricerca della verità che grazie alle confidenze dell'informatore, un ex collaboratore dello scienziato che si è rifiutato di farsi coinvolgere nella truffa e per ciò licenziato, tenta di imbastire un programma televisivo nel quale produrre le prove che la ricerca è taroccata e che le cellule staminali non esistono.
Il film della regista Yim si configura come il più classico dei lavori di inchiesta e denuncia anche perchè la regista stessa utilizza spesso il clamore suscitato dalla truffa come un paradigma della società coreana nella quale l'etica spesso è venduta a caro prezzo in favore dell'ambizione e della corruzione.

martedì 2 agosto 2016

The Wailing [aka Goksung] ( Na Hong-jin , 2016 )




The Wailing (2016) on IMDb
Giudizio: 8.5/10

Con The Chaser si era imposto grazie ad uno degli esordi più strabilianti degli ultimi anni del cinema coreano, con The Yellow Sea aveva confermato le sue indubbie qualità di cineasta e sei anni dopo, anche stavolta grazie al palcoscenico della Croisette, Na Hong-Jin si è definitivamente imposto come uno dei registi coreani più validi: il suo The Wailing infatti è opera giustamente e coerentemente ambiziosa, che affianca al thriller l’aspetto horror in un racconto dominato dai toni oscuri e opprimenti.
In un piccolo villaggio della Corea una strana malattia che si manifesta con deturpanti pustole si accompagna a inspiegabili omicidi; la comunità sconvolta inizia a mettere in relazione gli eventi con la comparsa di un enigmatico giapponese comparso da poco e che vive isolato all’interno della foresta; per qualcuno addirittura è una sorta di essere soprannaturale che si nutre di carni crude e che mostra degli orrorifici occhi iniettati di sangue.


Ad indagare, col solito ben poco senso della professionalità, è chiamata la polizia locale ed in particolare l’ufficiale Jong-goo il quale sembra propendere per una strana e perniciosa forma di intossicazione da funghi.

Quando però tra frammenti onirici e la comparsa delle temibili pustole sul corpo della figlia anche il sergente inizia a dubitare di qualcosa di demoniaco che affligge il villaggio, le sue indagini si indirizzano sull’inquietante giapponese che vive nel bosco, coadiuvato da uno sciamano.

lunedì 1 agosto 2016

Love & Peace ( Sono Sion , 2015 )




Love & Peace (2015) on IMDb
Giudizio: 7/10

Nel pirotecnico e prolifico 2015 cinematografico di Sono Sion trova spazio anche un lavoro che forse più di tutti si discosta nella forma dagli schemi consueti del regista giapponese: Love & Peace è infatti lavoro che ad una lettura sommaria e anche superficiale può apparire come una sconfinamento nel cinema più commerciale, di sicuro invece è film nel quale pur considerando le sue peculiarità la mano di Sono si vede chiara per larga parte dell'opera.
Che il mondo della musica alternativa abbia sempre attratto il regista è cosa risaputa, ma il suo affidarsi anche alla favola moderna con sconfinamenti nel kaiju eiga è evento tutt'altro che comune nella lunga cinematografia di Sono.


Il testo del film fu scritto dal regista stesso circa 25 anni fa e nel suo 2015 ricco di opere trova spazio con una rilettura alla luce di tematiche più recenti.
Il protagonista della storia è  Ryoichi un grigio impiegato in una azienda che opera nel mondo della musica: vessato dai colleghi, vilipeso da tutti , considerato un perdente nato, trova un minimo di solidarietà solo nella timida collega di lavoro Yuko; Ryoichi aveva tentato la fortuna nel mondo della musica raccogliendo però un fallimento colossale , motivo per il quale tutti lo considerano un incapace.
Solo verso una piccola tartaruga di mare l'uomo riesce a provare qualche sentimento, al punto che la stessa diventa la sua fidata amica cui confessare i suoi sogni: diventare un grande cantante che conquisterà la fama mondiale attraverso un percorso a tappe immaginario.
Quando Ryoichi perde la tartaruga caduta in uno scarico del water la disperazione prende il sopravvento perchè nel piccolo animale vedeva l'unica via per uscire dalla mediocrità di una vita insulsa.
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