sabato 13 maggio 2017

Mercury Is Mine ( Jason Paul Laxamana , 2016 )




Mercury Is Mine (2016) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

Carmen è una donna di mezza età che gestisce un ristorante che si trova lungo la strada che conduce al monte Arayat, luogo frequentatissimo dai turisti per le numerose leggende che lo circondano compresa quella che favoleggia di un immenso tesoro sepolto in qualche parte; visto che gli affari vanno tutt'altro che bene, la donna passa il tempo ad immaginare di partecipare ad uno show televisivo dove si presentano succose ricette.
Una notte alla sua porta bussa un giovane bianco, che la implora di offrirgli un riparo per la notte.
La donna con riluttanza accetta e la mattina dopo il giovane si offre come suo cameriere pur di poter rimanere ancora per qualche giorno suo ospite.


Magicamente, ma non tanto poi, gli affari por Carmen tornano ad andare a gonfie vele per la presenza del giovane bamboccione dalle pelle chiara , gli occhi celesti e i capelli biondi, che funge da richiamo per i turisti: con il passare dei giorni il rapporto tra i due assume le sembianze di mamma e figlio per poi scivolare lentamente verso connotati più sottilmente morbosi con il passare del tempo.
Carmen si lega al ragazzo, il quale, ormai una piccola star, inizia a voler pensare di testa sua; inoltre nel passato del ragazzo c'è un macigno pesantissimo che verrà a galla e che Carmen cercherà di sfruttare per tenerlo legato a sè.
Appartenente alla schiera dei nuovi cineasti indipendenti del cinema filippino, Jason Paul Laxamana affronta con garbo e con ironia in Mercury is Mine il tema a forte impronta cultural-sociologica del rapporto tra bianchi e filippini, che si manifesta nella società quasi come una forma di razzismo al rovescio, legato a questo c'è la tematica del tentativo dei filippini di contrarre matrimoni misti, come a voler ripulire i propri connotati razziali.

venerdì 12 maggio 2017

Derailed ( Lee Sung-tae , 2016 )




Doo namja (2016) on IMDb
Giudizio: 7/10

Contrapposto a certo cinema coreano più mainstream nel quale abbondano l'epicità, l'azione e l'eleganza formale e strutturale e che, a ragione, ha raggiunto livelli tecnici da molti magnificati, esiste una quota di film che si affidano maggiormente a tematiche sociali rivolte soprattutto verso gli emarginati; senza scomodare il primo Kim Ki-duk abbiamo diversi esempi di tale prodotto, e Derailed , opera prima di Lee Sung-tae è uno di questi, quasi un'opera minimalista ambientata nei bassifondi e nella disperazione.
I protagonisti del racconto sono quattro giovanissimi che vivono di espedienti, dormono dove capita, mangiano nei ristoranti per poi scappare e si dedicano saltuariamente a qualche piccolo furto in seguito al quale ricevono spesso una bella dose di botte; non sono malavitosi, bensì degli emarginati che le famiglie hanno ripudiato e che  poggiano le loro esistenza solo sul fallace senso di libertà che li anima e che si traduce in una battaglia quotidiana per arrivare alla fine della giornata che gli regala un illusorio senso di vitalità.


Quando i quattro ( due coppie legate anche sentimentalmente) decidono di volare più in alto rubando una macchina si ritrovano ben presto nei guai: l'auto appartiene ad un piccolo boss sgangherato che gestisce un karaoke bar e questi non troverà molte difficoltà a rintracciare i ragazzi e chiedere il pegno: la bella Ga-young, fidanzata del leader  dei quattro, Jin-il, dovrà lavorare per lui come hostess nel suo locale; come non bastasse sulle tracce dei quattro si mette pure uno psicopatico di loro vecchia conoscenza che cerca vendetta.
Jin-il ogni giorno porterà al boss i soldi rimediati per poter riavere indietro la sua amata, e nel letame in cui sguazzano le loro vite, anche un piccolo boss che però ha il suo seppur distorto codice d'onore, può diventare un piccolo fiore.

Survival Family ( Yaguchi Shinobu , 2017 )




The Survival Family (2017) on IMDb
Giudizio: 6/10

Tokyo, una mattina come tante; una famiglia ordinaria è pronta ad iniziare la giornata: padre oscuro impiegato, madre casalinga , figli teenager in evidente fase di ribellione adolescenziale; un cellulare che non funziona, una lampadina che non si accende, l'ascensore fermo, i semafori spenti, le metropolitane bloccate: uno strano blackout si è impadronito della città, tutto ciò che necessita di energia per funzionare è fermo, persino le automobili.
Quando passata la giornata si intuisce che qualcosa di incomprensibile è avvenuto, il panico inizia a serpeggiare ed entro pochi giorni la città è in ginocchio.


A questo punto, lungi dal diventare il più classico dei disaster movie di stampo post apocalittico, la storia assume i caratteri di un peculiare road movie.
La nostra famigliola infatti, percorsa da attriti e da ostilità interne, decide di partire dalla megalopoli per raggiungere le località di provincia, precisamente quella dove vive il padre del capofamiglia, perchè pare che lì tutto funzioni.
La famiglia Suzuki, ripiombata in pieno medioevo dove vige la legge del baratto, si procura quattro biciclette ed inizia il lungo viaggio verso Kagoshima in riva al mare, percorrendo autostrade popolate da profughi che avanzano faticosamente a piedi.
Il viaggio, in aderenza al topos dominante del road movie, sarà l'occasione non solo di raggiungere la salvezza, ma anche di rinsaldare i deboli legami famigliari.
Indubbiamente lo snodo narrativo di partenza è interessante, pensiamo per un attimo cosa succederebbe veramente in una situazione del genere in qualsiasi parte del globo, e anche la scelta di Yaguchi di improntare il film affidandosi a toni da commedia è meritevole.

martedì 9 maggio 2017

Jailbreak ( Jimmy Henderson, 2017 )




Jailbreak (2017) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

Il cinema cambogiano torna ad Udine per la seconda volta dopo lo storico esordio di due anni orsono con The Last Reel di Sotho Kulikar; la pellicola di quest'anno è però quanto di più lontano si possa immaginare dal nostalgico e a tratti tragico lavoro della Kulikar; a dimostrazione di una vitalità ritrovata che sta riportando il cinema Khmer ai fasti di un tempo, infatti, Jailbreak è un film tutto azione e frenesia che nulla ha a che vedere con le tematiche legate alla drammatica storia del paese.
Una probabile spiegazione di ciò sta nel fatto che il regista dall'anglosassone nome di Jimmy Henderson è un italiano emigrato, con molto coraggio occorre dire, circa 15 anni fa in Cambogia e che ha al suo attivo un altro paio di pellicole; di certo sulle sue spalle la storia recente del paese pesa molto meno, per cui non deve stupire che Jailbreak apre di fatto la strada al genere action in Cambogia.


Il film infatti è un puro action movie di quelli che sembrano mutuati da un videogame (qui pare sia successo il contrario, cioè il videogame è stato concepito a ridosso della uscita del film) in cui tutto l'impianto narrativo è funzionale alle scene d'azione, per altro molto ben costruite e che si configurano come i classici livelli di un gioco spaccatutto.
Quattro agenti vengono incaricati di scortare un criminale di nome Playboy in galera, un penitenziario nel quale è racchiusa la peggior feccia del paese, il criminale pusillanime sembra disposto a vuotare il sacco pur di evitarsi la compagnia in cella dei brutti ceffi, la leader suprema di un gruppo di procaci e cattivissime fanciulle inguainate di nero stile fetish, chiamato Butterfly, cui Playboy è legato, temendo che quest'ultimo vuoti il sacco, organizza per lui una bella accoglienza in carcere utilizzando i capobanda carcerati.

lunedì 8 maggio 2017

Soul on a string / 皮绳上的魂 ( Zhang Yang / 张扬 , 2016 )




Soul on a String (2016) on IMDb
Giudizio: 8/10

Dopo aver prodotto il bellissimo docufilm Paths of the Soul, il ritiro annuale di Zhang Yang in Tibet ha portato alla luce anche Soul on a String che idealmente, pur essendo lavoro diverso per molti aspetti, costituisce un dittico con il precedente, non solo per la ambientazione geografica , ma anche perché i due lavori sono fortemente intrisi di tematiche che partono dalla cultura tipicamente tibetana per approdare a questioni universali che riguardano l’essenza dell’uomo.
Sfruttando lo spettacolare scenario di natura che atterrisce e affascina allo stesso tempo, Zhang racconta una storia nella quale il motore principale risiede nella redenzione e nella ineluttabilità del karma personale.

Il protagonista è Tabei,un cacciatore solitario che entra in possesso di un prezioso amuleto cui il lama assegna come compito per ottenere la redenzione quello di portare la pietra in una regione cara per la religione buddhista, dandogli solo oscuri e sintetici indicazioni su come raggiungerla.
Tabe si porta dietro il karma famigliare segnato dall’omicidio compiuto dal padre, per cui la missione può essere per lui il passaporto per ottenere la redenzione.
Alle calcagna dell’uomo c’è però una coppia di fratelli, figli dell’uomo ucciso dal padre di Tabei, che , secondo le tradizioni tibetane, hanno fatto della vendetta il loro motivo di vita e di onore.
Tabei inizia il suo viaggio e a lui si unisce dapprima una giovane donna con cui ha diviso il letto, nonostante l’uomo, vero spirito solitario cerchi di dissuaderla e poi un ragazzino muto ma che possiede sorprendenti doti mediatiche e di preveggenza.

At The Terrace ( Yamahuchi Kenji , 2016 )




At the Terrace (2016) on IMDb
Giudizio: 8/10

Quando si parla di "teatro al cinema" solitamente si intende una qualche trasposizione cinematografica di un'opera teatrale che funge da ispirazione oppure di lavori scritti appositamente per il grande schermo che sono strutturati come una piece teatrale; At the Terrace è qualcosa di pù ardito se vogliamo, in quanto è la versione cinematografica di una piece teatrale di grandissimo successo dello stesso regista giapponese Yamauchi Kenji, il quale non fa nulla per rendere il lavoro più consono possibile al cinema; costruisce un proscenio su una bellissima terrazza di una villa signorile, usa il tendaggio delle finestre come fossero le quinte di un teatro e si affida totalmente ai dialoghi per la costruzione della sua storia.


L'operazione , è bene dirlo subito, ottiene un risultato notevole, risultando At the Terrace uno dei film più belli visti al Far East Film Festival 19.
Pochi personaggi che si alternano sul palcoscenico, spesso presenti tutti assieme: il padrone di casa Soejima, importante dirigente d'azienda, la procace e insinuante moglie Kazumi, Saito, un designer di successo e la bella moglie Haruko, un impiegato della Toyota di nome anch'esso Saito, dai tratti nevrosi e Tanoura , un tipo malandato che scopriremo esser appena dimagrito di molti chili in seguito ad un intervento di gastrectomia; nel finale si aggiungerà alla congrega il figlio dei padroni di casa un ragazzotto che fungerà da detonatore della storia dando il via al pirotecnico finale.
Quello che inizia come un quasi surreale racconto fatto di chiacchiere diventa ben presto un sottilmente sarcastico resoconto su vizi e virtù dei giapponesi: dapprima i giudizi sulle candide braccia di Haruki, poi, in rapida sequenza, le acide e provocatorie insinuazioni di Kazumi che mal tollera il ruolo da prima donna di Haruki stessa, le confessioni estorte sulle passioni personali, un languido ballo e confronti sempre più serrati dal quale affiora in maniera dirompente il conflitto tra le due donne, esposto con toni sempre più accesi e sempre meno improntati alla tradizionale educazione e discrezione nipponica.

domenica 7 maggio 2017

Duckweed / 乘风破浪 ( Han Han / 韓寒 , 2017 )




Duckweed (2017) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Xu Tailang è un pilota di rally affermato che con l'ultima vittoria si consacra campione; al termine della gara nota tra il pubblico il padre al quale rivolge acidi e risentiti ringraziamenti per aver tentato in tutti i modi di frustare la sua passione, al punto che da giovanissimo lo aveva fatto assumere come autista di ambulanze pensando di assecondare la sua aspirazione. Dopo la gara invita il padre sull'auto con la quale si lancia in una folle corsa che si conclude con uno schianto contro un terno.
Mentre giace moribondo in ospedale Tailang vede scorrere davanti a sè rapidamente la sua vita, in accordo con quanto comunemente si creda possa accadere in punto di morte; poi all'improvviso si ritrova gettato sul finire degli anni 90, pochi mesi prima della sua nascita.


Il primo incontro che fa nella sua città natale è il giovane padre, sfaccendato bulletto di quartiere che si atteggia a piccolo capobanda; Tailang sconcertato realizza che quella è l'occasione buona per poter finalmente vedere la madre che morì dandolo alla luce.
Ma la ragazza che è fidanzata col futuro padre ha un nome diverso e quindi si assume la responsabilità di compiere la missione di cambiare le sorti della storia altrimenti lui non verrà al mondo. Facile immaginare cosa possa accedere allorquando, ricorrendo anche a mezzi poco ortodossi pur di allontanare il padre dalla ragazza, il protagonista viene a sapere che quest'ultima prima di sposarsi cambierà nome, superfluo dire quale sarà quello che prenderà.

sabato 6 maggio 2017

Kung Fu Yoga / 功夫瑜伽 ( Stanley Tong / 唐季禮 , 2017 )




Gong fu yu jia (2017) on IMDb
Giudizio: 6/10

La premiata ditta Jackie Chan-Stanley Tong rinverdisce i fasti passati con un blockbuster di dimensioni colossali che va a proseguire nella scia delle coproduzioni sino-indiane di cui nel 2016 abbiano già avuto un'anteprima con Xuan Zang di Huo Jianqi. Kung fu Yoga è quindi prima di tutto una grande operazione commerciale come impone il blockbuster classico, un film di puro intrattenimento , rivolto alle famiglie che non a caso ha letteralmente sbancato il botteghino nelle festività del capodanno cinese.


Film nel quale si mescolano azione, demenzialità , botte e un pizzico, ma veramente un pizzico, di yoga tanto per dare un senso al titolo.
Jackie Chan interpreta il noto archeologo Jack che viene contattato da una avvenente dottoressa indiana che dichiara di avere una mappa che permette di ritrovare il tesoro scomparso di Magadha, della cui esistenza siamo messi al corrente in un prologo che sembra più un videogame che un film.
Jack mette in piede il suo team, cui aggrega anche il figlio del suo vecchio amico cercatore di tesori, che ha intrapreso la stessa carriera del padre, e parte per il Tibet e in un caverna di ghiaccio trovano l'ambito tesoro; qui dovranno però fare i conti con Randall un riccone indiano che rivendica per sè il tesoro in quanto appartenente alla casata di cui lui è erede in contrapposizione con la studiosa indiana che scopriremo esser anche lei di stirpe reale e quindi legata per vincolo famigliare al tesoro.

venerdì 5 maggio 2017

Someone To Talk To / 一句顶一万句 ( Liu Yulin / 刘雨霖 , 2016 )




Someone to Talk To (2016) on IMDb
Giudizio: 8/10

In un ufficio dell'anagrafe di una piccola città di provincia dello Henan due giovani dal volto radioso stanno per ottenere il certificato di matrimonio, accanto a loro un'altra coppia invece è pronta a divorziare "perchè non abbiamo più nulla da dirci"; i due sposini invece pieni di entusiasmo annunciano" ci sposiamo perchè parliamo molto e abbiamo tanto da dirci".
Dieci anni dopo la coppia di sposini ha una figlia , lui ha lasciato la carriera nell'esercito e fa il ciabattino, lei invece lavora come operaia in una fabbrica e soprattutto anche loro non hanno più nulla da dirsi; le grandi ambizioni sembrano tramontate, il clima pesante in casa crea malumore nella ragazzina e come non bastasse lui sospetta di una tresca della moglie.


Aiguo e Lina hanno dimenticato il loro sorriso radioso di dieci anni prima, il menage famigliare si trascina e quando il sospetto, che presto diventa certezza, che la donna abbia un'amante fa saltare in mente al marito l'idea di impugnare il coltello, non senza aver comunicato la notizia anche alla moglie dell'amante della consorte che per tale motivo tenta il suicidio bevendo un pesticida; per fortuna Aiguo decide di compiere la sua vendetta in maniera meno truculenta e dopo un iniziale diniego a concedere il divorzio accondiscende a patto che l'amante della moglie divorzi anche lui e possa occuparsi solo di Lina ; "quando ti ho sposato ho promesso che avrei avuto cura di te, quindi solo quando potrai sposare l'altro ti concederò il divorzio" proclama l'uomo mettendo il cappio intorno al collo della moglie.
Attraverso la storia di Aiguo e Lina, condita da interessanti e azzeccatissimi personaggi di contorno quali una sorella dell'uomo che alla soglia dei 40 anni è ancora nubile e che si affida agli appuntamenti programmati per trovare improbabili mariti e un amico cuoco che alla fine sposerà proprio la sorella, la giovane regista Liu Yulin, qui al suo primo lungometraggio, affidandosi ad un romanzo del famoso padre romanziere Liu Zhenzyun per l'occasione anche sceneggiatore, affronta quello che sembra essere uno dei temi che maggiormente ricorrono nel cinema contemporaneo: l'incomunicabilità che aumenta di pari passo con la illusione che la connessione globale ci renda tutti al centro dell'universo e capaci di interagire con tutto il mondo.

giovedì 4 maggio 2017

Shock Wave / 拆彈專家 ( Herman Yau / 邱禮濤 , 2017 )




Shock Wave (2017) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

Scelto come film di chiusura del  19° Far East Film Festival, Shock Wave è stato visto dalla platea del Teatro Nuovo praticamente in contemporanea con l'uscita sugli schermi in Cina e Hong Kong, evento che ha fatto sì che il film risultasse uno tra i momenti più importanti della rassegna udinese.
Diretto da Herman Yau, probabilmente il più genuinamente hongkonghese tra tutti i registi, Shock Wave è opera ad alto budget, situazione nella quale il regista non molte volte si è trovato a confrontarsi, che rilancia l'action movie , genere che ad Hong Kong ha trovato tra i più grandi interpreti.


L'infiltrato di rito, l'agente Cheung, consente l'arresto di alcuni membri di una pericolosa banda dedita alle rapine, tra i quali il fratello del famigerato boss Peng Hong; dopo qualche tempo Cheung è rientrato nei ranghi della squadra anti esplosivi della polizia di cui risulta essere una sorta di leggenda e quando iniziano a verificarsi attentati dinamitardi in città il poliziotto è sempre in prima linea. 
Ma Peng ha in serbo ben altre imprese, tra le quali la più clamorosa, l'assalto al Cross Harbour Tunnel uno dei punti di collegamento tra Kowloon e la parte insulare della città con una squadra di mercenari e il posizionamento di una quantità abnorme di esplosivo all'entrata e all'uscita della galleria; il prezzo da pagare per evitare la strage è il rilascio del fratello, la vendita del governo del tunnel e soprattutto che le operazioni vengano condotte da Cheung, di modo da poter affrontare faccia a faccia colui che da infiltrato li tradì. Ben presto la storia prende la piega del confronto personale tra i due, tra sparatorie spettacolari ed efferatezze varie.

mercoledì 3 maggio 2017

Mad World / 一念無明 ( Wong Chun / 黄进 , 2016 )




Mad World (2016) on IMDb
Giudizio: 8.5/10

Mad World giunge al Far East Film Festival preceduto dalla lunga scia di riconoscimenti ricevuti sia in varie rassegne cinematografiche che da una critica dimoostratasi entusiasta per questa opera prima del giovane Womg Chun, regista autenticamente hongkonghese , proveniente dalla Fresh Wave.
La storia raccontata è quella di un giovane affetto da disturbi bipolari che esce dall'ospedale psichiatrico dove aveva trascorso un anno in seguito ad un incidente in cui perse la vita la madre, anch'essa gravemente malata, e di cui lui fu sospettato di essere stato l'artefice. 



Il giovane Tung viene affidato ad un padre col quale ha un rapporto molto labile che lo aveva di fatto abbandonato nell'assistenza alla madre. Il padre Wong si ritrova con questo figlio da assistere e da controllare, ma è totalmente privo delle conoscenze sulla malattia che lo affligge. Il reintegro nella società è difficile per Tung: non solo deve dividere una casa fatiscente col padre impacciato e non ha più un lavoro, anche la sua vita sentimentale è andata irrimediabilmente a pezzi. Il ragazzo , ribellandosi a tutto ciò che ha subito e che intravede dovrà subire rifiuta i farmaci e cerca con caparbietà di reintegrarsi in una comunità che vede con occhio sospetto il suo passato tragico; inoltre, attraverso rapidi e a volte sincopati flashback, è chiaro che il trauma dell'esperienza della malattia e della morte della madre agita ancora i suoi pensieri, anche perchè è stato proprio lo stress emotivo della situazione a scatenare in lui il disturbo bipolare.

martedì 2 maggio 2017

Close-Knit ( Ogigami Naoko , 2017 )




Close-Knit (2017) on IMDb
Giudizio: 8/10

Dopo il premio ricevuto a Berlino per i film a tematiche LGBT, Ogigami Naoko conquista anche il Far East Film Festival che le consegna sia il premio dell'audience che quello assegnato dagli accreditati Black Dragon, evento che poche si è verificato nella storia della rassegna udinese, a dimostrazione di una accoglienza trionfale ricevuta da Close-Knit, in effetti tra i migliori lavori visti al FEFF di quest'anno.
Per chi scrive è stata una autentica sorpresa il lavoro della Ogigami, se non altro perchè era una di quelle registe finite nella personale black list dopo una serie di lavori improntati ad un minimalismo vacuo e quasi fastidioso.


Close-Knit invece è lavoro che ci mostra una autrice matura, capace di rimanere fedele al suo stile e al contempo di raccontare una storia piena di tematiche interessanti, con la quale finalmente si confronta con aspetti sociali e con drammi personali.
L'undicenne Tomo ha una madre che è un disastro, una di quelle donne perse nel loro tormento e inclini alla fuga; dopo l'ennesima sparizione della madre, la ragazzina si rifugia dallo zio materno, un tipo ordinario e tranquillo che vive con una trans, Rinko, ormai donna a tutti gli effetti tranne che per l'anagrafe; nonostante con molto tatto lo zio metta al corrente della particolarità del suo rapporto amoroso, Tomo, all'inizio, rimane colpita nel trovarsi di fronte questa donna che "per un errore di Dio" è nata uomo.
Rinko però è persona sensibile e si prende subito cura della ragazzina cercando di supplire all'assenza materna e ben presto la titubanza di Tomo si trasforma in affetto verso questa donna che faticosamente tenta di affermare definitivamente la sua identità.
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