Caduta all'inferno senza ritorno
Sulla traccia segnata da un racconto di Simenon, Claude Chabrol mette in scena un altro di quei drammi borghesi che con tanta lucidità rappresenta nei suoi film.
La storia è quella di Betty, giovane donna allontanata e ripudiata dalla famiglia dell'alta borghesia parigina del marito perchè colta in flagrante adulterio.
Nel suo vagare notturno la giovane si imbatte in una serie di personaggi che delineano con efficacia lo squallore della sua esistenza, fino a quando, come una sorta di samaritana, si prende cura di lei una donna che vive in esilio dorato in un albergo a Versailles.
Giocando , a volte con qualche sbavatura, con una serie di flashback sovrapposti, Chabrol ci disegna la personalità di Betty , fin da quando è una fanciulla, mostrandone le fragilità e il senso di inquietudine derivante da una difficile accettazione del suo ruolo femminile, votato,sin dall'età precoce, alla sofferenza. Più volte nel raccontarsi Betty si definisce una puttana, una poco di buono, una perenne insoddisfatta carica di una forza autodistruttrice che non trova mai pace.
Lo stato catatonico, alimentato dall'alcool , in cui versa nel suo stato di abbandono trova solo una parziale attenuazione grazie a Laure, la donna che decide di prendersela sulle spalle, mossa da compassione e con cui Betty trascorre gran parte del suo tempo raccontando e analizzando la sua vita.