mercoledì 30 maggio 2012

The woodsman and the rain ( Suichi Okita , 2011 )

Giudizio: 6/10
Il boscaiolo e il regista

Avvolto in una atmosfera trasognata, ritmato con molta cautela e con tempi dilatati, The woodsman and the rain , opera seconda di Suichi Okita è un lavoro che presenta aspetti positivi ed altri meno, racconta una storia semplice in cui si annidano germi drammatici ma con un occhio il più delle volte divertito che dona al film un aspetto più da commedia che da drammone.
La quiete del boscaiolo vedovo tra i boschi e le montagne viene disturbata da una troupe che sta girando un improbabile quanto ridicolo film sugli zombie; all'iniziale incredulità dell'uomo, evidenziata da un dialogo iniziale che risulta una delle cose più belle del film, fa seguito la curiosità che lo porta ad accettare il suo ruolo di guida nelle impervie foreste in cambio di un piccolo ruolo nel film, impegno che il boscaiolo assume con molta "professionalità".

lunedì 28 maggio 2012

Unbowed ( Chung Ji-young , 2012 )

Giudizio: 6/10
La libera interpretazione della legge

Ambientato nel 2007, Unbowed racconta un fatto realmente accaduto: la battaglia giudiziaria di un professore universitario, rimosso dalla sua carica per avere denunciato un errore in un esame di ammissione all'università.
In seguito a tale episodio il professore affrontò con una balestra un giudice che si stava occupando del suo caso: per spaventarlo secondo lui, per ucciderlo, e lo ferì solamente, secondo l'accusa.
Su questo duplice aspetto della realtà , il film si struttura come un legal thriller in perfetto stile, con tanto di processo e ipotesi accusatorie e difensive, in fondo alle quali emerge quella che è l'applicazione e l'interpretazione aleatoria e personale della giustizia nelle sue sfumature più profonde.
Il film si presenta quindi fondamentalmente come un racconto di denuncia sul libero arbitrio, molto strutturato tecnicamente, che va al di là della riflessione sulla fiducia nella giustizia e nei giudici, che cerca di esplorare le pieghe più recondite dei codici e delle procedure.

Punch ( Lee Han , 2011 )

Giudizio: 7/10
Carrellata su emarginati

Punch è stato nel 2011 uno dei film coreani di maggior successo, soprattutto nel gradimento del pubblico che ne ha decretato incassi da film-evento.
Non è difficile capire perchè questo lavoro abbia incontrato tale successo: film con ritmo buono, toni da commedia sostenuti da dialoghi spesso divertenti, tematiche sociali sottotraccia esplicitate però con leggerezza , carrellata di personaggi vividi e divertenti cui non è difficile affezionarsi nel breve arco  dell'ora e mezza di durata della pellicola.
La storia, tratta da un best seller coreano, racconta di un giovanotto che vive con padre nano e zio mezzo scemo , che non conosce la madre e che viene quasi perseguitato dall'insegnante sia a scuola che a casa, visto che abita accanto a lui ed è costretto a subire le sue "simpatiche "angherie.

mercoledì 23 maggio 2012

Moby Dick ( Park In-jae , 2011 )

Giudizio: 6/10
Le forze oscure che tramano nell'ombra

Un spettacolare e fragorosa esplosione che manda in frantumi un ponte ripresa dalle telecamere di una autostrada apre il film, ambientato nella Corea del 1994, appena uscita dalle sabbie mobili di una dittatura spietata ma ancora ben ossessionata dal pericolo nordista.
In perfetto stile da film che investiga, Moby Dick mette subito le carte in tavola: niente poliziotti cialtroni , violenti , incapaci e ubriaconi, qui tutto si svolge nelle redazioni di un giornale dal quale parte un piccolo manipolo di cronisti istigati dal personale desiderio di fare lo scoop della propria vita che dia un senso alla loro professione.
Questo perchè, anche grazie alle generosi delazioni di un amico di uno dei reporter, personaggio in parte  spia, in parte infiltrato e in parte delatore, è subito chiaro che dietro all'episodio nel quale muoiono solo gli attentatori si muove qualcosa di molto grosso, forze trasversali che vorrebbero controllare il paese in un momento così delicato.

Il ragazzo con la bicicletta ( Jean-Pierre Dardenne , Luc Dardenne , 2011 )

Giudizio: 7/10
Sprazzi di luce

Come una implacabile tassa, anche questo ultimo lavoro dei fratelli Dardenne passa alla cassa a ritirare il premio, come hanno fatto quasi tutti i precedenti: stavolta è Cannes a regalare ai due cineasti il Gran Premio Speciale della Giuria per un'opera , Il ragazzo con la bicicletta, che per la prima dopo diversi anni introduce un modo nuovo di osservare il mondo da parte dei due fratelli registi.
Probabilmente stavolta la stucchevole diatriba sul cinema sempre uguale a se stesso dei Dardenne non ha motivo di esistere, dovendoci focalizzare maggiormente su alcune scelte narrative e anche tecniche che indubbiamente si distanziano dal loro abituale modo di fare cinema.
La storia, racconto di formazione di un ragazzetto problematico, abbandonato dal padre, orfano di mamma, relegato in un istituto e affidato temporaneamente ad una giovane parrucchiera, posa il suo occhio sulla figura adolescenziale, descrivendo un personaggio che congloba tutti i peggiori lati caratteriali, stimolato solo dall'opportunismo e dalla menzogna utilitaristica.

lunedì 21 maggio 2012

A kick from heaven ( Hanung Bramantyo Setiawan , 2011 )

Giudizio: 6.5/10
L'Indonesia che sorprende

A kick from heaven , film indonesiano del regista Hanung Bramantayo Setiawan è il tipico esempio di come sia possibile riuscire a costruire un film che sa offrire qualcosa di interessante pur partendo da premesse scontatissime e scivolando in un racconto addirittura banale.
Nonostante ciò, grazie ad una descrizione di luoghi, ambienti, atmosfere, usi e costumi molto ben disegnate, alla fine un senso al film lo si trova comunque.
La storia , ambientata in un villaggio indonesiano, adagiato su un altopiano desertico dove i colori hanno un forza penetrante, racconta della passione di una ragazzino per il calcio, osteggiata, almeno all'inizio, dal padre e che diventa racconto di riscatto e di ribellione, storia di formazione nella quale trovano spazio commedia, sentimento e dramma ; una storia quindi come tante  nelle quali si insegue il sogno della vita  che conduce a scelte  senza apparente possibile appello.

Hard romanticker ( Gu Suyeon , 2011 )

Giudizio: 4.5/10
L'eroe "romantico" biondo ossigenato e impomatato

Può il fatto di essere un lavoro autobiografico motivo valido e convincente per poter apprezzare un film?
Questo è quanto ci si domanda alla fine della visione di Hard romanticker del giapponese di origini coreane Gu Suyeon, tratto da un racconto a forte impronta biografica del regista stesso.
Chiaro che una domanda del genere si pone nel momento in cui si arriva a raschiare il fondo del barile per poter trovare un  aspetto valido del lavoro che per il resto , nonostante la pesante contaminazione di generi che presenta non riesce a colpire per nulla o quasi.
Sfruttando situazioni che vorrebbero richiamare atmosfere da Kitano, quello peggiore e più deludente di Outrage però, e situazioni da romanzo nichilista , col consueto sottofondo sociologico di denuncia della società giapponese, il regista racconta  quella che dovrebbe essere un po' la sua storia personale, non a caso il protagonista si chiama come lui: un biondo ossigenato impomatato teppistello di quartiere  e le sue avventure e disavventure tra delinquenti da strapazzo, boss della yakuza, schegge impazzite della malavita, immigrati coreani, con i quali mette in continuo confronto i suoi personalissimi canoni di giustizia e di morale, tra bastonate, mazze da baseball rotanti, botte a non finire, scene di violenza nelle quali vorrebbe insinuarsi una certa dose di ironia, con risultati discutibilissimi, venature sentimentali, sempre secondo i suoi canoni, che finiscono malissimo ed una epilogo eccessivo e distruttivo oltre ogni limite.

venerdì 18 maggio 2012

The 33D invader / (蜜桃成熟時33D ( Cash Chin / 錢文錡 , 2011 )

Giudizio: 7/10
Cat III , demenzialità e trash a gogo

L'invasore tettuta del titolo è una aliena che dal futuro viene spedita sulla terra per salvare il genere umano reso ormai quasi completamente sterile: il suo scopo è quello dapprima di trovare un uomo ancora dotato di spermatozoi vitali e poi arrestare la coppia di alieni venuti sulla terra con finalità totalmente opposte alle sue.
Questo in poche parole il plot del lavoro del regista HKese Cash Chin, autentico, e probabilmente unico, rappresentate del pink movie alias Cat III presente al Festival di Udine quest'anno.
Ed il film è un soft core a tutti gli effetti con una fortissima carica dissacrante e con toni da commedia demenziale.
La carrellata di personaggi è vivida e ce n'è per tutti i gusti: ragazzotti sessuomani, tra i quali uno che fa il verso a Stephen Chow, belle fanciulle disinibite e ignude che si offrono a visioni panoramiche di ogni recesso corporeo (parata di stelline e di pornostar anche giapponesi), coppia di cattivi dalla sessualità ambigua, pronti comunque a gettarsi nella mischia, la santarellina che pensa all'amore e al sentimento.

Kentut ( Aria Kusumadewa , 2011 )

Giudizio: 6/10
Appesi ad un filo...d'aria

Quando un titolo porta con sè già la curiosità capace di stuzzicare l'interesse del cinefilo, a maggior ragione quando questo titolo ( " scorreggia") vede dietro la macchina da presa Aria Kusumadewa, talentuoso regista indonesiano apprezzatissimo un po' dovunque: con questo lavoro, che tenta di miscelare satira politica e ritratti sociali ,il regista cerca di mettere in scena l'odierna Indonesia, paese percorso da tumulti , ribollente e per questo fucina di di storie interessanti.
La scelta del titolo anzitutto, ma anche lo svolgimento della storia, indicano subito la strada che Kusamadewa intende tracciare: satira , sarcasmo colorato di scurrilità, denuncia di usi e costumi.
Il pretesto per raccontare tutto ciò è il racconto di una competizione elettorale di provincia nella quale sono impegnati due personaggi, con relative corte dei miracoli , che vogliono essere lo specchio del paese: l'austera candidata borghese  e il populista fracassone di rosso vestito che, con neppure troppa fantasia, potrebbe risultare una bella parodia del Berlusconi nostrano, edonista, incurante delle implicazioni economiche, convinto assertore del carpe diem.

giovedì 17 maggio 2012

Afro Tanaka ( Daigo Matsui , 2011 )

Giudizio: 7/10
Sfiga generazionale

E' del giovane regista giapponese Daigo Matsui , al suo esordio, uno dei lavori più divertenti del FEFF: Afro Tanaka , un po' troppo semplicisticamente definito da più parti come commedia giovanalistica, è film che fa sorridere con intelligenza, grazie a uno stile pacato ma pungente, che non scivola mai nel ridanciano fine a se stesso e nella smargiassata e che racconta con occhio divertito e partecipe le peripezie di un giovanotto dalla capigliatura esageratamente afro e dei suoi amici in quella età che si usa definire post adolescenziale, in cui ancora permangono tratti di immaturità che vanno a scontrarsi con la realtà della vita quotidiana.
I cinque  giovanotti sono amici sin dai tempi del liceo e Tanaka, che nella sua capigliatura trova una ragione per combattere la sua perenne inadeguatezza, grazie ad una persistente voci fuori campo che narra vicende e pensieri, è il cantore delle loro gesta, naturalmente quasi esclusivamente rivolte all' esplorazione e alla conquista dell'altro sesso.

mercoledì 16 maggio 2012

Warriors of the rainbow / 賽德克‧巴萊 ( Wei TeSheng / 魏德聖 , 2011 )

Giudizio: 6.5/10
I guerrieri e la porta del paradiso

Giunto ad Udine con le stigmate di uno dei più grandi kolossal prodotti nel 2011, cui ha fatto riscontro un successo di botteghino notevole ,una lunga scia di premi al Golden Horse, la Nomination all'Oscar ed essere entrato nella storia della cinematografia taiwanese come il film a più alto budget, prodotto in pompa magna da John Woo, Warriors of the rainbow ha confermato tutto quanto di buono e di meno buono si era detto in lungo e in largo.
La sua struttura epico-storica che narra della resistenza dei popoli indigeni di Taiwan contro l'invasione giapponese conferisce al lavoro un aura di grandiosità con la quale da ormai un po' di tempo si cerca di riscrivere la storia un po' a tutte le latitudini: in questo Warriors of the rainbow ha la sua ragione di essere, in quanto cerca con una certa precisione storica di costruire un racconto che sia , per quanto ammantato di un certo inevitabile nazionalismo, corrispondente agli episodi storici.

domenica 13 maggio 2012

River ( Ryuichi Hiroki , 2011 )

Giudizio: 5.5/10
Le rovine del presente e lo tsunami

Dopo la grossa delusione di The egoists, l'altro lavoro di Ryuichi Hiroki presente al FEFF ci riporta se non altro su una scia narrativa ben più riconducibile al regista.
Non che River sia un film indimenticabile, però almeno vi si ritrovano qui canoni che il regista nipponico usa frequentemente , soprattutto nei suoi lavori più validi.
Scelta ardita quella di Hirochi di girare quasi tutto il film con una telecamera a mano, in cui, a parte l'attrice e i pochi personaggi, tutto il resto intorno scorre come se non esistesse set cinematografico (e molto probabilmente non esiste veramente).
La protagonista è una ragazza che ha perso il fidanzato in una strage avvenuta per le strade di Akihabara (episodio realmente accaduto quattro anni orsono) da parte di uno squilibrato alienato.
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