sabato 8 ottobre 2011

Crazy racer ( Ning Hao , 2009 )

Giudizio: 8/10
Commedia nera a mille all'ora

Brillante esempio di Cinema cinese galleggiante tra la commedia popolare di evasione e intellettualismo da cinema di nicchia, Crazy racer del giovane regista Ning Hao è film divertente, ben scritto e ben diretto, che regala sorrisi, si adagia spesso su un substrato di humor nero tale da render plausibile il suo inserimento tra le black comedy.
La storia racconta di un ciclista che in una gara perde per meno di un soffio la medaglia d'oro e che si ritrova subito dopo in mezzo ai guai con l'antidoping per essersi fatto incastrare da un truffatore. Viene squalificato a vita , ma questo sarà solo l'inizio di una serie di peripezie funambolicamente incastonate una nell'altra nelle quali troviamo il nostro ciclista, il suo coach, una scalcinata e quasi grottesca gang di trafficanti di droga di Taiwan, il truffatore in perenne attività affaccendato, una coppia di improbabili killer prezzolati che vendono la loro opera pasticciona per fare i soldi e sposarsi, una coppia di poliziotti in spasmodica attesa di un caso importante ma che colleziona solo brutte figure, immobiliaristi senza scrupoli e un trafficante thailandese spietato e congelato, tutti follemente impegnati ad omologarsi ai loro modelli di riferimento.

mercoledì 5 ottobre 2011

Police story ( Jackie Chan , 1985 )

Giudizio: 8/10
Jackie Chan, one man show

Quando nel 1985 Jackie Chan diresse Police story aveva 30 anni, era nel pieno della sua efficenza fisico-atletica, veniva da una lunga serie di lavori del genere kung fu movie e si andava affermando come una star a livello planetario.
L'intuizione di Police story, film che apre la porta non solo ad una lunga serie di sequel, ma anche quella della contaminazione burlesca tra commedia e action movie, ha fatto sì che il lavoro diventasse in breve un capostipite del genere di cui ancora oggi si riesce ad apprezzare l'onda lunga creativa.
Il film di per sè è di una semplicità disarmante: storia tipica e ben conosciuta, azione portata al parossismo e one man show con Chan che non solo dirige (film , azione e stunt), interpreta, coreografa , ma si erge ad assoluto mattatore nel più classico stile del mattatore inarrivabile.

sabato 1 ottobre 2011

A Touch of Zen ( King Hu , 1969 )

Giudizio: 9/10
Il precursore del wuxia moderno

A touch of Zen , pateticamente titolato e stravolto in italiano in La fanciulla cavaliere errante, è probabilmente il capolavoro assoluto di King Hu e una di quelle opere che vanno ascritte nell'olimpo della Cinematografia di tutti i tempi, al di là delle sterili e poco realistiche iperboli che si mettono in atto quando si parla di film che hanno segnato indelebilmente non solo un epoca ma anche tutta la storia dell'arte cinematografica.
Il lavoro di King Hu , che impiegò due anni per prepararlo, un tempo abnorme visto che a quell'epoca un film si girava in un mese, possiede una complessità narrativa ed una struttura che lo rendono unico nel suo genere , e soprattutto, contiene, venti anni prima, quell'idea di wuxia rivoluzionaria che ebbe in Tsui Hark il grande artefice.

giovedì 29 settembre 2011

The piano in a factory ( Zhang Meng , 2010 )

Giudizio: 8.5/10
La Cina di chi ha perso il treno

Confermando gli ottimi giudizi che seguirono la sua opera prima, il giovane regista cinese Zhang Meng regala il bis dopo due anni con The piano in a factory che anche al FEFF di quest'anno ha riscosso notevoli apprezzamenti da parte della critica.
Lo stile semplice, disincantato e ricco di nostalgia col quale il regista getto lo sguardo verso la sua terra d'origine nel nord della Cina attraversata da  un periodo storico fondamentale e tumultuoso, gli consente di dirigere un lavoro in cui sotto il tono apparentemente leggero della commedia che strappa più di una risata, si cela un quasi fiabesco occhio che scruta l'esistenza di coloro che l'avanzare impetuoso dei tempi sembra avere tagliato fuori.
Chen è un operaio di una fabbrica siderurgica, amante della musica e che arrotonda lo stipendio con una orchestrina in cui suona la fisarmonica, in crisi coniugale con una figlia piccola che  mostra grande talento per il pianoforte che il padre con enormi sacrifici cerca di assecondare mandandola a lezione privata.

mercoledì 28 settembre 2011

Fearless ( Ronny Yu , 2006 )


Giudizio: 7/10
La figura leggendaria di Huo Yuanjia


La figura di Huo Yuanjia è un'altra di quelle che appartengono alla storia epica e al mito della cultura popolare in Cina: personaggio che a cavallo tra la fine dell'800 e l'inizio del 900 , mentre l'impero si sfaldava e il paese diventava terra di conquista da parte degli occidentali e dei giapponesi, divenne una sorta di eroe popolare per il suo nazionalismo spinto che traduceva in combattimenti contro avversari occidentali, metafora figurata della ribellione del popolo contro le angherie e i soprusi.
La sua fama di esperto di arti marziali si tramanda ancora fino ad oggi grazie alla fondazione dell'associazione sportiva Jingwu Tiyu che possiede diramazioni in tutto il mondo.
Il regista Ronny Yu , con un ardito ed ambizioso progetto, cerca di raccontare nell'arco di 100 minuti la storia di questo personaggio, travisando molte situazioni, inventandone altre, si badi bene, non per mere esigenze di narrazione, ma per dare un senso morale al film che vada oltre l'affermazione dell'orgoglio e del nazionalismo cinese.

martedì 27 settembre 2011

Jiang Hu : The triad zone ( Dante Lam , 2000 )

Giudizio: 7/10
Il crepuscolo di un boss

Curioso mix di generi, Jiang Hu è lavoro che si inserisce pienamente nel solco del cinema HKese del terzo millennio, una traccia in cui convergono stili differenti e commistioni che tendono ad allargare i ristretti campi dell'action movie.
L'idea crepuscolare che serpeggia nel film non è per nulla male, e si impone come una azione distruttiva del mondo malavitoso di Hong Kong: Dante Lam, racconta la storia di un boss che, improvvisamente, pensando sia giunto il momento della fine, si guarda dentro e soprattutto guarda con un occhio diverso il mondo sotterraneo che lo circonda.
Jim infatti è uno dei boss delle triadi più importanti, spietato al punto giusto, circondato dal rispetto e dalla paura di tutti che però un bel giorno riceve la notizia da un poliziotto che qualcuno lo ucciderà nelle 24 ore seguenti.

The last blood ( Wong Jing , 1991 )


Giudizio: 6.5/10
Fusione imperfetta di action movie e commedia

Commistione di stili a tipica impronta Wong Jing, The last blood è lavoro che per buona parte si trova a veleggiare in territori già ampliamente esplorati: da un lato poliziesco-action movie in salsa Hkese, dall'altro la commedia brillante e un po' cialtrona che delega soprattutto alle capacità dei suoi interpreti la buona riuscita.
Plot che sembra interessante con un gruppo di terroristi della Red Army nipponica decisa ad uccidere il leader religioso Daka Lama in visita a Singapore per proteggere il quale vengono interpellate le forze di polizia di Hong Kong, attentato che va solo in parte a segno lasciando il bonzo gravemente ferito insieme ad una giovane donna , fidanzata di un boss delle triadi; per salvarli serve rintracciare l'unico donatore  di sangue possibile , rarissimo e comune ai due feriti; il malcapitato è un venditore ambulante imbroglioncello sulle cui tracce si mettono la polizia, il boss e la Red Army.

lunedì 26 settembre 2011

Drunken Master ( Yuen Woo-ping , 1978 )

Giudizio: 8/10
Kung fu e commedia

Il personaggio di Wong Fei Hung, protagonista di questo lavoro ed interpretato da un Jackie Chan avviato alla definitiva consacrazione, è molto popolare nella tradizione cinese, essendo stato, oltre che  medico stimato, un grande esperto di arti marziali, vissuto a cavallo tra la fine dell'800 e i primi del 900, al punto di essere considerato uno dei padri delle moderne arti marziali.
Il regista Yuen Woo-ping, che già aveva diretto qualche tempo prima Jackie Chan in Snake in the eagle's shadow, prende il popolare personaggio, lo plasma secondo nuovi canoni, ne fa un cialtrone attaccabrighe e lo adatta alla immagine dell'attore che divenne in breve tempo il punto di riferimento assoluto del genere kung fu-commedia brillante, operazione ardita e al contempo di grande successo.

Rice Rhapsody ( Kenneth Bi , 2004 )

Giudizio: 7/10
La difficile accettazione della diversità

Opera prima del figlio d'arte Kenneth Bi, Rice Rhapsody è stato un piccolo fenomeno cinematografico nell'anno in cui è uscito: premio come migliore opera prima agli Awards HKesi e massiccia presenza e riconoscimenti in vari festival sparsi per il mondo.
Pur non essendo certo opera che lascia un segno indelebile, il film ha indubbiamente dei grandi pregi cui fanno da contraltare però svariati difettucci sparsi qua e là.
Intanto l'argomento trattato, seppur sotto forma di commedia, è di quelli che nel cinema HKese è ancora appannaggio di pochi e molto poco convenzionali registi, quali Scud ad esempio: infatti la storia si impernia sul racconto del difficile rapporto tra una madre e tre figli maschi, di cui i due maggiori dichiaratamente gay ed il terzo, ancora poco più che adolescente, avviato sulla stessa strada.
La donna gestisce un ristorante nella Chinatown di Singapore, in cui cucina con grande passione e accuratezza un pollo al riso che è il marchio di fabbrica del locale, è vedova da sedici anni e vive in maniera travagliata il rapporto coi due figli gay, quasi fossero dei traditori dei suoi sentimenti; l'unica sua speranza è riposta in Leo, il figlio più piccolo, che però da già evidenti segni di tendenze critpo-omosessuali.

domenica 25 settembre 2011

The legend of Zu [aka Zu Warriors] ( Tsui Hark , 2001 )

Giudizio: 7.5/10
Fantasia selvaggia ed estrema

Diciotto anni dopo quello che fu probabilmente il suo primo grande successo, Tsui Hark torna a rivisitare la leggenda dei guerrieri immortali di Zu con un occhio in cui la tecnologia e gli effetti speciali diventano ancora più debordanti della prima opera.
Il film , datato 2001, risente probabilmente dell'intento di costruire una pellicola che fosse più facilmente digeribile al pubblico occidentale, col risultato però di configurarsi come una sorta di flop al botteghino, nonostante le numerose nomination, ma nessun premio, raccolte, soprattutto nel settore tecnico, agli Awards HKesi e il riconoscimento della Società dei critici cinematografici.

sabato 24 settembre 2011

Return to the 36th Chamber ( Liu Chia-liang , 1980 )

Giudizio: 7.5/10
Il Kung fu delle impalcature

Considerato impropriamente il sequel di 36th Chamber of Shaolin, lavoro diretto dallo stesso regista tre anni prima,  Return to the 36th Chamber è in realtà un film molto diverso dall'illustre predecessore, in quanto si spoglia di quella drammaticità per rivolgersi maggiormente ad uno stile più leggero, brillante , con momenti che sembrano quasi anticipare la comicità surreale e anarchica di Jeff Lau.
Il racconto narra di un gruppo di lavoratori di una fabbrica di tessuti che vengono angheriati dal padrone, amico dei mancesi, che riduce loro lo stipendio e che si avvale di un gruppo di scagnozzi mancesi per terrorizzare e punire i lavoratori ribelli.
Questi da parte loro pensano bene di escogitare un imbroglio avvalendosi di Chu , fratello di uno dei lavoranti e imbroglione che vive di espedienti fingendosi monaco Shaolin.

venerdì 23 settembre 2011

The ditch ( Wang Bing , 2010 )

Giudizio: 9/10
Il dramma della dignità violata

Conosciuto soprattutto per la sua monumentale opera di documentarista, il regista cinese Wang Bing ha avuto il suo palcoscenico veneziano del 2010 con il film a sorpresa The ditch, uno dei lavori più belli in assoluto della passata stagione cinematografica.
E' un opera durissima, impregnata di dramma e di annichilimento, ambientata durante i primi anni sessanta della Cina maoista che vide finire nei campi di rieducazione migliaia di persone con l'accusa di essere destrorsi, spesso solo per avere espresso opinioni appena divergenti da quelle ufficiali.
In The ditch si narra la storia del campo di rieducazione di Jiabiangou e dei suoi prigionieri impegnati nella costruzione di un interminabile quanto inutile fossato e ridotti ad una vita umiliante e alienante.
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