sabato 13 ottobre 2012

Here, Then / 此处与彼处 ( Mao Mao / 茅毛 , 2012 )


Giudizio: 6.5/10
L'inesorabile trascorrere del tempo


Sebbene sia solo al suo primo film, presentato al Festival di Edimburgo, Mao Mao è uno dei giovani registi cinesi più promettenti e con la sua opera prima Here, Then ha attirato una certa attenzione su di sè soprattutto per il suo stile narrativo che sembra volere prendere le distanze dai filoni cinematografici e dalle correnti più conosciute nel panorama cinese.
Here, Then è lavoro che ostenta una certa ambizione nel suo costante richiamo a quel cinema che rimanda fortemente ad Antonioni, in cui dialoghi e movimento sono quasi banditi.
La storia, per certi versi anche confusa, ruota intorno alle esistenze alienate di alcuni personaggi che sono mostrati nella loro solitudine alle prese con il trascorrere del tempo, impietosamente rappresentato dai lunghissimi piano-sequenza in cui la macchina da presa , immobile, si limita a  lente ed inesorabili zoomate che restringono ed amplificano lo spazio.

mercoledì 10 ottobre 2012

Wind Blast / 西风烈 ( Gao QunShu / 高群书 , 2010 )

Giudizio: 6/10
Western nel deserto del Gobi

Reduce dal semi kolossal storico The Message, Gao QunShu dirige questo Wind Blast in cui dilata i confini dell'action movie fino a farli collidere con quelli del western.
Indubbiamente l'idea di concepire un western ( ebbene sì, per struttura e sviluppo è proprio un Chinese Western) nelle zone desertiche della Cina del nord è indubbiamente originale e ricca di fascino, che poi i risultati siano pari alle aspettative questo è sicuramente meno certo.
La storia è una variazione sul tema del guardie e ladri che parte ad Hong kong con un killer che ammazza un uomo in un bar e che conserva per sè  una foto del mandante dell'omicidio e che ben presto vediamo braccato nella regione che lambisce il deserto del Gobi da una squadra di poliziotti con tanto di cappellone alla John Wayne e di nomi da battaglia che richiamano ai soprannomi di sceriffi e bounty killer; ma a braccare l'uomo c'è anche una coppia di killer che debbono impossessarsi della foto in suo possesso.

Man with no name / 无名者 ( Wang Bing / 王兵 , 2009 )


      Giudizio: 8.5/10
La solitudine dell'individuo

Come Wang Bing abbia incontrato il protagonista del suo documentario Man with no name non è dato sapere, probabilmente si sarà trattato del solito scherzo del fato, sta di fatto che il regista cinese, dopo le monumentali e commoventi dissertazioni cinematografiche sugli aspetti più profonda della Cina autentica, si sofferma stavolta su un individuo che con il suo gesto di ribellione assoluta, privo di ogni connotato sociale e politico vuole affermare la sua centralità come essere umano.
Seguire il ciclo delle stagioni, vivere come un moderno Robinson Crusoe, chiudersi nel suo mutismo rotto solo da qualche imprecazione non comprensibile, è per Wang Bing l'affermazione dell'individualismo spazzato via da decenni di collettivizzazione.
E il regista con la solita garbata maestria interagisce col protagonista senza influenzare nulla della sua esistenza, scrivendo un'altra pagina memorabile di Cinema.
La recensione completa può essere letta su LinkinMovies.it

Days we stared at the sun / 他們在畢業的前一天爆炸 ( Cheng Yu Chieh / 郑有杰 , 2011 )

Giudizio: 4.5/10
Storie (confuse) di giovani taiwanesi

Chi attendeva al varco il regista taiwanese Cheng Yu Chieh, dopo un lavoro che mostrava sicuramente grandi doti di regista quale è stato Yang Yang, dovrà ancora una volta rimandare il giudizio definitivo: il suo ultimo lavoro, infatti, pur confermando a pieno la bravura tecnica  e la scelta delle tematiche narrative, lascia intravvedere, addirittura ingigantite, le medesime pecche che mostra la pellicola precedente.
Quella che all'inizio sembra essere la tipica storia da film sentimental-giovanilistico taiwanese, filone che comunque è stato capace di regalare anche lavori più che buoni, ben presto si arricchisce , quasi per un fenomeno di iperfagia ,di numerose altre tematiche e situazioni che fanno virare il film verso la confusione, quando non verso un vero e proprio guazzabuglio narrativo.

Killer Joe ( William Friedkin , 2011 )

Giudizio: 8/10
Facce gonfie, violenza e risate

Dopo alcuni anni di silenzio torna al lavoro William Friedkin, un regista che già ha il suo nome indelebilmente iscritto nella Storia del Cinema grazie a L'esorcista, lavoro che appartiene di diritto alla categoria dei film che hanno cambiato della storia dell'Arte.
Il ritorno è la black comedy Killer Joe, presentata a Venezia nel 2011 dove riscosse enorme credito: è una di quelle pellicole che hanno la rara capacità di strappare risate anche nel veder facce gonfie e sanguinanti esito di esplosioni di violenza che sembrano uscire da un film di Tarantino.
Storia di una famiglia volatilizzata in cui tra droga rubata, omicidi progettati e commissionati ad un killer prezzolato , detective della polizia a tempo perso, o viceversa, idioti patentati , cupidigia e totale assenza di moralità, tutto si riduce al possesso e alla morbosità.
Black comedy sì, ma vivisezionata e ricostruita su canoni cui neppure i fratelli Coen sono mai approdati che trascina in un vortice in fondo al quale c'è la perdita di tutto.
Attori , tutti, in forma strepitosa e conferma della bravura di Friedkin cui lo star system americano continua a voltare le spalle; per fortuna però che c'è ancora qualcuno che sa riconoscere la maestria cinematografica.
La recensione completa può essere letta su LinkinMovies.it

martedì 2 ottobre 2012

Submarino ( Thomas Vinterberg , 2010 )

Giudizio: 8/10
Vinterberg guarda indietro

Abbandonato da anni il Dogma di cui fu uno dei rappresentanti più illustri e dopo avere dato alcune prove non proprio esaltanti, Thomas Vinterberg torna con una ottica diversa a temi e ambientazioni che si avvicinano come non mai al suo lavoro più importante , Festen.
Cambia il punto di vista, non più la borghesia danese racchiusa nella sua ipocrisia, bensì una famiglia disintegrata sin dall'inizio che porta su di sè le stigmate della tragedia immane, quale è quella dei due fratelli protagonisti che vediamo in un bellissimo e livido inizio e che ritroviamo anni dopo segnati indelebilmente  dalla vita.
Nick, cupo e violento, solitario e avanzo di galera, l'altro (che non è degno neppure di un nome) vedovo e drogato con un amatissimo figlioletto da tirare avanti tra espedienti e illusorio benessere da spacciatore, raccontati in due storie parallele che si intersecano solo in alcuni momenti drammatici e sentiti, soprattutto il finale.

domenica 30 settembre 2012

The Tokyo Trial / 东京审判 ( Gao QunShu / 高群书 , 2006 )

Giudizio: 5/10
Storia dei crimini giapponesi

Film storico , a metà strada tra la cronaca processuale e il racconto personale, The Tokyo Trial del regista cinese Gao QunShu è ambientato durante il processo tenutasi a Tokyo sui crimini di guerra commessi dal Giappone in Estremo Oriente e svoltosi alla fine del conflitto mondiale ed è raccontato in prima persona dal rappresentante cinese della giuria internazionale.
Condito dal consueto nazionalismo cinese che si contrappone al revisionismo nipponico il film ha l'impianto del racconto storico, arricchito anche da immagini di repertorio e la cronaca del processo mette di fronte il punto di vista cinese e quello giapponese, tratteggiati tra l'altro con una certa approssimazione.
Accanto all'evento storico c'è il racconto personale sia del giudice cinese che quello di un giornalista al seguito che incontra a Tokyo una sua vecchia fiamma giapponese.

sabato 29 settembre 2012

Coal Money / 煤炭,钱 ( Wang Bing / 王兵 , 2008 )


Giudizio: 8/10
All'ombra del commercio del carbone

Nello stesso anno in cui usciva l'interminabile Crude Oil, Wang Bing dirigeva Coal Money, breve documentario di poco più di un ora, in cui era il commercio del carbone prodotto nello Shanxi l'oggetto dell'attenta osservazione del regista. A partire dalle miniere dove si allineano centinaia di camion fino alla vendita passando attraverso trafile burocratiche, intermediazioni, mercanteggiamenti sul prezzo, vediamo il fossile percorrere le strade polverose del nord della Cina tra faccendieri con ben pochi scrupoli, operai a cottimo e rivenditori alla ricerca del profitto.
E' una Cina  popolata dalle mani sporche e dai volti segnati dall'abbrutimento, una fetta di un paese che se da una parte avanza ad un ritmo impressionante dall'altra di sfalda sotto i piedi di chi rimane ai margini, dove sopravvivono vecchie regole e tradizioni sociali.
Più vicino a West of the Tracks rispetto agli altri lavori, Coal Money è un altro fulgido esempio di storia sommersa scritta con le immagini.
La recensione completa può essere letta su LinkinMovies




Un sapore di ruggine e ossa / De rouille et d'os ( Jacques Audiard , 2012 )

Giudizio: 7/10
Sentimento e melodramma

Sorretto da una accoppiata di attori in forma strepitosa, Jacques Audiard esce dalle atmosfere buie, cupe, vagamente claustrofobiche che contraddistinguevano i suoi lavori precedenti culminati ne Il Profeta , film che impose in maniera definitiva il regista francese, per approdare ad un racconto che , pur nel suo substrato fortemente inquieto, sceglie una ambientazione luminosa, dall'orizzonte vasto quale è la Costa Azzurra dove ambienta la sua trasposizione cinematografica, piuttosto libera, della raccolta di novelle di Craig Davidson dal titolo omonimo.
E' una storia quasi bipolare stavolta in cui al personaggio di Alì, sbandato, rude che vive ai margini della società in una specie di autismo sociale, si affianca quella di Stephanie, addestratrice di orche presso Marineland di Antibes.
Sono, come sempre nei lavori di Audiard, due solitudini che attraverso una osmosi sentimentale avviano il loro processo di metamorfosi e di risalita dal buio.

giovedì 27 settembre 2012

Le Belve / Savages ( Oliver Stone , 2012 )

Giudizio: 6.5/10
Più del denaro e del potere potè il sentimento

Tratto dall'omonimo romanzo best seller di Don Winslow, l'ultimo lavoro di Oliver Stone è uno sguardo su un mondo cattivo e violento nel quale si scannano i fabbricanti di droga fai -da-te americani, che prima di essere soci sono amici per la pelle a costituire un bel terzetto a base di buddhismo, cannabis e sesso stile anni 70,e i narcos veri, quelli messicani, spietati e sanguinari.
Ma il destino di questa guerra , all'apparenza scontato, sarà disegnato non dal denaro nè dal potere, bensì dalla forza dei sentimenti.
Lavoro onesto che si lascia ben vedere dove la parte da leone la fanno i personaggi cattivi , o comunque ambigui, che risultano i più validi cinematograficamente; qualche spruzzo tarantiniano e un finale da revival western ipertecnologico regalano una nota di ironia e di vivacità.
La recensione completa e l'articolo sulla conferenza stampa di presentazione possono essere letti su LinkinMovies.it

venerdì 21 settembre 2012

Crude Oil / 采油日记 / 原油 ( Wang Bing / 王兵 , 2008 )

Giudizio: 7/10
Il pozzo sull'altopiano

In 14 ore di documentario dai molti aspetti claustrofobico, nonostante tutto, Wang Bing racconta la vita in uno sperduto campo di estrazione petrolifera a 3900 metri nel nord montuoso della Cina, uno dei luoghi meno ospitali della terra.
La telecamera, quasi un Grande Fratello, rimanda la vita dei lavoratori passando dai luoghi condivisi alle stanze per poi seguirli nelle loro occupazioni presso le macchine.
Il pozzo si erge come un monumento solitario in uno spazio sconfinato che però induce una sensazione di oppressione e gli uomini devono combattere anche contro i malanni che l'altitudine comporta.
Oltre al peso della durata, il lavoro di Wang Bing non possiede la forza di West of the Tracks, qui tutto sembra più uno studio sui comportamenti umani e non una fotografia su una metamorfosi sociale. Sta di fatto però che anche Crude Oil conferma la grande capacità del regista di raccontare con le immagini pezzi di vita.
La recensione completa può essere letta su LinkinMovies.it

mercoledì 19 settembre 2012

Happy Hotel / 乐翻天 ( Wang YueLun / 王岳伦 , 2012 )

Giudizio: 6/10
Sembra un cinepanettone, ma non lo è

Prendendo a prestito uno dei canoni cinematografici più abusati , da Agatha Christie fino ai cinepanettoni nostrani , passando per tutta una gamma intermedia fatta di film dell'orrore, thriller, commedie, gialli etc etc, quella del luogo che diventa epicentro di storie che tendono a cozzare una contro l'altra, Wang YueLun  dirige una commedia brillante leggera che regala anche qualche momento in cui ci si diverte di gusto, giocando su una serie di personaggi, tutti a modo loro stereotipi: la coppia di ricconi in crisi coniugale per l'incapacità a proliferare, il tirapiedi del boss coreano in missione, scarpe bianche e camicia maculata, per riscuotere un riscatto che passa il tempo a spalmarsi il burro di cacao sulle labbra, il direttore dell'albergo che deve mettere in salvo il figlio idiota che perde tutto al gioco d'azzardo, la bamboletta in cerca di affetto e di soldi, grandi firme dell'industria che tramano alle spalle e cornificano.
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