Giudizio: 8/10
Anne è una affermata avvocata con una bella famiglia da cartolina, una splendida casa nel bosco e una esistenza di certo agiata e gratificante, a giudicare almeno da quanto si vede.
L'unico neo nella vita di Anne è il suo approccio al lavoro: lei infatti si occupa di casi di violenze sui minori, soprattutto ragazze e l'incapacità dei tribunali di fare giustizia rincorrendo cavilli legali e tematiche da azzeccagarbugli le genera un senso di frustrazione.
Quando però nella vita della sua famiglia irrompe Gustav , il figlio diciassettenne del marito, l'effetto sarà fragoroso: il giovane di fatto non conosce il padre che lo ha trascurato per tutti gli anni passati lasciandolo con la madre, è un ragazzo problematico, che indubbiamente ha sofferto una esistenza difficile che lo ha plasmato carico di durezza, e il ritrovarsi in una bella famiglia da telefilm il cui asse portante è il padre che invece a lui ha negato la gioia di averne una lo rende almeno all'inizio ruvido e violento.
Poi un po' l'affetto che le sorelline gli dimostrano da subito e l'atteggiamento di Anne che cerca di coinvolgerlo nella vita famigliare sembrano scalfire almeno in parte il muro che circonda il ragazzo.
Il problema è che Anne forse per noia, forse perchè stanca della routine matrimoniale, forse semplicemente per curiosità un po' morbosa, abbindola il giovanotto e inizia con lui una relazione ovviamente segreta.
Fintanto che Anne ha il suo toyboy con cui trastullarsi tutto procede per il meglio, per lei e anche per il ragazzo, ma quando per un eccesso di confidenza qualcuno vede qualcosa la donna decide che è il momento di tagliare; Gustav non accetterà facilmente la decisione, e tutto prenderà una piega pessima con Anne disposta stavolta a tutto pur di salvare la sua esistenza , il suo benessere borghese e la morale.
Terzo lavoro della regista danese May el-Toukhy, Queen of Hearts nella sua prima parte si struttura come un lavoro dall'apparenza lenta e privo si spunti, con qualche venatura melodrammatica, ma quando l'evento centrale della storia si concretizza , il racconto assume subito le giuste tinte morbose, drammatiche, violentemente cattive grazie alla tematica che il film getta nella storia: una apologia della violenza del forte contro il debole, del ricco contro il poveraccio, di chi nella vita ha tutto da difendere contro chi invece non ha nulla.












