mercoledì 22 febbraio 2017

Paterson ( Jim Jarmusch , 2016 )




Paterson (2016) on IMDb
Giudizio: 7/10

Paterson, New Jersey, città di 150 mila anime che come tante località americane ha la sua storia da raccontare: qui avvenne il triplice omicidio che portò in galera Rubin "Hurricane" Carter, il poeta William Carlos Williams, uno dei letterati più importanti del primo novecento, e Lou Costello della premiata ditta Gianni e Pinotto, nacquero in questa città, Gaetano Bresci, l'anarchico che nel 1900 uccise a Monza il Re d'Italia Umberto I, soggiornò a Paterson prima di compiere il regicidio.
E a Paterson vive Paterson, autista di pullman dei trasporti pubblici della città: un uomo mite, abitudinario di cui seguiamo una settimana di vita nel racconto costruito da Jim Jarmusch.
Paterson ha una bella e creativa moglie, Laura ( Petrarca è nell'aria...) che dipinge arredi casalinghi , si diletta con artistici dolci e che sogna di diventare cantante folk; ogni giorno che trascorre è uguale a se stesso: una sveglia interna lo mette in piedi ogni mattina intorno alle 6.30, la breve passeggiata tra le vestigia delle gloriose fabbriche di seta che fecero della città uno dei centri più importanti del mercato tessile, ormai in disuso, il pullman che aspetta nel garage, il breve scambio di battute col collega che ha sempre qualche guaio di cui lamentarsi e poi le corse in città con il pullman, l'orecchio teso ai dialoghi che avvengono tra i passeggeri, siano essi il racconto di due playboy da strapazzo o di due studenti anarchici seguaci di Bresci, la pausa pranzo di fronte alla cascata del parco, il ritorno a casa e la cena, il giro col cane fino al bar dove si consuma una birra tra storie di vita.


Ma Paterson ha un potere che gli rende la vita particolare: l'amore per la poesia che lo porta a comporre versi negli intervalli delle sue attività quotidiane e soprattutto ad avere una visione "poetica " della vita; tutto quello che per qualsiasi altra persona sarebbe causa di insoddisfazione e di noia per lui è profonda ispirazione.
Nella settimana di vita di Paterson che vediamo puntualmente scandita giorno per giorno e attraverso gesti che si ripetono quasi meccanicamente, sono incastonati i versi che il protagonista compone di volta in volta a formare le sue poesie: la moglie Laura è la sua musa, l'effige di Dante Alighieri lo accompagna sempre, conservata nel piccolo bauletto nel quale trova posto il pranzo, il suo sguardo poetico che vaga per la città cercando qualcosa che ispiri poesia laddove per chiunque altro sarebbe solo qualcosa di noiosamente abitudinario.

domenica 19 febbraio 2017

La ragazza senza nome [aka The Unknown Girl] ( Luc Dardenne , Jean-Pierre Dardenne , 2016 )




The Unknown Girl (2016) on IMDb
Giudizio: 5.5/10

Nella grigia periferia di Liegi, Jenny svolge con cura e professionalità il suo lavoro di medico di famiglia; nel suo studio è associato anche Julien un laureando in fase di praticantato; quando una sera , ben oltre l'orario di apertura dello studio, qualcuno suona al citofono, Jenny decide di non aprire, causando nel suo giovane allievo un senso di disagio che diventa ribellione vera e propria quando la mattina dopo la polizia suona alla porta dello studio con la richiesta di visionare le immagini della telecamera di sorveglianza esterna in quanto nelle immediate vicinanze è stata trovata una ragazza morta che si scoprirà dai filmati essere colei che ha suonato la sera prima senza ottenere risposta.
Jenny subisce l'evento in maniera destruente: non solo rifiuta l'incarico presso una struttura prestigiosa, ma decide di mettersi alla ricerca di notizie sulla giovane donna senza nome e senza documenti morta sulle rive della Mosa probabilmente uccisa. Il suo è un tormento duplice: da un lato l'aspetto etico-professionale per avere di fatto rifiutato l'assistenza , dall'altro quello più intimo e civico che diventa vero e proprio rimorso per non aver aiutato la ragazza, causandone involontariamente la morte.


Indagando da sola e spesso intralciando le ricerche della polizia, Jenny cerca di scavare sotto quella foto che mostra la ragazza nell'atto di suonare il citofono, coinvolgendo nelle indagini anche i suoi pazienti, fino a giungere ad un punto in cui se il traguardo sembra vicino, i pericoli però diventano tangibili.
La ragazza senza nome, diretto dai fratelli belgi Jean-Pierre e Luc Dardenne, è lavoro che a fronte della sua edulcorata atmosfera da thriller, è di fatto un opera pienamente coerente con lo stile dei suoi autori; soprattutto dal punto di vista stilistico la pellicola è quasi un lavoro fotocopia dei tanti prodotti dai registi: macchina da presa sempre a braccare i personaggi, ambientazioni da periferia grigia , l'onnipresente sguardo umanistico  gettato sui protagonisti.
Jenny è la protagonista di una storia dove il rimorso e il tormento che nascono da una omissione professionale la conducono a contatto, ancor più di quanto la obblighi il tipo di lavoro, con una umanità malata di solitudine, di abbandono , incapace di uscire dalle sabbie mobili degli affanni che affliggono soprattutto quel proletariato che è da sempre il pabulum nel quale si svolgono le storie dei Dardenne.

venerdì 17 febbraio 2017

Chasuke's Journey ( Sabu , 2015 )




Chasuke's Journey (2015) on IMDb
Giudizio: 7/10

Chini sul rotolo di carta, in un candore appena mitigato da una luce soffusa, una moltitudine di scrivani lavora senza sosta nella scrittura dei copioni della vita degli uomini: siamo in un paradiso governato in maniera alquanto tirannica ed esigente da una divinità che si diverte a stimolare gli scrivani imponendo cambi di stile nella scrittura; unico conforto per gli ex-uomini a schiena china è il te che una serie di inservienti serve loro, tra questi Chasuke, che in vita fu un gangster e che ora col suo lavoro servile sconta le sue colpe.
Chasuke di tanto in tanto sbircia le sceneggiature e qualcuno, in crisi di ispirazione gli chiede anche consiglio, trovandosi con le spalle al muro per le richieste bislacche del Superiore, e siccome le vite sulla terra sono tutte interconnesse basta una piccola modifica al copione che altri destini saranno segnati: e sarà così per Yuri una giovane donna alla quale Chasuke si è affezionato leggendone la vita.
Il piccolo deragliamento del copione finirà col decretare la morte della giovane donna per cui Chasuke si lancia sulla terra e in due ore dovrà cercare di cambiare il corso del destino.


Tornato sul pianeta dove visse, l'uomo , imbufalito per le disgrazie che gli sceneggiatori lasciano cadere sui poveri umani, decide non solo di salvare Yuri, ma anche di usare i suoi poteri eccezionali per risollevare le sorti di coloro cui il destino ha imposto una esistenza disgraziata.
Le avventure sulla terra, surreali, grottesche, raccontate con atmosfere da commedia in tipico gusto giapponese portano Chasuke ad affrontare le situazioni più improbabili: yakuza, schiere di questuanti che attendono il suo miracolo ( il miracolo dell'angelo, perchè il giovanotto se ne va in giro con un bel paio di ali attaccate), sfinimenti a colpi di vomito dopo aver usato i superpoteri, la vaga e al contempo inebriante sensazione di sentirsi un dio in terra e, naturalmente, l'amore.
Si puà cambiare il nostro destino beffardamente scritto da una masnada di idioti frustrati? Secondo Sabu sì e Chasuke's Journey ne è la dimostrazione cinematografica fantastica e surreale ma che in fondo, nascosta sotto i sorrisi e le situazioni assurde , appare possibile ed auspicabile.

mercoledì 15 febbraio 2017

A Violent Prosecutor ( Lee Il-hyung , 2016 )




A Violent Prosecutor (2016) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

Il problema della corruzione a più livelli insita nella società  sta diventando una tematica ricorrente nel cinema coreano, come se ogni coperchio fosse saltato fragorosamente in aria ed abbia dato l'abbrivio ad una serie di lavori quasi sempre di grande impatto commerciale: dopo il successo di Inside Men e di Veteran , anche A Violent Prosecutor dell'esordiente Lee Il-hyung ottiene un enorme successo, risultando tra i film più visti nel 2016.
Il dubbio che il film sia stato costruito in maniera calcolata per sfruttare la scia dei due precedenti è più che fondato non solo per il tema affrontato , ma anche per la sua struttura che li ricalca in tutto e per tutto.
In questo caso siamo alle prese con un procuratore, Byun Jae-wook, grande lavoratore indefesso che si prende a cuore, anche troppo, i casi di cui si occupa e che è rinomato per essere un tipo dal carattere fumantino e incline alla vie spicce durante gli interrogatori.


Quando gli viene affidato il caso degli scontri tra polizia e manifestanti avvenuti   dove dovrà sorgere un complesso residenziale a scapito di una zona di interesse faunistico, Byun , intuendo l'infiltrazione da parte di provocatori nei manifestanti pacifici, mette sotto torchio un giovane arrestato; questi, malato d'asma, morirà nella notte e il procuratore verrà accusato di aver causato il decesso in seguito ad un interrogatorio troppo energico.
Confidando nell'aiuto da parte del procuratore capo, si dichiara colpevole e la corte lo condanna a 15 anni di galera.
Dopo cinque anni lo troviamo dietro le sbarre, dove dopo una accoglienza non certo amichevole, Byun ha intessuto la sua trama di amicizie, grazie ai consigli legali che ha dispensato a detenuti e poliziotti che gli ha consentito di essere visto come un detenuto di riguardo.
L'incontro con un truffatore appena giunto in carcere che sembra sapere qualcosa di quegli eventi di cinque anni prima porta Byun a mettere in atto un tentativo di riapertura del caso, grazie all'aiuto di Han, il truffatore, che riuscirà a far uscire di galera.

martedì 14 febbraio 2017

Arrival ( Denis Villeneuve , 2016 )




Arrival (2016) on IMDb
Giudizio: 7/10

Costruito intorno al simulacro monolitico di granito che richiama alla mente quello di 2001 Odissea nello spazio , fondendo atmosfere  che spaziano da Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo fino ad Interstellar con quelle ad impronta spirituale malickiane, Arrival del regista canadese Denis Villeneuve ambisce a porsi come sintesi di quel cinema che attraverso la fantascienza esplora lo sterminato tema della comunicazione e della reciproca comprensione.
I monoliti neri , giganteschi e fluttuanti a pochi metri da terra, sono dodici vascelli spaziali giunti sul nostro pianeta da non si sa dove e dislocati ai quattro angoli dell'orbe terracqueo: chi sono, cosa vogliono e soprattutto come comunicare con loro è il dilemma che attanaglia i governi dei paesi dove gli alieni hanno deciso di fare tappa. In America il monolite nero si è stanziato nelle praterie del Montana e per tentare di intraprendere un canale di comunicazione il governo americano decide di ingaggiare la dottoressa Banks esperta in lingue e comunicazione e il dottor Donnelly matematico ed astrofisico.


Il contatto con gli alieni, dei giganteschi eptapodi che sembrano dei calamaroni, avviene nella navicella attraverso un vetro che separa gli umani dalle creature extraterrestri: il linguaggio di quest'ultimi è qualcosa di totalmente diverso dal nostro, presenta una circolarità di tratti , quasi un disegno al cui interno risiedono le informazioni.
Nonostante gli sforzi la comprensione non è facile, anzi, sono più gli equivoci soprattutto quando gli alieni utilizzano termini che sembrano voler far riferimento a qualcosa che può portare a gravi problemi nei rapporti tra i paesi della terra.
I due scienziati saranno il baluardo dello sforzo comunicativo quando la tensione nel pianeta cresce e la sorte dei vascelli alieni sembra segnata.
Procedere oltre nel racconto del film sarebbe delittuoso , soprattutto perchè nell'ultima parte si inizia ad intuire qualcosa che troverà spiegazione completa nel finale e che darà la possibilità di interpretare nella giusta maniera gli eventi: basti sapere che la chiave della svolta narrativa sta nella struttura del linguaggio alieno, circolare e non lineare così come circolare è il concetto di tempo.

lunedì 13 febbraio 2017

Her Mother ( Sato Yoshinori , 2016 )



Giudizio: 7/10

Quando la giovane figlia viene uccisa dal marito praticamente sotto i suoi occhi, la vita di Harumi cambia in modo drastico e per sempre: l’atto compiuto dall’uomo è inspiegabile, anche se i due erano sul punto di separarsi e in sede di processo Koji, l’assassino , inculca il dubbio in Harumi accusando la figlia defunta di aver progettato l’omicidio del marito per riscuotere la polizza assicurativa sulla vita; le prove di quanto dice sono sul cellulare della donna morta. Harumi si separa dal marito subito dopo il delitto: rancori , sensi di colpa insanabili e accuse reciproche portano i due a dividere le loro strade. Harumi sa dove è il telefono ma essendo protetto da un codice non riesce ad accedervi e si guarda bene dal consegnarlo alle autorità; Koji è condannato alla pena capitale.


Sei anni dopo l’uomo è ancora in galera in attesa della applicazione della sentenza, Harumi vive da sola, con il solo conforto del fratello; il marito invece crede di avere trovato la pace grazie alla religione cattolica che ha abbracciato e millanta di aver perdonato l’assassino di sua figlia; Harumi invece ha sempre quel telefono che inizia a pesare come un macigno sulla propria coscienza, ma soprattutto non riesce ancora a farsi una ragione dei fatti avvenuti; decide quindi di andare a fare visita al genero in carcere e qualcosa nella sua mente si insinua: forse Koji è l’unico che riesce a capire il suo dolore e probabilmente è l’unico che può una volta per tutte chiarire quello che è successo  prima del delitto.

domenica 12 febbraio 2017

Jackie ( Pablo Larrain , 2016 )




Jackie (2016) on IMDb
Giudizio: 9/10

Giunto al suo settimo film anche Pablo Larrain decide di varcare cinematograficamente i patri confini e cimentarsi in un film in lingua inglese e coprodotto in America; per questa circostanza ha deciso di affrontare uno dei personaggi più famosi e importanti del XX secolo, Jacqueline Kennedy , moglie del presidente degli Stati Uniti d'America John Fitzgerald Kennedy, scelta impegnativa e coraggiosa oltre che piuttosto ambiziosa.
Jackie però non è un biopic  come da molte parti si è detto, è invece un personale ritratto della First Lady raccontato attraverso i quattro giorni che sconvolsero l'America, quelli che seguirono l'assassinio di JFK a Dallas nel 1963.


Con un approccio come sempre molto personale Larrain ci mostra attraverso la cornice di una intervista concessa ad un giornalista poco tempo dopo la morte del marito, una donna tornata ad essere ormai una comune cittadina americana che oltre a mettere a nudo i suoi stati d'animo e , in fondo, anche molte delle sue contraddizioni, offre la sua lettura personale ed intima di quei giorni drammatici.
Unico balzo temporale al di fuori di quei quattro giorni intercorsi tra l'omicidio e i solenni funerali è il racconto del reportage della CBS che Jackie concesse facendo compiere alle telecamere un tour della Casa Bianca che nel suo idealismo tutto kennedyano doveva diventare la casa del popolo.
Tutto il film scorre tra il presente dell'intervista ed il passato prossimo passando per l'omicidio di Dallas, il ritorno della salma a Washington, le esequie e l'addio alla Casa Bianca: unico punto fermo è la figura di Jackie fragile da un lato ma fortemente impegnata a costruire ed alimentare il mito di JFK, oppressa dalla potenza del potere  e di una famiglia quasi regale, confusa di fronte alla fede e sempre in bilico tra ipocrisia e sincero candore,
Nei suoi gesti e nella sua tenacia c'è il legame reciso col marito ma c'è anche il suo ruolo di First Lady, c'è la volontà di assimilare JFK ai grandi padri della nazione americana ma c'è anche l'ostinata pretesa di svolgere un rito funebre simile a quello di Lincoln per dare lustro al marito e a sè stessa.
Nel suo intimo racconto c'è spazio anche, forse , per la vanità, attraverso la convinzione che la mitizzazione di JFK portasse anch'essa su sull'altare della immortalità: il ritratto di Larrain, ben lungi dall'essere aplogetico e tanto meno cronaca spicciola, ci mette di fronte una donna sempre alle prese col dubbio, ma animata da una tenacia che va oltre la forza del potere.

lunedì 6 febbraio 2017

Knife in the Clear Water / 清水里的刀子 ( Wang Xuebo / 王学博 , 2016 )



Giudizio: 7/10

La regione Nord Occidentale cinese del Ningxia è quasi totalmente abitata da cinesi dell’etnia Hui di religione musulmana ed è per questo considerata regione a statuto speciale; attraversata dal Fiume Giallo e prevalentemente montuosa è una zona dall’apparenza arida e fredda, dominata dalle montagne e dagli altopiani dove si pratica l’agricoltura e la pastorizia.
Il film del regista esordiente Wang Xuebo, che fu il produttore di Tharlo  di Pema Tseden a sua volta qui produttore insieme a Zhang Meng e Derek Yee, è ambientato in questa regione , in una piccola comunità di contadini e pastori: alla morte della moglie del patriarca Ma Zishan, la famiglia decide che per onorarla come merita, alla fine del periodo di 40 giorni lutto previsti dalla tradizione bisogna sacrificare il vecchio bue di famiglia, lavoratore indefesso da tanti anni nei campi. Il vecchio Ma , pur volendo onorare la moglie, accetta obtorto collo la decisione della famiglia, perché vede nel vecchio animale un suo compagno di fatica fedele; più il giorno della cerimonia si avvicina più il vecchio Ma vede il bue con occhio compassionevole e cerca conforto anche nei consigli dell’Imam locale.


Secondo una antica leggenda l’animale poco prima di esser sacrificato vede la lama del coltello riflessa nell’acqua e quindi smette di mangiare e bere per giungere purificato al rito sacrificale: ed infatti il vecchio bue , a confermare la leggenda, all’approssimarsi del giorno fatidico rinuncia al cibo e all’acqua.
Un’ ultima passeggiata insieme al suo vecchio amico nel quale Ma vede riflessa anche la sua vita e la sua prossima fine sembra donare al vecchio contadino una dolorosa quiete interiore alimentata dalla visita alla tomba della moglie.

martedì 31 gennaio 2017

Ordinary People ( Kim Byung-june , 2015 )



Giudizio: 6/10

La domenica bestiale di un impiegato medio, un tipico rappresentate di quelle persone ordinarie troppo spesso messe alla berlina da una società arrivista e competitiva in maniera maniacale quale quella sudcoreana, è il cuore di questa dark comedy diretta da Kim Byung-june, alla sua opera seconda.
Il povero medio man ha una moglie che lo detesta perchè non ha la macchina bella, un lavoro redditizio e il conto in banca gonfiato, motivo per il quale ha deciso di divorziare nonostante i due abbiano una bambina in tenera età; come non bastasse il meschino è vessato al lavoro da un superiore che lo tratta come uno zerbino e che , sotto la minaccia di un licenziamento, gli propone un bell'imbroglio da gestire; inoltre c'è una sorella che sembra infervorata per la religione e che deve sostenere le spese per la ristrutturazione di una chiesa pur non avendo un lira.


Ma la domenica bestiale prende una piega nera quando il nostro impiegato tornando a casa trova la moglie a terra apparentemente morta con una ferita in testa, scappa dalla polizia e tra equivoci, scene surreali e spesso comiche, viene messo in mezzo come fortemente sospetto dell'omicidio.
La notte prosegue tra colpi di scena, decisioni folli, incontri bizzarri che vanno tutti ad ingarbugliare e a rendere intricata una situazione ormai sfuggita di mano al povero protagonista che da parte sua ha sempre in mente il lavoro da compiere entro la notte pena il licenziamento.
Attingendo a volte a situazioni che richiamano il cinema di John Landis, altre a quello dei fratelli Coen, Kim nella prima parte riesce a costruire una storia ad incastri che diverte anche , sebbene forse troppo spesso scivoli nel film comico gratuito, soprattutto quando ci sono di mezzo gli immancabili poliziotti idioti e incapaci che sembrano più vicini a Gianni e Pinotto che a due tutori della legge; poi però verso il finale, quando cerca di dare un tono apparente anche sociale o comunque imbastisce una vera e propria sottotrama incentrata sulla famiglia del protagonista, il film sfugge di mano; non tanto perchè non rimane coerente alle sue atmosfere quanto perchè si cerca di dare una parvenza sociologica a tutto il racconto che finisce con l'approdare ad una morale un po' superficiale: le persone ordinarie meglio che non si imbarchino in imprese più grandi di loro, meglio rimanere al proprio posto e soprattutto coltivare i valori della famiglia che rimane il rifugio sicuro da ogni pericolo, considerazioni che di per sè potrebbero anche essere giuste , ma nel contesto di Ordinary People stonano e tolgono al film quella vena quasi demenziale e sfasata che è il vero motore trainante almeno per i primi due terzi della pellicola.

I Am not Madame Bovary / 我不是潘金莲 ( Feng Xiaogang / 冯小刚 , 2016 )




I Am Not Madame Bovary (2016) on IMDb
Giudizio: 8/10

Pan Jinlian è un personaggio letterario di fantasia presente in alcuni romanzi  della letteratura cinese, tra i quali I Briganti , uno dei quattro classici per antonomasia scritto nel XV secolo; forse ispirato ad una concubina imperiale il personaggio è stato tramandato nella cultura cinese come esempio di adultera, antesignana di tante femme fatale, tra cui appunto Madame Bovary cui viene assimilata nel titolo internazionale del film di Feng Xiaogang scritto in collaborazione con Liu Zhenyun, autore del romanzo del 2012 che porta il medesimo titolo.
La storia di Pan Jinlian viene raccontata sommariamente nel prologo del film  perché il richiamo al personaggio ha la sua importanza nella struttura del racconto.
Protagonista è Li Xuelian che per ottenere un alloggio più grande ha inscenato col marito un falso divorzio, legalmente però ineccepibile, progettando poi di risposarsi una volta raggiunto lo scopo; il marito però ben presto ha inteso il divorzio nella giusta maniera creandosi una nuova famiglia; Xuelian cerca in tutte le maniere di far invalidare il divorzio rivolgendosi a tutte le autorità della cittadina di provincia dove vive non ottenendo alcun risultato.


“Siccome in provincia sono tutti stupidi e a Pechino no”, la donna decide di recarsi nella capitale dove si sta per tenere l’annuale riunione tra i delegati provinciali sotto l’egida del governo centrale e con metodi da navigata contestatrice pacifista riesce a esporre il suo problema al delegato del governo centrale.
Xuelian diventa quindi una mina vagante per le autorità locali, verso le quali il delegato del governo centrale , lancia strali di fuoco, perché ogni anno per dieci anni si reca nella capitale per reiterare la sua protesta.
Per la donna non è solo una questione di giustizia, o comunque di legge applicata in maniera ottusa; in uno scontro verbale violento col marito, questi la accuserà di essere una Pan Jilnlian, perché giunta non illibata al matrimonio, frase che sparata ad alta voce nel bel mezzo della strada della piccola cittadina corrisponde ad un marchio indelebile.
La battaglia di Xuelian per ottenere giustizia e per lavare il suo onore durata oltre dieci anni, è il tipico scontro tra Davide e Golia, con l’aggravante delle subdole attenzioni che le preoccupate autorità locali ,atterrite dall’idea di perdere la posizione di potere, rivolgono alla donna.

sabato 28 gennaio 2017

Operation Mekong / 湄公河行動 ( Dante Lam / 林超賢 , 2016 )




Operation Mekong (2016) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

Il ritorno di Dante  Lam all'action movie iperbolico e spettacolare , in stile The Viral Factor , dopo un paio di divagazioni sul mondo dello sport, avviene con un lavoro di produzione totalmente cinese e ispirato ad un fatto di cronaca avvenuto nel 2011 , allorquando un battello cinese che solcava il Mekong nella zona del Triangolo d'Oro fu assaltato da trafficanti di droga causando la morte di 15 cittadini cinesi; in seguito a questo incidente le autorità cinesi, in collaborazione con quelle laotiane, birmane e thailandesi, organizzarono una operazione volta a catturare il principale trafficante di droga della regione.
Operation Mekong è il racconto di quell'operazione militare che portò alla cattura del più importante narcotrafficante e di altri esponenti del cartello che furono poi giustiziati in Cina; tutto il racconto è filtrato attraverso la unica prospettiva cinese, fin quasi ad assurgere a vero documento propagandistico e nazionalistico.


Il prologo infatti ci informa che il problema della droga è ormai una piaga planetaria che va estirpata e la Cina, mercato sterminato e comodissimo per i trafficanti del Triangolo d'Oro, si pone come paladina di questa battaglia; inutile dire che questo atteggiamento , in perfetto stile yankee, si ripercuote anche sulla struttura narrativa del film volta a valorizzare e mitizzare l'azione delle forze cinesi impegnate, sebbene la cronaca ci racconta che l'arresto del famigerato Naw Kham, il più importante signore della droga del triangolo, sia stao portato in effetti a termine dalle forze laotiane prima di essere estradato in Cina.
La storia è incentrata su due personaggi che daranno il loro contributo decisivo alla riuscita della operazione: il capitano Gao cui viene affidato il comando e l'agente dell'intelligence cinese Fang che da alcuni anni lavora nella zona e conosce tutti i movimenti dei trafficanti di droga.
Naturalmente del gruppo che dovrà portare a termine la missione fanno parte altri elementi, chi specializzato in telecomunicazioni, chi in droni, chi in esplosivi e così via.

mercoledì 25 gennaio 2017

Life After Life / 枝繁叶茂 ( Zhang Hanyi / 张撼依 , 2016 )




Life After Life (2016) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Padre e figlio, Ming Chun e Leilei, vagano per il bosco di alberi rinsecchiti dal gelo invernale alla ricerca di legna da ardere, il ragazzo corre all’inseguimento di una lepre per poi ricomparire dopo qualche minuto; lo spirito della madre defunta da qualche anno si è impadronito di lui e si presenta al marito dicendo che la sua missione è quella di trapiantare in un altro posto un vecchio albero che sta di fronte alla loro vecchia casa in rovina .
Attraverso il corpo del figlio la donna racconta all’uomo l’incontro avuto con i genitori di lui e lo mette al corrente che sono reincarnati in un cane e in un uccello.


Con l’aiuto del corpo del figlio Ming Chun cerca di esaudire il desiderio dello spirito della moglie, dopo aver chiesto invano aiuto ai suoi compaesani, abitanti di un villaggio fantasma trasferitisi nelle nuove costruzioni cittadine.
Compiuta la missione e dopo aver portato il marito di fronte ai suoi genitori reincarnati lo spirito abbandona il corpo del ragazzo e quella terra desolata dove il senso di morte è tangibile in ogni angolo.
Per essere una opera prima , Life After Life è film coraggioso, ambizioso e ovviamente tutt’altro che perfetto: si respirano da subito quelle atmosfere da nordovest della Cina , quelle molto simili del vicino Shanxi di Jia Zhangke che è non solo il modello formale cui il giovane Zhang Hanyi si ispira, ma anche il nume tutelare in veste di produttore.

lunedì 23 gennaio 2017

Silence ( Martin Scorsese , 2016 )




Silence (2016) on IMDb
Giudizio: 8/10

Il progetto di Silence nasce quasi 30 anni fa, quando Martin Scorsese, sulla scia de L’ultima tentazione di Cristo, decise di voler portare sullo schermo il romanzo dello scrittore giapponese di religione cattolica Endo Shusaku, scritto nel 1966; attraverso un percorso scandito da varie tappe sin dai primi anni 2000 il progetto iniziò a prendere piede per giungere finalmente alla sua conclusione con la scelta della location taiwanese (per motivi economici a quanto pare) e l’inizio delle riprese nel 2015 e durate circa sei mesi.
Al di là della complessità del lavoro, dello scouting e della scelta produttiva, l’opera di Scorsese appartiene alla categoria dei film che necessitano la giusta sedimentazione per essere create, sebbene le tematiche della religione, della fede ,del peccato e della redenzione siano sempre presenti nei lavori del regista americano.


Optando per una aderenza piuttosto fedele al testo originale, Scorsese in Silence affronta il tema della solitudine dell’uomo di fronte alla fede e il terrore dell’apparente assenza divina nei momenti più tragici della vita attraverso il racconto del viaggio di due giovani gesuiti portoghesi che nel XVII secolo si recarono in Giappone nel pieno delle persecuzioni condotte contro i cristiani, allo scopo di ritrovare il loro maestro, Padre Ferreira, di cui si erano perse le tracce dopo una presunta abiura.
Il film per la prima parte è raccontato come una serie di epistole che Padre Rodrigues scrive al suo superiore a Macao, per poi proseguire in forma di racconto classico.
Rodrigues e Garupe giunti in Giappone si rendono conto di come l’opera di evangelizzazione sia stata praticamente stroncata dalle autorità locali, nonostante le piccole comunità di contadini continuino a rimanere abbarbicati alla religione cristiana pur privi di guida spirituale.
Le persecuzioni e la morte cui andranno incontro molti cristiani che si rifiutano di abiurare pongono i due gesuiti di fronte al dilemma se sia giusto o meno continuare nella loro opera  missionaria che mette a repentaglio non solo la loro vita ma anche quella di numerosi giapponesi convertiti.

venerdì 20 gennaio 2017

Utopians / 同流合烏 ( Scud / 雲翔 , 2015 )




Utopians (2015) on IMDb
Giudizio: 7/10

Fedele al suo stile e alla sua scelta di vita, Scud anche nell'ultimo lavoro torna ad affrontare le tematiche a lui care nonostante l'atmosfera di Utopians, lungi dall'essere percorsa da quella tremebonda tensione che animava i suoi lavori precedenti, si nutre più di tematiche filosofiche che generano idee utopistiche appunto.
Utopians non viene meno a quelli che sono i cardini del credo cinematografico di Scud, anzi li amplifica quasi a dismisura: grande gusto per l'estetica dell'immagine, riflessioni su un pansessualismo privo di qualsiasi barriera, una ricerca ossessiva dell'estetica dei corpi che si traduce nelle abituali carrellate di nudità.
La pellicola si apre con una scena dalla forte impronta feticistica: è uno dei ricorrenti sogni di Hins, un giovane studente universitario che vive con la madre vedova.


All'università fa la conoscenza con il professor Ming, un nuovo insegnante, gay dichiarato, che apre la sua prima lezione mostrando una foto di due corpi maschili avvinghiati e che suscita il disappunto della fidanzata del giovane, di religione cattolica.
Hins è fortemente attratto dalle dissertazioni filosofiche di Ming che ruotano intorno alla cultura ellenistica tra Platone, Aristotele e Alcibiade e soprattutto vede in lui un vate al quale affidarsi per riuscire a conoscere meglio se stesso e la sua sessualità.
Ming è un fautore del pansessualismo, un libertino si direbbe, che ben presto attira il giovane nel suo mondo, iniziandolo al suo credo utopistico che si basa sul concetto di una società dove i sentimenti , l'amore e il sesso non dovrebbero avere barriere, oltre il matrimonio e i rapporti stabili.
La relazione tra i due però è di fatto illegale in quanto Hins non ha ancora compiuto 21 anni e per la legge di Hong Kong i due sono fuorilegge.
Il finale consolatorio, fortemente evocativo ed illusorio, in piena ideologia utopistica, sebbene abbastanza forzato soprattutto nella sua struttura narrativa un po' frettolosa, ci disegna i contorni del mondo che Scud vorrebbe.

mercoledì 18 gennaio 2017

A Simple Goodbye / 告别 ( Degena Yun / 德格娜 , 2015 )




A Simple Goodbye (2015) on IMDb
Giudizio: 7/10

Si può fare un film autobiografico che esca dal semplice racconto personale e che racconti tematiche che in qualche modo possano coinvolgere lo spettatore? E' questo uno dei temi più interessanti e dibattuti nel mondo cinematografico al quale hanno dato il loro contributo svariati registi e scrittori; la giovane regista cinese di origini mongole Degena Yun con A Simple Goodbye sceglie per il suo esordio un racconto a chiarissima impronta autobiografica e personale che al Festival di Torino del 2015 ha riscosso il favore della giuria con l'assegnazione del premio per la migliore sceneggiatura.
La regista , nonchè sceneggiatrice, riveste anche il ruolo di attrice protagonista, sottolinenando ancora di più il tratto personale della storia, nella quale interpreta una giovane donna che torna a Pechino dall'Inghilterra dove si era trasferita per studio; il motivo ufficiale del ritorno è la grave malattia che ha colpito il padre, anche se probabilmente la vera causa risiede nel tormentato e tutt'altro che appagante rapporto amoroso che ha in piedi.


Padre e madre di fatto sono separati, sebbene la donna si impegni molto per accudire il marito che deve sottoporsi a frequenti sedute di chemioterapia riuscendo a carpire il tempo alla sua frenetica attività di imprenditrice; l'uomo da parte sua vive con la sorella e la madre e non è certo intenzionato a soccombere al cancro in maniera passiva: non rinuncia alle partite a majong con gli amici accompagnate da bevute e fumate, mal sopporta le premure alimentari che la moglie gli riserva.
Verso la figlia nutre un sentimento di delusione e di distacco, ma le giornate trascorse insieme sembrano ridurre drasticamente la distanza che divide i due; la ragazza da parte sua continua a vivere nel limbo di una vita disordinata nella quale c'è posto solo per le liti col fidanzato, per le bevute e per le serate deprimenti.
Quando la storia è già bella avviata scopriamo che il padre è stato un regista mongolo, una celebrità degli anni passati che ancora oggi, con un piccolo manipolo di amici ricorda con nostalgia i tempi di The Sorrows of Broke, grande successo diretto appunto dal padre della Yun, il regista Saifu morto una decina di anni fa, di cui vediamo sullo schermo alcune immagini riversate da un vecchio proiettore.
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