mercoledì 23 maggio 2012

Il ragazzo con la bicicletta ( Jean-Pierre Dardenne , Luc Dardenne , 2011 )

Giudizio: 7/10
Sprazzi di luce

Come una implacabile tassa, anche questo ultimo lavoro dei fratelli Dardenne passa alla cassa a ritirare il premio, come hanno fatto quasi tutti i precedenti: stavolta è Cannes a regalare ai due cineasti il Gran Premio Speciale della Giuria per un'opera , Il ragazzo con la bicicletta, che per la prima dopo diversi anni introduce un modo nuovo di osservare il mondo da parte dei due fratelli registi.
Probabilmente stavolta la stucchevole diatriba sul cinema sempre uguale a se stesso dei Dardenne non ha motivo di esistere, dovendoci focalizzare maggiormente su alcune scelte narrative e anche tecniche che indubbiamente si distanziano dal loro abituale modo di fare cinema.
La storia, racconto di formazione di un ragazzetto problematico, abbandonato dal padre, orfano di mamma, relegato in un istituto e affidato temporaneamente ad una giovane parrucchiera, posa il suo occhio sulla figura adolescenziale, descrivendo un personaggio che congloba tutti i peggiori lati caratteriali, stimolato solo dall'opportunismo e dalla menzogna utilitaristica.

lunedì 21 maggio 2012

A kick from heaven ( Hanung Bramantyo Setiawan , 2011 )

Giudizio: 6.5/10
L'Indonesia che sorprende

A kick from heaven , film indonesiano del regista Hanung Bramantayo Setiawan è il tipico esempio di come sia possibile riuscire a costruire un film che sa offrire qualcosa di interessante pur partendo da premesse scontatissime e scivolando in un racconto addirittura banale.
Nonostante ciò, grazie ad una descrizione di luoghi, ambienti, atmosfere, usi e costumi molto ben disegnate, alla fine un senso al film lo si trova comunque.
La storia , ambientata in un villaggio indonesiano, adagiato su un altopiano desertico dove i colori hanno un forza penetrante, racconta della passione di una ragazzino per il calcio, osteggiata, almeno all'inizio, dal padre e che diventa racconto di riscatto e di ribellione, storia di formazione nella quale trovano spazio commedia, sentimento e dramma ; una storia quindi come tante  nelle quali si insegue il sogno della vita  che conduce a scelte  senza apparente possibile appello.

Hard romanticker ( Gu Suyeon , 2011 )

Giudizio: 4.5/10
L'eroe "romantico" biondo ossigenato e impomatato

Può il fatto di essere un lavoro autobiografico motivo valido e convincente per poter apprezzare un film?
Questo è quanto ci si domanda alla fine della visione di Hard romanticker del giapponese di origini coreane Gu Suyeon, tratto da un racconto a forte impronta biografica del regista stesso.
Chiaro che una domanda del genere si pone nel momento in cui si arriva a raschiare il fondo del barile per poter trovare un  aspetto valido del lavoro che per il resto , nonostante la pesante contaminazione di generi che presenta non riesce a colpire per nulla o quasi.
Sfruttando situazioni che vorrebbero richiamare atmosfere da Kitano, quello peggiore e più deludente di Outrage però, e situazioni da romanzo nichilista , col consueto sottofondo sociologico di denuncia della società giapponese, il regista racconta  quella che dovrebbe essere un po' la sua storia personale, non a caso il protagonista si chiama come lui: un biondo ossigenato impomatato teppistello di quartiere  e le sue avventure e disavventure tra delinquenti da strapazzo, boss della yakuza, schegge impazzite della malavita, immigrati coreani, con i quali mette in continuo confronto i suoi personalissimi canoni di giustizia e di morale, tra bastonate, mazze da baseball rotanti, botte a non finire, scene di violenza nelle quali vorrebbe insinuarsi una certa dose di ironia, con risultati discutibilissimi, venature sentimentali, sempre secondo i suoi canoni, che finiscono malissimo ed una epilogo eccessivo e distruttivo oltre ogni limite.

venerdì 18 maggio 2012

The 33D invader / (蜜桃成熟時33D ( Cash Chin / 錢文錡 , 2011 )

Giudizio: 7/10
Cat III , demenzialità e trash a gogo

L'invasore tettuta del titolo è una aliena che dal futuro viene spedita sulla terra per salvare il genere umano reso ormai quasi completamente sterile: il suo scopo è quello dapprima di trovare un uomo ancora dotato di spermatozoi vitali e poi arrestare la coppia di alieni venuti sulla terra con finalità totalmente opposte alle sue.
Questo in poche parole il plot del lavoro del regista HKese Cash Chin, autentico, e probabilmente unico, rappresentate del pink movie alias Cat III presente al Festival di Udine quest'anno.
Ed il film è un soft core a tutti gli effetti con una fortissima carica dissacrante e con toni da commedia demenziale.
La carrellata di personaggi è vivida e ce n'è per tutti i gusti: ragazzotti sessuomani, tra i quali uno che fa il verso a Stephen Chow, belle fanciulle disinibite e ignude che si offrono a visioni panoramiche di ogni recesso corporeo (parata di stelline e di pornostar anche giapponesi), coppia di cattivi dalla sessualità ambigua, pronti comunque a gettarsi nella mischia, la santarellina che pensa all'amore e al sentimento.

Kentut ( Aria Kusumadewa , 2011 )

Giudizio: 6/10
Appesi ad un filo...d'aria

Quando un titolo porta con sè già la curiosità capace di stuzzicare l'interesse del cinefilo, a maggior ragione quando questo titolo ( " scorreggia") vede dietro la macchina da presa Aria Kusumadewa, talentuoso regista indonesiano apprezzatissimo un po' dovunque: con questo lavoro, che tenta di miscelare satira politica e ritratti sociali ,il regista cerca di mettere in scena l'odierna Indonesia, paese percorso da tumulti , ribollente e per questo fucina di di storie interessanti.
La scelta del titolo anzitutto, ma anche lo svolgimento della storia, indicano subito la strada che Kusamadewa intende tracciare: satira , sarcasmo colorato di scurrilità, denuncia di usi e costumi.
Il pretesto per raccontare tutto ciò è il racconto di una competizione elettorale di provincia nella quale sono impegnati due personaggi, con relative corte dei miracoli , che vogliono essere lo specchio del paese: l'austera candidata borghese  e il populista fracassone di rosso vestito che, con neppure troppa fantasia, potrebbe risultare una bella parodia del Berlusconi nostrano, edonista, incurante delle implicazioni economiche, convinto assertore del carpe diem.

giovedì 17 maggio 2012

Afro Tanaka ( Daigo Matsui , 2011 )

Giudizio: 7/10
Sfiga generazionale

E' del giovane regista giapponese Daigo Matsui , al suo esordio, uno dei lavori più divertenti del FEFF: Afro Tanaka , un po' troppo semplicisticamente definito da più parti come commedia giovanalistica, è film che fa sorridere con intelligenza, grazie a uno stile pacato ma pungente, che non scivola mai nel ridanciano fine a se stesso e nella smargiassata e che racconta con occhio divertito e partecipe le peripezie di un giovanotto dalla capigliatura esageratamente afro e dei suoi amici in quella età che si usa definire post adolescenziale, in cui ancora permangono tratti di immaturità che vanno a scontrarsi con la realtà della vita quotidiana.
I cinque  giovanotti sono amici sin dai tempi del liceo e Tanaka, che nella sua capigliatura trova una ragione per combattere la sua perenne inadeguatezza, grazie ad una persistente voci fuori campo che narra vicende e pensieri, è il cantore delle loro gesta, naturalmente quasi esclusivamente rivolte all' esplorazione e alla conquista dell'altro sesso.

mercoledì 16 maggio 2012

Warriors of the rainbow / 賽德克‧巴萊 ( Wei TeSheng / 魏德聖 , 2011 )

Giudizio: 6.5/10
I guerrieri e la porta del paradiso

Giunto ad Udine con le stigmate di uno dei più grandi kolossal prodotti nel 2011, cui ha fatto riscontro un successo di botteghino notevole ,una lunga scia di premi al Golden Horse, la Nomination all'Oscar ed essere entrato nella storia della cinematografia taiwanese come il film a più alto budget, prodotto in pompa magna da John Woo, Warriors of the rainbow ha confermato tutto quanto di buono e di meno buono si era detto in lungo e in largo.
La sua struttura epico-storica che narra della resistenza dei popoli indigeni di Taiwan contro l'invasione giapponese conferisce al lavoro un aura di grandiosità con la quale da ormai un po' di tempo si cerca di riscrivere la storia un po' a tutte le latitudini: in questo Warriors of the rainbow ha la sua ragione di essere, in quanto cerca con una certa precisione storica di costruire un racconto che sia , per quanto ammantato di un certo inevitabile nazionalismo, corrispondente agli episodi storici.

domenica 13 maggio 2012

River ( Ryuichi Hiroki , 2011 )

Giudizio: 5.5/10
Le rovine del presente e lo tsunami

Dopo la grossa delusione di The egoists, l'altro lavoro di Ryuichi Hiroki presente al FEFF ci riporta se non altro su una scia narrativa ben più riconducibile al regista.
Non che River sia un film indimenticabile, però almeno vi si ritrovano qui canoni che il regista nipponico usa frequentemente , soprattutto nei suoi lavori più validi.
Scelta ardita quella di Hirochi di girare quasi tutto il film con una telecamera a mano, in cui, a parte l'attrice e i pochi personaggi, tutto il resto intorno scorre come se non esistesse set cinematografico (e molto probabilmente non esiste veramente).
La protagonista è una ragazza che ha perso il fidanzato in una strage avvenuta per le strade di Akihabara (episodio realmente accaduto quattro anni orsono) da parte di uno squilibrato alienato.

The egoists ( Ryuichi Hiroki , 2011 )

Giudizio: 5/10
La storia di una fuga

Primo dei due lavori (anche cronologicamente) con i quali Hiroki si è presentato al FEFF, The egoists è film che si allontana di molto dai sentieri solitamente percorsi dal regista giapponese, di cui ricordiamo opere di alto valore quali Vibrator e  It's only talk.
Il genere scelto da Hiroki è un coacervo di yazuka-movie, film giovanilistico, racconto on the road e dramma senza che riesca mai ad approdare ad un risultato convincente.
E' la storia di un giovane scagnozzo malavitoso che tra gioco d'azzardo e spedizioni punitive nei locali che non rispettano le regole, trova modo di innamorarsi di una ballerina di lap dance con la quale fugge via da Tokyo per cercare di lasciarsi alle spalle la vita turbolenta.

sabato 12 maggio 2012

It gets better ( Tanwarin Sukkhapisit , 2011 )






Giudizio: 6/10
L'amore al tempo dei transgender

Esponente d'avanguardia del cinema thailandese , dotata di una forte carica dissacrante e provocatoria, Tanwarin Sukkhapisit giunge al suo terzo lungometraggio con questo It gets better, storia in cui travestitismo, transessualismo e ambiguità sessuali fanno da sfondo prepotente a tre binari narrativi che vivono di vita propria per poi convergere verso un punto finale pur senza fondersi veramente.
Un maturo transessuale che torna nella sua città natale per ritrovare il padre e che cade sotto i colpi dell'amore, un giovane che riceve in eredità dal padre la gestione di un vivace locale in cui recitano tutti ( o quasi) trans e che è fermamente intenzionato a venderlo, un giovane che viene mandato in convento (buddhista) dai genitori per via dei suoi ambigui gusti sessuali e che prova una fortissima attrazione omosessuale per un monaco.

The cockfighters ( Jin Rui , 2011 )




Giudizio: 7/10
La metafora sulle contraddizioni sociali

L'esordio alla regia per Jin Rui, giovane cineasta cinese, è un lavoro coraggioso che comunque merita apprezzamento , probabilmente anche al di là del reale valore artistico contenuto nel film.
Attraverso il racconto di una provincia cinese polverosa e ancora fortemente legata alle tradizioni che contrastano in maniera stridente con la modernità galoppante che pervade il paese, il regista descrive, attraverso una metafora neppure troppo oscura, il momento storico della Cina.
L'ex aviatore Lao Wei si guadagna da vivere allevando galli da combattimento e con le scommesse che girano intorno al gioco che fa parte della tradizione cinese dalla notte dei tempi; in una provincia pigra fino quasi all'abbandono, l'uomo vive con la figlia da quando la moglie attratta dai facili guadagni e dalla ricchezza se ne è andata , frequenta una ballerina del night gestito dal suo amico nonchè ex compagno d'armi nonchè improvvisato consulente finanziario cui Wei affida i soldi guadagnati che serviranno per regalare un futuro tranquillo alla figlia.

Songlap ( Effenden Mazlam , Fariza Azlina Isahak , 2011 )

Giudizio: 8/10
Realismo malesiano

Il lavoro malesiano dell'accoppiata Effenden Mazlam-Fariza Azlina Isahak, alla loro opera seconda, risulta uno dei film più belli ed interessanti della rassegna udinese.
Utilizzando una struttura narrativa che cerca di miscelare azione e aspetti sociali, presentati col giusto realismo intriso di durezza e cattiveria, il racconto è ambientato negli strati sociali più disagiati di Kuala Lampur, molto efficacemente proiettati con lo sfondo delle Torri Petronas, quasi a voler amplificare a dismisura le contraddizioni insite in una delle tigri dell'Est.
I protagonisti sono due fratelli che prestano la loro opera come manovalanza nel traffico dei neonati , cui è strettamente legato quello della prostituzione.
Il minore dei due vive ancora di sogni (la danza) con i quali vorrebbe affrancarsi dall'ambiente degradato, visita spesso, confidandosi con lei dietro pagamento, una prostituta che ha scoperto essere la madre che li abbandonati da piccoli e che ignora la loro esistenza ed è spesso in contrasto col fratello più grande che invece, con più cinismo e realismo, considera il loro un lavoro del quale non possono fare a meno per sopravvivere e che non vuole saperne delle implicazioni sentimentali , rifiutandosi di voler incontrare la madre.
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