venerdì 10 aprile 2020

Last Sunrise / 最后的日出 ( Ren Wen / 任文 , 2019 )




Last Sunrise (2019) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

"Se oggi fosse la fine del mondo , tu cosa faresti?" chiede  Yang alla sua vicina di casa Mu davanti alla grande finestra dalla quale osserva il sole che si sta spegnendo; e l'apocalisse sembra essere giunta , in un futuro prossimo nel quale tutte le esigenze energetiche del pianeta sono demandate all'energia solare.
Yang , giovane astronomo "free lance" da qualche tempo aveva notato qualcosa che faceva pensare ad una riduzione della emissione di energia da parte del sole e nel contempo la comparsa di una stella che in qualche modo sembrava sfruttare l'energia prodotta dall'astro al contro del nostro sistema.
I due giovani , mentre la città e il mondo cadono nelle tenebre, avviluppati dal terrore, fuggono alla ricerca di un luogo dove ancora esiste qualche forma di energia che consente la sopravvivenza.
Mentre intorno a loro l'umanità sembra ormai in attesa della fine del mondo che secondo gli scienziati avverrà entro pochi giorni con il raffreddamento della terra e la riduzione dell'ossigeno nell'aria, i due cercano di raggiungere una improbabile salvezza , forse  un miracolo, osservando come l'istinto di sopravvivenza misto al terrore genera comportamenti umani che non contemplano la solidarietà e l'aiuto reciproco.


Il viaggio verso la speranza di salvezza sarà anche una occasione per di due di conoscersi, confrontare le loro storie  , esplorare le loro dolorose esperienze personali, far crescere un legame che si rafforza man mano che la fine sembra avvicinarsi.
Il finale,  un po' tirato e con qualche momento poco convincente, apre forse la possibilità di un insperato miracolo, con il sistema solare frantumato e altre galassie che potrebbero ospitare il nostro pianeta alla deriva nell'Universo.
L'opera prima di Ren Wen, trentenne regista cinese che nonostante la giovane età possiede già una buona esperienza nel mondo cinematografico e diversi cortometraggi alle spalle, è uno dei rari esempi di film di fantascienza del cinema cinese e , curiosamente, vede la luce proprio nello stesso anno in cui un altro lavoro di fantascienza, il blockbuster di enorme successo The Wandering Earth,  sbanca il botteghino e traccia la via cinese al genere.
Last Sunrise non ha nulla in comune però con il grande successo della passata stagione: anzitutto un budget infinitamente più basso, le tematiche rivolte soprattutto al problema energetico e delle fonti di approvvigionamento, in particolare quelle sostenibili, un substrato filosofico-naturalista che vede nel tramonto per sempre del sole  una ribellione violenta e sdegnata della Natura verso l''Umanità che pensa di poterla controllare e ridurla ai suoi bisogni, una ricerca introspettiva attraverso i due personaggi principali Yang e Mu, il concetto che l'Universo per quanto sdegnosamente indispettito dall'uomo è capace di regalare comunque sempre una chance di salvezza, quasi fosse una divinità severa nel giudizio ma magnanima nella pena, l'invito alla solidarietà, all'aiuto reciproco e alla comprensione abbandonando gli egoismi e per finire, la denuncia sussurrata verso le scelte politche e industriali che hanno deturpato e violentato il pianeta.

giovedì 9 aprile 2020

Beasts Clawing at Straws ( Kim Yonghoon , 2020 )




Beasts That Cling to the Straw (2020) on IMDb
Giudizio: 8.5/10

Vincitore del Premio Speciale della Giuria al recente prestigioso Festival di Rotterdam, nel quale sono in concorso solo opere prime o seconde, Beasts That Cling to the Straw del regista coreano esordiente Kim Yonghoon è un lavoro folgorante, un thriller con influssi forti di commedia nera che trova proprio nella sua trama e nella sua struttura narrativa complessa e articolata uno degli elemnti di maggior pregio.
Leggendo queste righe sarà facile capire come Kim abbia avuto, consapevolmente o no al punto da concretizzarsi come vere e proprie citazioni ,un paio di modelli cinematografici ben definiti.
In una città di provincia marittima della Corea Joongman lavora come addetto alle pulizie di un centro termale all'interno di un albergo, la sua precedente attività ha subito un tracollo ed il ristorante è andato in malora, la moglie sta a casa ad accudire la vecchia madre che presenta un incipiente e aggressivo morbo di Alzheimer; nel ripulire gli armadietti degli spogliatoi scopre una grossa borsa di Loius Vitton stracolma di soldi; siccome l'uomo è un bravo cristiano lungi dal prendere il fagotto e scappare lo mette nel ripostiglio delle cose trovate certo che qualcuno prima o poi tornerà a reclamarlo.


Quei soldi farebbero comodo a Joongman, sarebbero la soluzione dei suoi problemi e di quelli della famiglia, ma dietro a quella borsa ci sono fin troppe persone che hanno bisogno smodato e avido di soldi e che sono pronte a tutto pur di recuperarla.
Ed è così che attraverso cinque capitoli , introdotti da un titolo vagamante evocativo di ciò che accadrà,  si sviluppa una trama con molteplici filoni che partono lontani uno dall'altro ma che inesorabilmente e lentamente convergono intorno a quella borsa: c'è un ufficiale di dogana nei guai perchè la sua fidanzata è scappata portandosi dietro i soldi che lui aveva chiesto in prestito ad un malavitoso strozzino,  c'è una giovane donna che ha dilapidato una fortuna in azioni finanziari ardite e cui il marito vuol far pagare il conto a forza di botte e maltrattamenti e che è costretta a lavorare come escort in un locale , sotto la protezione di una donna decisa e intraprendente, la fidanzata, scopriremo, dell'uomo della dogana , che gestisce il mercimonio; c'è uno strano detective che indaga, c'è il boss malavitoso col suo seguito di scagnozzi tra i quali uno muto ma ferocissimo, che vuole riprendersi i soldi prestati, c'è pure un immigrato cinese che si innamora della povera donna maltrattata e che come prova dei suoi sentimenti le propone di uccidere il marito violento per incassare l'assicurazione sulla vita, più tutta una serie di altri personaggi minori che comunque orbitano introno ai filoni narrativi principali.
La borsa è talmente la protagonista di questa storia che la circolarità del racconto ed il suo rimanere tutto sommato aperto è dato dalla scena finale in cui la vediamo bellamente portata (finalmente) per mano da qualcuno.

martedì 7 aprile 2020

Moonlit Winter ( Lim Daeyung , 2019 )




Yunhui-ege (2019) on IMDb
Giudizio: 8/10

Alla sua opera seconda il regista coreano Lim Daeyung, che tre anni fa ricevette il premio dalla Associazione dei critici cinematografici di Busan come miglior regista esordiente grazie al suo Merry Christmas Mr Mo,  si conferma cineasta di notevole spessore grazie ad una opera seconda  dal forte impatto e ad una cifra stilistica non indifferente che  riescono ad affiancare una storia per nulla banale, basata su un amore spezzato e su le conseguenze di esso anche dopo molti anni.
Yoonhe è una donna di mezza età che vive in una città della provincia coreana insieme alla sua figlia adolescente Saebom; ha alle spalle un matrimonio miseramente fallito e un presente piatto, grigio , consumato a lavorare in una  mensa e un rapporto con la figlia quasi inesistente come se tra le due ci fosse un muro invisibile.
Un giorno però Saebom legge una lettera inviata alla madre dal Giappone in cui apprende l'esistenza di una vecchia grande amicizia che aveva riempito la vita di Yoonhe fino a venti anni prima, una amicizia-amore nata a scuola e durata fino a quando le due donne decisero di separarsi con la partenza di Jun , l'amica amata, per il Giappone dopo il divorzio tra i genitori per andare a vivere con una zia in Hokkaido.


La ragazzina si incuriosisce nell'apprendere l'esistenza  di questa pagina nel passato della madre e cerca , senza risultato, di saperne di più; sfruttando la pausa invernale dell'attività scolastica coinvolge la madre in un viaggio in Giappone, proprio nella città abitata da Jun, un luogo che vive per tutto l'inverno sepolto sotto una fittissima coltre di neve.
Per Yoonhe i ricordi del passato sepolto riaffiorano ma non trova il coraggio di avvicinarsi a Jun, d'altra parte questo viaggio diventa l'occasione per far cadere il muro invisibile che separa la madre dalla figlia: piano piano tra le due iniziano a scorrere le parole e si renderanno conto che poi così diverse tra loro non sono.
Grazie alla intraprendenza adolescenziale di Saebom le due donne si incontreranno, facendo tornare indietro di vent'anni le loro vite e i loro ricordi.
Il candore della neve onnipresente e la luna che risplende su quel bianco fanno da sfondo a questa storia di rimpianti, di dolore e di riscatto personale , di rivincita contro un passato che troppo pesantemente ha segnato la vita di Yoonhe ma anche di Jun.
Le due protagoniste vengono subito messe sul palcoscenico in un inizio che inquadra dapprima Yoonhe e quindi Jun che conosciamo nel giorno del funerale del padre: anch'essa sembra avere abdicato alla gioie della vita, le viene rinfacciato che non si vede con nessuno , che non ha vita sociale e che passa il suo tempo tra il lavoro di veterinaria e la casa della zia che le ha fatto da madre e che all'insaputa di Jun, che titubava nel farlo, ha spedito la lettera a Yoonhe  ; in realtà anche lei come Yoonhe porta sulle spalle quel grande amore giovanile interrotto bruscamente  e che vediamo raccontato in un flashback, tra i momenti più belli ed emozionati del film.

lunedì 6 aprile 2020

Richard Jewell ( Clint Eastwood , 2019 )




Richard Jewell (2019) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Lungi dal mostrare i più che leciti  ( per gli essere ordinari) segni del tempo, giunto alle soglie dei 90 anni, Clint Eastwood dà invece segnali di vitalità artistica importanti, arrivando a dirigere 3 film in due anni, cosa piuttosto atipica per lui che ha sempre scandito le sue opere con un lasso di tempo intercorrente almeno annuale.
Facendo seguito ad una strada intrapresa dai tempi di American Sniper, sebbene le tematiche sono da sempre proprie dei suoi lavori, in Richard Jewell  Eastwood racconta un'altra di quelle storie di uomini ordinari che sfidando il destino, le autorità, persino se stessi, entrano in quel limbo che aleggia tra eroismo e battaglia per affermare la validità dei propri gesti.
Il personaggio che dà il titolo al film, in servizio come guardia di sicurezza, si rese protagonista nel 1996 durante le Olimpiadi di Atlanta di un gesto che impedì una strage di enormi proporzioni allorchè una bomba esplose nel Centennial Olympic Park di Atlanta durante i festeggiamenti per le Olimpiadi; in tre giorni Jewell passò da eroe nazionale a possibile colpevole della tentata strage, grazie ad uno zelante funzionario dell'FBI che lo accusò e una altrettanto zelante giornalista d'assalto che pubblicò le soffiate che l'uomo dell'FBI le passò in cambio di favori sessuali.


Verrebbe , quasi con il sorriso amaro,  di pensare che le sventure per il povero Richard siano insomma legate solo ad uno squallido do ut des scatenato da una tempesta ormonale cui l'agente FBI non seppe far fronte se non cedendo alle lusinghe della giornalista.
E' chiaro che di analisi superficiale si tratterebbe, ma di certo la storia di Jewell non poteva non interessare un regista come Eastwood sempre attento agli uomini qualunque che si trovano a dover far fronte al peso di un contrasto con gli apparati statali e con i media, un Davide contro due Golia insomma.
Richard Jewell è personaggio che in qualche modo si attira i guai; cacciato dalla polizia, ingenuo al punto di sembrare uno scemo, incapace di tenere la bocca chiusa, obeso e legato morbosamente alla mamma con cui vive, collezionista di armi, personalità tendente alla mitomania nel suo assillante desiderio di sentirsi utile e di proteggere il prossimo, evasore delle tasse, un profilo insomma  che ben si adatta al bombarolo solitario mitomane in cerca del titolo di eroe, ed infatti lFBI non ci pensa due volte a metterlo sulla graticola.

domenica 5 aprile 2020

Farewell Song ( Shiota Akihiko , 2019 )




Farewell Song (2019) on IMDb
Giudizio: 8/10

Shiota Akihiko è uno tra i registi giapponesi più originali, sebbene le sue opere abbiano spesso come protagonisti giovani con i loro problemi di adattamento, tematica tutt'altro che nuova per il cinema nipponico, ma nella quale Shiota ha dimostrato sempre di avere uno sguardo molto delicato, carico di compassione e di empatia.
Regista ormai sessantenne Shiota ha diretto non molti lavori, soprattutto negli ultimi anni ha diradato di molto le uscite delle sue nuove pellicole, ma rimane un personaggio che conosce l'ambiente cinematografico e i modi di fare cinema come pochi, avendo tra l'altro collaborato per diverso tempo con registi come Kurosawa Kiyoshi e Suzuki Seijun; nonostante ciò Farewell Song a parte il rilascio in Giappone non ha avuto alcuna altra distribuzione.
La pellicola di Shiota Akihiko è basata sulla storia del gruppo musicale Harureo , composto da due giovani ragazze Haru e Reo appunto e un ragazzo, Shima, che funge essenzialmente da manager e factotum.
Il film inizia con il terzetto che parte alla volta di quella che sarà la loro ultima tournèe, che si concluderà ad Hakodate in Hokkaido, prima di dividersi definitivamente.


Tra i tre si intuisce qualche frizione, qualche situazione non chiarita, forse una semplice assuefazione artistica ed umana, qualcosa insomma che spiegherebbe la decisione di sciogliere il gruppo, nonostante il successo di cui godono a livello degli ambienti di musica indie.
La storia a questo punto procede tra il presente e i flashback che ci riportano agli inizi: come Haru abbia incontrato Reo e spinta ad unirsi a lei nel percorso musicale, riconoscendo nella ragazza una inquietudine personale che probabilmente è anche la sua, come Shima si sia offerto di fungere da manager organizzando le serate nei club  e nelle piccole sala , di come l'accordo tra i tre sia sempre stato quello di evitare le implicazioni sentimentali , di come il gruppo abbia raggiunto un successo repentino e di come Haru compone le canzoni scrivendo durante i viaggi; insomma una storia a ritroso che ci serve per capire meglio quello che sta accadendo oggi.
Ma soprattutto il racconto è un costante obiettivo puntato sui malesseri e sulle inquietudini dei tre , principalmente delle due ragazze, legate da una grande amicizia, forse anche qualcosa di più, che solo con la musica, con le parole e le chitarre suonate assieme riescono ad esprimere il subbuglio che alberga nel loro animo.
Man mano che l'ultimo concerto si avvicina e la data dello scioglimento si approssima Haru , Reo e Shima, riguardano dentro se stessi per capire cosa significhi quell'addio; il finale  , che di fatto rimane molto aperto, è in linea con tutto il film: pacato, minimalista e intimo.

sabato 4 aprile 2020

Lost in Love / 如影随心 ( Huo Jianqi / 霍建起 , 2019 )




Lost in Love (2019) on IMDb
Giudizio: 5/10

Regista tra i più interessanti della cinematografia cinese, a cavallo tra Quinta e Sesta Generazione, Huo Jianqi a tre anni da Xuan Zang, coproduzione sino-indiana che raccontava la storia di un monaco buddhista partito dalla Cina e arrivato in India per studiare la filosofia buddhista, dirige una storia romantica metropolitana che vede protagonisti Song, un violinista classico e Ying una artista arredatrice che si incontrano per la prima volta tra i banchi dei mercatini sulla Senna a Parigi; nonostante il primo incontro sia in effetti uno scontro polemico su chi avesse diritto a comprare un disco di Edith Piaf dalla bancarella, i due ben presto scoprono una affinità e una attrazione reciproca che , tornati in Cina, li porta ad intraprendere una vita in comune.
Il passato di entrambi è però irto di situazioni difficili da superare: Song sta divorziando dalla moglie che gli ha dato un figlio che ha ora tre anni; Ying ha appena lasciato un marito egocentrico e insensibile e fatica a rifarsi una propria vita.


Nonostante la passione che lega i due sia fortissima , ben presto si rendono conto che troppe menzogne, troppe cose rimosse e non risolte, troppe cose non dette, stanno lentamente minando il loro rapporto amoroso; soprattutto Song trova difficile tagliare in maniera definitiva con la moglie, la quale dal canto suo decide di raccontare la sua esperienza matrimoniale con l'uomo, mettendo in piazza tutto, attraverso un blog; leggendolo Ying si rende conto di quante cose l'uomo non le ha raccontato facendo crescere in lei il sospetto e i dubbi.
Il finale , bello visivamente, ma fin troppo fiabesco, non sembra darci una chiave di lettura definitiva su quella che è  una storia d'amore  e di passione ai tempi dei social network e dell'epoca in cui le relazioni umane sono sempre più difficili.
Lost in Love può di certo lasciare titubante e interdetto chi conosce almeno un po' la filmografia del regista cinese: Huo infatti partendo da stilemi classici per la quinta generazione, quindi privi della critica sociale e politica palese, ha sempre preferito storie ad ambientazione rurale , piccoli racconti intimi nei quali è l'aspetto umano a coagulare intorno a sè le tematiche del film, basti pensare al bellissimo Postmen in the Mountains o l'altrettanto convincente Nuan.

venerdì 3 aprile 2020

Mr Long ( Sabu , 2017 )




Mr. Long (2017) on IMDb
Giudizio: 7/10

Mr Long è un killer spietato e abilissimo, niente mosse superflue, piccoli e rapidi gesti come quelli di un serpente velenoso che con il suo inseparabile coltello fa fuori uno dopo l'altro le sue vittime. La scena iniziale del film è costruita intorno a lui , alla sua improvvisa comparsa e al suo lavoretto compiuto in pochi secondi a danno di una masnada di gaglioffi gozzoviglianti.
Come ogni buon killer parla poco, si muove con discrezione, raggiunge il boss al suo ristorante dove riceve l'incarico seguente.
Il lavoro da svolgere stavolta è in Giappone, bersaglio un gangster di Tokyo; stavolta qualcosa va storto e nel marasma convulso di un locale notturno Mr Long viene catturato dalla gang del bersaglio e pestato ben bene; riuscirà a fuggire mettendosi in salvo, e trova rifugio in una zona periferica desolata, abbandonata, un riparo  per emarginati e diseredati.


Il primo contatto è con un ragazzino, Jun, che gli porta qualcosa da mangiare e Mr Long si sistema in un edificio semidiroccato, conosce quindi la madre di Jun una giovane donna tossicodipendente schiava della malavita per la quale il ragazzino chiede il suo aiuto; infine un gruppo di simpatici e strambi vicini del quartiere lo prendono in simpatia soprattutto stupiti dalle sue grandi doti culinarie.
Insomma una nuova vita sembra aprirsi per Mr Long in attesa di potere riprendere la strada di casa con la nave di lì a un po' di giorni.
Con l'aiuto fattivo dei vicini Mr Long mette in piedi una piccola attività di street food che ben presto spopola, Jun è il suo aiutante e la madre, liberata dalla dipendenza grazie al killer che viene da Taiwan, sembra tornare ad una vita normale ( e grazie ad alcuni flashback scopriremo come la ragazza sia ridotta in questa condizione e come Mr Long non sia del tutto estraneo alla sua esistenza).
Naturalmente per una persona come Mr Long il passato è sempre dietro l'angolo, pronto a riemergere violentemente, a ricordargli che lui è pur sempre uno spietato killer e soprattutto pronto a buttare in aria la nuova vita che aveva faticosamente costruito.

mercoledì 1 aprile 2020

Vortex / 铤而走险 ( Jacky Gan Janyu / 甘剑宇 , 2019 )




Vortex (2019) on IMDb
Giudizio: 8/10

Il cinema indipendente cinese, pur tra le mille difficoltà di una industria sempre più votata al mainstream e che ormai ha raggiunto le cifre di quella americana, periodicamente sforna opere prime che mostrano indubbi talenti in fiore e che lasciano ben sperare per il futuro: in Vortex,  Gan Janyu ,alla sua opera prima nella quale figura come produttore Cao Baoping, uno dei registi di punta del cinema indipendente cinese, dirige una pellicola che miscela il neo-noir cinese con l'indagine sociologica e politica , nella quale però non manca il lato drammatico e persino un tocco finale di melodramma.
La trama di Vortex , che per necessità va raccontata a grandissime linee, pena l'inevitabile spoiler, brilla per essere intrigata al punto giusto, costruita a tasselli che solo lentamente si avvicinano fino a raggiungere il loro posto e ad incastrarsi con gli altri.


Il protagonista della storia è Xiaojun: possiede un'officina che funge pure da sua abitazione, e la sua vita si consuma nel vizio del gioco d'azzardo che lo ha portato ad indebitarsi pesantemente; quando uno dei suoi creditori per permettergli di pagare il debito gli propone quello che sul momento sembra un imbroglio un po' rischioso e niente altro, l'uomo , riluttante a commettere comunque un reato, alla fine accetta; dal momento in cui ruba una auto che poi dovrà essere rivenduta con targhe e documenti falsi ovviamente la vita di Xiaojun subisce un drammatico cambiamento perchè si ritrova coinvolto in un caso di rapimento e in una guerra per la sopravvivenza con svariati nemici , tutti in qualche modo legati a quella macchina e a quella ragazzina che c'era dentro.
Sebbene Vortex sia un lavoro che vive essenzialmente sulle atmosfere spesso malsane, buie e violente, non mancano i momenti di azione, al punto che oltre Cao Baoping stesso, uno dei modelli ispirativi di Gan sembra essere anche il Diao Yinan di The Wild Goose Lake, sia per il profilo dei personaggi sia per le atmosfere e i toni del racconto.
Xiaojun è fondamentalmente un povero cristo che paga la sua debolezza nel gioco, vive all'ombra del ricordo di un padre poliziotto morto in servizio e sembra gettare i suoi sentimenti di figlio abbandonato contro il poliziotto amico del padre che in qualche maniera fu spettatore-arteficie di quell'episodio , che a sua volta spinto da un silenzioso rimorso ha preso il giovane sotto la sua ala protettrice al punto di dargli i soldi per pagare i debiti di gioco.
Ma Xiaojun trova la sua vera redenzione, che come in ogni neo noir cinese che si rispetti è uno dei pilastri narrativi, nel rapporto che crea con la ragazzina che trova nel bagagliaio: mentre per chi lo insegue e gli dà la caccia la ragazzina e solo una merce utile per fare soldi, il protagonista diventa poco alla volta l'ancora di salvezza per la ragazzina cui si affeziona in maniera forte.

domenica 29 marzo 2020

L'ufficiale e la spia [aka J'accuse] ( Roman Polanski , 2019 )




An Officer and a Spy (2019) on IMDb
Giudizio: 8/10

86 anni e non sentirli, potrebbe essere il commento fin troppo stringato in vero de L'ufficiale e la spia, ultimo lavoro di Roman Polanski che è ben lungi dal mostrare qualche seppur minimo cenno di cedimento cinematografico.
Ispirato alla celeberrima storia, ma effettivamente mai troppo ben raccontata e indagata, del capitano dell'esercito francese Richard Dreyfus che nel 1895 fu condannato al carcere a vita con l'accusa di alto tradimento per aver passato  informazioni ai tedeschi, l'opera di Polanski riesce nel tutt'altro che semplice risultato di saper raccontare con rigore storico e formale impeccabile un dramma personale in un'epoca storica particolarmente turbolenta senza mai cadere nella fredda biografia o nella sterile cronaca d'epoca.
Il film si apre con una delle scene indubbiamente più riuscite: la pubblica degradazione subita da Dreyfus nel cortile dell'Ecole Militaire nella quale Polanski riesce a coniugare la drammaticità personale del momento con quello che era il clima che a simile decisione aveva chiaramente contribuito.


Spedito Dreyfus su uno scoglio di fronte alla Guyana francese dove neppure le guardie incaricate di sorvegliarlo gli rivolgevano la parola, a capo del controspionaggio che aveva imbastito le accuse contro il capitano viene messo il colonnello Picquart  aveva avuto il presunto traditore come brillante allievo  all'accademia militare; nel proseguire le indagini su  altre spie annidate nell'esercito, questi si rende conto che qualche dettaglio appare a dir poco strano, e anzi quando i dettagli iniziano ad essere macroscopicamente sospetti di una frettolosa e superficiale accusa contro Dreyfus, fino a portarlo alla convinzione che le accuse sono non solo infondate ma addirittura preconfezionate con lo scopo di utilizzare l'ebreo Dreyfus come capro espiatorio di una situazione politica difficile e dare al popolo una vittima sacrificale da sbranare ( emblematica in tal senso la frase detta da uno degli ufficiali che assistono all'inizio del film alla gogna pubblica di Dreyfuss "I romani davano in pasto alle belve i cristiani, noi diamo in pasto gli ebrei al popolo").
Compreso una volta per tutte che tutto l'affaire è di fatto una vergognosa montatura orchestrata ai massimi livelli politico-militari, Picquart in nome del senso di giustizia decide di far esplodere il caso con l'appoggio di una certa parte dell'intellighenzia culturale del paese, compreso Emile Zola che scrisse su un quotidiano la celeberrima lettera indirizzata al Presidente della Repubblica dal titolo  J'accuse nella quale esprime il suo sdegno contro la macchinazione.

venerdì 27 marzo 2020

River's Edge ( Yukisada Isao , 2018 )




River's Edge (2018) on IMDb
Giudizio: 7/10

E' quasi uno studio che sta a metà tra il sociologico e l'antropologico, questo lavoro di Yukisada Isao, regista con alle spalle ormai una carriera ventennale costellata da più di venti lavori e anche da qualche riconoscimento festivaliero: ispirato all'omonimo  manga di Kyoko Okazaki, ambientato all'inizio degli anni 90, River's Edge è la storia drammatica e di solitudine nichilista di un gruppo di adolescenti divisi tra la scuola, consueto nido di nefandezze sociali e personali, e le loro ossessioni spesso insane.
Raccontato come fosse una raccolta di interviste ai personaggi troviamo Ichiro che è  gay  e arde di passione non ricambiata per un suo compagno di scuola , viene regolarmente maltrattato e umiliato e gettato nella sua solitudine ; c'è Haruna ,  l'unica compagna di scuola che riesce ad avere un legame con Ichiro, e che è la ragazza del bullo per eccellenza, il violento Kannonzaki che nel frattempo se la spassa però con la compagna di classe di Haruna, la ninfetta Rumi, c'è poi la modella Kozue bulimica che passa il tempo a mangiare per poi vomitare tutto; c'è la sorella obesa di Rumi, che detesta , ricambiata, e che oltre ad ingozzarsi spia il diario segreto della sorella.


Una parata di personaggi, insomma che rappresentano i lati più inquietanti di una generazione, quella dei primi anni 90 che visse nella solitudine e nella caduta del sogno del benessere per tutti in seguito alla mortifera esplosione della bolla speculativa del 1991 che infettò la società giapponese portando danni materiali e morali.
L'ambiente in cui si muovono i protagonisti è un ecosistema malato, ciminiere che sputano fumi tossici, acque putride che sembrano avvolgere questi adolescenti problematici, violenti, alla deriva, e soprattutto profondamente soli che passeggiano sulle rive di un fiume che restituisce tutto ciò che vi viene gettato compresi i cadaveri.
Ichiro infatti, nel suo perenne vagare su quelle sponde ha trovato un cadavere cui, per una sorta di pulsione morbosa e insana si è legato, lo considera il suo tesoro, pronto a difenderlo, quando , in una delle scene più grottescamente drammatiche del film, i suoi compagni di scuola informati su un presunto e fantomatico tesoro sepolto sulle rive del fiume, partono armati di badili rischiando di imbattersi di certo nel cadavere amico di Ichiro.
Solo ad Haruna il ragazzo mostrerà l'ambito trofeo  e quelle sponde fetide diventeranno un luogo di fuga e di ritrovo.

domenica 22 marzo 2020

Innocent Witness ( Lee Han , 2019 )




Witness (2019) on IMDb
Giudizio: 7/10

Sono trascorsi ormai svariati decenni da quando nel 1988 Barry Levinson diresse con grandissima fortuna Rain Man , uno dei primi lavori del cinema ad essere focalizzato su un personaggio autistico, da allora il tema è stato sviluppato ormai infinite volte con atteggiamenti sempre diversi nel coso degli anni, passando dall'analisi della presunta malattia mentale all'aspetto sociologico  e a quello pedagogico.
Innocent Witness, lavoro del regista coreano Lee Han, aggiunge un ulteriore tassello alla costruzione quasi di un genere come si sta configurando , proprio per la gran messe di opere sul tema, il racconto sui giovanissimi problematici.
Intrecciando questa tematica a quella del thriller dalle molteplici sfaccettature, il regista coreano torna a focalizzare il suo interesse  , dopo il trionfale A Melody to Remember,  su alcuni settori ai margini della società coreana, come fece in maniera convincente già con Punch.
L'avvocato Soonho  finalmente compie il grande passo: abbandona  l'attività di consulente per associazioni civili che combattono battaglie di principio per approdare ad un grande e famoso studio legale nel quale è fortemente stimato dai colleghi più anziani e influenti.


Gli viene affidato un caso all'apparenza semplice, così tanto per fargli sporcare le mani, come gli dice il boss dello studio: un anziano è stato trovato morto e viene incolpata la governante di cui Soonho dovrà prendere la difesa. Proprio di fronte alla casa del delitto abita l'unica testimone del fatto una ragazzina autistica che in una dichiarazione fatta al procuratore conferma la tesi che la donna abbia ucciso il suo datore di lavoro, mentre lei si processa innocente e dichiara semplicemente di non essere stata in grado di evitare un suicidio.
Per Soonho diventa fondamentale poter parlare con la ragazzina e raccogliere una testimonianza che magari possa lasciare qualche spiraglio per l'innocenza della donna.
Jiwoo però si rifiuta impaurita di parlare con lui e per Soonho non rimane altro da fare che cercare di abbattere quel muro di diffidenza che la ragazzina ha alzato verso di lui: la va a prendere a scuola, torna a casa con lei, la difende dai compagni di scuola che la bullizzano, ma lei rifiuta sempre di parlare di quello che ha visto quella sera.

sabato 21 marzo 2020

Fagara / 花椒之味 ( Heiward Mak Hei-Yan /麥曦茵 , 2019 )




Fagara (2019) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Prodotto da Ann Hui e ispirato al romanzo Spicy Love della scrittrice  di Hong Kong Amy Cheung, Fagara è l'ultima fatica di Heiward Mak, una delle registe più interessanti del panorama cinematografico di Hong Kong.
Strutturato come un dramma famigliare, all'interno del quale la regista grazie ad un bel lavoro di cesellatura, riesce comunque ad infondere atmosfere che non si caricano mai eccessivamente, Fagara racconta la storia di Acacia che nel momento in cui muore il padre col quale ha un rapporto tutt'altro che buono, scopre di avere ben altre due sorelle nella, frutto di amori, per lo più quasi passeggeri del padre, evidentemente dedito alla bella vita.
Le tre donne si ritrovano quindi in occasione del funerale del padre, celebrato col rito taoista nonostante il defunto fosse buddhista, ma come dice uno egli amici di Acacia "l'importante è il pensiero".


Le sorelle di Acacia sono totalmente agli antipodi rispetto a lei: Branch (trasformato in Blanche, perchè "chi mai avrebbe messo un nome così idiota ad una figlia?") è una giocatrice di biliardo professionista che vive a Taiwan con la madre che si è sposata con un altro uomo e che soffre della mancanza di una figura paterna, incolpando, ingiustamente la madre; Cherry invece è una aspirante stilista dal grande estro artistico che vive a Chongqing insieme alla vecchia nonna che l'ha accudita sin da quando era una ragazzina e che vorrebbe vederla sposata per poter morire serenamente.
Tra le tre ragazze non scorre il rancore, anzi, quasi subito si crea una buona chimica, anche perchè il loro incontro diventa un'occasione per poter conoscere qualcosa del padre comune e delle sue avventure amorose e rimettere a posto i frammenti della sua vita; ma la cosa che veramente unisce le tre è un certo atteggiamento di avversione verso il padre, proprio perchè la sua figura è stata praticamente assente nelle loro vite, anche per Acacia che in fin dei conti era quella che aveva avuto con lui più rapporti.
Il padre defunto gestiva un avviato ristorante ad Hong Kong per il quale le tre donne debbono decidere il destino: il locale è rinomato per il delizioso hot pot piccante del Sichuan di cui il padre però si è portato la ricetta nella tomba; all'iniziale decisione di vendere il locale fa seguito un repentino ripensamento delle tre donne quando si rendono conto che il gestirlo insieme è anzitutto una maniera per creare un angolo famigliare che probabilmente loro nella vita non hanno mai avuto; rimane solo da cercare di riprodurre la famosa ricetta per potere soddisfare ancora i clienti.
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