venerdì 7 giugno 2013

A Story of Yonosuke ( Shuichi Okita , 2013 )

Giudizio: 5.5/10
Tutti pazzi per Yonosuke

L'anno scorso al FEFF il regista Shuichi Okita presentò la storia colorata di surreale e di tinte tenui del boscaiolo solitario catturato dal cinema in The Woodman and the Rain, quest'anno con A story of Yonosuke , storia-fiume di oltre 2 ore e mezza, conferma la sua scelta narrativa in un lavoro che vede al centro degli eventi Yonosuke Yokomichi, a partire dagli anni 80, quelli del boom economico che consolidò la potenza del Giappone, quando il giovane provinciale dal candore tipico del campagnolo si trasferisce a Tokyo per studiare all'Università.
Nel corso degli anni il giovane, suo malgrado e tutto sommato abbastanza incomprensibilmente, diviene il catalizzatore delle vite di gran parte delle persone che gli girano intorno: colleghi di università, fidanzate quasi per caso, escort di alto bordo per finire a quello che appare come l'amore della sua vita , la ragazza alla moda figlia del benessere urbano del boom economico.
Usando flashback rapidi e, a volte, anche difficili da ricollegare, vediamo gli stessi personaggi, vent'anni dopo ripensare alla figura di Yonosuke, nel frattempo, apprendiamo , morto in circostante grottesche quanto drammatiche.

giovedì 6 giugno 2013

See you tomorrow, everyone ( Yoshihiro Nakamura , 2013 )

Giudizio: 6.5/10
L'eterna fedeltà al Danchi

L'impietoso countdown che appare sovraimpresso sullo schermo segna il numero di ex compagni di scuola che abbandona l'isolamento del Danchi dove vive da sempre Satoru per tornare nella vita disordinata e confusa di un Giappone ormai potenza industriale dalla forza economica straripante.
Satoru infatti ha deciso fermamente di rimanere legato al suo complesso abitativo dove ha sempre vissuto, uno di quei luoghi che sono l'emblema del boom economico nipponico del dopo guerra, e se la sua scelta appare per larga parte del racconto quasi incomprensibile, ma nel finale, quando un po' di fili vengono riannodati, le cose appariranno un po' logiche e giustificate.
Satoru però non è un asociale nè un personaggio problematico, è la sua concezione della vita, morbosamente legata alle sue radici che lo porta a fare le sue scelte, contrariamente a tutti i suoi amici che mosche scapperanno via come ne avranno la possibilità.

mercoledì 5 giugno 2013

La Grande Bellezza ( Paolo Sorrentino , 2013 )

Giudizio: 8/10
La Roma sacra e la Roma puttana

La Roma di Paolo Sorrentino sembra rimandare ad archetipi antichi, a cartoline cinematografiche del passato su cui è stampigliata la firma indelebile di Federico Fellini: La Grande Bellezza sembra muoversi verso quei modelli, salta subito alla memoria e all'occhio La Dolce Vita e Roma del Maestro riminese, ma il rimando è quasi automatico, come un riflesso condizionato, probabilmente improprio perchè Sorrentino non ha la stessa pietas narrativa di Fellini, non chiede empatia per i suoi personaggi, semmai suscita e invoca sentimenti opposti dal disgusto al disprezzo più totali, pur servendosi di un bestiario umano e di una gusto per il grottesco affini al grande regista de La Dolce Vita.
La Roma  di Fellini era il caos del GRA , le sfilate di moda dell'abbigliamento clericale, i rioni popolari, quella di Sorrentino è la Città Eterna Sacra delle chiese barocche e dei palazzi signorili, è la Roma del Colosseo ma è soprattutto la Roma puttana e sguaiata, il ventre molle in cui galleggiano i disperati che hanno venduto l'anima al divertimento a tutti i costi, gli psudo-colti che vivono di gossip e di falso edonismo; una umanità che trova nelle Feste sulle terrazze vista-mozzafiato la sua esaltazione fatta di cattivo gusto e di apparenza, dove saltano felici al ritmo delle canzoni dell'estate che lavano il cervello donnine scosciate, milf che tentano di essere arrapanti con movenze sinuose ed ammiccanti, peracottari arricchiti, cialtroni di ogni risma, cocainomani attempati e, primo fra tutti Jep Gambardella, autentico deus ex machina di questa grottesca movida privata notturna, colui che crea e distrugge le feste, che fa della mondanità l'essenza di una vita annoiata e arrendevole.

martedì 4 giugno 2013

C'est la vie mon cherie / 新不了情 ( Derek Yee / 尔冬升 , 1994 )

Giudizio : 7.5/10
Il melodramma della Hong Kong che fu

Il più classico dei melodrammi HKesi è probabilmente uno dei lavori più riusciti del regista Derek Yee che a suo tempo raccolse una messe di riconoscimenti per questo film in cui ancora si respira aria da pre handover: commedia brillante con esplosione melodrammatica di quelle intrise di quel gusto molto cantonese di affrontare le storie d'amore.
I protagonisti sono Kit, ombroso e insoddisfatto sassofonista frustrato nelle sue aspirazioni artistiche nonchè deluso sentimentalmente, tipico prototipo di personaggio inquieto e alla deriva e Min, ragazza piena di vitalità che si esibisce in strada con una compagnia di opera famigliare, che affronta la vita con semplicità e ottimismo.
L'incontro tra i due porta ad un binomio che nel suo insieme è un altro di quei luoghi comuni del cinema romantico: ognuno dei due saprà essere una spalla e uno stimolo per l'altro, superando anche le difficoltà che la madre di lei frappone alla loro unione.
Le rose e i fiori naturalmente, secondo il più classico dei canoni, non sono destinate a durare in eterno: la malattia che colpì Min da ragazzina, si riaffaccia dopo tanti anni mettendo a dura prova il rapporto tra i due che si andava sempre più saldando.

Juvenile Offender ( Kang Yi-kwan , 2012 )

Giudizio: 7/10
La strada comune verso il riscatto

La vita di Jigu è segnata già dall'inizio: persino il nome è un errore del nonno in fase di registrazione; non conosce il padre, la madre che lo ha messo al mondo da ragazzina lo ha lasciato col nonno che ora è gravemente malato e che conta solo sul ragazzo per la sua sopravvivenza, frequenta coetanei tutt'altro che raccomandabili, piccoli vascelli alla deriva in un mondo dove l'emarginazione si paga a caro prezzo e inevitabilmente fa la spola tra la scuola che frequenta svogliatamente e il riformatorio dove il giudice non ha alcuna intenzione di avere indulgenza con lui, ritenendo che allontanarlo dalla sua casa e parcheggiarlo nell'istituto per minori problematici sia la scelta migliore per il recupero del giovane.
Dal nulla spunta la madre e la possibilità di assaporare nuovi aspetti della vita attraverso la frequentazione e la conoscenza della donna, autentica sconosciuta fino ad un attimo prima.
Il percorso comune di figlio e madre, anch'essa travolta dalle problematiche della vita, segna tutta la seconda parte del film, descrivendo un tentativo di riscatto comune nel quale ognuno può essere lo stimolo decisivo per l'altro.

lunedì 3 giugno 2013

It's me , It's me ( Satoshi Miki , 2013 )

Giudizio: 4.5/10
L'Io moltiplicato

Cosa penserebbe ciascuno di noi se scoprisse che esistono delle nostre copie che se ne vanno in giro per il mondo tranquille? E se poi scoprissimo che forse l'originale non siamo noi ma una di quelle copie?
Ed un evento del genere scatenerebbe più il narcisismo egocentrico o la confusione dei ruoli ? E come ci sembrerebbero gli altri "noi" che come noi non sono?
Il film di Miki Satoshi It's me, It's me contiene in fondo tutte queste e molte altre domande che affiorano in una atmosfera che si fa sempre più surreale man mano che la storia procede e purtroppo ben presto quelle che sembrano domande cosmiche si perdono in un racconto dove oltre le moltiplicazioni del protagonista, le chiacchiere, regna l'appiattimento e la noia.
Il protagonista del film Hitoshi (interpretato dall'idol Kazuya Kamenashi) da il via a questo surreale bailamme appropriandosi di un cellulare dimenticato in un bar: da qui, pensando di fregarsi un po' di soldi fingendosi il proprietario del telefono, scopre che esistono altri Hitoshi, per molti versi differenti da lui, quasi della facce diverse di una stessa realtà.

Shackled ( Upi , 2012 )

Giudizio: 6/10
Il coniglio rosa immerso nell'incubo

Elang vive i suoi incubi notturni sempre nello stesso modo: omicidi, sangue a profusione e l'immancabile pupazzo a forma di coniglio, unica vera e stabile presenza in tutte le circostanze.
Che il protagonista abbia qualche sofferenza psicologica lo si capisce subito: la sua vita è un continuo rincorrere gli incubi notturni che lo portano a squarciare un velo sulla realtà che pian piano affiora con il passare del film, soprattutto quando si scopre che nel quartiere dove vive si nasconde probabilmente un serial killer.
I sogni inquietanti sono realtà filtrata dal subconscio oppure sono un affiorare di schegge impazzite dell'ossessione che attanaglia Elang ?
Dietro la risposta c'è la soluzione del film, thriller per certi aspetti interessante che però si perde un po' nella scelta narrativa troppo flemmatica.

sabato 1 giugno 2013

Touch of the Light / 逆光飞翔 ( Chang Jung-chi / 张荣吉 , 2012 )

Giudizio: 7/10
La forza dell'amicizia

Opera prima del poco più che trentenne regista taiwanese Chang Jung-chi, Touch of Light è stato uno dei film che alla rassegna udinese del FEFF ha riscosso maggior successo, ricevendo anche uno dei premi collaterali.
Rispetto al filone classico per cui il cinema taiwanese gode oggi di grande credito, la commedia romantica, questa pellicola si discosta alquanto andando a raccontare più una storia di amicizia , di riscatto e di affermazione che una storia d'amore.
Huang è un ragazzo cieco, con la grande passione per il pianoforte che vive nella campagna taiwanese che si trasferisce a Taipei per frequentare la facoltà di Musica; qui farà conoscenza con una aspirante ballerina,Chieh, che lavora in un chiosco di bibite.
Due aspirazioni a confronto, che vengono però da lidi opposti: lui , nonostante il difficile status è un ragazzo pieno di tenacia e di ottimismo, lei invece vive la sua aspirazione come una frustrazione in quanto incompresa da una madre sciroccata intenta solo a comprare prodotti di bellezza in offerta speciale e vessata da un fidanzato che non le presta attenzione.

The thieves ( Choi Dong-hoon , 2012 )

Giudizio: 5/10
Ladri che rincorrono Ocean's Eleven

In Corea The thieves  è risultato uno dei film che maggiormente hanno sbancato al botteghino nella storia del cinema coreano; in effetti il regista Choi Dong-hoon ha creato un lavoro che ha tutto per essere appetibile commercialmente: attori di fama, situazioni spettacolari, cast tecnico di primo ordine, scene d'azione e, non ultimo, il richiamo ad Ocean's Eleven di cui per buona parte sembra ricalcare il canovaccio narrativo.
La trama semplice , ma al contempo, artificiosamente articolata, fino ad un finale alla "ognuno per sè e Dio per tutti", si basa sul più classico dei colpi del secolo e si svolge tra Macao, Hong Kong e la Corea con tutto il corredo di personaggi loschi e misteriosi, ladri esperti in acrobazie, in furti con classe, in fughe in macchina che debbono mettere in atto un piano articolato e difficilissimo e per il quale vengono convocati dai quattro angoli dell'Estremo Oriente.
Tutti i personaggi, e forse qui sta il tratto più positivo del film, hanno il loro background personale che affonda nelle più varie problematiche, e costituiscono un piccolo universo che il colpo da mettere in pratica agglomera per un breve lasso di tempo, sufficiente a scatenare dinamiche e situazioni imprevedibili.

I have to buy new shoes ( Eriko Kitagawa , 2012 )

Giudizio: 6.5/10
Incontrarsi a Parigi

Il tema dello straniero in terra lontana è diventato negli ultimi anni uno fra i capisaldi più utilizzati su cui incentrare commedie per lo più dal tono agrodolce, basti citare il famosissimo Lost in Translation di Sofia Coppola; e, a parti invertite, I have to but new shoes, sembra proprio , almeno sotto taluni aspetti, un richiamo  a quel film, soprattutto perchè qui è un giapponese perso nella Ville Lumiere cui arriva in soccorso una connazionale trasferita ormai da anni in Francia.
La storia, assolutamente scarna e giocata su atmosfere e dialoghi (al limite del logorroico ad essere sinceri) in cui domina la pacatezza cui fa da sfondo scenico la magnificenza di Parigi, racconta infatti di Sen, giovane fotografo trascinato con forza dalla sorella nella capitale francese per essere poi comicamente mollato dalla stessa che ha da inseguire un artista vecchia fiamma che vive qui da anni.
L'incontro con Aoi, giornalista e frotografa , ben più matura del giovanotto piacente, diventa il classico pretesto per mettere a confronto ,fino a toccarsi fugacemente , due anime in pena: lei solitaria e preda della frequente nostalgia per il Giappone, lui insoddisfatto per il suo lavoro che trova poco appagante e tutto sommato spirito libero poco incline a legami. Come spesso accade in questi casi l'alchimia e l'attrazione silenziosa alimentano la situazione altrimenti destinata a chiudersi nello spazio temporale di poche battute.

giovedì 30 maggio 2013

All about my wife ( Min Kyu-dong , 2012 )

Giudizio: 5.5/10
Marito vessato e moglie dominatrice

Il povero Doo-yun a tutto avrebbe potuto pensare quel giorno in Giappone in cui offrì protezione e rassicurazione alla giovane Jung-in durante un terremoto, tranne che in quel momento iniziava il suo calvario sentimentale del quale vediamo sette anni dopo i risultati. Quelli che erano due giovani sono ora sposati felicemente (si fa per dire...) e quella vivace fanciulla che carpì il cuore del giovanotto è una dispotica, logorroica e ipercinetica moglie dalla quale si vorrebbe fuggire con qualsiasi mezzo.
Neppure il trasferimento pietito al capo della azienda per cui lavora Doo-yun in una desolata e sperduta località riesce a mettere al riparo l'uomo dalle attenzioni della donna; sembra che fuggire non sia possibile, quindi ecco che scatta la scintilla dell'uomo vessato e ridotto alla disperazione: assoldare uno strambo e all'apparenza poco credibile playboy per sedurre la moglie e avere quindi il coltello dalla parte del manico per potere chiedere il divorzio.
Finchè regge questa commedia delle parti All about my wife presenta momenti interessanti, ma quando nella seconda parte approda sui classici lidi da commedia romantica molti dei crediti acquisiti svaniscono implacabilmente.

mercoledì 29 maggio 2013

The Floating Castle ( Shinji Higuchi , Isshin Inudo , 2012 )

Giudizio: 7/10
Il buffo Samurai

Ispirato ad un episodio reale accaduto nel 1590, all'epoca del tentativo di unificare il Giappone da parte di Hideyoshi Toyotomi, The Floating Castle racconta del piccolo Castello di Oshi  che tenta di opporsi strenuamente ad un esercito potentissimo: 500 impavidi che tennero testa ad oltre 20 mila uomini prima di cedere le armi alle loro condizioni.
Detta così sembrerebbe la ben collaudata storia di eroica difesa nella lotta fra forze impari di cui la Storia si nutre dai tempi degli Spartani alle Termopili, invece The Floating Castle è fondamentalmente un film che se dobbiamo in qualche modo definire avremmo delle difficoltà, perchè l'epica del racconto ben narrata attraverso battaglie in stile kolossal si fonde ad un clima da commedia, creando un curioso mix che diverte in maniera intelligente.
Il Castello di Oshi è infatti in mano ad uno strano personaggio che del samurai ha veramente poco, piuttosto sembra quasi un guitto capitato lì per caso: anticonvenzionale, strampalato e goffo, preferisce trascorrere il tempo nei campi con i contadini tra danze rituali e raccolti, trattando viceversa i suoi collaboratori con distacco e quasi con disprezzo.
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