giovedì 16 maggio 2013

An Inaccurate Memoir / 匹夫 ( Yang Shupeng / 楊樹鵬 , 2012 )

Giudizio: 7/10
Banditi patriotti

Dichiarato ammiratore del genere western, il regista cinese Yang Shupeng con questo suo terzo lavoro si avvicina , per lo meno nelle ambientazioni, a quel genere di riferimento: le polverose regioni montuose del nord ovest della Cina fanno da sfondo ideale alla storia raccontata in An Inaccurate Memoir,curioso titolo francese all'interno del quale c'è il nocciolo della tematica che il regista affronta.
Ambientato nel 1942, in piena guerra di resistenza all'invasore giapponese, il film racconta di un agente segreto, che fallito il piano di uccidere il fratello dell'Imperatore, si rifugia in una zona in cui imperversa una masnada di banditi tanto avidi quanto efficienti: la figura di Gao,l'agente in fuga, vestito di tutto punto come se dovesse sposarsi che si presenta di fronte a Fang il capo-bandito, sembra tanto richiamare quei personaggi solitari che pullulano nei film western, ma , togliendo cavalli e fucili, la filosofia dei western è molto, molto labile, essendo, ancora una volta, come in molti lavori cinesi di genere, il nazionalismo antinipponico il motore del racconto.

The Berlin File ( Ryoo Seung-wan , 2013 )

Giudizio: 6.5/10
Berlino crocevia di spie ed intrighi

Il blockbuster spionistico coreano The Berlin File, film d'apertura del FEFF 15, preceduto da un successo notevole al botteghino in patria, risultando una della pellicola a maggior budget della storia cinematografica coreana, è film che cerca di far gustare antichi sapori , riproponendo una spy story classica che più classica non si può, in tutti i suoi componenti.
Per le due ore di durata del lavoro di Ryoo Seung-wan, Berlino torna ad essere il nodo cruciale del mondo spionistico: non è la Berlino grigia e tetra dei film anni 70-80 bensì è quella del Bundestag e di Postdamer Plaz, però gli ingredienti ci sono tutti, direi quasi pervicacemente ricercati; non c'è la Stasi che tutto osserva, ma ci sono gli immancabili americani che sorvegliano, i nordcoreani cattivi che fanno affari con gli arabi infidi, c'è l'onnipresente Mossad  e ci sono i sudcoreani buoni, tutti indaffarati a creare grovigli di affari, politica e armi.

sabato 11 maggio 2013

Eungyo ( Jung Ji-woo , 2012 )

Giudizio: 7/10
Lo strano triangolo

L'anziano e stimato poeta vive nella sua casa immersa nei boschi, tra pile di libri e manoscritti; un vita da eremita, nella quale ha spazio solo un ex-allievo, scrittore in erba anche esso che si prende cura del suo ex-professore.
Nella vita tranquilla e appartata piomba come un baleno una liceale in qualità di domestica, una ragazza dalla spiccata personalità e vitalità.
Intorno a questo curioso e improbabile triangolo si costruisce la traccia narrativa del film, scandito da ritmi tranquilli, a volte tendente al logorroico, che pian piano scivola in un racconto nel quale i ruoli diventano ben delineati: l'anziano letterato che subisce il fascino della giovane e che si sente scosso da pruriti sessuali, il giovane attendente che inizia a sentire una crescente gelosia per la ragazza e Eungyo, appunto la liceale, che un po' stuzzica, un po' sta al gioco e un po' mostra una ingenuità che spiazza i due uomini.

To the Wonder ( Terrence Malick , 2012 )

Giudizio: 6/10
L'uomo , la donna e Dio

Dopo avere centellinato negli anni l'uscita dei suoi lavori , mai meno di sei anni sono intercorsi tra un film e l'altro, Terrence Malick stupisce con To the Wonder, a un solo anno di distanza da quello che rimane una delle sue più ambiziose pellicole, The Tree of Life.
Vero che le tematiche sono molto vicine al lavoro precedente, ma questa tempestività è probabilmente l'aspetto più sorprendente del film.
Un occhio ormai totalmente pervaso da una spiritualità e religiosità estreme, scruta il mondo del rapporto amoroso uomo-donna, come uno dei cardini della potenza divina, inteso come tramite per raggiungere la perfezione spirituale.
To the Wonder è infatti il racconto di un amore  che nasce a Parigi, trova il suo punto più sublime sulle spiagge di Mont Saint Michel denudate dalla bassa marea, si concretizza in un Oklahoma  troppo set cinematografico da apparire quasi etereo. 

venerdì 10 maggio 2013

Beijing Flickers / 有種 ( Zhang Yuan / 张元 , 2012 )

Giudizio: 8/10
Solitudine a Pechino

In occasione della scorsa edizione del FEFF il regista cinese Zhang Yuan propose una mostra fotografica e un libro che dovevano essere i primi due capitoli di un lavoro frutto di ricerche pazienti sul mondo giovanile di Pechino. Il terzo atto di questo progetto è il film Beijing Flickers che quest'anno abbiamo visto sempre al FEFF.
E' quasi un riflesso condizionato ripensare al Beijing Bastards che ormai 20 anni orsono lo stesso cineasta propose per raccontare la Pechino del fermento artistico, ed in effetti l'operazione trova la medesima aspirazione, quello che cambia è l'ambiente, la metropoli che ha mutato il volto e che è lo specchio di un Paese che rispetto a due decenni fa ha subito una delle metamorfosi più straordinarie dell'era moderna.
La particolare attenzione che ha sempre guidato la ricerca sociale del regista sulle tematiche giovanili, culminata in Diciassette Anni film del 1999 che ricevette un importante riconoscimento anche a Venezia, probabilmente il suo lavoro più noto, trova in Beijing Flickers ulteriore ispirazione.

giovedì 9 maggio 2013

The Complex ( Hideo Nakata , 2013 )

Giudizio: 5/10
La solita casa e i soliti trucchetti

Presentato in prima mondiale al Festival di Rotterdam nel gennaio scorso , prima di vedere la luce sugli schermi giapponese a fina maggio, The Complex , ultimo lavoro del regista nipponico Hideo Nakata, transita per il FEFF di Udine , dove l'attesa era corposa per poter rivedere all'opera l'autore della saga di Ringu e di Dark Water.
Il ritorno di Nakata a tematiche ed ambientazioni a lui più consone però si veste più di delusione che di luce: il maestro del J-Horror infatti non riesce ad essere incisivo come si sperava, anzi The Complex, in definitiva può essere considerato film che delude alquanto.

The way we dance / 狂舞派 ( Adam Wong Sau Ping / 黃修平 , 2013 )



Giudizio: 7/10
Il sogno da inseguire

Nel panorama cinematografico HKese che conferma sempre più la crisi di identità nella quale si è incanalato a partire dagli ormai lontani giorni dell'handover, The Way We Dance, del regista indipendente Adam Wong è film che si afferma anzitutto per la sua originalità e per la ventata di aria fresca che porta con sè in una realtà cinematografica che ha sempre privilegiato l'action movie e il film di arti marziali.
Se è vero che The Way We Dance è un lavoro che per molti aspetti si avvicina alla commedia brillante e romantica , altro genere apprezzato e ben conosciuto ad Hong Kong, altrettanto vero è che , ponendosi a metà tra il film musicale e la commedia giovanilistica, offre uno sguardo nuovo , senz'altro più dinamico e spregiudicato.
Il lavoro di Adam Wong, dalla gestazione abbastanza prolungata frutto di casting interminabili, racconta attraverso la protagonista , la passione per la danza, vissuta come un sogno sin dall'età più tenera: Fleur è una giovane, che lavora nel negozio dei genitori come cameriera, portando porzioni di tou fu; il grimaldello per potere aprire la porta della sua passione è l'accesso all'Università dove entra in contatto con una gang di ballerini di hip-hop che le permetterà di esaudire il suo sogno.

mercoledì 8 maggio 2013

Ip Man:The Final Fight / 叶问:终极一战 ( Herman Yau / 邱禮濤 , 2013 )

Giudizio: 7.5/10
Ip Man invecchia

L'ultimo combattimento di Ip Man è contro un onnipotente boss delle Triadi, padrone incontrastato della città fortificata, battuta da un violento tifone, dove gestisce ogni genere di traffico ed attività compresi combattimenti clandestini: è l'unico momento di epicità autentica del film di Herman Yau, una lunga scena dove tutto concorre a produrre una ambientazione estrema, quasi sovrannaturale. Per il resto Ip Man: The Final Fight è un lavoro che getta lo sguardo altrove, all'interno della vita del leggendario maestro sì , ma anche su una realtà come quella di Hong Kong degli anni 50-60 percorsa da continui fremiti sociali. 
E' questo fondamentalmente il motivo che fa dell'ultimo film di Herman Yau una pellicola bella , dove si percepisce l'afflato del regista per la sua città, vista e vissuta attraverso le gesta , mediate dal racconto del figlio, di un Ip Man che si spoglia della sua aura di sacralità per indossare i panni di un personaggio molto più "umano" e tangibile, che invecchia tra malanni vari e tormenti personali, ma con ciò caricandosi di un carisma e di un magnetismo tutto suo. 

How to use guys with secret tips ( Lee Won-suk , 2013 )


Giudizio: 7/10
I trucchetti per infinocchiare i maschietti

Come possa un film che in patria al passaggio in sala è risultato un mezzo flop trionfare in un Festival quale quello di Udine è un enigma che incuriosisce chiunque abbia visto How to use guys with secret tips; vero che in sala ha dovuto vedersela con blockbuster dai budget illimitati, ma il grande successo riscosso al Far East Film Festival 15 lascia alquanto sbalorditi.
Il regista  coreano ventottenne Lee Wan-suk si cimenta nella sua opera prima con questa commedia romantico-brillante con la giuste dose di temerarietà e di spirito innovativo, costruendo una storia che soprattutto nella sua struttura e nella formula narrativa risulta ricca di ritmo, con demenzialità ben distribuita e sfrontatezza, soprattutto quando va a raccontare con sarcasmo ed ironia alcuni aspetti della ben nota competitività coreana nel mondo del lavoro e dello spettacolo.
Trama semplice, quasi banale: una giovane sfruttata e vessata nel sessista mondo della pubblicità e dello spettacolo dove lavora come aiuto regista trova in maniera quasi surreale su una bancarella sperduta su una spiaggia, dove aveva subito l'ennesima sberla, un corso in videocassette che spiega come avere successo nella vita e nel lavoro sfruttando gli uomini.

martedì 7 maggio 2013

NO - I giorni dell'arcobaleno [aka NO] ( Pablo Larrain , 2012 )


Giudizio: 5.5/10
Arriva l'allegria...

Nel 1988, Augusto Pinochet indisse un plebiscito sulla sua permanenza a capo supremo del Cile che gli avrebbe permesso di governare per altri otto anni.
A quell'epoca Pablo Larrain aveva 12 anni e a questo episodio cruciale della storia cilena si ispira per il suo ultimo film, presentato al Festival di Cannes del 2012 e che vede la luce nelle sale italiane.
Anche nei due precedenti lavori Larrain aveva scrutato la storia drammatica del Cile seppur con uno sguardo distaccato ed originale, tipico di chi quegli eventi non li ha vissuti in prima persona, ma proprio per tale motivo quindi meno tradizionale.
La storia si basa sulla figura di uno stimato pubblicitario che viene ingaggiato dai fautori del NO (cartello anti-governativo) per ideare una serie di strisce quotidiane che per un mese hanno costituito la campagna elettorale dei due schieramenti politici. In contrasto con il suo datore di lavoro, schierato con Pinochet, accetta l'incarico seppur con qualche riluttanza.
La recensione completa può esser letta su LinkinMovies.it

lunedì 6 maggio 2013

Far East Film Festival 15 - Bilancio conclusivo




L'accorato, addirittura commosso, appello fatto da Sabrina Baracetti, direttrice del FEFF, al termine della serata conclusiva della rassegna udinese, fotografa alla perfezione la situazione nella quale la manifestazione è costretta a dimenarsi per poter mettere in piedi un Festival degno di tal nome. L'anno scorso fummo salutati con la previsione nefasta che le troppe nubi che aleggiavano sul FEFF ne avrebbero addirittura compromesso lo svolgimento, per fortuna anche quest'anno la kermesse è andata in porto , ma in fase di commento conclusivo non si può non tenere conto di questa situazione difficile in cui gli organizzatori sono stati costretti a lavorare. La premessa è d'obbligo , soprattutto per confutare quelle che sono state alcune delle critiche mosse al FEFF quest'anno e cioè che si sia trattato di una rassegna in tono minore e qualitativamente scarsa: l'essere riusciti comunque a mettere i piedi un festival di buon livello, perchè così è stato in effetti, ne amplifica il giudizio positivo finale per lo meno riguardo al programma. Vero che non c'erano i grandissimi nomi che avevano caratterizzato con la loro presenza ad Udine le edizioni scorse e vero anche che le selezioni di alcuni paesi, ad esempio il Giappone, hanno lasciato parecchio a desiderare,ma è vero anche che la qualità media dei lavori presentati è stata tutt'altro che disprezzabile.
L'intero articolo può essere letto su LinkinMovies.it 

sabato 4 maggio 2013

Feng Shui / 万箭穿心 ( Wang Jing / 王竞 , 2012 )

Giudizio: 8/10
Il dramma della famiglia che si frantuma

Liberamente tratto dal romanzo "Diecimila frecce trafiggono il cuore " della scrittrice cinese Fang Fang, il lavoro di Wang Jing, dal titolo internazionale che tende molto a portare fuori strada, è stato uno dei lavori più intensi e belli visti al FEFF di Udine di quest'anno, visione nobilitata dalla presenza del regista stesso.
Il titolo originale del film che mutua quello del romanzo appartiene a quelle frasi idiomatiche composte da quattro sillabe ( e quindi da quattro caratteri) di cui la cultura e tradizione cinese sono ricchissime.
Ed in effetti nel film di frecce che vanno a colpire il cuore ne esistono molte: è una storia di un dramma famigliare che si consuma nell'arco di un decennio a Wuhan, città della Cina centrale a partire da metà degli anni 90, quando ormai tutto il paese era percorso da innumerevoli fremiti di cambiamento.
La storia, che può a prima vista apparire come un intimo spaccato di vita di una famiglia media, è in realtà una indagine sociologica e antropologica sulla vita famigliare e sulle sua crisi.

giovedì 2 maggio 2013

Apolitical Romance / 水餃幾兩 ( Hsieh Chun-yi / 謝駿毅 , 2012 )

Giudizio: 7.5/10
Amore transculturale?

L'opera prima del giovane regista taiwanese Hsieh Chun-yu possiede il grande pregio di immettere un po' di innovazione all'interno del filone da commedia romantica che ormai da anni spopola a Taiwan tanto da divenire quasi un sottogenere codificato.
Apolitical romance è sì una commedia romantica in fondo, ma la narrazione si arricchisce di un aspetto socio-culturale originale, che diventa di fatto il cardine di tutta la storia: la contrapposizione di cultura, usanze e mentalità tra cinesi mainlander e taiwanesi.
Il pretesto è la storia di una ragazza pechinese che per esaudire una richiesta dell'anziana nonna, si reca a Taiwan a cercare quello che fu il suo primo amore fanciullesco, emigrato sull'isola dopo la guerra a seguito dei nazionalisti. A Taipei incontra un giovane sull'orlo del licenziamento perchè incapace di scrivere un opuscolo che aiuti l'interscambio culturale tra Cina e Taiwan: il mutuo soccorso farà stringere ai due un patto di ferro, rintracciare il vecchio in cambio di un'aiuto a conoscere le usanze cinesi continentali.

mercoledì 1 maggio 2013

Kekexili:Mountain Patrol / 可可西里 ( Lu Chuan / 陆川 , 2004 )

Giudizio: 8/10
La guerra in nome delle antilopi tibetane

Due anni dopo l'esordio già carico di soddisfazioni con The Missin Gun, Lu Chuan nel 2004 dirige Kekexili:Mountain Patrol, film che raccolse una messe di riconoscimenti e che confermò il talento del giovane regista.
Anche questo lavoro a basso budget, come lo era stato il precedente, racconta una storia aspra e dura, con uno stile scarno, a tratti quasi documentaristico, ambientata in uno degli ambienti più ostili al mondo, la regione di Kekexili appunto, sperduta nell'immenso e inospitale del Tibet.
Da un lato i bracconieri che sterminano le antilopi tibetane fino a portarle quasi all'estinzione per il commercio delle loro pelli, dall'altro uno sparuto gruppo di polizia montana, abbandonata a se stessa, priva di finanziamenti che raschia il fondo del barile pur di sconfiggere i banditi, in mezzo un reporter inviato da Pechino il cui reportage sarà risolutivo, nella realtà, per la soluzione del problema che mobilitò anni orsono gli ambientalisti di tutto il mondo.

martedì 30 aprile 2013

Qualcuno da amare / Like someone in love ( Abbas Kiarostami , 2012 )


Giudizio: 5/10
Delusione Kiarostami

Approda in Giappone questa volta il peregrinare cinematografico del regista iraniano Abbas Kiarostami e Qualcuno da amare( Like someone in love) conferma come per molti autori, soprattutto , ma non solo, asiatici, il confronto con realtà cinematografiche diverse dalla propria si risolve in mezzi fallimenti.
La storia è di quelle minimaliste, tipica del miglior Kiarostami: un curioso e singolare triangolo di personaggi che si confronta sullo schermo in uno sterminato fiume di parole. Una giovane studentessa che per mantenersi fa la escort , un suo attempato cliente, professore in pensione, in preda più che a pruriti sessuali ad una solitudine e al bisogno di offrire protezione , il fidanzato di lei, all'oscuro delle attività della ragazza, che casualmente si imbatte nei due in giro per la città; la salvezza sta nel cambio dei ruoli, il vecchio diventa il nonno della ragazza nonchè consigliere del giovane tormentato da una storia d'amore che non prende la piega che lui vorrebbe. 
La recensione completa può essere letta su LinkinMovies.it 
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