lunedì 29 aprile 2024

Under the Light / 坚如磐石 ( Zhang Yimou / 张艺谋 , 2023 )

 




Under the Light (2023) on IMDb
Giudizio: 7/10

Dopo quattro anni di oblio nei quali si erano perse quasi irrimediabilmente le tracce, riemerge dalle fitte nebbie la crime story metropolitana del carismatico rappresentante della Quinta Generazione di cienasti cinesi Zhang Yimou: girato subito dopo il suo bellissimo omaggio al Cinema One Second, Under the Light è andato incontro a varie vicissitudini, covid e censura in primis, anche se quest'ultima ufficialmente non sarebbe intervenuta, ha visto la luce sugli schermi cinesi alla fine dello scorso settembre ottenendo anche un buon successo di pubblico, oltre che qualche riconoscimento limitato sempre ai confini nazionali.
Il film di Zhang è , come abbiamo detto, un mix tra atmosfere da noir e da crime story,  in un paesaggio urbano da terzo millennio costituito da una città di fantasia Jingjiang ( il set reale è la megalopoli Chongqing), che costituisce se non un evento unico, sicuramente raro per il cinema di Zhang solitamente rivolto ad ambientazioni rurali o comunque di provincia.
Il film inizia sin da subito con toni drammatici; un tentativo di sequestro di un bus da parte di un  cittadino incavolato a morte con l'amministrazione  che pretende di parlare con il vice sindaco Zheng Gang, pena l'esplosione di una bomba che ha con sè; il vice sindaco viene subissato di accuse dall'uomo prima che la bomba inspiegabilmente esploda.



A coordinare la polizia nell'azione c'è il figlio del vice sindaco, Su Jianming che riesce a mettere in salvo il padre, ma non solo: viene anche incaricato di eseguire le indagini su quanto accaduto, essendo chiaro sin da subito che il fatto crimonoso altro non è che una manovra rivolta contro il padre.
Sebbene sconsigliato dal padre stesso, col quale Jianming ha un rapporto conflittuale dovuto soprattutto al fatto che il suo ruolo di figlio adottivo non sia mai stato chiarito dai genitori, il giovane , coadiuvato nelle indagini dalla sua collega ed ex fidanzata Li Huilin, rivolge il suo interesse verso un ricco uomo d'affari ,Li Zhitian,un faccendiere di alto rango che sembra avere le mani in pasta in molti traffici, per lo più loschi, e che non disdegna di comportarsi da autentico gangster.
Ma soprattutto Su scopre che il legame tra il padre e Li Zhitian non è solo basato su una antica conoscenza sin dai tempi della scuola, come il padre  riferisce, ma esiste anche il forte sospetto che i due abbiano più di qualche affare in comune.
Intorno a questo nucleo  prendono il via diverse linee narrative che convergono e divergono durante tutto il racconto col risultato di ingarbugliare anche oltre il necessario una storia che già di per sè presenta diverse tematiche.
In effetti scavando nel torbido Su non solo porta a galla storie di corruzione ad alti livelli, ma ve anche a rovistare nel passato portando alla luce eventi drammatici e personali, oltre che a mettere in gioco se stesso di fronte agli eventi che si succedono: inevitabilmente la sua onestà e probità da ufficiale tutto di un pezzo lo porterà ad affrontare situazioni che coinvolgono pesantemente la sua vita privata che comunque sarà sempre in secondo piano rispetto alla lotta al crimine e alla corruzione.

lunedì 15 aprile 2024

All of Us Strangers [aka Estranei] ( Andrew Haigh , 2023 )

 




All of Us Strangers (2023) on IMDb
Giudizio: 8/10

Sei anni dopo il non totalmente convincente Charley Thompson, il regista inglese Andrew Haigh,  ispirandosi al romanzo omonimo di Taichi Yamada, dirige  All of Us Strangers tradotto ( male come spesso avviene))  in italiano in Estranei e che ha visto la luce anche sui nostri schermi dalla fine di febbraio.
Film che ha fatto discutere molto, tra chi lo considera un capolavoro, o quasi, e chi invece lo ritiene sopravvalutato e senza particolari ambizioni artistiche.
Lungi dal volere partecipare al certame va detto però che l'opera di Haigh necessita di una lettura attenta , pena il considerarla appunto superficiale e priva di valore: questo avviene perchè la storia , semplice o di impegnativa lettura, a seconda di come se ne affronta la visione, è una di quelle che appartiene a quel "cinema sensoriale" capace di scavare all'interno per raggiungere il traguardo finale a seconda di come abbia scosso i nostri sensi, la nostra emotività, la nostra sfera sensoriale.
Adam è uno sceneggiatore ormai prossimo alla mezza età, anche se mantiene quell'aura fatta di timidezza e di pudore che ne nasconde l'età apparente; vive in un grande condominio della cinta periferica di una luminosa Londra che si staglia nella notte all'orizzonte allo sguardo dalle grandi finestre del suo appartamento; il palazzone è semidisabitato, gli unici sguardi fugaci sono con un altro uomo che vive ai primi piani e che si incontrano quasi impercettibilmente nella notte tra strada e balcone durante uno dei tanti e fasulli allarmi anti incendio.



Una sera di queste alla porta di Adam suona Harry, proprio quell'uomo, solitario anch'esso, con cui condivide lo spettrale e inquietante palazzone e che quella sera però vorrebbe condividere con qualcuno la sua solitudine; Adam quasi di impulso rifiuta la sua compagnia, ma quello , lungi dall'essere un rifiuto totale diventa il primo passo per una conoscenza che ben presto sfocia in un appassionato rapporto amoroso.
Adam soffre di quella crisi ispirativa che gli impedisce di iniziare un suo nuovo lavoro e che al tempo stesso è la spia di un malessere che cova dentro e che l'incontro con Harry sembra avere accesso definitivamente, ma bastano pochissime parole scritte  a mo' di titolo per far germogliare in lui l'interesse per una storia: "Esterno Sobborgo, 1987".
Lo vediamo allora prendere il treno e recarsi nel sobborgo di Londra dove è nato e dove ha vissuto fino a 12 anni quando il destino lo ha privato dei genitori morti entrambi in un incidente stradale: giunge in quel sobborgo, c'è ancora la sua casa e dentro ad essa ci sono i suoi genitori, tali e quali a quell'ultima volta in cui li vide vivi, più giovani di lui su cui la vita ha invece continuato a scorrere e che lo aspettano da tanto tempo.
Da qui in avanti la storia procede tra le visite che Adam compie dai suoi genitori con i quali cerca di ricostruire quanto la morte ha interrotto in una atmosfera tra l'onirico e la favola e il racconto del rapporto amoroso con Harry che diventa una liberazione per Adam finalmente in grado di provare  e mostrare sentimenti che per tanto tempo aveva tenuto chiusi in se stesso.

sabato 6 aprile 2024

Where the Wind Blows / 風再起時 ( Philip Yung / 翁子光 , 2022 )

 




Where the Wind Blows (2022) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

C'è una filmografia bella nutrita incentrata in maniera più o meno completa sulle figure di Lui Lok e Nam Kong, leggendari personaggi della storia di Hong Kong, passati agli onori imperituri per essere stati capaci di mettere in atto un sistema di corruzione che ha regnato nell'ex colonia inglese dal primissimo dopo guerra alla metà degli anni 70 quando fu creata la ICAC, agenzia governativa contro la corruzione, voluta dagli inglesi e caldeggiata dalla popolazione hongkonghese, stufa dei comportamenti da gangster di gran parte dei poliziotti.
Il regista Philip Yung, anche sceneggiatore dei suoi lavori, già in Port of Call aveva dato prova di sapere costruire bene le giuste atmosfere in relazione alle storie raccontate, e questo Where the Wind Blows, soprattutto per le tematiche affrontate tende ad ergersi come un affresco di un trentennio e passa della vita di Hong Kong a partire dalla guerra, periodo in cui il racconto ha inizio per poi tra salti temporali e feedback passare nei tre decenni successivi, principalmente seguendo le vicende dei due protagonisti ma di fatto disegnando un excursus sociologico e politico della Hong Kong coloniale.



I due personaggi cardini del film vengono presentati sin dai giorni della scuola di polizia cui sono iscritti, per passare poi ai primi servizi come poliziotti, la scoperta della corruzione e l'inevitabile coinvolgimento pena le violenze dei commilitoni fino alla scalata nei ranghi della polizia che va di pari passo con il loro coinvolgimento nei loschi accordi con le triadi: mentre Lui Lok è spesso guidato dal suo egocentrismo e dalla spavalderia, Nam Kong appare invece un personaggio più ambiguo e più astuto, tant'è che diverse volte le strade dei due sembrano intrecciarsi pericolosamente.
In questo trentennio che Yung disegna con molta efficacia possiamo apprezzare sia la descrizione di come la corruzione si impadroniva delle forze di polizia e di come tutto sommato sembrasse un fatto normale che ufficiali di polizia avessero addirittura una base al di fuori degli edifici pubblici, in una suite lussuosa in un albergo di prestigio e da lì gestissero i loro traffici, sempre con l'ipocrita alibi che in quel modo potevano controllare le triadi ed evitare che le strade della città diventassero dei campi di battaglia, sia l'evoluzione che questa situazione presenta nel momento in cui c'è da sporcarsi le mani coi trafficanti di droga; dall'altro lato il regista costruisce due personaggi indubbiamente forti, vividi, con i loro vizi, le loro ambizioni, ma anche il loro background con tratti oscuri e con le loro debolezze (soprattutto Lui Lok).
Al di là dell'epopea storica che è quella di tutta una comunità e che Yung per ovvie ragione deve affrontare con una massiccia dose di sintesi, Where the Wind Blows è un film che ha proprio nella regia elegante , a tratti quasi sofisticata, non priva di qualche guizzo ( gli inserti da musical ad esempio) il suo punto di forza: sostenuta dalla fotografia eccellente di Chin Thinchang che ben sottolinea le atmosfere dell'epoca  in alcuni momenti Yung sembra avvicinarsi pericolosamente al Cinema di Wong Karwai, dove colori, luci, atmosfere sospese e volutamente fissate nel vuoto danno un tocco di eleganza che va detto però non risulta fastidioso nè dozzinale o affettato, al punto da apparire persino un omaggio al Maestro.

giovedì 4 aprile 2024

Only the River Flows / 河边的错误 ( Wei Shujun / 魏書鈞 , 2023 )

 




Only the River Flows (2023) on IMDb
Giudizio: 8/10

Sceglie ancora la Croisette per presentare il suo film Wei Shujun, autore che ormai sembra avere costruito un legame fortissimo e indissolubile con la rassegna cinematografica di Cannes, la prima che intravide in lui un autore originale e dotato di talento cinematografico sin dal cortometraggio che segnò il suo esordio e per il quale fu premiato  .
Only the River Flows, presente nella rassegna collaterale un Certain Regard, in effetti è risultato tra i lavori più apprezzati nella manifestazione francese confermando quanto di buono aveva fatto intravvedere nei lavori precedenti, soprattutto in quel Ripples of Life apprezzabilissima opera che guarda alla situazione sociale della Cina moderna e al contempo riflette sul Cinema.
Sebbene la nuova fatica di Wei sia un lavoro di tutto altro genere, all'apparenza cupo, quasi pessimista, che si nutre dei canoni del noir neppure troppo alla cinese, i legami ideali con la pellicola precedente non mancano, quasi che il regista volesse comunque mantenere un filo logico e coerente nella sua narrazione.
Anche qui siamo nel cuore della provincia cinese , anno 1995, dove tutto inizia a trasformarsi, dove le rovine del passato sono ancora in piedi a ricordarlo ed il futuro è ben lungi dall'essere abbracciato e con esso il benessere, almeno nelle grandi aree urbane; la polizia locale si trova alle prese con l'omicidio di una anziana donna sulle rive del fiume, un'evento inspiegabile a maggior ragione perchè nel villaggio si conoscono praticamente tutti.



Il comandante delle forze di polizia ( tipico burocrate ancora intriso di un passato decennale  ma che parla come un funzionario moderno) assegna il caso al suo detective più brillante Ma Zhe ( un eccellente Zhu Yilong); le tracce da seguire sono poche e almeno all'inizio di scarsa importanza: una borsa da donna trovata sul luogo del delitto contenente una audiocassetta, qualche impronta, piccoli dettagli che non dicono nulla.
Utilizzando le scarse e ben poco evolute risorse ( quasi esilarante la scena con cui vengono usati dei maiali morti e pronti per essere consumati per capire che arma è stata usata per uccidere la vecchia) il detective porta avanti le ricerche che man mano che procedono sembrano coinvolgere altri personaggi, all'apparenza senza alcun legame tra loro, e soprattutto si verificano altri omicidi, per i quali si sospetta fortemente di un giovane uomo con disturbi mentali che la donna morta aveva preso con sè dopo la morte del marito.
Il caso sembra volgere al termine, i tasselli adeguatamente manipolati sembrano combaciare, le autorità superiori spingono per chiudere l'indagine  al più presto, ma il detective Ma è tutt'altro che convinto della situazione che sembra emergere, anche perchè nel frattempo Wei , con grande scaltrezza e brillantezza narrativa ha infarcito la storia di una serie di tematiche striscianti che però non tardano ad emergere: la futura paternità di Ma che però è resa angosciosa dal rischio di ritardo mentale del figlio per una situazione patologica genetica che potrebbe affiorare e che obbliga i genitori a prendere in considerazione un eventuale aborto ( ma siamo in epoca di politica del figlio unico...), uno stato di ossessione crescente che avviluppa lo stesso detective  al caso e ai suoi protagonisti che si traduce perfino in visioni oniriche e in allucinazioni, un accenno ai costumi sessuali, ovviamente assolutamente ortodossi, che alcuni personaggi violano palesemente ( uno dei protagonisti di questo intricato caso di omicidio ha passato sette anni in galera per condotta oscena e contronatura...).

martedì 26 marzo 2024

La Passion de Dodin Bouffant [aka The Taste of Things] ( Tran Anh Hung , 2023 )

 




The Taste of Things (2023) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Tran Anh Hung, regista vietnamita di nascita ma ormai francese di adozione, ha sempre centellinato i suo lavori nell'arco di tempo dei 30 anni che intercorrono tra il suo folgorante esordio con Il profumo della papaya verde, straordinaria Palma d'Oro a Cannes nel 1993 fino a La Passion de Dodin Boufannt, presentato nel 2023 anch'esso a Cannes riscuotendo il Premio alla regia.
Anche Venezia nel 1995  lo consacrò al mondo del Cinema assegnandogli la Palma d'oro per l'eccellente Cyclo, opera girata da Tran interamente nel suo paese natale; in questo trentennio. e nonostante la reputazione ormai raggiunta il regista franco-vietnamita ha sempre trovato difficoltà nel portare a termine i suoi lavori, col risultato che in un trentennio vanta al suo attivo solo sette opere, di cui solo tre negli ultimi 13 anni.
L'opera, sicuramente tra le più ambiziose di Tran in questo caso ha ricevuto una importante spinta produttiva che ha permesso al regista di mettere sulla scena assieme due tra gli attori più stimati del cinema francese, Juliette Binoche, ormai una musa imperitura e Benoit Magimel , salito nella considerazione dopo l'eccellente prova di Pacifiction di Albert Serra, e di non risparmiare nella costruzioni degli ambienti richiamando le atmosfere di fine 800 , epoca in cui la storia è ambientata.



Film girato quasi totalmente all'interno del castello dimora di Dodin Bouffant , famoso gastronomo francese antesignano degli chef moderni, narra del rapporto professionale e personale tra quest'ultimo ed Eugenie , cuoca provetta che lavora per lui ormai da più di 20 anni.
Tra i due oltre ad una sintonia silenziosa fatta di gesti sul lavoro, esiste anche un rapporto personale sui generis, fatto di affetto, di sintonia , ma anche di rapporti sessuali, senza che però sia mai sfociato nel matrimonio, evento che proprio Eugenie non sembra considerare fondamentale per il proseguimento del loro rapporto.
Dodin sa di avere solo un'arma per cercare di convincere l'amata e recalcitrante Eugenie: quella della condivisione del piacere per il cibo, che è anche condivisione di esperienze gustativa e non solo, essendo la conoscenza delle tecniche di cucina un altro aspetto su cui il legame tra due persone può rendersi indissolubile.
Il film si sviluppa sempre più intorno alle due figure principali, mettendo sempre più ai margini il resto del racconto e focalizzandosi su un amore che trova nell'arte culinaria il suo legame principale.
Quando verso il finale del film, in un momento carico di poesia e di emotività, i due protagonisti si trovano a parlare tra loro come in una sorta di riassunto della loro vita, Eugenie chiede a Dodin " ma tu mi vorrai ricordare come cuoca o come moglie?" " come cuoca " sarà la risposta dell'uomo dopo una breve titubanza.
In questa risposta c'è tutto il senso del film di Tran; la gioia del condividere i piaceri del cibo, il mettersi al servizio dell'altro , come con grande passione farà Dodin quando Eugenie cadrà malata, il piacere di sperimentare e di trasmettere all'altro, offrono una lettura nuova , originale e potente del concetto di cibo in ambito cinematografico, come quasi mai abbiamo visto prima.

sabato 23 marzo 2024

Green Border ( Agnieszka Holland , 2023 )

 




Green Border (2023) on IMDb
Giudizio: 7/10

Riportando in primo piano la rotta migratoria ignominiosamente inaugurata nel 2021 dall'accoppiata più nefasta che popola l'Europa (  leggi Lukaschenko e Putin ) con lo scopo di creare un problema al confine del puteolente ex impero russo  con l'Europa, la regista polacca Agnieszka Holland, non nuova al cinema ad impronta civile,  racconta la crisi umanitaria scoppiata  appunto 3 anni orsono che va ad affiancarsi a quella ormai tristemente nota ed eternamente in prima pagina che deriva dalla rotta marittima che dalle coste africane conduce in Italia.
Il suo film inizia con una famiglia che fugge dalla Siria decomposta causa la presenza dell'Isis e della guerra per raggiungere l'Europa agognata attratta anche dalle infami menzogne del pagliaccio bielorusso, scagnozzo di Putin che promettevano facile ingresso in Bielorussia e successivo trasferimento in Polonia, segue poi la prospettiva di una guardia di confine, in attesa di diventare padre, che con i profughi ha a che fare tutti i giorni rendendosi protagonista , come i suoi commilitoni, dell'ignobile gioco a rimbalzo cui sono sottoposti i fuggiaschi letteralmente palleggiati con la violenza da una parte all'altra del confine; ed infine la storia viene raccontata attraverso gli occhi di una attivista di una organizzazione umanitaria che si occupa di dare aiuto ai profughi intrappolati sul confine, lanciati  come pacchi da una parte all'altra del filo spinato che segna il "confine verde" del titolo, che di verde non ha nulla , bensì il colore della morte e della violenza inumana.



La scelta di raccontare il film attraverso tre prospettive vuole anche essere una occasione per interpretare quelli che sono gli aspetti emotivi dei personaggi, non risparmiando nulla ai comportamenti dei suoi connazionali polacchi sul confine che a ben vedere gareggiano alla pari coi loro dirimpettai bielorussi.
Quello che sicuramente emerge da questo racconto è che l'orrore sembra veramente non avere mai fine quando di mezzo c'è gente che scappa dalla guerra e cerca di raggiungere quella che considera la terra promessa  dove però ad accoglierli c'è spesso l'indifferenza , quando va bene , o peggio delinquenti senza scrupoli quando va peggio.
Ed in effetti se possibile questa rotta terrestre, attraverso boschi e foreste nel cuore dell'Europa nasce e si sviluppa su basi, se possibile, ancora più ignobili e orribili di quella marittima a noi tristemente nota , se non altro perchè la rotta Turchia-Bielorussia -Polonia è una costruzione politica in cui i profughi vengono utilizzati per i giochetti da satrapi dei due compari: proiettili umani li abbiamo sentite definire, in una odissea fatta di violenza , di disperazione in cui ogni cosa può accadere, perchè quando si rimane inchiodati nella palude del confine riuscire a liberarsene è praticamente impossibile.

venerdì 15 marzo 2024

Memory [Michel Franco , 2023 )

 




Memory (2023) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Anche questa volta per presentare la sua ultima fatica, il regista messicano Michel Franco sceglie il palcoscenico della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia: con le su precedenti opere il regista aveva ottenuto il Premio della Giuria per Nuevo Orden e lusinghieri giudizi da parte della critica per Sundown; Memory, appunto l'ultima fatica di Franco, film girato negli Usa, sembra a prima vista avere poche attinenze con i due precedenti, opere da considerarsi quasi estreme nella loro (differente) durezza.
Memory invece può apparire sin da subito come una atipica ed inusuale love story che però affonda le sue deboli radici in un contesto molto buio e , a suo modo estremo anche esso.
Sylvia vive da sola Brooklyn con la sua figlia adolescente ( non esiste il seppur minimo accenno a chi possa essere il padre, anche se poi capito il contesto generale del film lo si può facilmente immaginare...), lavora in una casa di riabilitazione assistendo soggetti fragili non autosufficienti, ha un passato alle spalle di alcolismo , dal quale si è liberata ormai da 14 anni, pur continuando a frequentare una associazione di alcolisti anonimi.



Una sera , molto controvoglia, accetta di recarsi ad una reunion di ex compagni di scuola del liceo che appena può abbandona per fare ritorno a casa.
Sulla via del ritorno si accorge che un uomo che aveva visto alla festa la sta seguendo ed una volta rifugiatasi in casa l'inseguitore si mette seduto in attesa sul marciapiede. Avendolo trovato ancora lì la mattina seguente, in stato confusionale , la donna riesce a rintracciare il fratello grazie al telefono dell'uomo.
Colpita, o forse meglio dire incuriosita da questo episodio, Sylvia mette in moto la sua memoria e si convince che l'uomo sia un vecchio compagno di scuola che le aveva usato violenza ai tempi del liceo, sfruttando il suo stato di ebrezza alcolica.
L'uomo però non ricorda nulla perchè affetto da una forma di demenza precoce e Sylvia ad una iniziale reazione ostile fa seguire una fase di ripensamento: è lui veramente il violentatore, amico di un fidanzato dell'epoca  che sfruttava lo stato di alcolismo di Sylvia per approfittare di lei? oppure quell'uomo ha frequentato la scuola quando lei già se ne era andata perchè trasferitasi altrove?
I due iniziano a frequentarsi con Sylvia che funge da dama di compagnia , ma ben presto il rapporto si fa più intenso e sfocia nell'amore.

mercoledì 13 marzo 2024

About Dry Grasses ( Nuri Bilge Ceylan , 2023 )

 




About Dry Grasses (2023) on IMDb
Giudizio: 9.5/10

Il Festival di Cannes è un po' la seconda patria di Nuri Bilge Ceylan, ormai quasi adottato, almeno a livello cinematografico, dalla Francia sempre presente come contributo produttivo nei lavori del regista turco; a tutta la serie di premi ricevuti aggiunge quest'anno quello per la migliore interpretazione femminile ( una magnifica Merve Dizdar) , che forse non sarà il più prestigioso sebbene l'ultimo lavoro sia opera degna di Palma d'Oro.
Ma al di là dell'importanza dei premi About Dry Grasses ( che in Italia uscirà-non si sa quando- grazie alla meritoria opera di Movies Inspired col titolo di Racconto di due stagioni) è l'ennesimo capitolo della filmografia di un cineasta tra i più grandi del Cinema contemporaneo, che troppo colpevolmente viene spesso dimenticato quando si tratta di citare i sommi interpreti della Settima Arte.
Siamo , come sempre soprattutto negli ultimi lavori, nel ventre molle della Turchia asiatica, quel lembo di terra che non è più Europa , che si prolunga verso l'Asia e nel quale l'inverno ricopre con la fitta coltre di neve tutto ( immagine che avrà un forte significato anche in questa opera...); Samet è un insegnante di arte che presta servizio in un piccolo villaggio dell'Anatolia, vive insieme ad un suo collega e spera in breve tempo di poter finalmente ottenere  un trasferimento ad Istanbul, convinto che quello della metropoli sul Bosforo sia il suo mondo, dove cultura e tradizione si abbracciano.



Samet vive questa situazione con rassegnazione nella speranza di finire presto il suo periodo di apprendistato in provincia (come pare preveda la legge turca riguardo alle professioni socialmente importanti-insegnanti,militari, poliziotti), non ha grossa considerazione dei paesani e dei colleghi della scuola, solo una ragazzina , Sevim, sembra suscitare in lui qualche interesse ( senza fraintendimenti, la tematica pedofila non è neppure minimamente accennata e alla fine lo scopriremo inequivocabilmente , ma una certa ambiguità comunque si genera, almeno all'inizio).
Proprio un episodio di per sè insignificante in cui Samet mostra però la sua meschinità larvata, fa sì che dalla scuola , su segnalazione di due allieve, vengano mosse a lui e al suo collega coinquilino, accuse di aver avuto atteggiamenti non consoni verso le allieve; il tutto si risolverà con un nulla di fatto dal punto di vista disciplinare , tutto verrà sepolto sotto metri di neve, ma qualcosa nei due insegnanti ormai è scattato, anche perchè in qualche modo non vengono più visti come prima da parte degli allievi e dei colleghi.
Nello stesso momento i due iniziano a frequentare una loro collega, Nuray, insegnante di inglese, attivista politica, che insegna nella vicina città e che i due conoscono quasi come in un appuntamento al buio: dapprima Samet è disinteressato alla donna , ma quando vede l'amico Kenan stringere con lei  amicizia sono ancora la sua acrimonia e meschinità a prendere piede.
L'irruzione nella storia di Nuray ha l'effetto di portare a galla in Samet quello che ristagna nel suo profondo, la sua idea di socialità e di egoismo, il suo (dis)impegno politico, il suo individualismo, il suo accidioso nichilismo, il tutto espresso in una delle scene più belle che il Cinema abbia mai mostrato negli ultimi anni.
Passato l'inverno, finita la scuola, ottenuto (almeno pare) il trasferimento di Samet ed esplosa l'estate vediamo i tre in gita presso un sito archeologico e la fine poetica e filosofica di un film che riesce a toccare a vari livelli coscienza ed emotività in una atmosfera che mescola la rassegnazione e il crepuscolare.
L'osservazione che viene mossa abitualmente a Ceylan è quella di fare sempre lo stesso film, cambiando solo qualche contesto e qualche situazione: ammesso che ciò sia vero, comunque il regista turco , in questa ipotetica rigorosa fedeltà a se stesso, riesce sempre a raccontare qualcosa che riesce a coinvolgere e ad avvolgere , non sprecando mai neppure un minuto dei suoi mastodontici lavori.

lunedì 4 marzo 2024

La zona d'interesse [aka The Interest Zone] ( Jonathan Glazer , 2023 )

 




The Zone of Interest (2023) on IMDb
Giudizio: 10/10

Schermo nero, titolo scritto in bianco che campeggia nel centro; lentamente il bianco svanisce, il nero rimane e una musica stridente  che dapprima raggela poi lascia spazio a note che sembrano provenire da un baratro che sprofonda nella terra; note che solcano lo schermo nero, in mezzo qualche rumore metallico, forse addirittura  delle voci lontane, il tempo passa... Poi lentamente qualche cenno di vita si fa strada: cinguettii lontani, sempre più frequenti e più limpidi e alla fine dopo alcuni minuti interminabili il mondo si apre , squarciando il nero dello schermo con una immagine bucolica anche essa interminabile, piano fisso in lontananza che riprende scene d'estate su una riva di un fiume, qualche mormorio , qualche gesto lontano.
In questo inizio tra i più strazianti e drammatici possibili, Jonathan Glazer cala il biglietto da visita della sua personale (e geniale)  lettura dell'abominio nazista: aguzzate le orecchie, sembra avvertire, perchè non vedrete nulla ma ascolterete quello che a volte, soprattutto senza vedere, può essere più lacerante e raccapricciante di ogni cosa; il Cinema, arte visiva per eccellenza, nata senza parole, al massimo una musica ad accompagnare, demanda al suono, quello generato non dagli strumenti musicali bensì dalla follia umana, il racconto di una delle più grandi tragedie dell'umanità, uno dei trionfi più assurdi del male e della follia lucida dell'uomo.



La famigliola che vediamo in riva al fiume , in quello che potrebbe sembrare quasi un quadro impressionista, è quella di Rudolf Hoss, gerarca nazista , comandante del campo di sterminio di Auschwitz; c'è la moglie , i figli, dei ragazzi ospiti che si godono il sole e il bagno nel fiume.
Giunti a casa , di ritorno da questa giornata di sole e riposo, capiamo chiaramente che quella che sembra una casa linda e pinta circondata da un bel giardino con tanto di orto e serra ha come muro confinante quello del campo di concentramento di Auschwitz: un casa e lavoro perfetto per uno che deve occuparsi di far funzionare alla perfezione la fabbrica di morte che dirige.
E qui piano piano cominciano ad entrare nelle nostre orecchie, già messe in allerta dal prologo, rumori lontani che però non lasciano dubbi: grida disperate, risate oscene, colpi di arma da fuoco, il rumore incessante , come quello di un maglio che non si ferma mai, dei forni crematori che rilasciano senza tregua nuvole di fumo, ordini urlati con voci da esseri demoniaci.
E' il Truman Show, il grande fratello antelitteram del nazismo e dei suoi fedeli servitori: Glazer con una scelta geniale, degna di un grandissimo cineasta, prende spunto dal romanzo omonimo dello scrittore inglese Martin Amis, che per un incredibile scherzo del destino muore negli stessi giorni in cui il film di Glazer viene presentato a Cannes, per costruire , primo probabilmente nella storia del cinema, un racconto dell'Olocausto con la prospettiva dei carnefici, dipingendo i nazisti non come dei "mostri" come troppo spesso vengono identificati, di fatto deumanizzandoli e ponendoli in un mondo quasi avulso dal nostro, ma come dei personaggi mediocri, delle larve umane , incapaci di poter distinguere neppure lontanamente il bene dal male, dei borghesotti in cerca di gloria forti della loro ideologia inculcata da grottesche figure subumane.
Scegliendo di mostrarci Hoss e la sua bella famigliola che vive la propria esistenza in tutta tranquillità, nell'agio più completo, facendo crescere i figli ad un passo da quella fabbrica di morte ed abiezione che è stata Auschwitz, non solo ci mostra come dei mediocri personaggi fossero gli attori della messinscena della banalità del male, ma lo fa sfruttando la tecnica e l'arte cinematografica come raramente si è visto nella storia della settima arte.
I piani fissi interminabili, quasi dei quadri, sempre a distanza, mai un primo piano, una astrazione visiva che rasenta la spersonalizzazione dei personaggi, domina soprattutto la prima parte del film, con quel sottofondo sonoro che fa contorcere le budella a noi ma che a loro  non risulta neppure un po' fastidioso; la cenere invece no, quella dà fastidio quando ci sono i panni stesi, e anche quel muro di cinta , meglio far crescere delle belle viti che lo nascondano un po' per non turbare i pomeriggi in giardino con gli amici.
E' questa totale normalità che rende La zona di interesse un film che lascia senza parole, che non riesce neppure ad indignare; è quel suono continuo , quel misto di dolore e lamenti, di follia e di brutalità che rimane nelle orecchie che dà la vera misura dell'atrocità, senza che essa venga mai mostrata.

martedì 27 febbraio 2024

Next Sohee ( Jung July , 2022 )

 




Next Sohee (2022) on IMDb
Giudizio: 8/10

Confermando tutto quanto di buono fatto vedere nella sua opera prima , A Girl at my Door del 2014, presentata a Cannes e accolta con grande favore dalla critica, la regista coreana Jung July a 8 anni di distanza si cimenta con la sua opera seconda che quanto la prima ha un forte carico di impegno civile e di denuncia sociale: Next Sohee è pellicola nella quale la regista mette drammaticamente a nudo alcuni aspetti della realtà della società coreana nei quali soprattutto i giovani subiscono pesantissimi condizionamenti , quando non delle autentiche violenze psicologiche.
La protagonista della storia è una Sohee, giovane ragazza all'ultimo anno di liceo , con una grande passione per la danza; come prevede la legge coreana la ragazza sotto la supervisione della scuola viene avviata al percorso di integrazione al lavoro, istituto che da alcuni anni sta prendendo piede anche da noi, e viene assunta come stagista in un call center di una società che gestisce servizi legati alla connettività digitale.
Sohee inizia il suo lavoro con grande entusiasmo, nonostante il suo primo approccio è tutt'altro che positivo e ben presto inizia a rendersi conto che quel tipo di lavoro che prevede anche capacità da venditore di fumo non fa per lei; inoltre dovrà anche fare i conti con dei capireparto e con il vertice della società che spingono i lavoratori verso una competitività feroce che poco si adatta al carattere mite e controllato della ragazza.



La morte per suicidio di un caporeparto prima, una serie di imbrogli che Sohee  deve subire sulla sua pelle, una lunga fila di umiliazioni che deve sopportare nonostante abbia cercato in tutti i modi di aumentare la sua produttività riuscendoci pure, causeranno una deflagrazione nella psiche della ragazza, che ben presto si renderà conto di essere diventata un ingranaggio di un grande sistema di sfruttamento e di vessazione.
Sohee non reggerà la pressione e si ucciderà.
A quel punto il filo conduttore del film passa nelle mani della detective Yoojin, chiamata ad indagare sulla morte della ragazza che viene ritrovata senza vita in un lago, risultando sin da subito chiaro che non si trattasse di omicidio.
Una staffetta anche narrativa tra Sohee e la detective , che sotto molti aspetti sembrano avere qualcosa in comune ed un seppur brevissimo, quasi impercettibile contatto prima che la ragazza si togliesse la vita.
La detective inizialmente sembra occuparsi quasi contro voglia del caso, intuiamo che c'è qualcosa nel suo passato che la incupisce; ma quando diventa chiaro che la morte di Sohee pur non essendo  tecnicamente un omicidio , di fatto è  quasi una induzione al suicidio, Yoojin inizia ad affrontare il caso con piglio diverso, con grande impegno, spinta dalla volontà di rendere giustizia alla ragazza: quasi una missione sostenuta da un senso di giustizia prima di tutto civile.

lunedì 19 febbraio 2024

Record Without Words / 沉默笔录 ( Hao Feihuan / 郝飛環 , 2023 )

 




Chen Mo Bi Lu (2023) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Negli anni '90, in concomitanza dei primi passi verso il liberismo economico che in breve tempo avrebbe stravolto il tessuto sociale cinese, essendoci una cronica carenza di personale impiegato nelle forze di polizia ed un considerevole aumento della piccola e media criminalità, alcuni aspetti dell'ordine pubblico venivano gestiti dalle squadre di sicurezza cittadine di cui i piccoli villaggi o i quartieri nelle città più grandi si erano dotati; ovviamente si trattava di forze non di polizia , ma costituite da civili cui veniva demandato il controllo del territorio. 
Questa opera prima del regista cinese Hao Feihuan è ambientata nei primi anni 90, in un piccolo villaggio della provincia cinese, e il protagonista, Li Lizhong, è proprio un membro di questa milizia civile, arruolato sin da giovane grazie ai buoni uffici del padre, di recente morto in circostanze misteriose.



Quando alcuni cani vengono trovati morti, subito si pensa ad un serial killer e la milizia di Li viene incaricata di svolgere le indagini; all'interno del gruppo , composto da personaggi a loro modo anche pittoreschi, c'è anche il vecchio Zhou Shengkui, un amico di vecchia data del padre di Li , che è visto da questo con occhi non molto benevoli in quanto sospetta una eccessiva vicinanza alla madre rimasta vedova.
Quando nel tentativo di acciuffare il killer dei cani, dalle tasche del sospetto cade il portafoglio appartenuto al padre di Li, tutto il fatto inizia ad assumere contorni più inquietanti, facendo crescere fortissimo il sospetto che la morte del padre sia in qualche maniera legata al presunto killer dei cani.
Che il vecchio Li sia morto in circostanze molto sospette è una idea che balena da subito nella testa del giovane Li, a partire dalla ambigua scena iniziale e ad una serie di dialoghi surreali tra il ragazzo e il padre morto, che avvengono ovviamente nella mente e nella fantasia di Li.
Ed in effetti la storia si svilupperà proprio intorno a questo legame tra i cani morti e la drammatica fine del vecchio Li, confermando i sospetti del giovane protagonista.
Strutturato come un crime dai canoni classici del neonoir cinese, presentato al Festival di Pingyao e con la partecipazione alla produzione di Jia Zhangke, Record Without Words è opera interessante che mostra anche una  struttura abbastanza articolata per essere un'opera prima.
All'interno del giallo incentrato sul killer dei cani e sulla morte di Li, il regista Hao arricchisce il film di altre tematiche che lo rendono di buona fattura e con vari livelli di lettura
Ad esempio il rapporto padre-figlio tra il giovane ed il vecchio Li, raccontato attraverso la descrizione di un rapporto conflittuale che si nutre di odio che neppure la morte improvvisa e drammatica dell'uomo riesce a sanare, anzi il finale , dalle tinte cupe, non farà altro che delineare bene i contorni di questo conflitto personale.

giovedì 15 febbraio 2024

Povere Creature ! [aka Poor Things] ( Yorgos Lanthimos , 2023 )


 



Poor Things (2023) on IMDb
Giudizio: 8.5/10

Erano parecchi anni , come confermato dallo stesso Yorgos Lanthimos, che il regista aveva in mente di metter mano al romanzo dal titolo omonimo di Alasdair Gray: finalmente nel 2021 iniziano le riprese e l'opera vede la luce alla Mostra del Cinema di Venezia di quest'anno , dove conquista il Leone d'Oro , per poi fare incetta di nomination per la serata degli Oscar che si terrà a breve.
Al di là di tutto quanto si possa dire su questo film, di certo Povere Creature! è un'opera di svolta nel percorso cinematografico del regista, non tanto perchè ormai sembra abbia definitivamente lasciato alle spalle la sua esperienza autoctona greca, ma soprattutto per la maturità che mostra in questo lavoro, da troppi considerato un po' troppo superficialmente una pellicola leggera, quasi una favoletta adulta moderna, con qualche divagazione sociale.
Povere Creature! è invece opera di grande impatto, completa, addirittura complessa in alcuni aspetti, oltre che di grande valore visivo, che sembra costituire una giusta sintesi degli aspetti del cinema di Lanthimos, nella quale sono inseriti svariati riferimenti , se non quando vere e proprie citazioni.



Godwin Baxter (per tutti God , occhio al nome...) è un medico di epoca vittoriana, dal volto deturpato e dal fisico abusato dal padre che lo usava impietosamente come cavia per esperimenti ; novello dottor Frankenstein salva una giovane donna incinta buttatasi nel fiume , le trapianta il cervello del feto che ha in grembo e la rianima, dando vita ad una creatura dalle fattezze esterne di una giovane donna ma dal comportamento e dal linguaggio di una bambina che impara 20 parole nuove al giorno e a cui  i capelli crescono di svariati cm al dì.
La ragazza ribattezzata col nome di Bella ( anche questo non è un nome casuale) tratta Godwin come fosse un padre creatore, non a caso è con il nome di God che lo chiama, si muove in modo sgraziato, a metà strada tra la bambola e una bambina di un anno, è totalmente priva di inibizioni anche perchè God l'ha sempre gelosamente tenuta lontana dal mondo esterno, vicine alle altre sue creature ibride ( galline con teste di cane, papere a quattro zampe a altri esseri costruiti con un assemblaggio curioso) , ma ha un intelletto vivace e vorace, che vorrebbe apprendere il più possibile; quasi un freak perfetto: una donna con un cervello da infante.
God volendola tenere lontana dal mondo esterno assolda uno dei suoi studenti più brillanti per studiare giorno per giorno i comportamenti di Bella ed in breve Max, il giovane dottore , se ne innamora e le propone di sposarsi.
Ma ormai Bella sembra essere diventata fuori controllo, la sua sete di conoscere e sperimentare ogni cosa nuova del mondo che la circonda la rende un essere famelico, a cominciare dalla scoperta della sua sessualità, motivo per cui, senza che God si opponga , decide di partire per un viaggio col playboy dandy Duncan, l'avvocato chiamato a stilare il contratto di matrimonio.
Il viaggio, in una atmosfera che oscilla tra il fiabesco ed il surreale, la porterà a conoscere nuove città e persone, la miseria e la morte, a sperimentare le varie forme di sesso per poi mollare, dopo averlo rovinato, il misero Duncan: un perfetto racconto di formazione con un finale tra il divertito e il brillante, dopo aver sfiorato il dramma.
Vuoi per il suo forte impatto visivo ( eccellente la fotografia di Robbie Ryan ) vuoi per il ritmo che grazie all'alternarsi di momenti fantastici e fiabeschi ad altri invece drammatici si mantiene vivace, le due ore e venti minuti di Povere Creature ! passano senza alcun momento di stanca anche grazie ai continui cambi di registro del film: si parte con un colore desaturato in clima da pieno romanzo gotico, si passa poi a scenografie e a ricostruzioni di città che richiamano alla lontana Wes Anderson, ci si trova immersi in un racconto carroliano ambientato in epoca vittoriana, nel suo sfiorare il dark sembra scorgersi l'ombra di Burton, altre volte sembra di immergersi in un cartoon, mentre a sprazzi c'è anche un richiamo al Todd Browning di Freaks ; insomma Povere Creature! dal punto di vista strutturale è opera molto stratificata, che diventa poi ancora più solida quando si vanno ad analizzare i contenuti del racconto.
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