domenica 14 aprile 2019

Hagazussa [aka Hagazussa: A Heathen's Curse] ( Lukas Feigelfeld , 2017 )




Hagazussa: A Heathen's Curse (2017) on IMDb
Giudizio: 8/10

L'esordio alla regia di Lukas Feigelfeld è opera che non passa inosservata, facendoci immaginare per il trentatreenne viennese, ma di scuola cinematografica berlinese, un futuro radioso in cui il talento visivo del regista  potrà regalarci altre prove degne di nota.
Il titolo del film, che in qualche modo vuole essere fortemente evocativo riguardo alla storia narrata, rimanda ad una terminologia arcaica con la  quale venivano definite gli esseri femminili demoniaci.
La storia, ambientata nelle Alpi austriache durante il XV secolo con l'Europa flagellata dalla peste, racconta della piccola Albrun che vive con la madre in una baita di montagna ai margini del villaggio; sulle due incombe il sospetto, che per l'ignoranza e la grettezza dell'epoca equivale a certezza, di essere streghe e per tale motivo sono emarginate e fatte oggetto di riti anti-stregoneria. La morte della madre sotto i colpi della terribile epidemia di peste, lascia negli occhi della ragazzina il senso di terrore per la vita e per gli incubi che la accompagnano negli ultimi istanti di vita della donna.


Dopo 25 anni Albrun vive nella stessa baita con una figlia di pochi mesi, del cui padre non abbiamo notizie, ma che per la gente del posto è il perpetuarsi delle stigmate della stregoneria, tramandate dalla madre; ancora fatta oggetto di scherno ed insulti Albrun vive una vita quasi autistica in cui gli unici contatti sono quelli con le mammelle delle capre che munge per poi rivendere il latte;  quando una donna del posto, Swinda,  sembra voler sfidare l'ignoranza e la superstizione avvicinandosi ad Albrun  perpetrando invece un piano torbido e perverso, quest'ultima innesca un meccanismo di crescente paranoia e di trasformazione mediante il quale affermare se stessa in tutta la sua drammaticità; se strega non è Albrun, l'ignominia dei suoi compaesani, sembra scatenare i suoi istinti più turpi fino ad assimilare se stessa alla stregoneria.
Il finale potente e metaforico, sinistro e venato di malsano riesce a chiudere con sicurezza inaspettata una storia che prestava il fianco a molte possibili derive non tutte convincenti.

martedì 9 aprile 2019

Mirage [aka Durante la tormenta] ( Oriol Paulo , 2018 )




Mirage (2018) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

In una sera tempestosa del 9 novembre del 1989 , mentre tutto il mondo assisteva allibito alla caduta del muro di Berlino e alla riunificazione della Germania, Nico, un ragazzino di 12 anni , appassionato di musica, era testimone di una scena drammatica nella casa accanto e fuggendo via veniva investito mortalmente da una macchina.
25 anni dopo la casa che fu di Nico e della madre viene acquistata da una coppia con una figlioletta: Vera , David e la piccola Gloria; la donna scopre un vecchio televisore, una telecamera e una scatola contenente dei nastri video che mostrano Nico strimpellare con grande impegno la chitarra.


Qualche notte dopo, durante una tempesta la cui violenza rimanda ad una precedente di 25 anni( che coincidenza...), Vera si ritrova davanti al vecchio televisore acceso e con grande stupore dall'altra parte dello schermo c'è Nico col quale riesce ad entrare in contatto attraverso un misterioso canale spazio-temporale.
Vera che conosce la triste fine del ragazzino cercherà di cambiare il corso degli eventi per salvarlo, non sapendo però che così facendo sarà anche la sua vita ad esser cambiata in maniera drammatica.
C'è molto di classico e di vecchio nel nuovo film del talentuoso regista spagnolo Oriol Paulo che ha alle spalle due opere assolutamente degne di nota: la dissociazione spazio-tempo che consente i viaggi nel tempo, il destino che può essere modificato creando un effetto a valanga, i lunghi tunnel che si perdono nell'infinitezza del tempo sono argomenti che hanno sempre sostenuto la storia della cinematografia mondiale soprattutto in certi film a cavallo tra la fantascienza ed il viaggio nell'essenza del tempo e dello spazio.

domenica 7 aprile 2019

The Truth Beneath ( Lee Kyoungmi , 2016 )




The Truth Beneath (2016) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Dopo più di otto anni dal debutto come regista la coreana Lee Kyoungmi, uno dei personaggi più interessanti e versatili nel panorama cinematografico nazionale, torna dietro la macchina da presa nel thriller dalle tinte fosche The Truth Beneath, una storia apparentemente molto simile a tante di quelle che il fertilissimo cinema coreano produce ormai a getto quasi continuo, ma che dietro una parvenza di convenzionalità nasconde alcuni aspetti interessanti e abbastanza originali che fanno dell'opera un lavoro che si discosta dal tipico thriller, al punto che il film ha ricevuto svariati riconoscimenti soprattutto di critica.
La storia vede come protagonisti il brillante politico Jongchan in procinto di cimentarsi in una competizione elettorale cui offre il suo appoggio incondizionato la bella moglie Yeonhong, sempre al suo fianco ed impegnata essa stessa nella campagna elettorale del marito.


A pochi giorni dalle elezioni la figlia adolescente della coppia, Minjin , sparisce, dopo aver raccontato alla madre che si sarebbe trattenuta fino a tardi da una compagna di scuola per completare una ricerca scolastica ; all'inizio tutto appare come una ragazzata di una adolescente un po' testa calda , ma quando Yeonhong scopre che non esiste nè la compagna di classe nè lo studio che stavano facendo assieme, il sospetto che la giovane sia stata rapita diventa più tangibile; nonostante ciò Jongchan, da buon politico preoccupato della propria carriera, è restio ad avvisare la polizia per evitare che la notizia trapeli sulla stampa.
Yeonhong però venendo meno per una volta al suo ruolo di coniuge modello inizia a svolgere ricerche per conto suo trascurando la campagna elettorale del marito; le sue indagini alzeranno il coperchio sul solito pentolone che tiene nascosti segreti e verità degli adolescenti.
Il ritrovamento del corpo della ragazza uccisa e una pista suggerita dalla amica più cara di questa, porteranno Yeonhong a intraprendere una lunga strada apparentemente senza fine verso la verità, lungo la quale la donna lentamente ma inesorabilmente sentirà crescere in sè il senso di una vendetta paranoica da mettere in atto, in un finale che alternando numerosi colpi di scena si tinge di tinte cupissime.

venerdì 5 aprile 2019

Dead Souls / 死靈魂 ( Wang Bing / 王兵 , 2018 )




Dead Souls (2018) on IMDb
Giudizio: 8.5/10


La campagna anti-destra inaugurata da Mao sul finire degli anni 50 finalizzata alla detenzione e al recupero dei soggetti etichettati come destrorsi, spesso solo per avere espresso qualche opinione sull’operato di quadri di partito, è stata uno dei temi principali della filmografia di Wang Bing a partire dal 2007 con  Fengming, a Chinese Memoir, passando attraverso The Ditch, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia del 2012, unica incursione del documentarista cinese nel cinema di finzione, seppur molto sui generis.
Dead Souls, che ha avuto la sua première a Cannes, è il ritorno ai documentari di durata oceanica ( oltre 8 ore ), che si pone come un ponte tra i due lavori citati, anche perché una gran parte delle centinaia di ore di filmati da cui Wang ha attinto per montare il film, risale a interviste e incontri avuti dal regista a partire dal 2005 fino al 2017.


Se Fengming era il magnifico ritratto di una donna assoluta protagonista come vittima della campagna del 1959 e in seguito anche degli eventi folli della Rivoluzione Culturale, che raccontava tra l’altro la triste fine del marito proprio nel campo di Jiabiangou nel Gansu che è l’occulto e terribile protagonista di Dead Solus, e The Ditch, più che un film , una ricostruzione storica di finzione della realtà del medesimo campo di rieducazione, quest’ultima titanica impresa di Wang è un completa, dettagliata raccolta di decine di testimonianze dei pochissimi sopravvissuti e, in qualche caso, di parenti stretti di prigionieri morti, costruita con una logica di pura documentazione storica relativa ad un periodo, quello appunto a cavallo tra la fine degli anni 50 e l’inizio dei 60, di cui gran parte dei cinesi ignora l’esistenza, costituendo ancora oggi argomento tabù.
Wang incontra i protagonisti di quel dramma , spesso in periodi diversi a distanza di anni, scandendo di ognuno di loro le poche ma essenziali informazioni (età, provenienza, data di morte) e evitando quanto più possibile di interagire ponendo domande: la circa mezzora  di testimonianza di ciascun personaggio diventa quindi una lungo racconto, a volte confuso, altre lucidissimo e dettagliato di una esperienza che possiamo ben definire al di là di quelli che sono i limiti della dignità umana.

martedì 2 aprile 2019

Marlina the Murderer in Four Acts [aka Marlina,omicida in quattro atti] ( Mouly Surya , 2017 )




Marlina the Murderer in Four Acts (2017) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Marlina è una giovane vedova che vive nella sua casa in piena campagna brulla e ingiallita in qualche posto dello sterminato arcipelago dell'Indonesia; per motivi affettivi o forse per mancanza di denaro che le consenta di dare una sepoltura dignitosa al marito, ne conserva la mummia gelosamente nell'ambiente più spazioso della umile casa in cima alle colline.
Un giorno, tronfio del potere che gli regala una società in cui la donna è di fatto un semplice oggetto tra le mani dell'uomo, si presenta a casa sua un bandito al cui seguito c'è una vera e propria gang che ha intenzione non solo di mangiare a casa della donne, ma anche di depredarla dei suoi animali e , non contenti di spassarsela con lei tutti assieme.
Marlina però è donna di spirito e di intelligenza vivida e riesce con la cena avvelenata  a farne fuori quattro, mentre al capobanda riserva una bella decapitazione proprio nel momento dell'orgasmo durante lo stupro; se ne salvano solo due in quel momento impegnati a portare via il bottino della razzia e che naturalmente cercheranno vendetta.


Marlina sistema la testa del bandito in una strana sporta e con essa al seguito inizia un viaggio per le brulle e desolate, ma bellissime , terre dell'isola in cui vive, alla ricerca di giustizia, ma anche di redenzione e di un inizio di una nuova vita: in sua compagnia una amica incinta che tarda a partorire, il fantasma decapitato del bandito che strimpella la chitarra e i sopravvissuti alla mattanza che le danno la caccia per recuperare la testa del loro capo.
Strutturato come un racconto a capitoli ( tira aria di Tarantino e non solo per questa scelta...) Marlina the Murderer in Four Acts è il terzo lavoro della apprezzatissima regista indonesiana Mouly Surya, che mette al centro della sua opera un personaggio femminile , contrapposto ad una società per molti versi quasi feudale, soprattutto nella provincia, in cui la figura della donna  ha un ruolo puramente di contorno, sia per motivi sociali sia per motivi religiosi ( l'Indonesia è il paese popolato da più musulmani al mondo).

Outrage Coda ( Kitano Takeshi , 2017 )




Outrage Coda (2017) on IMDb
Giudizio: 7/10

Sette anni dopo il primo capitolo vede la fine la trilogia di Outrage di Takeshi Kitano, una fine sancita da una pietra tombale che è cinematografica e probabilmente anche personale, un punto d'arrivo cui il regista giapponese doveva giungere in un modo o in un altro.
La parabola finale di Otomo, ultimo eroe stanco di una organizzazione malavitosa che sembra avere ripudiato se stessa e i suoi codici, già iniziata con il capitolo precedente arriva all'ultimo atto: scampato alla faida tra le famiglie della yakuza , messo in un angolo e costretto a diventare una scheggia impazzita, l'alter ego di Beat Takeshi si è trasferito in Corea dove gestisce per conto del potente dottor Chang, un coreano con importanti attività anche in Giappone, un giro di locali notturni e di prostituzione.
Sin dalle prime battute Otomo mostra una venatura di stanchezza quasi un tratto crepuscolare nel suo trascorrere le giornate in riva al mare pescando, un uomo che appare più stanco che sconfitto, seppur ancora saldamente in sella e animato dallo spirito più autentico e tradizionale della yakuza.

Lo scontro con un boss di piccolo calibro della famiglia che gli ha dato la caccia e il successivo omicidio di un luogotenente del clan coreano, rigettano Otomo nella mischia: la famiglia Hanabishi , dopo aver sterminato il clan di Otomo, è spinta da uno spirito di egemonia che si traduce in comportamenti violenti e privi di qualsiasi scrupolo.
Nella stessa famiglia Hanabishi le faide interne stanno prendendo piede pericolosamente, alimentate dalla smania di potere dei vari rappresentanti, spesso faccendieri privi di scrupoli ,pronti a tradire senza batter ciglio, che quasi disprezzano le regole d'onore della organizzazione.
Per Otomo è giunto il tempo di tornare in Giappone e saldare i conti, nel vano tentativo di riaffermare una etica e una morale malavitosa ormai in disfacimento.
Nel finale del film è contenuta la sconfitta e al tempo stesso il trionfo di Otomo, la dura e tragica presa di coscienza che il mondo è cambiato in maniera irrimediabile e che posto per uomini come lui non ce ne è più.

mercoledì 27 marzo 2019

Operation Red Sea / 紅海行動 ( Dante Lam Chiu Yin / 林超贤 , 2018 )




Operation Red Sea (2018) on IMDb
Giudizio: 7/10

Ispirato ad eventi realmente accaduti durante la guerra civile in Yemen in corso dal 2015, Operation Red Sea di Dante Lam è forse l'esempio più fulgido di blockbuster alla cinese, di quelli che non badano a spese in fase di produzione e che da qualche anno a questa parte risultano tra gli incassi più alti di sempre in Cina oltre che occupare le prime posizioni del mercato mondiale escludendo quello americano.
La storia prende il via nello stretto di Aden, zona infestata dai moderni pirati del mare che prendono di mira un mercantile cinese verso il quale fa rotta una unità della marina militare in una operazione antipirateria.
Risolto con successo l'attacco pirata, l'unità navale viene dirottata verso la costa di un fantomatico paese arabo, chiaramente individuabile nello Yemen, dove è in corso una sanguinosa guerra civile e da dove bisogna evacuare i cittadini cinesi presenti.


Ha inizio quindi l'operazione che per tutte le due ore e un quarto del film terrà lo spettatore incollato allo schermo, visto che alla operazione di evacuazione si intreccia presto il coinvolgimento delle truppe speciali cinesi nella guerra per bande in corso tra fazioni nemiche e terroristi alla ricerca della chiave per potersi assicurare la possibilità di costruire una arma nucleare.
In effetti Operation Red Sea  è lavoro che come in un videogioco sparatutto non lascia un attimo di tregua, possiede un gran ritmo e una brillantezza tecnica che colpisce, il dispendio di energie umane ed economiche è fin troppo chiaro e le oltre due ore passano come il vento, immersi come si è in una storia che anzitutto sa attirare l'attenzione per il suo ritmo coinvolgente.

domenica 24 marzo 2019

Miss Baek ( Lee Jiwon , 2018 )




Miss Baek (2018) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

L'esordio alla regia di Lee Ji won è il racconto di una sopravvissuta agli abusi e alla violenza subiti nell'infanzia: Miss Baek infatti è una giovane donna che vive nell'ombra, fuggendo tutto quello che la mette davanti il mondo; lavori umili nei quali è facile rimanere nell'ombra, una relazione con un poliziotto nella quale  non sembra credere minimamente e che trascina forse solo per combattere la solitudine; la donna ha lasciato alle sue spalla tutto il mondo, una fuga verso il nichilismo e l'annullamento più totali.
Quando l'amico poliziotto, che nutre per lei sentimenti sinceri, la informa che la madre è stata trovata morta in stato di indigenza, iniziamo a capire lentamente il background personale della donna: la madre, alcolista e violenta è stata la sua aguzzina nei momenti in cui l'alcool le devastava il cervello, ma è stata anche colei che con dolorosa convinzione ha cercato di salvare la figlia da future violenze ed esperienze devastanti abbandonandola per non trascinarla nel baratro.


Miss Baek sembra quasi sollevata dalla morte di una madre che ha sempre visto come la causa prima delle sue disgrazie, anche se poi , in alcuni flashback scopriamo che la donna in più di una occasione ha difeso strenuamente la ragazza dal bullismo e dalle violenze che la circondavano.
Ma soprattutto Miss Baek si trova davanti una piccola sè stessa quando trova per strada una ragazzina che vive in uno stato di perenne sevizie psicologiche e fisiche da parte di un padre reso idiota dai videogiochi e da una matrigna egoista e folle fino alla violenza più bieca.
La ragazzina è lo specchio nel quale Miss Baek riflette sè stessa, rivisita il suo passato, valuta il suo presente , la sua capacità di poter essere madre e di sapere uscire dalla totale anaffettività nella quale è imprigionata. 
Nonostante la diffidenza della donna il legame tra le due diventa sempre più stretto, causando non pochi problemi   con la giustizia visto che la coppia di aguzzini tengono ben stretta a sè la ragazzina, perpetuando violenze e soprusi.

giovedì 28 febbraio 2019

The Drug King ( Woo Minho , 2018 )




The Drug King (2018) on IMDb
Giudizio: 6/10

La storia raccontata in The Drug King è quella ( vera) di uno dei più importanti e temuti gangster della Corea dal Sud negli anni 70, creatore di un impero economico grazie al traffico di stupefacenti, in particolare di metanfetamina che si affacciava in quegli anni sul mercato delle droghe pesanti.
Il Drug King è Lee Doosam, piccolo imbroglioncello che traffica in oro e orologi nella città portuale di Busan; con tale attività mantiene la sua famiglia che conta di moglie, figlie e persino un cugino mezzo scemo.
Lee sarà il sacrificato allorquando la polizia sventa il traffico di orologi col Giappone e l'uomo , prima di finire in galera, subirà anche le attenzioni tutt'altro che gentili dei servizi segreti.
Uscito di galera dopo quattro anni Lee si troverà quasi per caso a fare il corriere della droga, entrando in un mondo che in breve tempo, grazie a mosse astute e a conoscenze azzeccate, lo vedrà affermarsi come uno dei principali signori della droga, dapprima grazie al commercio col Giappone e poi nella stessa Corea, coadiuvato da personaggi spietati e ben poco raccomandabili, ed infine per mezzo del legame con la bella Junga, una che frequenta i giusti personaggi che possono tornare utili per gli affari futuri.


Messo sotto pressione dal nuovo procuratore rampante e privo di scrupoli Kim, Lee dovrà trovare una via d'uscita, abbandonato dalla moglie e da tutti, chiuso nel suo fortino come uno Scarface asiatico.
Ci sono diverse cose che in The Drug King funzionano, soprattutto all'inizio quando una buona commistione di generi (commedia e action), una presenza costante e decisa di musica che rimanda agli anni 70 e una ambientazione suggestiva e molto attenta a disegnare i contorni di un paese che cercava di avviarsi ad una modernizzazione pur essendo ancora paralizzato da un potere corrotto e antidemocratico danno un buon ritmo e creano il giusto palcoscenico al racconto; con queste premesse il personaggio di Lee , di cui vediamo la rapida ascesa, assume i caratteri di un modello antropologico dell'epoca, un sempliciotto, dedito alla famiglia che pensa che muoversi nel sottobosco della società su quel filo di lana che limita la legalità dal reato sia ben poca cosa quando si ha da mantenere una famiglia.
Inoltre Lee , in una evoluzione anch'essa antropologicamente  definita, è anche la vittima di quel sottobosco che sarà la causa dei suoi anni di prigionia.

lunedì 25 febbraio 2019

Project Gutenberg / 無雙 ( Felix Chong / 莊文強 , 2018 )




Project Gutenberg (2018) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Scritto e diretto da Felix Chong, uno dei personaggi più in vista del cinema di Hong Kong, noto soprattutto per essere il padre della Trilogia di Infernal Affairs , nonchè scrittore e coregista con Alan Mak di una altra trilogia , quella di Overheard, abituale collaboratore non solo di Alan Mak ma anche di altri autori del cinema dell'ex colonia britannica, Project Gutenberg è lavoro che ha riscosso grandi riconoscimenti, oltre che svariate nomination sia all'Asian Film Awards che all'Hong Kong Film Awards, soprattutto per la sua struttura narrativa che ne fa un thriller per molti aspetti ortodosso con i canoni del genere hongkonghese, ma per altri portatore di qualche novità o comunque di alcune scelte originali che hanno un po' stemprato l'aspetto action del film.


Project Gutenberg è un film che si basa per ben oltre i tre quarti su un lungo flash back: la storia inizia con il rimpatrio  di Lee un falsario detenuto in Thailandia che faceva parte di una banda che anni prima aveva messo a segno svariati colpi. La polizia è però sulle tracce del capo della organizzazione, il misterioso ed inafferrabile Painter che fu il boss di Lee; quest'ultimo insomma viene rimpatriato ad Hong Kong con il solo scopo di poter collaborare nel tentativo di mettere le mani sul capo della banda.
Dopo questo prologo il film fa un salto indietro  di svariati anni, ed inizia un lungo flashback che altro non è che il racconto delle gesta della banda che Lee rende alla polizia,attraverso il quale si delineano meglio i contorni del personaggio di Painter, spietato e privo di qualsiasi scrupolo.

venerdì 22 febbraio 2019

Il primo re ( Matteo Rovere , 2019 )




Romulus & Remus: The First King (2019) on IMDb
Giudizio: 8/10


A prescindere dalla valutazione puramente artistica che si vuole riservargli, Il primo re di Matteo Rovere ha senz’altro un grande pregio, quello di aver squarciato il velo su un cinema italiano impantanato da anni ormai tra l’autorialità dei Garrone e dei Sorrentino, il cinema che guarda al sociale  ( molto ipocrita e di facile presa) e i tentativi di far rinascere la commedia italiana che si ripetono da decenni senza risultati apprezzabili.
Il film di Matteo Rovere, lungi dall’essere il revival del peplum tanto in voga negli anni 60 e che ha contribuito a costruire il periodo d’oro di Cinecittà, è un lavoro molto realista, storico senza essere apologetico che va ad affrontare il mito di Romolo e Remo i due fratelli che furono gli artefici della fondazione dell’Urbe nel 753 AC, in maniera scevra da ogni romanticismo mitologico.


Il film si apre con una superba scena in cui i due pastori vengono travolti da una improvvisa piena del Tevere e gettati all’interno della città di Alba Longa, la comunità egemone del Vetus Latio; i due fatti prigionieri riescono però a fuggire con uno stratagemma portando con loro la vestale che custodiva il fuoco sacro sperando con ciò di ingraziarsi le divinità e un manipolo di sbandati che ben presto riconoscono in Remo il loro condottiero, soprattutto quando questi decide di affrontare il passaggio nella foresta per evitare sia le forze di Alba Longa che si sarebbero scatenate nella loro caccia che le altre comunità protolatine del luogo.
Per tutto il viaggio Remo si porterà sulle spalle il fratello ferito fino a quando , dopo aver sconfitto in battaglia una tribù autoctona, prendono possesso della loro comunità, dove i fuggiaschi si insediano e dove la vestale affidandosi alla sua arte aruspicina prevede che uno dei due fratelli sarà il Re di una potentissima città ma che perché avvenga ciò l’altro deve morire.

martedì 19 febbraio 2019

Ash Is Purest White / 江湖儿女 [aka I figli del Fiume Giallo] ( Jia Zhangke / 贾樟柯 , 2018 )

 


Ash Is Purest White (2018) on IMDb
Giudizio: 8/10


Presentato in Concorso all’ultimo Festival di Cannes Ash is Purest White ( titolo italiano I figli del Fiume Giallo), l’ultima fatica di Jia Zhangke, sembra assurgere a sintesi e al contempo evoluzione dei due precedenti lavori del regista cinese, Il tocco del peccato , che fu una svolta drastica e oltremodo sorprendente e Al di là delle montagne che apparve subito come il vero breakpoint nella cinematografia di Jia.
Se con il primo il regista di Fenyang inizia una sua personale rilettura in chiave moderna e tradizionale nello stesso tempo del genere wuxia, come ha spesso sottolineato, anche in una nostra intervista del 2013 subito dopo l’uscita del film, con l’altro evolve la sua visione cinematografica al di fuori degli schemi strutturati e ben conosciuti che hanno contribuito a renderlo uno tra gli autori di più alto livello nel panorama cinematografico mondiale; come  Al di là delle montagne, anche Ash is Purest White si presenta come una opera tripartita nel tempo, un lungo racconto che parte nel 2001 e che termina ai giorni nostri attraversando gli spazi , persino quelli geografici , che  la vorticosa corsa verso l’arricchimento intrapresa dal colosso cinese in quegli anni hanno trasformato e stravolto; spazio e tempo, quindi, due concetti che ritornano circolarmente nel cinema di Jia, due capisaldi cinematografici strutturali del suo cinema che trovano in Antonioni e Bresson i modelli cui il regista  si è da sempre ispirato.


Come abbiamo, accennato il film si apre nel 2001 con una scena a bordo di un autobus che fa parte del repertorio di archivio del regista e che fu girata da Jia stesso  in quell’anno durante la preparazione di Unknown Pleasure: siamo ancora una volta nel natio Shanxi dove il piccolo boss Bin gestisce con bonarietà paternalista gli affari della cittadina insieme alla fidanzata Qiao; la locomotiva del benessere e della ricchezza , che in breve avrebbe frantumato il tradizionale mondo comunista e post-maoista della Cina è già partita, ancora i Village People , stavolta con YMCA, furoreggiano nei locali e nelle danze che si avvicinano sempre più a quelle occidentali,  la gang di Bin guarda i gangster movie di Hong Kong con Chow Yun Fat per sposare il modello di vita, la celeberrima canzone di Sally Yeh che fa da colonna sonora di The Killer, in un sentito omaggio al cinema di John Woo, percorre le scene iniziali del film; fratellanza e onore, rispetto dei vecchi e della tradizione sono i canoni che Bin cerca di propugnare , mentre Qiao sembra ben più rivolta con lo sguardo al mondo nuovo che sta per aprirsi davanti.
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