lunedì 12 ottobre 2015

Fuku-chan of FukuFuku Flats ( Fujita Yosuke , 2014 )



Fuku-chan of FukuFuku Flats (2014) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Il panorama commediaolo giapponese è sempre stato improntato alla demenzialità: difficile trovare un lavoro che non approcci questo stile, caratterizzando il genere che in Giappone, al di fuori di questi schemi, non offre grandi autori; Fujita Yosuke è uno dei pochi che utilizza i toni della commedia sebbene con caratteristiche piuttosto lontane da quelle tradizionali di derivazione occidentale senza adagiarsi in maniera completa allo stile demenziale.
Fuku-chan of FukuFuku Flats è infatti lavoro che sceglie toni minimalisti, tendenti più al surreale che al demenziale, mostrando personaggi per lo più "perdenti" , emarginati, tutt'altro che rappresentativi della tipica società giapponese.


Il protagonista è un imbianchino trentenne dall'aspetto curioso: grasso, tarchiato, rasato a zero che però possiede una innata naturalezza innocente, quasi un adolescente cresciuto nel corpo ma non nell'animo; molti riconoscono in lui questa dote, i pochi amici e i compagni di lavoro, i vicini di casa del condominio dove vive formato da minuscoli appartamenti divisi tra loro da sottilissime pareti, soprattutto uno strano giovanotto nei guai con la giustizia perchè rubava mutandine e un altro triste e dimesso laureato che vive in compagnia di un pitone.
Fukuchan coltiva la passione di costruire strampalati aquiloni che sembrano più la proiezione dei suoi sogni che semplici passatempo, non ha mai avuto una donna e vive la sua esistenza con molta semplicità ma sempre con moderata allegria, anche se dietro il suo sguardo ogni tanto un lampo di enigmatico dolore si affaccia: insomma un personaggio che sembra incarnare in sè l'ingenuità e la semplicità di un buon fanciullo.

domenica 11 ottobre 2015

For The Emperor ( Park Sang-jun , 2014 )



For the Emperor (2014) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

"Segui l'odore dei soldi": questa la morale , molto spicciola a dire il vero, che sostiene questo action thriller coreano diretto da Park Sang-jun; l'odore lo segue molto bene , tenacemente Lee Hwan, un promettente giocatore di baseball la cui carriera proprio quella scia di odore disintegra tra scommesse e partite truccate; il giovanotto ha una quasi animalesca pulsione per il denaro, unita ad un carattere che non si ferma davanti a nulla , motivo per il quale posa gli occhi su di lui il boss di una società di finanziamenti (leggi strozzini) tra le più importanti di Busan.


Lee Hwan farà carriera velocemente perchè Jung Sang-ha, il boss, vede in lui delle doti non comuni tra i criminali da strapazzo di cui si circonda: la scalata prevede soldi, fiducia del boss, lavori importanti , lusso e ovviamente donne, una in particolare verso la quale il ragazzo prova qualcosa che va al di là del semplice passatempo.
Col crescere della storia assistiamo a faide interne, scontri tra gang, fili nascosti manovrati da vecchi faccendieri, speculazioni immobiliari e collusioni varie, fino ad un epilogo crepuscolare che indica l'unica via possibile per chi si avventura in certe imprese spinto dall'avidità e dalla sete di potere.
Tutto da copione dunque, seguendo il classico schema che l'action movie coreano ha ben stilizzato negli ultimi anni? In gran parte sì , se non fosse che For The Emperor, accanto alla ormai appurata buona riuscita tecnica, fa della sua cifra violenta quasi eccessiva il suo aspetto distintivo.

sabato 10 ottobre 2015

Insanity / 暴瘋語 ( David Lee Kwong-Yu / 李光耀 , 2014 )



Insanity (2014) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

Thriller psicodrammatico dalle tinte oscure, Insanity è un lavoro che va ad indagare sulle pieghe più nascoste delle alterazioni della personalità umana che si strutturano in patologie psichiatriche ben precise.
Il prologo ci mostra Fan , un uomo disturbato, alla deriva, oppresso dal senso di colpa per la perdita del figlio, che durante uno dei tanti diverbi che nascono dalla sua paranoia, provoca in maniera accidentale la morte della moglie.
Dichiarato insano di mente viene internato presso un ospedale psichiatrico dove lo ritroviamo tre anni dopo apparentemente guarito grazie alle cure del dottor Chow, brillante psichiatra di successo prossimo a diventare il direttore dell'ospedale in seguito alla malattia incurabile che ha colpito il vecchio direttore nonchè suo mentore e maestro.


Chow è convinto dei risultati ottenuti al punto di proporre la dimissione del paziente e il suo ritorno nella vita di tutti i giorni da persona libera, cosa che riesce ad ottenere nonostante l'opposizione di qualche collega più anziano.
Fan torna quindi libero e Chow si impegna a controllarne le condizioni, stringendo con lui un legame che sembra andare addirittura oltre quello medico-paziente; ad attendere Fan c'è la suocera che dietro un apparente interesse per le condizioni dell'uomo vuole in realtà coltivare la sua vendetta diventando l'ossessione del genero.
Chow cerca di aiutare l'uomo ma ben presto quello che appare semplicemente come una strana distorsione del rapporto medico-paziente è solo l'inizio di una ribaltamento di ruoli in cui emergono dal passato ombre terribili.

giovedì 8 ottobre 2015

A Stranger [aka Obrana i Zastita] ( Bobo Jelcic , 2013 )



A Stranger (2013) on IMDb 
Giudizio: 7/10

Nella Mostar dei giorni nostri, ancora segnata dalle ferite della lunga guerra che lasciano segni indelebili su quella che viene considerata una delle città più ricche di storia d'Europa, anche partecipare ad un funerale può scatenare una profonda crisi di coscienza: è quello che succede a Slavko quando il suo vecchio amico Djulaga stira le cuoia; il primo è cristiano-croato il secondo è bosniaco-musulmano emblemi di una città divisa in due da una impalpabile linea di confine immaginaria che mette su due sponde opposte i suoi abitanti una volta alleati contro i Serbi e poi acerrimi nemici divisi dalla fede  e dalle tradizioni millenarie.


Slavko vorrebbe andare al funerale, è amico di vecchia data della famiglia del defunto, la moglie è mezza imparentata con essi, ma dentro di sè continua a ripetere la frase che gli rinfacciano i suoi amici croati " Pensi più a loro che a noi", sente l'obbligo morale ma teme le reazioni dei croati e quelle della moglie che vorrebbe vederlo ben più deciso e privo di imbarazzi.
A Stranger è film che gioca tutto su questa ossessione, qualcuno ha detto che è un film in cui non succede nulla, ed in buona parte è vero, ma i sussurri, il non detto, gli sguardi e i silenzi invece dicono molto.
Raccontano di una città che è un po' l'emblema delle scorie accumulate dalla guerra: società frantumata, famiglie divise , amicizie traballanti, futuro fosco pericolosamente in mano ad oscuri faccendieri capoclan come quel Dragan cui Slavko cerca di rivolgersi come farebbe un vassallo col suo principe; Mostar come quella che un tempo fu la Jugoslavia dispersa nei rivoli delle repubbliche nate da una guerra che è stata anzitutto etnica e di religione.

The Crossing : Part 2 / 太平轮·彼岸 ( John Woo / 吴宇森 , 2015 )



The Crossing 2 (2015) on IMDb
Giudizio: 6/10

L’impressione che era affiorata dopo la visione della prima parte di The Crossing si consolida con il secondo capitolo: la scelta di presentare il film in due parti per pure finalità commerciali risulta scellerata, ancor di più in considerazione che nella sua valutazione complessiva The Crossing è pellicola più prossima alla delusione che al lavoro di qualità.
Per tale motivo la raccomandazione è d’obbligo: le due parti vanno viste in rapida successione perché vanno ritenute di fatto due puntate della stessa storia, pena la difficoltà di riannodare i fili narrativi.
L’opera di John Woo infatti nella sua seconda parte prosegue esattamente quanto era rimasto troncato brutalmente nella prima: stessa impronta, stessi ritmi , medesime atmosfere che concorrono a portare a termine le storie parallele che si sfiorano in talune circostanze nel  corso del periodo storico che va dalla fine della guerra mondiale alla conquista della Cina da parte delle forze comuniste e la fuga dei nazionalisti a Taiwan.


Verso il finale di The Crossing: Part 2 è narrato l’episodio del piroscafo Taiping, al bordo del quale le vicende dei protagonisti che abbiamo seguito per alcuni anni giungono all’epilogo: il naufragio della nave che portò a morte migliaia di persone con pochissimi superstiti diventa quasi l’episodio finale che permette a Woo di riannodare i fili del racconto rimanendo però bel lontano dal volersi ergersi come il Titanic cinese, come molto superficialmente certa critica ha cercato di presentare The Crossing.

mercoledì 7 ottobre 2015

The Tale of Three Cities / 三城記 ( Mabel Cheung Yuen-Ting / 張婉婷 , 2015 )



A Tale of Three Cities (2015) on IMDb
Giudizio: 7/10

Prendendo come fonte ispirativa e modello di tante vicende tutte simili in quell'epoca tragica e di convulsi eventi la storia dei genitori del grande Jackie Chan, la regista Mabel Cheung con il fido sodale Alex Law, sceneggiatore nonchè compagno di vita della stessa regista, costruisce un drammone storico che brilla della epicità dei protagonisti anonimi che hanno scritto le pagine più drammatiche del periodo storico che va dalla guerra sino-giapponese fino alla conquista delle forze comuniste di tutto il paese e la contemporanea fuga dell'esercito nazionalista a Taiwan.


Sebbene il modello della storia riguardi due personaggi che diverranno poi famosi se non altro per aver dato al vita ad uno dei personaggi cinematografici contemporanei più conosciuti ed amati al mondo, The Tale of Three Cities segue alla perfezione il modello cinematografico proprio della regista ( e dello sceneggiatore-regista): storie quotidiane di gente comune calate in un ben determinato periodo storico destinato a lasciare il segno.
Le tre città del titolo sono Wuhu nell'Anhui dove i due protagonisti sono nati, Shanghai dove entrambi sono fuggiti per cercare fortuna e per mettersi al riparo dalle truppe giapponesi e Hong Kong dove la loro storia approda dopo mille peripezie.
Yuerong è una giovane vedova che per sfamare le figlie si improvvisa corriere nel mercato dell'oppio, Daolong è un ufficiale nazionalista , nonchè spia, che incrocia la sua strada allorchè la smaschera col suo carico; i due sono anche lontani parenti , entrambi vedovi, entrambi con ragazzini da tirare avanti, entrambi con il genitore che si occupa dei ragazzini e della casa.

sabato 3 ottobre 2015

The Con Artists [aka The Technicians] ( Kim Hong-sun , 2014 )



The Con Artists (2014) on IMDb
Giudizio: 5.5/10

Ji-hyuk è un ineffabile ladro di opere d'arte, nonchè infallibile scassinatore di cassaforti, in coppia col compare Goo-in; quando mette a segno un colpo in una gioielleria viene a sapere che questa appartiene ad un boss della Chinatown coreana il quale lo rintraccia e gli propone ( o impone ? ) di collaborare con lui per un colpo colossale da effettuare nel porto commerciale di Incheon: affare fatto e preparazione del colpo avviata, bersaglio una cassaforte e tempo per portare a termine il colpo solo 40 minuti.
Tra doppi e tripli giochi, colpi a sorpresa, complicazioni amorose, rancori sopiti che esplodono la storia giunge al termine con risultati ben diversi da quelli progettati.


L'opera seconda del regista coreano Kim Hong-sun, in netta discontinuità col lavoro d'esordio ben più impegnativo, è una pellicola che sembra voler richiamare antiche e moderne atmosfere sospese tra il thriller e la commedia : ladri galantuomini bellocci che richiamano Jean Paul Belmondo e le commedia col simpatico ma un po' canaglia protagonista, Blake Edwards e l'imprendibile Pantera Rosa, certe commedie americane tutte giocate sull'imbroglio e addirittura , per noi italiani nostalgici della commedia italiana che non c'è più , i Soliti Ignoti; ma anche il film d'azione più squisitamente coreano dove però i cattivi non sono così  cattivi ( e per un film coreano questo è singolare) e i buoni sono pur sempre ladri e imbroglioni, il glamour e il lusso delle più recenti produzioni in stile Mission Impossible, tutto rigorosamente condito dalla buona qualità tecnica , prerogativa ormai irrinunciabile per il cinema coreano.

giovedì 1 ottobre 2015

Feed me / 哺乳期的女人 ( Yang Yazhou / 杨亚洲 , Yang Bo / 杨博 , 2013 )



Feed Me (2013) on IMDb
Giudizio: 7/10

Il piccolo Wang Wang vive col nonno su un barcone, è il prodotto della Cina nella quale i genitori abbandonano i figli per andare a cercare fortuna come ha fatto la madre del ragazzino, il padre è invece morto.
Il nonno che lo ha cresciuto è un strambo personaggio nel quale la demenza senile avanza inesorabile e che è infatuato della dottoressa che lo ha in cura.
Cavalcando il loro barcone a chiatta scorrazzano spesso e volentieri dalla provincia verso la sfavillante Shanghai; di ritorno da uno di questi viaggi scoprono all'interno del barcone una donna incinta nascosta nella stiva; il trambusto che ne segue li porta ad incagliarsi lungo il canale in mezzo a campi sterminati dominati da fiori gialli.
La donna ben presto partorisce e dopo l' iniziale rifiuto di abbandonare la neonata sulla barca, dietro le rampogne violente del vecchio, decide di rimanere come ospite della strana coppia.


I due nuovi arrivati stravolgono la routine tra vecchio e bambino e ben presto Wang Wang inizia a vedere nella donna la figura materna che non ha avuto accanto; il contatto tra la donna e il ragazzino passa per il latte e le mammelle della giovane arrivata da chissà dove con la sua valigia che custodisce con gelosia e cura.
In un crescendo quasi surreale il terzetto diventa presto l'oggetto dei pettegolezzi dei contadini della zona, anch'essi interessati più alle tette della donna che ad altro.
Il finale col vecchio ormai demente e Wang Wang che da ometto se ne prende cura presso uno ospizio, è il capolinea delle tre storie, un epilogo che sa di tenerezza senza esser però melenso.

mercoledì 30 settembre 2015

SPL 2 : A Time for Consequences / 殺破狼2 ( Cheang Pou-soi / 鄭保瑞 , 2015 )



SPL 2: A Time for Consequences (2015) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

L'attinenza con SPL di dieci anni fa diretto da Wilson Yip è solo casuale, grazie al riferimento della tradizione astrologica contenuta nel titolo, sebbene, lasciati da parte Sammo Hung e Donnie Yen, nel cast figurino sia Simon Yam che Wu Jing che della pellicola del 2005 erano tra i protagonisti.
Soi Cheang, uno tra i pochi autori autenticamente HKesi ancora rimasti sulla scena, riesuma quel titolo , ma il film non ha nulla a che vedere dal punto di vista narrativo con quello di Wilson Yip.
Ambientato  in parte ad Hong Kong e soprattutto in Thailandia, SPL 2 racconta una storia dalle premesse dure: il traffico di organi umani da utilizzare per i trapianti; ecco spiegata la location thailandese che quando c'è da mettere mano ad argomenti scabrosi ed esecrabili è sempre una buona via d'uscita.


L'organizzazione criminale è guidata da uno spietato e oscuro Louis Koo che, per uno scherzo del destino, ha una malattia cardiaca per guarire dalla quale ha bisogno di un trapianto; l'unico donatore, data la rarità della sua mappa genetica è il fratello minore; i poveri malcapitati vengono rapiti e trasferiti in Thailandia dove verrano privati degli organi destinati al mercato nero.
La polizia che sta dietro al traffico ha infiltrato un suo uomo che si ritrova tossicodipendente per dare più credito al suo ruolo; quest'ultimo è anche l'unico donatore di midollo disponibile che potrebbe salvare una ragazzina thailandese, figlia di un poliziotto.
Tutte le strade portano in Thailandia dove le storie si incroceranno pericolosamente  e dove i ruoli e la dicotomia tra bene e male ben presto vacilleranno pericolosamente,  in un crescendo di situazioni che si creano con il convergere di coincidenze.

domenica 27 settembre 2015

Colt 45 ( Fabrice Du Welz , 2014 )



Colt 45 (2014) on IMDb 
Giudizio: 7 /10

Ideato e girato prima di quell' Alleluia che , dopo sei anni dal molto poco convincente Vinyan, ci ha ripresentato un Fabrice Du Welz più credibile, Colt 45 ha visto la luce successivamente a causa di non meglio precisate difficoltà insorte in fase di post produzione.
Du Welz senza tanti fronzoli dichiara sin dai primi fotogrammi quale sia stata la sua fonte ispirativa: Colt 45 è infatti uno di quei lavori che periodicamente il cinema francese tira fuori dal cilindro nel tentativo di rivitalizzare il genere polar che tanto lustro ha portato al cinema d'oltralpe e l'opera di Olivier Marchal, soprattutto 36 Quai des Orfevres ripetutamente citato, è la stella polare che guida il regista nella realizzazione della pellicola.


Vincent è un giovane poliziotto , esperto balistico e mirabile cecchino che svolge il suo lavoro presso il poligono di tiro della polizia; il giovane vive il suo lavoro come un omaggio al padre , poliziotto di lungo corso morto da poco, che lo ha avviato sin da ragazzo su quella strada.
Nonostante le ripetute richieste di arruolamento presso corpi scelti di tiratori, Vincent sceglie sempre di vivere la sua vita fuori dalla trincea, chiuso nel suo laboratorio artigianale nel quale sperimenta nuove pallottole e modifiche alle armi.
Quando però sulla sua strada si para Milo, un ambiguo poliziotto che lo accalappia giocando sull'orgoglio e sullo spirito di sfida, Vincent dovrà affrontare una discesa negli inferi della sua coscienza e scendere in quella sporca trincea da quale si era sempre tenuto alla larga,  senza realmente averlo scelto, ma solo come conseguenza di coincidenze e di sottili trappole che gli sono state tese.

mercoledì 23 settembre 2015

The Return ( Green Zeng , 2015 )



Giudizio: 5.5/10

Un uomo seduto alla sua scrivania, la penna stilografica in pugno, la comparsa di due uomini che con fermezza seppur con cortesia lo portano via, la porta dell’appartamento chiusa in una immagine che si prolunga per 15 secondi; un uomo invecchiato, piegato sotto il peso degli anni che torna a bussar a quella porta.
In quei quindici secondi ci sono trenta anni di una vita passata in prigione con l’accusa di sovversione comunista.
Il vecchio Wen esce di galera e torna a casa dove c’è solo la figlia ormai adulta ad aspettarlo, la moglie è morta e il figlio maschio non vuole saperne nulla di lui; rifiutando scorciatoie fatte di compromessi, l’uomo si è consumato quasi tutta la vita in galera, mentre il suo paese, Singapore, è cambiato al punto di non essere riconoscibile ai suoi occhi.


The Return è il racconto in toni sommessi e minimalisti di questo ritorno alla vita di un uomo che stenta a ritrovare attorno a se quello che aveva lasciato: i legami famigliari, gli amici, la stessa città che ha cambiato faccia e che brilla freddamente nella sua stupefacente modernità che ha ricacciato indietro il passato; Wen vaga per la città cercando qualche appiglio che gli renda la città riconoscibile ancora come sua, cerca il conforto della famiglia e il calore degli affetti ma trova ostilità ed indifferenza o addirittura la proposta di seguire la figlia via dal paese, solo nell’incontro coi vecchi amici, quasi tutti passati per decenni nelle patrie galere, Wen riesce a ritrovare qualcosa del suo passato.

martedì 22 settembre 2015

Afternoon /那日下午 ( Tsai Ming Liang / 蔡明亮 , 2015 )



Giudizio: 7.5/10

Pomeriggio, un rudere immerso nel verde, una stanza fatta solo di muri scrostati, due poltrone: da un lato Tsai Ming Liang dall'altro Lee Kang Sheng, una camera fissa , un iniziale silenzio e poi il regista che inizia a parlare.
Questo è Afternoon: oltre due ore di immagine fissa nella quale scorre un fiume di parole e di silenzi, di sguardi e di piccoli gesti, una bottiglia d'acqua e le sigarette, qualche mano che spunta nell'angolo , qualche attrezzo del mestiere che si intrufola nelle immagini; un documentario essenziale, scarno, grezzo nel quale si trovano uno di fronte all'altro il grande regista e il suo totem cinematografico, due persone unite da un legame ormai pluridecennale che travalica il binomio professionale per approdare ad uno di quei rapporti che forse solo un bravo psicologo sarebbe in grado di interpretare sotto la giusta luce.


Dapprima quasi intimoriti i due stentano a carburare e a togliersi la maschera di regista ed attore, ma quando l'atmosfera viene rotta i discorsi abbracciano tutti gli ambiti del loro rapporto: quello artistico ovviamente, quelli personali, comprese le abitudini sessuali del regista, dichiarato gay, quelli relazionali con il mondo esterno al loro microcosmo.
Oltre due ore di candida e sincera confessione nelle quali vediamo uno Tsai oppresso da una forma depressiva che lo porta spesso a parlare di morte con le lacrime che sgorgano dal suo volto, poi lo sentiamo esprimere la sua totale dipendenza artistica, e non solo, da Lee , ispiratore dei suoi lavori altrimenti inconcepibili per lui, la confessione di avere pensato uno dei suoi film ( I Don't Want to Sleep Alone del 2006 ) semplicemente per risollevare il suo amico dal colpo accusato per la morte del padre; da parte sua Lee ricorda  a Tsai il suo carattere spesso petulante, l'antipatia della madre per il regista, racconta i loro viaggi all'estero, i posti che gli sono più piaciuti, quelli dove ha seguito l'amico regista fin fuori le stanze dove consumava gli incontri coi suoi amanti.

lunedì 21 settembre 2015

A Copy of my Mind ( Joko Anwar , 2015 )



A Copy of My Mind (2015) on IMDb 
Giudizio: 5.5/10

Presentato in Concorso nella sezione Orizzonti della Mostra Cinematografica di Venezia 72 , A Copy of My Mind è l’ultimo lavoro del cineasta indonesiano Joko Anwar, autore di quel The Forbidden Door che buon successo di critica ricevette nel 2009.
Il film si sviluppa su due livelli precisi e ben caratterizzati: nella prima parte osserviamo Sari una giovane che lavora come estetista e che coltiva la passione per i DVD pirata che acquista regolarmente, quasi compulsivamente, per poi lagnarsi della scarsa qualità dei sottotitoli; nel grande negozio in cui fanno bella mostra copie legali e copie pirata una accanto all’altra conosce Alek che si guadagna da vivere traducendo i sottotitoli appunto; tra i due nasce presto l’amore e li osserviamo muoversi nella caotica Giacarta, disegnata nello stile con cui Brillante Mendoza descrive Manila.


L’altro livello narrativo che subentra nella seconda parte è quello ad impronta politico-sociale netta, nel quale si intravede una buona dose di denuncia e che prende avvio dal momento in cui Sari viene inviata dal suo datore di lavoro a svolgere un trattamento estetico ad una donna in galera, una faccendiera che coagula intorno a sé gli interessi di politici e funzionari corrotti e che vive la sua prigionia circondata da tutti gli agii possibili; sempre seguendo la suo compulsività  Sari ruba alla donna un DVD che però contiene le prove della corruzione dei candidati alle prossime elezioni che si svolgeranno nel paese.
La deriva della storia sarà inevitabile: la merce scotta troppo nelle mani di Sari ed Alek e soprattutto il confronto tra due anime candide e i mastini del malaffare non potrà che avere conseguenze durissime.

domenica 20 settembre 2015

Per Amor Vostro ( Giuseppe M. Gaudino , 2015 )



Per amor vostro (2015) on IMDb 
Giudizio: 4/10

Anna vede il mondo in bianco e nero, anni di passività e di ignavia l'hanno resa remissiva anche di fronte alla sua assurda vita famigliare; ma siccome Anna è anche una santa laica, la sua vita è rivolta ad aiutare gli altri mettendosi sempre in retrovia, i frequenti fermo immagine che trasformano il volto della donna in una grottesca immagine da santino stanno lì a dimostrare come si possa buttare via la vita per rendersi utile agli altri: i figli prima di tutto, uno dei quali sordomuto, da proteggere anche dall'insensibilità e dall'abbrutimento di un padre dedito a loschi affari, poi gli anziani genitori, i colleghi e amici dei quali si carica il fardello di disgrazie e problemi.
Una vita raccontata con frammenti di canzoni napoletane, quasi delle ballate che descrivono come il mondo sia diventato grigio per Anna.


Quando grazie alle attenzioni di un attore di fiction che lavora per la casa di produzione presso la quale Anna ha finalmente trovato un lavoro stabile la sua vita sembra poter riprendere colore , scrollandosi di dosso la desolante nullità degli ultimi anni, la donna decide di affrontare con coraggio la nuova situazione.
Ci sono pochissime cose che funzionano in questo film di Giuseppe Gaudino, smaccatamente alla ricerca di un linguaggio sperimentale ma che di fatto regala più aspetti negativi che altro.

venerdì 18 settembre 2015

Francofonia ( Aleksandr Sokurov , 2015 )



Francofonia (2015) on IMDb 
Giudizio: 9/10

Con Arca Russa ed il suo incredibile e ineguagliabile unico piano sequenza che costituiva il film Sokurov aveva già esplorato una nuova strada cinematografica, con la quale aveva raccontato la grande madre Russia attraverso la visita al Museo dell' Hermitage di San Pietroburgo concludendola col metafora della nave in viaggio nella vastità del mare; Francofonia, senza ombra di dubbio uno dei film più belli visti a Venezia, è invece un altro lavoro a suo modo rivoluzionario nella sua forma e nel suo linguaggio cinematografico: una lunga, accorata , a tratti onirica riflessione sull'immenso potere dell'arte attraverso la storia del Louvre durante l'occupazione tedesca.


Utilizzando molteplici tecniche che vanno dal documento d'epoca , a frammenti erosi dal tempo e all'intervista immaginaria, dalla rappresentazione del museo oggi con i toni della pellicola ingiallita, al racconto quasi biografico di Jacques Jaujard, direttore del Louvre all'epoca dell'occupazione nazista di Parigi e Franz Wolff-Metternich, il responsabile del Reich per il recupero e la tutela delle opere d'arte, per approdare agli spettri parlanti di Marianna e Napoleone Bonaparte, i due emblemi della Francia moderna, Sokurov ci descrive il grande museo come la casa della cultura, dove giacciono le vite di tutti coloro che ne sono ritratti nelle opere, il punto di incontro dell'arte come suprema sintesi della aspirazione dell'Uomo all'immortalità.
Di fronte al Louvre svuotato dai suoi capolavori, saggiamente messi in salvo nei Castelli intorno Parigi, simulacro della cultura europea, simbolo di una civiltà che per il  regista già allora mostrava il suo anelito alla unione e alla identità comune, ecco le truppe naziste, la Parigi città aperta, le distruzioni di una guerra infame, l'ignavia della politica, la Francia che cerca a Vichy, attraverso Petain, di salvare il suo anelito alla uguaglianza, alla fraternità e alla libertà, come Marianna ci ripete, ma anche la guerra di Napoleone che il Louvre foraggiò con il suo bottino bellico.
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