venerdì 20 gennaio 2017

Utopians / 同流合烏 ( Scud / 雲翔 , 2015 )




Utopians (2015) on IMDb
Giudizio: 7/10

Fedele al suo stile e alla sua scelta di vita, Scud anche nell'ultimo lavoro torna ad affrontare le tematiche a lui care nonostante l'atmosfera di Utopians, lungi dall'essere percorsa da quella tremebonda tensione che animava i suoi lavori precedenti, si nutre più di tematiche filosofiche che generano idee utopistiche appunto.
Utopians non viene meno a quelli che sono i cardini del credo cinematografico di Scud, anzi li amplifica quasi a dismisura: grande gusto per l'estetica dell'immagine, riflessioni su un pansessualismo privo di qualsiasi barriera, una ricerca ossessiva dell'estetica dei corpi che si traduce nelle abituali carrellate di nudità.
La pellicola si apre con una scena dalla forte impronta feticistica: è uno dei ricorrenti sogni di Hins, un giovane studente universitario che vive con la madre vedova.


All'università fa la conoscenza con il professor Ming, un nuovo insegnante, gay dichiarato, che apre la sua prima lezione mostrando una foto di due corpi maschili avvinghiati e che suscita il disappunto della fidanzata del giovane, di religione cattolica.
Hins è fortemente attratto dalle dissertazioni filosofiche di Ming che ruotano intorno alla cultura ellenistica tra Platone, Aristotele e Alcibiade e soprattutto vede in lui un vate al quale affidarsi per riuscire a conoscere meglio se stesso e la sua sessualità.
Ming è un fautore del pansessualismo, un libertino si direbbe, che ben presto attira il giovane nel suo mondo, iniziandolo al suo credo utopistico che si basa sul concetto di una società dove i sentimenti , l'amore e il sesso non dovrebbero avere barriere, oltre il matrimonio e i rapporti stabili.
La relazione tra i due però è di fatto illegale in quanto Hins non ha ancora compiuto 21 anni e per la legge di Hong Kong i due sono fuorilegge.
Il finale consolatorio, fortemente evocativo ed illusorio, in piena ideologia utopistica, sebbene abbastanza forzato soprattutto nella sua struttura narrativa un po' frettolosa, ci disegna i contorni del mondo che Scud vorrebbe.

mercoledì 18 gennaio 2017

A Simple Goodbye / 告别 ( Degena Yun / 德格娜 , 2015 )




A Simple Goodbye (2015) on IMDb
Giudizio: 7/10

Si può fare un film autobiografico che esca dal semplice racconto personale e che racconti tematiche che in qualche modo possano coinvolgere lo spettatore? E' questo uno dei temi più interessanti e dibattuti nel mondo cinematografico al quale hanno dato il loro contributo svariati registi e scrittori; la giovane regista cinese di origini mongole Degena Yun con A Simple Goodbye sceglie per il suo esordio un racconto a chiarissima impronta autobiografica e personale che al Festival di Torino del 2015 ha riscosso il favore della giuria con l'assegnazione del premio per la migliore sceneggiatura.
La regista , nonchè sceneggiatrice, riveste anche il ruolo di attrice protagonista, sottolinenando ancora di più il tratto personale della storia, nella quale interpreta una giovane donna che torna a Pechino dall'Inghilterra dove si era trasferita per studio; il motivo ufficiale del ritorno è la grave malattia che ha colpito il padre, anche se probabilmente la vera causa risiede nel tormentato e tutt'altro che appagante rapporto amoroso che ha in piedi.


Padre e madre di fatto sono separati, sebbene la donna si impegni molto per accudire il marito che deve sottoporsi a frequenti sedute di chemioterapia riuscendo a carpire il tempo alla sua frenetica attività di imprenditrice; l'uomo da parte sua vive con la sorella e la madre e non è certo intenzionato a soccombere al cancro in maniera passiva: non rinuncia alle partite a majong con gli amici accompagnate da bevute e fumate, mal sopporta le premure alimentari che la moglie gli riserva.
Verso la figlia nutre un sentimento di delusione e di distacco, ma le giornate trascorse insieme sembrano ridurre drasticamente la distanza che divide i due; la ragazza da parte sua continua a vivere nel limbo di una vita disordinata nella quale c'è posto solo per le liti col fidanzato, per le bevute e per le serate deprimenti.
Quando la storia è già bella avviata scopriamo che il padre è stato un regista mongolo, una celebrità degli anni passati che ancora oggi, con un piccolo manipolo di amici ricorda con nostalgia i tempi di The Sorrows of Broke, grande successo diretto appunto dal padre della Yun, il regista Saifu morto una decina di anni fa, di cui vediamo sullo schermo alcune immagini riversate da un vecchio proiettore.

sabato 14 gennaio 2017

Initiation Love ( Tsutsumi Yukihiko , 2015 )




Initiation Love (2015) on IMDb
Giudizio: 7/10

Siamo nel 1987, nella città di Shizuoka, una musicassetta che suona in uno stereo di una auto; tasto eject e la cassetta viene girata: Side A compare sullo schermo e parte la storia di Suzuki Yuki, un goffo e solitario ma geniale studente di matematica che viene invitato ad un meeting di quelli che i giapponese organizzano per far sì che si incontrino ragazzi e ragazze; nonostante il suo aspetto Mayuko, la più carina tra le ragazze dell'incontro, dimostra subito interesse per lui; tra i due, visibilmente imbranato lui, un po' più spigliata lei, inizia un rapporto nel quale quasi all'unisono i due si dichiarano l'un l'altra; l'apoteosi la sera di Natale che trascorrono assieme in un lussuoso hotel; da quel momento Suzuki promette di votare la sua vita al benessere della ragazza promettendo di dimagrire e di essere un uomo all'altezza.


Side B compare sullo schermo: Takkun , il nomignolo che Mayuko gli ha affibbiato, è ora un aitante giovane, magro, atletico cui viene proposto il trasferimento per lavoro a Tokyo; la ragazza lo incoraggia, non volendo essere un ostacolo alla sua carriera e lui, facendo il pendolare nel week end, il sabato scappa da Tokyo per correre da lei.
Un po' la stanchezza che questa relazione a distanza porta con sè, un po' perchè Takkun incontra sul lavoro Miyako, una collega che mostra grande maturità e soprattutto interesse per lui, la relazione tra i due fidanzati prende una brutta china, acuita dalla inaspettata gravidanza di Mayuko. Problemi, tormenti , dubbi e l'insostenibilità del triangolo portano a decisioni drastiche.
Due lati di una semplice e banale storia d'amore giovanile con atmosfere vintage? Per un certo verso questo è Initiation Love di Tsutsumi Yukihiko, soprattutto nella prima parte sostenuta da toni da autentica commedia brillante; però poi ad un certo punto della storia ci comincia a citare Einstein e l'ardito tentativo di applicare la teoria della relatività all'amore e soprattutto sei minuti finali, onestamente dichiarati da una particolare scritta in sovrimpressione all'inizio del film, che con un geniale twist narrativo stravolge le prospettive sconvolgendo quasi tutto quello che fino ad allora avevamo acquisito a livello di racconto.

martedì 10 gennaio 2017

L'Avenir ( Mia Hansen-Love , 2016 )




Things to Come (2016) on IMDb
Giudizio: 6/10

Dopo il racconto della sua generazione dipanato nell'arco di alcuni anni  , attraverso le gesta di un famoso dj alternativo nel deludentissimo Eden, Mia Hansen Love cambia obiettivo e con modalità tutte "francesi" si dedica al racconto di una borghesia intellettuale, rigorosamente , e ipocritamente , di sinistra per dimostrarci che anche per lei è arrivato il momento di saltare la generazione: la storia di Nathalie, infatti è un ritratto di una donna matura, alle prese con una serie di fallimenti personali (in primis quello matrimoniale), vissuti sempre all'ombra rassicurante della filosofia e della cultura in genere.


La protagonista insegna al liceo ( in rivolta per le leggi approvate in Francia sulla pensione), ha un rapporto privilegiato e intellettualmente molto vivace con un suo ex allievo , ormai divenuto anch'esso saggista , sebbene di fatto disoccupato, vede la sua opera di scrittrice messa in discussione dalla piccola  casa editrice nella quale la copertina dei libri sembra avere più importanza del contenuto, secondo le ormai imperanti leggi del marketing, vive col marito anch'esso insegnante di filosofia un rapporto basato più su Schopenhauer e Rousseau che su un reale amore, ha due figli che la guardano con affettuosa ironia come si potrebbe osservare un obsoleto oggetto che tenta di rimanere al passo coi tempi e si porta sulle spalle il peso di una madre ormai sull'orlo della follia.
Alla scelta del marito di andarsene perchè impegnato in un'altra relazione amorosa, Nathalie reagisce da vera intellettuale: "vattene e non fregarti i miei libri coi miei appunti"; l'unica cosa per cui prova nostalgia è la deliziosa casetta sulle spiagge della Bretagna che però appartiene al marito.
Alla ricerca di una sempre più difficile sintonia intellettuale con un mondo che cambia, la donna decide di recarsi dal suo pupillo ritiratosi nel suo buen retiro sulle Alpi da bravo intellettuale in cerca di isolamento.

sabato 7 gennaio 2017

A Monster with a Thousand Heads ( Rodrigo Plà , 2015 )




A Monster with a Thousand Heads (2015) on IMDb
Giudizio: 5/10

Nel (per fortuna) breve arco di 75 minuti Rodrigo Plà racconta un giorno di ordinaria follia di una donna messicana alle prese con le beghe burocratiche, con le clausole vessatorie e con la insensibilità dell'ambiente assicurativo: la donna cerca in un giorno di ottenere quanto non è riuscita fino ad allora: garantire al marito una cura sperimentale per il cancro che lo sta uccidendo.
Medici, burocrati col pelo sullo stomaco, faccendieri assicuratori sono i nemici che Sonia deve cercare di sconfiggere con le cattive stavolta, visto che l'atteggiamento civile e ragionevole non ha portato a nulla.


Come chiaramente lascia intendere il titolo, siamo di fronte alla classica storia che parte da considerazioni sociali per sfociare in un tentativo di thriller: Sonia esasperata si presenta alla porta del medico che ha in carico il dossier del marito prima e poi a quella degli alti dirigenti dell'assicurazione che hanno negato la cura per il marito poi, in compagnia del figlio e di una pistola mediante la quale tenta in extremis di cambiare le sorti ormai segnate della salute del marito.

venerdì 6 gennaio 2017

I, Olga Hepnarova ( Petr Kazda , Tomas Weinreb , 2016 )




I, Olga (2016) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Per raccontare la storia di Olga Hepnarova i registi cechi esordienti Petr Kazda e Tomas Weireb optano per un bianco e nero che ha la duplice funzione di storicizzare gli eventi, avvenuti nei primi anni 70  e di offrire un corrispettivo cromatico della realtà cecoslovacca normalizzata dopo la Primavera di Praga.
Se il racconto che costruiscono i registi è una storia puramente individuale, scevra da implicazioni storiche, dietro il fatto di cronaca si nasconde una disamina fredda della situazione del paese, anestetizzato e incapace di muoversi dopo che le aspirazioni democratiche erano state anni prima soffocate dai carri armati sovietici.


La lotta intrapresa silenziosamente e sfociata in un atto criminoso clamoroso da parte della protagonista è una ribellione alla società e ai suoi sistemi: maltrattata in famiglia, inviata in ospedale psichiatrico, lasciata ai margini della società, vessata da coetanei e sul lavoro, Olga non riesce a trovare nessuna connessione con ciò che la circonda; il suo malessere profondo, frutto di un disagio di indubbia derivazione psichiatrica, trova nell'ambiente circostante il modo di alimentarsi, di crescere e di raggiungere livelli irreversibili , proprio per il rifiuto per la sua condizione di persona problematica, come si direbbe oggi.
Pensare a Olga come ad un semplice prodotto delle ingiustizie sociali sarebbe però fuorviante, nonostante le teorie secondo le quali il disagio psichiatrico trova sempre nell'ambiente una sua spiegazione; Olga sa di essere una persona non convenzionale, si nutre della sua solitudine, disprezza le persone, si definisce lesbica, folle, psicopatica, quello che la porta però alla decisione di compiere l'atto estremo è l'incapacità di trovare un minimo di raccordo col mondo che le gira intorno, dichiarandosi il frutto della bestialità della società.

giovedì 5 gennaio 2017

Bacalaureat [aka Un Padre, Una Figlia] ( Cristian Mungiu , 2016 )




Graduation (2016) on IMDb
Giudizio: 8/10

Affrontando una storia carica di amoralità, Cristian Mungiu detta quelle che sono le sue regole di moralità: uno sguardo neutro, in certi momenti forse compassionevole, di sicuro severo ma al tempo stesso pragmatico sulle fatiche di un protagonista in rotta con tutto, che si appiglia al futuro della sua unica figlia per dare un senso di compiutezza alla sua esistenza.
Mungiu è autore tra i più efficaci nel raccontare una quotidianità fatta di scelte, spesso dolorose, altre volte obbligate, ma al tempo stesso è preciso e austero narratore del libero arbitrio.
Il centro del suo racconto in Bacalaureat (titolo italiano Un padre, una figlia-con tipica finalità descrittiva) è il medico Romeo, persona che intuiamo, e che lui non perde mai occasione di sottolineare, di valori integri, costretto a muoversi in una società come quella rumena, dove la stagnazione mefitica impone operazioni sottobanco, compromessi, favori incrociati, ricorso ad amici degli amici; un paese "incivile" come spesso lascia intendere dalle cui sabbie mobili vuole salvare la figlia Eliza per la quale è pronta una borsa di studio a Londra, a patto che all'esame di maturità imminente raggiunga una valutazione prossima alla perfezione.


La ragazza ha la testa sulle spalle, è studiosa, ma non è convinta al cento per cento della scelta futura che il padre soprattutto le ha imposto; la madre da parte sua vive in un costante stato di depressione emotiva e comunque vede la fuga della figlia come un atto imposto e non come una scelta.
Turbata da una aggressione che subisce il giorno prima degli esami la ragazza mostra apertamente il timore di non riuscire a superare la prova ; Romeo però, che su quella scelta ha investito tutto sè stesso, viene meno alla sua presunta integrità morale e cerca di ammorbidire l'esame della figlia.
La scelta dell'uomo non sarà priva di conseguenze su tutti i fronti: su quello già estremamente vacillante del rapporto coniugale tenuto in piedi solo per non turbare la figlia, su quello del rapporto con la ragazza stessa che vede nelle azioni del padre l'aderire di quest'ultimo ad un sistema che aveva sempre cercato di respingere.

mercoledì 4 gennaio 2017

A Good Wife [aka Dobra Zena] ( Mirjana Karanovic , 2016 )




A Good Wife (2016) on IMDb
Giudizio: 8/10

Una donna di mezza età si guarda allo specchio, la sua attenzione cade sulle sue mammelle ancora belle floride e dai contorni armonici, il suo sguardo fa trapelare un contenuto compiacimento salvo poi fissarsi quasi nel vuoto; è proprio attraverso le mammelle di Milena che Mirjana Karanovic ( la proprietaria stessa delle mammelle), magnifica e stimata attrice serba, qui al suo debutto come regista, costruisce la sua metafora sulla Serbia di oggi, ancora, dopo molti anni , alle prese con gli esiti, soprattutto morali, della guerre balcaniche.
Milena ha una bella famiglia, un marito premuroso, una bella casa poco distante da Belgrado, due figli poco più che adolescenti che vivono ancora con lei e una che vive nella capitale impegnata nelle tante associazioni che si occupano di portare alla luce i crimini di guerra, un gruppo di amici con i quali trascorrono piacevoli giornate in allegria.


Un quadro quasi idilliaco insomma almeno fino a quando insorge il sospetto prima e la certezza dopo avere eseguito gli accertamenti, di un cancro alla mammella; presa da una frenesia di iperattività Milena riesuma da un ripostiglio le vecchie divise di guerra di Vlade, suo marito, cosa che suscita in lei qualche turbamento che diventa vera angoscia nel momento in cui scopre su una vecchia videocassetta, che nella prima parte contiene immagini felici della famiglia di molti anni prima, una ripresa che raffigura il marito ed alcuni suoi commilitoni in una operazione di guerra condotta contro i civili bosniaci.
Quello che sembrava un quadro perfetto in poco tempo si trasforma nella descrizione di un incubo, dove nulla di quello che si vede in superficie è reale: i vecchi amici commilitoni sono legati tra loro solo dall'omertà , dalla paura e dal disprezzo reciproco, le loro famiglie sono un covo di rancore e di crudeltà che sfocia nella pazzia,lo stesso sentimento di Milena di assoluta devozione verso il marito altro non è che una paura ancestrale di rimanere da sola. E poi c'è il cancro, la metafora della Serbia attuale, l'organo femminile per eccellenza, quello che più di tutti descrive il legame tra madre e figli che può tornare ad essere un simbolo di ricchezza e di floridità sono estirpando la malattia che altrimenti lo corroderebbe fino alla morte.

lunedì 2 gennaio 2017

The Mermaid / 美人鱼 ( Stephen Chow / 周星驰 , 2016 )




The Mermaid (2016) on IMDb
Giudizio: 7/10

E' stato di certo il film evento del 2016 in Cina: dopo aver battuto ogni record al botteghino , si è installato al primo posto come pellicola dal maggior incasso nella storia del cinema cinese; The Mermaid però oltre al non trascurabile risultato economico andrebbe elevato ad esempio di come un film scritto e diretto da un autore tipicamente HKese quale Stephen Chow riesca a mantenere la sua identità cinematografica nonostante a tutti gli effetti la pellicola sia prodotta interamente in Cina.
In un momento storico cinematografico nel quale si discute su come il cinema di Hong Kong possa sopravvivere nella sua identità , quello che è di certo uno dei paladini della commedia di genere mostra quale deve essere le via da seguire, senza finire stritolati sotto i colpi delle regole dell'industria cinematografica.


Che The Mermaid fosse film destinato al successo clamoroso lo si era capito sin dall'inizio della sua gestazione: commedia dalle mille sfaccettature, ben intrisa di spirito HKese nel pieno rispetto del concetto di cinema popolare, attori ( mainlander) dal grande appeal ed un regista , nonchè attore, tra i più amati per il suo gusto folle commediaiolo.
Ed in effetti l'impatto con The Mermaid è una piccola antologia del cinema di Stephen Chow, tanto per mettere le carte in tavola da subito: la visita di uno strambo gruppo di persone ad un improbabile museo di biologia-zoologia dove sono presenti un ridicolo tirannosauro e un grottesco Batman.
Poi facciamo conoscenza con Liu Xuan, tipico esempio di riccone generato dal comunismo capitalista, impegnato in una ardita operazione commerciale che viene sancita in una festa a bordo piscina dalle atmosfere quasi surreali.
Ed infine ecco comparire la sirena Shan, inviata dalla comunità di animali marini che vive reclusa in vecchio rottame in una baia che il riccone ha appena comprato e che, dopo avere ripulito con potenti sonar dalle creature marine, sarà il luogo di una immensa speculazione edilizia; il compito di Shan sarà quello di far fuori il riccone per salvare la fauna marina dallo scempio.

venerdì 30 dicembre 2016

Julieta ( Pedro Almodovar , 2016 )




Julieta (2016) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Si stenta non poco a riconoscere Pedro Almodovar nelle pieghe del suo ultimo lavoro: Julieta , infatti, lungi dal presentarci lo stile dissacrante, a volte eccessivo, comunque sempre tendente al limite e infarcito di una certa qual compiacenza quasi barocca tipico del regista spagnolo, è invece un'opera che potremmo definire  addirittura intima.
Le tracce di Almodovar ci sono, molto nascoste e relegate a piccoli particolari o all'immancabile esplorazione dell'universo femminile, ma quasi mai assurgono alle complete forme stilistiche e di linguaggio cinematografico che conosciamo.
La storia narrata è di fatto un lungo racconto scritto dalla protagonista , che ripercorre trent'anni della sua vita e del suo rapporto con la figlia con la quale non ha più rapporti da una dozzina di anni.


Julieta è una donna di mezza età ormai, è in procinto di seguire il suo compagno di vita in Portogallo, lasciandosi alle spalle Madrid e la Spagna; nel fondo del suo animo però il demone che l'ha tormentata per larga parte della sua vita è solo in quiescenza: l'incontro casuale con una giovane donna, ex amica della figlia Antia, che le riferisce di averla incontrata e di aver saputo che è madre di tre figli, sembra spazzare via in lei quelle fragili certezze che faticosamente aveva costruito.
Da quel momento il demone della colpa torna ad agitarsi in lei e la figura della figlia torna ad essere centrale nella sua vita: non partirà più per il Portogallo e quasi come estremo atto di espiazione inizierà a scrivere un diario-confessione rivolto alla figlia, alla quale racconta la sua vita dal momento in cui incontrò sul treno il futuro padre della ragazza.
Il fulcro del racconto risiede in un equivoco narrativo focale: la madre non sa che la figlia sa e quindi alla fine scopriremo che tutto è stato quasi inutile , una ennesima prova di espiazione di colpe che aleggiano sulla vita di Julieta.
La vita di Julieta infatti è stata sempre scandita dalla vicinanza con la morte: l'uomo del treno cui lei, ignara, rifiutò un'attimo di compagnia prima di uccidersi, la moglie di Xoan, l'uomo che amerà e che sarà il padre della figlia, morta poco dopo il loro primo incontro, la madre che da morta vivente assiste alla rinascita sentimentale del marito, la morte della sua più cara amica, quella che fu anche l'amante di Xoan.

martedì 27 dicembre 2016

The Autopsy of Jane Doe ( Andrè Øvredal , 2016 )




The Autopsy of Jane Doe (2016) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

In una Contea delle Virginia Thomas e Austin Tilden , padre e figlio, gestiscono un obitorio con annesso un crematorio nella cantina della loro villa stile coloniale: una attività che la famiglia da ormai varie generazioni porta avanti fin dai primi anni del 900.
In occasione di un efferato delitto dalle tinte oscure e misteriose sulla cui scena si apre film, la polizia ritrova un cadavere di una giovane donna nella cantina, apparentemente senza alcun segno di violenza, parzialmente sepolta.
Lo sceriffo porta il cadavere dai Tilden chiedendo al vecchio Thomas di trovare una causa di morte nel giro di poche ore, in tempo per non dovere affrontare le domande senza risposta che il cadavere sembra portare con sè.


Tommy e Austin lavorano in coppia con grande affiatamento, non c'è solo il legame padre-figlio a tenerli uniti, c'è anche quello maestro-allievo, al punto che il giovane Austin rinuncia alla uscita serale con la fidanzata per aiutare il padre nel risolvere il caso misterioso.
Il cadavere della giovane donna sconosciuta e ribattezzata Lane Doe appare in effetti intatto, tanto da non lasciare ipotizzare , almeno all'esplorazione sommaria esterna, alcuna causa di morte, ma quando l'autopsia prende il via alcuni aspetti risultano misteriosi e strani: quel corpo ha una lunga storia di misteri da raccontare e Tommy ed Austin si troveranno a dover descrivere quella storia che diverrà anche la loro.
Andare oltre in un thriller-horror come The Autopsy of Jane Doe significherebbe spoilerare pesantemente, anche perchè uno degli indubbi pregi del film risiede proprio nel costante e angoscioso lievitare della tensione.

venerdì 23 dicembre 2016

After the Storm ( Kore-eda Hirokazu , 2016 )




After the Storm (2016) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Con After the Storm, transitato anche esso per Cannes, seppure nella sezione collaterale di Un Certain Regard, Kore-eda Hirokazu, prosegue nel suo ormai ventennale racconto sulle relazioni famigliari e sui loro sviluppi in rapporto al singolo individuo.
I film di Kore-eda hanno quel marchio talmente netto e inconfondibile da risultare da subito ben connotati, coerenti con la ricerca cinematografica del regista sia dal punto di vista del linguaggio che da quello dello stile.
Lungi dall'essere un limite , come da qualche parte viene riferito, la famigliarietà delle atmosfere e delle tematiche raccontate, sono per lo spettatore un modo per potersi calare senza grosse difficoltà nella trama della pellicola.
After the Storm in tal senso è l'ennesima prova della grande capacità del regista giapponese di raccontare una quotidianità talmente semplice da poter sembrare quasi banale, salvo poi accorgersi che quello a cui assistiamo è veramente il racconto di vite che dallo schermo vanno a stuzzicare le nostre corde interiori.


La storia ha per protagonista Ryota, un tempo romanziere di successo ma ormai da dieci anni svuotato di ogni ispirazione  e ridotto a svolgere un lavoro da detective privato da quattro soldi, dopo che la famiglia è andata distrutta con la separazione dalla moglie Kyoko e dal figlio Shingo che può vedere una volta al mese, giusto allo scadere del termine per pagare la rata mensile di sostentamento; come non bastasse Ryota è impelagato in maniera compulsiva con le scommesse dove sperpera quel poco che riesce a mettere insieme. Una vita insomma alla deriva, sulle orme di un padre , morto da poco, bugiardo e scommettitore incallito anche lui di cui neppure l'anziana madre che vive da sola riesce a serbare un ricordo positivo.
Ryota però ancora non riesce a farsi una ragione della separazione, spia la moglie col suo nuovo compagno e carpisce al figlio informazioni sulla donna.

mercoledì 21 dicembre 2016

Wang Mao / 我不是王毛 ( Zhao Xiaoxi / 赵小溪 , 2014 )




Wang Mao (2014) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Presentato al Festival di Shanghai nel 2014, Wang Mao solo nello scorso marzo ha visto la luce nelle sale cinesi; film indipendente a basso budget di un regista neppure tra i più conosciuti, è però un esempio tipico di lavoro intelligente che mostra un suo stile peculiare.
Ambientato nell'epoca dell'invasione giapponese nel nord ella Cina, il film si apre con il ritorno a casa di Gou Sheng, presso la famiglia adottiva che lo accolse alla morte dei genitori; il ragazzo ha trascorso 10 anni al Tempio Shaolin per imparare le arti marziali, ma in effetti , come riferisce, ha soltanto trasportato acqua per tutto quel tempo.
Guo Sheng ha solo un aspirazione nella vita: sposare Xinger la sorella adottiva per la quale il padre richiede però in dote una casa da costruire; quando l'Armata Nazionalista arriva nel villaggio per reclutare uomini da mandare al fronte il padre di Xinger propone a Guo Sheng di partire in guerra al posto del fratellastro Wang Mao, un sempliciotto mezzo scemo, e al ritorno potrà sposare la ragazza; l'arruolamento inoltre consente al protagonista di guadagnare qualche soldo per le future nozze.


Sopravvissuto quasi miracolosamente alla disfatta delle truppe nazionaliste Guo Sheng torna in paese, dove , tra l'altro, deve far fronte alle pretese su Xinger del capobrigata di villaggio, il tipico opportunista che si fa forza del ruolo di piccolo potere che ha.
Stavolta è l'esercito cinese fantoccio dei giapponesei che cerca reclute e Guo Sheng riparte in guerra intascando ancora qualche soldo, sebbene anche stavolta fugga ben presto, rifiutandosi di sparare contro i suoi connazionali.
Infine è la volta dell' Armata comunista , ma stavolta in Guo Sheng c'è forse anche qualche altra motivazione che lo spinge ad arruolarsi.
Nonostante il tono generale da commedia che anima il film il finale è all'insegna del dramma profondo e della inevitabile iniezione di retorica nazionalista antigiapponese.

domenica 18 dicembre 2016

Line Walker / 使徒行者 ( Jazz Boon / 文偉鴻 , 2016 )




Line Walker (2016) on IMDb
Giudizio: 7/10

Spin-off della celebre serie televisiva del 2014 della TVB HKese, enorme successo di pubblico e di critica, Line Walker del medesimo regista della serie TV Jazz Boon è un film che cerca di attingere ai sapori antichi del cinema di genere di Hong Kong; senza volere tornare a scomodare modelli ormai storici quali Infernal Affair, gli ingredienti della storia sono tra i più classici ed utilizzati per i crime movie della ex colonia britannica.
Coinvolgendo tre fra le star più amate , opportunamente miscelate con alcuni degli attori della serie Tv, Jazz Boon intesse un racconto imperniato su un nucleo investigativo della polizia impegnato nel tentativo di stroncare un traffico di droga; durante le indagini riemerge come un fantasma uno dei poliziotti infiltrati, dato per morto insieme ad altri colleghi nel momento in cui, per salvare gli infiltrati , uno dei capi, prima di morire, cancellò i loro dati dal computer centrale , lasciando così i poliziotti abbandonati al loro destino.


Colui che sotto il nome in codice Blackjack si spaccia per l'infiltrato e che sembra conoscere il codice per poter permettere il suo riconoscimento è al momento uno dei bracci destri di un potente gangster che tenta la scalata ai vertici della malavita locale.
I due oltre che compari di lavoro sono fortemente legati, perché nel passato un pericolo scampato assieme cementò in loro una profonda amicizia.
Quando però le cose inizieranno ad assumere un aspetto ben più articolato di quanto sembrava all'inizio, non solo la polizia, ma anche i gangster si troveranno di fronte a sorprese e a scelte difficili: forse essere un infiltrato non è un lavoro da evitare come la peste.
Come dicevamo il topos narrativo dell'infiltrato che si crea la nuova identità da malavitoso stringendo amicizie sincere ma pericolose è uno dei più utilizzati nel film di genere HKese, ed è un filone narrativo che di solito paga sempre, perché permette di sfruttare le ambigue e molteplici sfaccettature dei rapporti e delle situazioni che si creano: Line Walker non viene meno a questa regola, incentrando buona parte del racconto sul rapporto tra infiltrato e malavitoso.

giovedì 15 dicembre 2016

Xuan Zang / 大唐玄奘 ( Huo Jianqi / 霍建起 , 2016 )




Xuan Zang (2016) on IMDb
Giudizio: 7/10

La figura del monaco buddhista cinese Xuan Zang è prevalentemente conosciuta, soprattutto in ambito cinematografico, per essere stata ispiratrice di uno dei protagonisti del romanzo Viaggio in Occidente di Wu Cheng'en a sua volte fonte inesauribile di trasposizioni cinematografiche; il romanzo scritto circa 1000 anni dopo l'epoca Tang in cui il monaco visse è una versione mitizzata, fantastica, popolare e morale del viaggio che Xuan Zang compì per 16 anni verso l'India alla ricerca dei sacri testi buddhisti.
Ma al di là del personaggio quasi fantastico che ci viene presentato nel romanzo, la figura di Xuan Zang ha chiarissime connotazioni storiche in quanto lui stesso fu autore di un resoconto dettagliato del suo viaggio, popolato non solo di tematiche filosofiche e religiose ma anche antropologiche al punto che taluno ha visto nel monaco buddhista quasi un precursore di Marco Polo in versione orientale, oltre che un prezioso testimone di civiltà quasi sconosciute.


Sulla figura storica di Xuan Zang, quindi spogliata da compagni di viaggio immortali e demoni, il regista Huo Jianqi costruisce il suo racconto in quella che è la prima coproduzione indio-cinese, destinata quindi ad aprire la collaborazione tra le due cinematografie più grandi e ricche dell'oriente.
Il racconto parte dal momento in cui il monaco decise di intraprendere il viaggio, incoraggiato dall'imperatore , sfidando i rischi e i pericoli , forte del suo fervore.
Il prologo alla storia si svolge nei giorni nostri a Mumbai dove un giovane studente chiede presso una biblioteca universitaria il testo  scritto da Alexander Cunningham sulla antica geografia dell'India nella quale l'archeologo racconta come i suoi studi furono indirizzati dalle testimonianze di Xuan Zang.
Superando la ritrosia dei governatori delle provincie di confine inizialmente decisi a non concedere al monaco la possibilità di varcare i confini dell'impero , sottoposto in quell'epoca a frequenti attacchi dall'esterno, Xuan Zang riesce ad intraprendere il suo viaggio avventuroso tra banditi e il deserto del Gobi, carovane sulla via della seta e montagne impervie, riuscendo a raggiungere l'India fino al Tempio di Nalanda, meta finale del viaggio, dove sono conservate le sacre scritture.
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