venerdì 6 novembre 2015

Little Bird ( Vladimir Beck , 2015 )




Giudizio: 4/10

Per la sua opera seconda il giovane regista russo Vladimir Beck prende a tema il mondo adolescenziale, sebbene, a suo dire, il film vuole trattare un tema più universale non necessariamente legato a quella età.
In un campo estivo frequentato da adolescenti i due animatori sono una una coppia di giovani che ben presto flirtano tra di loro attirandosi le critiche dei responsabili del campo; ma quel che è peggio coagulano su di sè le ossessioni di un ragazzino e di una sua coetanea rispettivamente infatuati dell'animatrice e del suo collega; una infatuazione ovviamente che non può condurre da nessuna parte ma che scatena nei due ragazzini reazioni rancorose fino all'ideare improbabili riti satanici o gesti insani.
Quinto elemto della storia è un altro ragazzino che vive perennemente con l'occhio attaccato ad una telecamera riprendendo tutto ciò che cade sotto il suo sguardo, una esistenza mediata dall'immagine ripresa, molto più semplicemente un vouyerismo maniacale.
Con il montare della mania ossessiva dei due ragazzini, i due animatori vanno incontro allo sviluppo della loro storia amorosa, tipica da vacanza estiva, che finisce nel momento esatto in cui inizia.
"Un giorno ti svegli e non riesci a toglierti di testa una persona: Non importa che tu abbia 14,26 o 70 anni, e non ti interessa se il tuo amore sia corrisposto. Inerme , ti senti in pena, non sapendo cosa fare, cercando un modo per liberarti del nome e dell'immagine che ti tormentano. Come uscirne?" : con queste parole il regista inizia le brevi note di regia di Little Bird, e prese così possono avere un senso ed aprire anche spazi interessanti cinematograficamente; peccato che la pellicola non abbia nulla di tutto ciò o per lo meno non è questo che il film lascia dopo la visione.

giovedì 5 novembre 2015

Toilet Stories ( Soren Huper , Christian Prettin , 2014 )



Toilet Stories (2014) on IMDb 
Giudizio: 7.5/10

Una squallida latrina in rovina di città: vetri infranti ,scritte sui muri ed un distinto signore di mezza età con una gardenia all’occhiello, due balletti di periferia in cerca di guai, peccato per loro che l’uomo non è un tranquillo signore indifeso, bensì un raffinato sadico.
Seconda toilet: la campionessa di nuoto ha di recente frantumato record su record, è in arrivo però presso la piscina l’agente antidoping che smaschererà in un attimo le magagne sue e della sua allenatrice; nessuna paura, arriva il medico di fiducia che con assurdi e singolari metodi la salverà dalla squalifica, tra un clistere e trucchetti a base di urine.


Toilet di lusso di una grande albergo: da amiche si ritrovano dopo tanto tempo, una è una vip sposata con un uomo la cospicuità del cui conto in banca è direttamente proporzionale al volume della pancia; tra le due c’è anche qualcosa altro che le unisce in un torbido e poco conveniente affaire.
Toliet di un grande magazzino: il solitario e taciturno commesso del reparto giardinaggio si gode gli ultimi momenti della sua pausa pranzo seduto sul water quando dal gabinetto attiguo un uomo anziano ha deciso che dovrà investire lui di una sua confessione privata fatta di lutti lontani, di vendetta e di improbabili amicizie.

martedì 3 novembre 2015

People Mountain People Sea / 人山人海 ( Cai Shangjun / 蔡尚君 , 2011 )




People Mountain People Sea (2011) on IMDb
Giudizio: 8.5/10

Presentato come film a sorpresa nel Concorso della Mostra Cinematografica di Venezia del 2011 e vincitore altrettanto a sorpresa del Leone d'Argento per la miglior regia, People Mountain People Sea è stato l'ennesimo grande successo di Marco Muller, allora Direttore della rassegna, nella sua instancabile e meritoria opera di divulgatore del cinema orientale, e cinese in particolare, in Italia.
Il film di Cai Shangjun infatti è un esempio, piuttosto raro a dire il vero, di quel cinema indipendente, quasi sovversivo che la Cina sa produrre tra le innumerevoli difficoltà legate alla censura e alla scarsa disponibilità di fondi che riesce grazie ai Festival a raggiungere un pubblico più vasto.
Opera seconda del regista cinese, apprezzatissimo sceneggiatore di alcuni lavori di Zhang Yang, People Mountain People Sea è un durissimo, quasi spettrale e disperato ritratto della società cinese, quella che sopravvive all'ombra del boom economico e delle ricche aree urbane più evolute, ma è prima di tutto un eccellente saggio di regia da parte di Cai, che si distingue per uno stile tanto scarno quanto pregnante.


Il protagonista della storia è Lao Tie , costretto a tornare al suo villaggio natale in una delle zone più arretrate e povere della Cina centrale, dopo avere causato un incidente sul lavoro procurando un grave infortunio ad un lavoratore; tornato a casa scopre che il fratello minore è stato rapinato della moto ed ucciso; come un impulso naturale ed atavico Lao Tie decide di mettersi alla caccia del delinquente avvistato dapprima nei villaggi limitrofi e poi in città.
La discesa a Chongqing, la megalopoli che accoglie 30 milioni di abitanti e che accanto ai grattacieli nutre baraccopoli e tuguri degni delle peggiori favelas, e il viaggio verso nord dove in una miniera illegale pare che lavori l'assassino, sono le tappe di un road movie allucinante alla conclusione del quale, in un deflagrante finale risiede l'allegoria più nitida di tutto il film.

Eva no Duerme ( Pablo Aguero , 2015 )




Eva Doesn't Sleep (2015) on IMDb
Giudizio: 8/10

Dopo svariati giorni di proiezioni di film tutt'altro che indimenticabili, la Festa del Cinema di Roma ci regala il lavoro più bello visto finora: Eva no Duerme del regista argentino Pablo Aguero, anch'esso transitato sia al Festival di Toronto (l'ennesimo...) che a quello di San Sebastian.
Quale aspetto fa di Eva no Duerme un film interessante e bello sebbene tratti di fatto un episodio ben conosciuto di importanza fondamentale nella recente storia dell'Argentina ? E' quello che sembra mancare alla gran parte degli autori che abbiamo visto in questa rassegna, cioè l'impronta personale attraverso una regia originale, molto carica di stile, che offre una prospettiva soggettiva di una racconto che fa parte ormai dei libri di storia e che quindi è del tutto privo di originalità: Aguero , attraverso un lungo processo di studio durato svariati anni, raccoglie una massa enorme di immagini d'epoca intorno alle quali imbastisce un racconto solido sorretto da una bella dose di cifra stilistica, donandogli quindi quello sguardo particolare che annienta la non originalità del tema.


Parlare di Evita Peron per un argentino è quanto di più impegnativo e coinvolgente vista la caratura del personaggio e i sentimenti che ancora adesso suscita  il solo nome, descrivere poi le peripezie della sua salma per venti anni senza cadere nella cronaca nuda e cruda è operazione tutt'altro che facile ma che il regista argentino ha saputo portare a termine in modo valido.

lunedì 2 novembre 2015

The Walk 3D ( Robert Zemeckis , 2015 )




The Walk (2015) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

In quasi contemporanea con l’uscita nelle sale la Festa del Cinema di Roma ospita l’ultimo lavoro di Robert Zemeckis The Walk 3D, ispirato alla storia del funambolo francese Philippe Petit passato alla storia per avere camminato sospeso su un filo teso tra le Twin Towers  di New York nel 1974, quando i due grattacieli erano  in fase avanzata di costruzione.

Il racconto di Zemeckis parte dall’infanzia del giovane Petit folgorato da acrobati e funamboli circensi: sin da piccolo il ragazzo spia le loro gesta e cerca di emularle; da lì in poi la sua vita è tutta una sfida , dapprima coi genitori che non condividono la sua passione, poi con le autorità che gli impediscono di tendere liberamente fili sui quali camminare ed infine con il vecchio e saggio funambolo Papa Rudy col quale si instaura il tipico rapporto conflittuale maestro-allievo; prima complice del giovane sarà Annie una ragazza anch’essa artista di strada ben più convenzionale e poi pian piano un piccolo manipolo di personaggi che vogliono condividere con Petit la vita avventurosa e le sfide.
Una rivista che mostra le Twin Towers in costruzione paragonate all’altezza della Tour Eiffel funge da click per Petit: il fine ultimo, il capolavoro del funambolismo deve essere una passeggiata sospeso nel cielo di New York su un filo teso tra le due torri; l’armata si arricchisce di complici sul posto e quindi i preparativi per quella che sembra una follia hanno inizio.

Le Rois du Monde ( Laurent Laffargue , 2015 )




Les rois du monde (2015) on IMDb
Giudizio: 5/10

Opera prima del regista francese Laurent Laffargue, attivo nel passato soprattutto in ambito teatrale, Le Rois du Monde è lavoro che lascia l'amaro in bocca: l'impressione è quella di un film che avrebbe potuto essere decisamente più valido e bello se il regista avesse saputo scegliere meglio il terreno su cui cimentarsi senza affastellare situazioni e tematiche agli antipodi o per lo meno avesse avuto una migliore capacità di miscelare le anime narrative della storia.
Le Rois du Monde inizia come un vivace affresco di una Francia provinciale e di campagna dove regnano le bevute, le feste di paese e gli amori di personaggi che da questo ambiente non vogliono  o non riescono a sottrarsi, adagiati nella monotona vita di tutti i giorni e nello squallore; prosegue con una storia d'amore intorno alla quale si accumula sporcizia e  odi repressi che portano ad atmosfere da tragedia mitologica moderna che sfociano con violenza nel finale; si innestano sulla struttura di base un poco convincente triangolo amoroso giovanile consumato e scatenato dalla passione per la recitazione delle commedia di Moliere e un altrettanto ben poco convincente impianto teatrale che mostra soprattutto il background del regista.


Le Rois du Monde è anche il racconto di personaggi, a loro modo tutti eroici, nel bene e nel male: il rissoso e trucido Romain, un tipaccio buono solo a menare le mani che vorrebbe riprendersi la sua donna dopo la sua lunga permanenza in carcere, il macellaio Jacky che di quella donna è diventato nel frattempo il compagno e che pur nell'oblio del paese di provincia cerca di tirare avanti una vita dignitosa, Chantal , la donna contesa, che ama il teatro ma che non riesce a fuggire dall'opprimente e squallido mondo di provincia trattenuta da un legame atavico; anche i tre giovani protagonisti che fanno da contraltare con il loro tormentato triangolo amoroso al ben più tragico menage degli adulti, possiedono quella vis eroica , forse l'unica che regala qualcosa di luminoso.

sabato 31 ottobre 2015

The Lobster ( Yorgos Lanthimos , 2015 )




The Lobster (2015) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Nel mondo ideato da Yorgos Lanthimos è vietato essere single, le autorità ti braccano, ti controllano e ti spediscono in un lussuoso quanto severo hotel nella brughiera dove , in un regime che sta a cavallo tra il lager e la clinica psichiatrica, hai 45 giorni di tempo per trovare un partner, pena la trasformazione in un animale a tua scelta; il lavaggio del cervello è continuo e grottesco nel cercare di inculcarti nella mente la necessità e l'utilità della vita di coppia, il sesso non è consentito nell'hotel, ma procaci cameriere al risveglio si dimenano voluttuose sul tuo pube causando erezioni inutili, anche perchè è vietata persino la masturbazione.


David, cui dona il suo corpo un ridicolo e bolso Colin Farrell, sceglie l'aragosta come animale per la sua seconda vita, in caso di fallimento, giunge alla prigione in compagnia del cane , che è poi suo fratello che ha fallito nello stesso posto; l'adattarsi è l'unica via che l'uomo vede per salvare la sua figura umana, e per far ciò è disposto a cedere anche alla menzogna; nell'hotel ci si sceglie e si cerca la via d'uscita in base a comunanze grottesche: la miopia, i gusti alimentari, difetti o oscure malattie.
Fuori dal mondo dell'albergo vive quello del bosco, dove sono rifugiati i solitari, coloro che fuggono dalla repressione della coppia , una setta quasi dove vigono regole altrettanto ferree.
I single in cerca di salvezza cacciano nel bosco i solitari perchè ciò consente loro di prolungare il tempo del trapasso.
Tra questi due mondi paralleli in conflitto si muove David e tutta la storia che Lanthimos ci racconta nel suo consueto stile cui l'affacciarsi al mondo cinematografico extra-greco  ha solo in parte apportato scalfiture nonostante , soprattutto all'inizio, non possa sembrare così.

giovedì 29 ottobre 2015

Mistress America ( Noah Baumbach , 2015 )




Mistress America (2015) on IMDb
Giudizio: 7/10

La nuova commedia di Noel Baumbach, Mistress America, è tra i pochi lavori a donare una patina di lustro alla Festa del Cinema di Roma: film che si inserisce pienamente nel solco dei precedenti lavori del regista newyorchese con lo sguardo sempre rivolto alla sua città e a quella umanità che galleggia tra i 20 e i 30 anni che si muove con l'animo in tumulto nella grande metropoli dove tutto può accadere.
Tracy è una giovane matricola di college che si è trasferita da poco in città, ricca di aspettative e di speranza trova però la vita del college non così eccitante ed emozionante, motivo per cui si rivolge a Brooke futura sorrellastra in quanto la madre sta per sposare il padre di quest'ultima.

Brooke è una trentenne ben inserita nello sfavillante mondo newyorchese, una di quelle trentenni che cercano di cavalcare le mode che la grande città evoca in ogni suo angolo: party, frenesia, incontri d'affari, progetti vari e il sogno di aprire un ristorante alla moda.
Due persone che incarnano due mondi che sembrano distanti ma che in effetti non lo sono: entrambe inseguono il loro sogno nella Grande Mela, da scrittrice la giovane Tracy , da imprenditrice di successo Brooke; novizia del mondo sfavillante della metropoli l'una, guida morale l'altra e inoltre modello ( segreto) del romanzo che Tracy ha intenzione di scrivere.
Su questo binomio calato nella città e nei mille microcosmi che sa offrire, Baumbach imbastisce la sua storia agrodolce dove tutti i personaggi, compresi anche quelli di contorno, fondamentali, sembrano adolescenti alla ricerca della maturità e della stabilità, indecisi fra il farsi travolgere dalla emotività e dalla vitalità della grande città e il cercare stabilità, se non altro emozionale.

Au Plus Pres du Soleil ( Yves Angelo , 2015 )




Au plus près du soleil (2015) on IMDb
Giudizio: 6/10

Lei, Sophie, è un agguerrito giudice istruttore, lui, Olivier , è una avvocato di successo, due mondi che vivono sotto lo stesso tetto ma che per definizione sono su barricate diverse; quando Sophie si trova ad indagare su Juliette, una giovane e belloccia biondona dal passato movimentato accusata di aver indotto al suicidio il suo amante attempato che la manteneva, viene a sapere quasi per caso che la donna che sta per mandare in galera è la madre biologica del suo figlio adottivo diciottenne.
Consigliata dal martito a farsi da parte nel caso, la donna invece prosegue con ancora più tenacia, mentre l'uomo , in un eccesso di curiosità forse morbosa, decide di entrare in contatto con la giovane donna, ignara della sua identità.


Quello che inizia quindi come un dramma proletario-borghese si trasforma presto in concentrato di morbosità, di desideri e di pulsioni e di tensione psicologica che raggiunge vette da autentica tragedia greca.
Yves Angelo, noto soprattutto come direttore della fotografia, dirige questo lavoro che ha come punto di origine quella che sembra essere una costante del cinema francese del terzo millennio: il ricercare ostinatamente atmosfere chabroliane e da Nouvelle Vague per dar corpo a storie che spesso soffrono di una debolezza intrinseca allarmante.
Non è il caso di Au Plus Pres du Soleil, nel senso che la storia di Angelo è forse fin troppo pletorica , mostrandosi subito carica di tematiche interessanti che però lentamente ed inesorabilmente affogano nella ricerca di una pulizia stilistica e di una rarefazione delle atmosfere che mette lo spettatore nelle condizioni di un vouyer di lusso, evitandogli qualsiasi tipo di coinvolgimento.

martedì 27 ottobre 2015

To the Fore / 破風 ( Dante Lam Chiu-Yin / 林超賢 , 2015 )



To the Fore (2015) on IMDb 
Giudizio: 5.5/10

Dopo una interminabile serie di film di genere , Dante Lam, uno dei maestri indiscussi dell'action movie di Hong Kong, dirige un film che deraglia di molto dai suoi clichè narrativi, sebbene in fondo alla storia di To the Fore si riscontrano tematiche e situazioni che il regista ha ampiamente affrontato con stile ben diverso.
Qui siamo nel mondo dello sport, quello a cavallo tra il semiprofessionismo ed il professionismo che anima il mondo del ciclismo, sport in grandissima crescita in Cina e che ha consentito ad alcuni atleti di potere affrontare i prestigiosi palcoscenici europei del Tour de France e dl Giro d'Italia con squadre professionistiche.


Il Team Radiant è una squadra condotta con metodi paternalistici ma al tempo stesso con forte impronta dal suo allenatore e nella quale convivono un gruppo di atleti tra i quali spicca Ming un taiwanese di belle speranze che però come sprinter ha la strada sbarrata dal più forte Jeong; Ming stringe una forte amicizia con Tian altro atleta dal talento inferiore ma ben più serio e scrupoloso di lui.
Quando la squadra viene sciolta per difficoltà economiche, il bravo allenatore cerca di piazzare i suoi gioielli nelle più ambiziose squadre asiatiche per cui il gruppo di amici che si era formato di dilegua per ritrovarsi a rivaleggiare con team diversi.
E' facile per chi inizia a vedere scorrere denaro e successo prendere qualche deriva pericolosa e così le storie di Ming, Tian e Jeong prendono direzioni diverse.

lunedì 26 ottobre 2015

These Daughters of Mine [aka Moje Corky Krowy] ( Kinga Debska , 2015 )




Moje córki krowy (2015) on IMDb
Giudizio: 7/10

Una bella famigliola della nuova borghesia polacca, padre architetto e madre elemento coagulante, due figlie ormai belle mature e con le rispettive famiglie, un quadro insomma apparentemente confortante.
Ma le due sorelle sono in realtà in profondo conflitto: attrice di serie televisive una, insegnante l'altra con un marito che bighellona per casa fingendo di cercare lavoro, entrambe con figli adolescenti in fisiologica contrapposizione con le figure materne; quando sulla famiglia si abbatte il male in maniera improvvisa e grave i sottili equilibri vengono messi a durissima prova: la madre rimane in un letto d'ospedale in stato vegetativo e poco dopo anche al padre viene diagnosticato un cancro al cervello inoperabile.


Detta così si potrebbe pensare al solito film pieno di lacrime e sottotesti infarciti di rimorsi e di rivalse, ma These Daughters of Mine della regista polacca Kinga Dobska, attiva da già da alcuni anni come regista cinematografica e televisiva e come sceneggiatrice, è tutt'altro che una pellicola strappalacrime o peggio ruffiana e ingannatrice; il tema dei legami famigliari e del loro vacillare sotto i colpi del fato è trattato infatti con grande leggerezza, addirittura con atmosfere brillanti da commedia, riuscendo però a raggiungere il risultato di ben raccontare il modo di reagire di fronte alla malattia e di come i legami famigliari siano messi a dura prova, quasi un redde rationem da ultima spiaggia.

domenica 25 ottobre 2015

Monster Hunt / 捉妖记 ( Raman Hui / 許誠毅 , 2015 )




Monster Hunt (2015) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

Nel mondo dei mostri è in atto una rivolta: quelli cattivi e malvagi si appropriano del potere scacciando il re e la regina che porta in grembo l'erede e che è l'unica, con un piccolo manipolo di fedeli, che riesce a fuggire sconfinando però nel mondo degli uomini limitrofo a quello della fantasia.
Nel mondo reale però pullulano i cacciatori di mostri, spietati e senza scrupoli, che girano in lungo e in largo alla ricerca dei mostri che si mimetizzano sotto forme umane; essere un cacciatore di mostri regala lustro, è uno status che si tramanda all'interno delle comunità famigliari e nei villaggi; il giovane Song millanta un pedigree da cacciatore ma il suo essere maldestro lo mette spesso alla berlina nonostante sia il sindaco facente funzioni del villaggio.


Ben presto cacciatori feroci, mostri buoni con fattezze umane, mostri cattivi e cacciatori buoni entrano in inevitabile collisione: Song incontra la giovane e bella Huo,cacciatrice anc'essa, e soprattutto diventa colui cui la regina dei mostri in fuga , prima di morire, trasferisce il mostriciattolo nascituro per metterlo in salvo in una scena tanto grottesca quanto divertente.
Raman Hui, ben conosciuto nel mondo dell'animazione per essere stato il co-regista di Shrek III e con alle spalle una apprezzabile carriera di computer animator ( vari Shrek e Madagascar su tutti) dirige questa ricca coproduzione Hong Kong-Cina che è divenuta in breve il film a maggior incasso di tutti i tempi al box office cinese.
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