Giudizio: 8/10
L'esordio alla regia di Lukas Feigelfeld è opera che non passa inosservata, facendoci immaginare per il trentatreenne viennese, ma di scuola cinematografica berlinese, un futuro radioso in cui il talento visivo del regista potrà regalarci altre prove degne di nota.
Il titolo del film, che in qualche modo vuole essere fortemente evocativo riguardo alla storia narrata, rimanda ad una terminologia arcaica con la quale venivano definite gli esseri femminili demoniaci.
La storia, ambientata nelle Alpi austriache durante il XV secolo con l'Europa flagellata dalla peste, racconta della piccola Albrun che vive con la madre in una baita di montagna ai margini del villaggio; sulle due incombe il sospetto, che per l'ignoranza e la grettezza dell'epoca equivale a certezza, di essere streghe e per tale motivo sono emarginate e fatte oggetto di riti anti-stregoneria. La morte della madre sotto i colpi della terribile epidemia di peste, lascia negli occhi della ragazzina il senso di terrore per la vita e per gli incubi che la accompagnano negli ultimi istanti di vita della donna.
Dopo 25 anni Albrun vive nella stessa baita con una figlia di pochi mesi, del cui padre non abbiamo notizie, ma che per la gente del posto è il perpetuarsi delle stigmate della stregoneria, tramandate dalla madre; ancora fatta oggetto di scherno ed insulti Albrun vive una vita quasi autistica in cui gli unici contatti sono quelli con le mammelle delle capre che munge per poi rivendere il latte; quando una donna del posto, Swinda, sembra voler sfidare l'ignoranza e la superstizione avvicinandosi ad Albrun perpetrando invece un piano torbido e perverso, quest'ultima innesca un meccanismo di crescente paranoia e di trasformazione mediante il quale affermare se stessa in tutta la sua drammaticità; se strega non è Albrun, l'ignominia dei suoi compaesani, sembra scatenare i suoi istinti più turpi fino ad assimilare se stessa alla stregoneria.
Il finale potente e metaforico, sinistro e venato di malsano riesce a chiudere con sicurezza inaspettata una storia che prestava il fianco a molte possibili derive non tutte convincenti.











