L'esordio dei fratelli Coen con l'occhio fisso su Hitchcock
Dopo aver visto il bel remake di Zhang Yimou, si imponeva una rivisitazione del lavoro d'esordio dei fratelli Coen, ormai 27 anni orsono.
L'idea che di grandissimo film si tratti si consolida ancora più , anche alla luce delle loro opere seguenti: è un film che contiene molti dei perni dominanti la cinematografia dei registi , esplicitamente dichiarati nel breve prologo parlato, con in più un impronta da noir che richiama opere e Maestri del passato.
La storia parte con una atmosfera che sembra creata da Chandler, si sviluppa con ritmi e canoni tipicamente hitchcockiani e si coagula intorno al concetto base del Coen-pensiero: una umanità ferita e corrosa dall'avidità verso cui il fato (neppure tanto cieco) si accanisce a scagliare dardi velenosi.
L'idea che di grandissimo film si tratti si consolida ancora più , anche alla luce delle loro opere seguenti: è un film che contiene molti dei perni dominanti la cinematografia dei registi , esplicitamente dichiarati nel breve prologo parlato, con in più un impronta da noir che richiama opere e Maestri del passato.
La storia parte con una atmosfera che sembra creata da Chandler, si sviluppa con ritmi e canoni tipicamente hitchcockiani e si coagula intorno al concetto base del Coen-pensiero: una umanità ferita e corrosa dall'avidità verso cui il fato (neppure tanto cieco) si accanisce a scagliare dardi velenosi.


