venerdì 11 settembre 2009

Hollywood Hong Kong ( Fruit Chan , 2001 )


Giudizio: 7.5/10
Storie di baraccopoli

Il villaggio Tai Hom , ultimo avamposto di baraccopoli in via di demolizione, giace ai piedi di Hollywood Plaza, gigantesco condominio di (pseudo) lusso composto da grattacieli altissimi, come tanti altri nella Hong Kong moderna. In questa sorta di girone dantesco vive una famiglia tutta al maschile, un padre e due figli, la cui obesità dirompente riempe lo schermo in continuazione; allevano e uccidono maiali che poi vendono, una volta arrostiti, nella bottega al centro dei vicoli della bidonville che brulica di una umanità molto ai limiti (papponi, prostitute, strani medici con idee balsane); l'irrompere di una prostituta giovanissima che ammalia i suoi clienti, li soddisfa e poi li fa ricattare dai suoi amici gangster con la scusa (falsa) di essere minorenne, porta una sorta di aria nuova nella bidonville, visto che nella rete cadranno anche altri personaggi; unico con cui la ragazza trova un rapporto sincero, rivendicando con ciò la sua voglia di essere ancora adolescente col mito dell'America Hollywoodiana, è il figlio minore della famigliola.
L'immagine delle case di lamiera e dei vicoli laidi che compongono la baraccopoli è senza dubbio uno dei punti di forza di questo film: case fatiscenti , dove però non manca internet, animali a spasso per i vicoli, quel brulicare tipico dei quartieri popolari; il quadro che ne risulta è molto caratteristico , ben descritto e ben dimensionato ai personaggi cui non fa certo difetto un certo candore e una certa ingenuità, in palese contrasto con il degrado che domina su tutto l'ambiente sotto la inquietante e stridente mole del caseggiato di lusso in cima alla collina.
Gli strani traffici e le azioni grottesche che si svolgono intorno alla famiglia di obesi , regala momenti di cinema molto valido, intriso di carnalità debordante (nel cibo, nei corpi umani, nel sesso) con uno sguardo tra l'ironico e il fiabesco.
Fruit Chan confeziona insomma un film valido, a tratti bello, in cui rimesta commedia, ironia, flash di noir, perfino tenerezza, un ultimo sguardo su una Hong Kong che non esiste più.


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