mercoledì 10 giugno 2020

Microhabitat ( Jeon Gowoon , 2017 )




Microhabitat (2017) on IMDb
Giudizio: 8/10

Presentato per la prima volta al Festival di Busan del 2017, è soprattutto nei due anni seguenti che l'opera prima della giovane regista Jeon Gowoon raccoglie importanti riconoscimenti nel circuito festivaliero nei quattro angoli del mondo: Microhabitat  è infatti un lavoro che si aggiunge alla folta schiera di pellicole che dimostrano in maniera inequivocabile come , soprattutto negli ultimi anni, il cinema indipendente coreano, tutt'altro che schiacciato e soffocato tra mainstream e blockbuster, ha raggiunto considerevoli livelli di qualità.
Il film narra la storia di Miso una trentenne che sbarca il lunario lavorando come domestica part time, vive in una modesta e freddissima casa, gestisce la sua scarna disponibilità di denaro privilegiando le sigarette ed il whiskey dei quali non riesce a fare a meno, e che insieme al fidanzato anch'esso tutt'altro che ben messo economicamente e col quale , a causa dei forti debiti che ha, non vive neppure assieme, costituiscono i soli, unici, piccoli piacere della vita.
Per tale motivo allo scoccare del 2015 quando il governo raddoppia il prezzo delle sigarette e il padrone di casa le aumenta l'affitto, di fronte ai conti che impongono un taglio deciso alle spese, Miso decide di lasciare la casa, pur di non rinunciare ai suoi piccoli piaceri.


Inizia così a girovagare presso i vecchi amici dell'università coi quali suonava in una band, per rimediare un tetto dove dormire: Miso però è tutt'altro che molesta e scroccona, anzi spesso porta con sè un ottimismo e una gentilezza che i suoi amici non hanno, anzi , seppur apparentemente tutti in condizioni più agiate di lei, vivono però una esistenza triste, dove hanno visto fallire le loro vite; chi la rifiuta senza mezzi termini, chi l'accoglie ma vive col marito e suoi genitori facendo la donna di casa a tempo pieno, chi invece è sull'orlo della disperazione per essere stato lasciato dalla moglie, chi vive ancora coi genitori e che vede in lei una possibile moglie ed infine chi è diventata ricca ha una casa immensa grazie ai soldi dei suoceri e che ormai è distante anni luce dal modo di vivere la vita che avevano  quando suonavano assieme.
Il peregrinare di Miso nelle varie case degli amici si tinge spesso di momenti divertenti, ma poi quello che prevale è un senso di profonda tristezza per come il tempo ha cambiato le cose e le persone, e un bel finale sospeso tra l'enigmatico, il fiabesco e il poetico ci dà il senso di tangibilità di esistenze provate dall'opprimente metropoli e dal tempo trascorso che ha segnato le vite in maniera indelebile.
Jeon Gowoon stupisce notevolmente in questo suo esordio, perchè Microhabitat è lavoro che poggia su basi solidissime: anzitutto c'è la costruzione di un personaggio, quello di Miso, magnificamente interpretata da Esom, verso il quale si prova subito una irresistibile simpatia, vuoi per le sue scelte di vita, vuoi per la filosofia  che si nasconde dietro queste scelte; la regista gioca molte carte con la protagonista  perchè da subito appare come il personaggio più equilibrato, al di là delle apparenze, non a caso è lei che giunge nelle case con il capo chino a chiedere ospitalità ma poi di fatto è sempre lei che porta nelle esistenze dei suoi vecchi amici una ventata di gentilezza e di ottimismo; se lei appare a prima vista la classica perdente , la storia ce la restituisce come colei che invece  riesce ad avere dalla vita ancora qualche piccolo piacere che riscalda l'anima.
La descrizione che fa Jeon delle atmosfere inoltre è molto ben equilibrata, evitando momenti di melodramma o particolarmente carichi emotivamente, piuttosto i toni sono quelli il più possibile vicini alla realtà quotidiana nella quale tutti si possono riconoscere, soprattutto coloro che si trovano a vivere realtà metropolitane che portano al distanziamento e all'alienazione oltre che alla solitudine con se stessi.
Il tempo che passa , che lascia i segni, che cambia le vite e le persone, che allontana e che qualche volta avvicina pure è il forte tema sul quale la regista insiste nel presentarci le interazioni di Miso coi suoi vecchi amici; solo la protagonista rimane simile a se stessa, ha proseguito ad essere se stessa anche dopo la vita universitaria, quando il cambiare  diventa spesso una necessità.
Miso è  infine l'ottimismo di chi dalla sua vita semplice, rigorosamente spartana per necessità, sa trarre i piccoli piaceri che la rendono vivibile o che perlomeno aiutano a stemperare i momenti bui, un invito a considerare la vita sotto una prospettiva forse meno materiale o meno frenetica in favore della semplicità.
Nel complesso insomma Microhabitat è lavoro che sorprende per la sua solidità, per la sua struttura narrativa che tende al minimalismo e per il fatto che la regista sembra avere notevoli doti anche tecniche che ne fanno uno dei personaggi da tenere sotto occhio per i prossimi anni; un altro lavoro insomma del sempre più fertile panorama cinematografico indipendente coreano.
Come già accennato straordinaria la prova di Esom nel ruolo da protagonista, sicuramente la migliore della sua carriera, soprattuto per la capacità di dare una carica umana a Miso che ne fa uno dei personaggi più belli visti di recente sul grande schermo; va aggiunto a ciò che comunque tutto il cast si è mostrato all'altezza soprattutto nell'interazione con la protagonista.


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