Giudizio: 7.5/10
Il panorama commediaolo giapponese è sempre stato improntato alla demenzialità: difficile trovare un lavoro che non approcci questo stile, caratterizzando il genere che in Giappone, al di fuori di questi schemi, non offre grandi autori; Fujita Yosuke è uno dei pochi che utilizza i toni della commedia sebbene con caratteristiche piuttosto lontane da quelle tradizionali di derivazione occidentale senza adagiarsi in maniera completa allo stile demenziale.
Il panorama commediaolo giapponese è sempre stato improntato alla demenzialità: difficile trovare un lavoro che non approcci questo stile, caratterizzando il genere che in Giappone, al di fuori di questi schemi, non offre grandi autori; Fujita Yosuke è uno dei pochi che utilizza i toni della commedia sebbene con caratteristiche piuttosto lontane da quelle tradizionali di derivazione occidentale senza adagiarsi in maniera completa allo stile demenziale.
Fuku-chan of FukuFuku Flats è infatti lavoro che sceglie toni minimalisti, tendenti più al surreale che al demenziale, mostrando personaggi per lo più "perdenti" , emarginati, tutt'altro che rappresentativi della tipica società giapponese.
Il protagonista è un imbianchino trentenne dall'aspetto curioso: grasso, tarchiato, rasato a zero che però possiede una innata naturalezza innocente, quasi un adolescente cresciuto nel corpo ma non nell'animo; molti riconoscono in lui questa dote, i pochi amici e i compagni di lavoro, i vicini di casa del condominio dove vive formato da minuscoli appartamenti divisi tra loro da sottilissime pareti, soprattutto uno strano giovanotto nei guai con la giustizia perchè rubava mutandine e un altro triste e dimesso laureato che vive in compagnia di un pitone.
Fukuchan coltiva la passione di costruire strampalati aquiloni che sembrano più la proiezione dei suoi sogni che semplici passatempo, non ha mai avuto una donna e vive la sua esistenza con molta semplicità ma sempre con moderata allegria, anche se dietro il suo sguardo ogni tanto un lampo di enigmatico dolore si affaccia: insomma un personaggio che sembra incarnare in sè l'ingenuità e la semplicità di un buon fanciullo.
