Giudizio: 6.5/10
Byeong-soo è stato un serial killer, dall'adolescenza si è trasformato in un angelo vendicatore con l'intento di fare pulizia della feccia umana, iniziando dal violento padre che brutalizzava lui e la sorellina. Dopo avere per anni ucciso e sepolto in un poetico bosco di giganteschi bambù malfattori, violenti ,traditori e gentaglia della peggior specie , da 17 anni conduce una vita normale in compagnia della giovane figlia. Da qualche anno la demenza si è impadronita di lui creandogli pericolosi cortocircuiti cerebrali e su pressante consiglio della figlia Byeong-soo scrive tutto sul suo notebook per non dimenticare e tiene nota di ogni gesto su un voice recorder.
Alcune giovani donne scompaiono e lasciano temere la comparsa di un nuovo serial killer e il protagonista in un banale incidente d'auto si convince di essersi trovato faccia a faccia con un killer: affinità elettive e riconoscimento al primo sguardo.
Il problema di Byeong-soo è che, in ossequio alla malattia, vive momenti di totale assenza di memoria, quindi nel momento in cui l'amata figlia inizia una relazione con l'uomo che lui ritiene essere un killer, solo frammenti confusi di ricordi si affastellano nella sua mente almeno fino a quando i momenti di lucidità lo portano a dovere intraprendere ogni cosa pur di salvaguardare la figlia dal pericolo incombente.
Dopo aver visto al FEFF18 di Udine la bodyguard Sammo Hung affetta da demenza, ora è la volta di un serial killer sui generis: il racconto di Won Shin-yeon infatti è un po' un trattato di neuropsichiatria e un po' un thriller con qualche aspetto furbastro.
Cosa c'è di meglio infatti di un personaggio che con la sua malattia può giustificare (narrativamente) tutto e il contrario di tutto? Sì perchè durante la storia raccontata il dubbio che le cose non siano come le vediamo, ma siano semplicemente il frutto di una mente malata che ha perso ogni capacità mnemonica ad un certo punta affiora prepotentemente.
