martedì 1 febbraio 2011

Double vision ( Chen Kuo-fu , 2002 )

Giudizio: 6/10
Thriller sovrannaturale

Una serie di misteriosi e inspiegabili omicidi mette alla prova le capacità investigative della polizia di Taiwan, i casi sembrano legati tra loro e vengono affidati al detective Huang Huo-tu , poliziotto dal passato e dal presente tormentato a causa della  decisione di denunciare la corruzione tra i poliziotti suoi colleghi con tanto di conseguente problema famigliare; per fare fronte al gap tecnologico gli viene affiancato un agente americano dell'FBI, col quel condurrà le indagini, tra l'avversione dei colleghi e i consigli amichevoli di qualcuno che è rimasto dalla sua parte.
Le tracce investigative conducono ad una misteriosa setta taoista che sembra voler percorrere il sentiero che conduce all'immortalità seguendo un antico codice.
In un crescendo di indagini investigative contaminate da aspetti sovrannaturali, tra simboli e codici criptici, c'è anche tempo per la nascita di una amicizia tra Huo-tu e l'americano che ben superano le barriere culturali.

Finale sospeso tra dramma, fantasmi, sovrannaturale e un po' di confusione che non giova alla riuscita del film.
Il film parte bene, illudendo riguardo ai registri narrativi scelti (horror, action movie), e tutta la narrazione è quasi freneticamente disseminata di frammenti di indizi che il regista lascia lungo la strada, incentrando il suo interesse principalmente sulla figura tragica e tormentata del detective, ma quando Pollicino-Chen Kuo-fu torna sui suoi passi a cercare le briciole di pane lasciate sul percorso , smarrisce la strada perchè non riesce a ritrovarle e a riannodare la narrazione su un piano unitario, dando l'idea di una storia che si dibatte tra religione, superstizione, profezie taoiste, sogno e allucinazione.
Il risultato è che il film raggiunge a mala pena la sufficienza, racimolando due stellette spuntate, dando l'impressione che l'unica cosa che veramente emerge è una certa confusione ad elaborare e fondere la struttura del racconto.
Qualche bel momento lo regala indubbiamente (il tempio taoista  preso d'assalto dalla polizia, alcuni dialoghi tra i due protagonisti, certi scorci di Taiwan) ma nel complesso manca una sintesi finale che rende l'epilogo non molto intellegibile e scialbo , nonostante il tentativo di colpo di coda sugli ultimi fotogrammi.
Senz'altro da apprezzare l'interpretazione di Tony Leung  Ka Fai e dell'americano David Morse, convincenti nei loro ruoli permeati di drammaticità. 

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