giovedì 2 maggio 2019

Dying to Survive / 我不是藥神 ( Wen Muye / 文牧野 , 2018 )




Dying to Survive (2018) on IMDb
Giudizio: 8/10


Esordio cinematografico che rischia seriamente di passare alla storia come uno dei più folgoranti, sia dal punto di vista degli incassi che dei riconoscimenti ricevuti, Dying to Survive è l’opera prima del regista cinese Wen Muye, fortemente sostenuto dal punto di vista produttivo da Ning Hao e da Xu Zheng che della pellicola è anche l’attore protagonista.
Cosa fa di questo lavoro che punta sì sulla fama e la notorietà di Xu Zheng ma che è diretto da un esordiente assoluto, un’opera che sembra mettere d’accordo pubblico e critica?
La risposta sta nel tema trattato, di grande attualità , sebbene la storia si riferisce ad episodi realmente avvenuti e iniziati nei primi anni 2000: l’impossibilità da parte di larghissime fette della popolazione di poter accedere a cure mediche costosissime e quindi alla condanna a morte decretata dalla povertà, argomento questo, che estrapolandone il significato in senso più lato, si pone come lo specchio di una società che ha fatto di un neocapitalismo selvaggio la propria scelta.


Ispirato, come detto ad un personaggio e a dei fatti realmente accaduti, modificando solo qualche aspetto rispetto alla realtà, la storia racconta di Cheng Yong un piccolo negoziante che commercia con scarso successo improbabili prodotti di salute e benessere indiani, ha una vita tutt’altro che brillante, tra una moglie assillante da cui ha divorziato e che gli vuole portare via il figlio di nove anni con il quale l’uomo non riesce a creare una empatia totale padre-figlio e un padre gravemente ammalato.
Quando un giorno entra nel suo negozio un giovane uomo, Lv Shouyi, che indossa ben tre mascherine e che gli propone dietro lauto pagamento di procurargli un farmaco in India che ha gli stessi effetti di quello ufficiale  utilizzato per curare la Leucemia da cui è affetto e prodotto da una azienda svizzera, con l’impegno inoltre di aiutarlo ad ampliare il giro di persone bisognose del farmaco, Cheng dapprima rifiuta sapendo quanto rischioso possa essere il mercato nero dei farmaci, ma in seguito all’aggravarsi della salute del padre che necessiterebbe per migliorare di un costoso intervento chirurgico, fa di necessità virtù ed accetta la proposta.
Ben presto Cheng, con il suo modo di fare cialtrone e scanzonato, mette su un improbabile team composto da Lv stesso, da un prete cattolico che serve anche da interprete con l’India, una ballerina da night con la giovanissima figlia malata anch’essa e un giovane teppistello anch’esso affetto da Leucemia, che ben presto coagula intorno a sé un nutrito gruppo di malati in cerca di una possibile cure essendo impossibilitati ad accedere a quella ufficiale.
In tutta questa prima parte Dying to Survive procede affidandosi quasi totalmente a toni da commedia  con momenti addirittura esilaranti che ci mostrano l’ascesa di questo curioso gruppo di imprenditori allo sbaraglio che si arricchisce in brevissimo tempo.
La recensione completa può essere letta su LinkinMovies.it

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