Giudizio: 7/10
Scritto e diretto dalla attrice svizzera Lisa Bruhlmann alle prese con la sua opera prima, Blue My Mind giunge alla Festa del Cinema di Roma dopo l'anteprima al Festival di San Sebastian e dopo aver ricevuto un paio di importanti riconoscimenti al Festival di Zurigo: attraverso il racconto della giovane protagonista Mia il film è una attenta indagine su un disagio adolescenziale che nel suo percorso assume connotati quasi soprannaturali.
La ragazza va a vivere alla periferia di Zurigo con la sua famiglia, il suo inserimento e adattamento alla nuova realtà è tutt’altro che semplice anche perché i genitori da buoni svizzeri pensano al lavoro e ai loro impegni; a scuola , dopo un iniziale avversione reciproca Mia stringe amicizia con le ragazze più spigliate , interessate solo a divertirsi.
L’integrazione però per Mia non può che passare attraverso delle tappe che prevedono situazioni per lei estranee: il sesso sfrenato, i furti nei centri commerciali, gli atteggiamenti da lolita.
Lungi dall'essere rassicurata la ragazzina continua a credere di non essere la figlia naturale dei genitori, persevera nei suoi atteggiamenti di chiusura, qualcosa che viene dal profondo della sua anima alimenta il suo profondo disagio.
Parallelamente al processo di crescita tumultuosa, qualcosa si sveglia dal più profondo del suo essere, come una mutazione genetica che fa di lei un essere in via di trasformazione che si ripercuote sul suo corpo giovane ma già in apparente stato di decadimento.
Lungi dall'essere rassicurata la ragazzina continua a credere di non essere la figlia naturale dei genitori, persevera nei suoi atteggiamenti di chiusura, qualcosa che viene dal profondo della sua anima alimenta il suo profondo disagio.
Parallelamente al processo di crescita tumultuosa, qualcosa si sveglia dal più profondo del suo essere, come una mutazione genetica che fa di lei un essere in via di trasformazione che si ripercuote sul suo corpo giovane ma già in apparente stato di decadimento.
La mutazione corporea cui va incontro Mia è la metafora della sua fuga dal mondo “normale”, da quel mondo in cui ormai lei è un piccolo segmento e dal quale è impossibile uscire.

