mercoledì 23 gennaio 2013

Bed Time ( Jaume Balaguerò , 2011 )

Giudizio: 7.5/10
La felicità e il trionfo della malvagità

Il palazzo sembra quasi lo stesso di REC, solo che stavolta non ci sono presenze oscure e appestati, bensì il classico coacervo di persone che abitano in un condominio ed un portiere, cortese, posato, tipico uomo medio.
Ma anche stavolta, come fece con la celebre accoppiata di REC, Balaguerò riesce,  circoscrivendo l'universo nell'ambito di quattro mura, a raccontare una storia che , se possibile, risulta ancora più angosciante.
Cesar , il portiere che vediamo all'inizio in bilico sul terrazzo, è una persona sola, il cui unico contatto con l'esterno è la visita che fa alla madre ricoverata, si alza e va a dormire ascoltando una trasmissione radiofonica dove chi telefona ha da raccontare solo infelicità e depressione; ma soprattutto in lui risiede una malvagità che non sembra avere fondo, un sentimento che prende il posto della felicità di cui lui sostiene non conosce le forme, essendo impossibilitato a provarla, quasi fosse un difetto genetico.
La sua malvagità, tale da farne un prototipo difficile da riscontrare nel Cinema , non ammette spazio per chi invece affronta la vita perennemente col sorriso e con l'ottimismo, motivo per cui il suo bersaglio preferito di una guerra psicologica ( e non solo) diventa Clara, una inquilina di cui detesta il sorriso e l'allegria. 

Il gioco al massacro che Cesar mette in atto, ribaltando il solco narrativo che la scena iniziale aveva tracciato, fa sì  che il film viva su una continua e insinuante tensione che poggia più sul non visto e sul non detto che sull'apparenza; l'aver creato un personaggio così malvagio che però non incute il disprezzo che meriterebbe è un intrigante processo di assimilazione che Balaguerò mette in pratica, mostrandoci una realtà che a volte non è così diversa dalla finzione.
E non inganni il finale, letto da qualcuno in chiava ottimistica: è il trionfo della cattiveria pura, non uno sguardo più ottimista solo perchè mostrato colorato di mare e degli occhi di un bambino.
Il tema dell'intrusione nella vita privata è di quelli che ossessionano l'odierna civiltà (pronta però a mostrarsi anche intimamente  nei Social Networks) e il regista centra in pieno l'obiettivo grazie ad un lavoro originale che riesce a fondere paure ed ossessioni e dove la felicità personale può diventare il trionfo della perfidia.
Il condominio come paradigma di una società che ribolle di sentimenti contrapposti, di paure e di incubi, proprio come fece con REC; stavolta però tutto ha un sapore di tangibilità fin troppo vicina e per ciò ancora più opprimente e carica di terrore e disagio.
Luis Tosar , che già in Cella 211 aveva dato prova di sè, si conferma come un attore coi controfiocchi: faccia e sguardo che non saranno quelli Hannibal the Cannibal e neppure di Calvin Candie, tanto per rimanere a due malvagi doc, ma che incutono ancora più timore proprio per la loro ovvietà ed asetticità.

1 commento:

  1. un ottimo thriller!
    anche se devo ammettere che, a distanza di qualche mese dalla visione, non è un film di quelli che ti lasciano molto...

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