lunedì 8 gennaio 2024

Foglie al vento ( Aki Kaurismaki , 2023 )

 




Fallen Leaves (2023) on IMDb
Giudizio: 8.5/10

Sei anni dopo il suo ultimo lavoro  Aki Kaurismaki presenta a Cannes Foglie al vento, aggiudicandosi il Premio della Giuria e risultando uno dei film più osannati dalla critica; anche con quest'ultima opera il regista finlandese sembra confermare la tendenza emersa nell'ultimo ventennio a diradare le uscite delle sue pellicole, attese sempre con grande partecipazione della folta schiera di estimatori di tutto il mondo: tutto ciò non deve stupire perchè Kaurismaki dietro alcuni tratti dei suoi racconti che sembrano sfiorare il surreale, ha la straordinaria capacità di saper raccontare delle storie cariche di umanità e di compassione analizzando i destini umani all'interno della società.
In Foglie al vento abbiamo come protagonisti una donna, Ansa, che lavora in un supermercato, conduce una vita quasi monacale salvo qualche rara uscita con due colleghe in qualche balera di terz'ordine, ancora spera di trovare l'amore sebbene ormai non può dirsi certo più una giovincella e inorridita dall'idea di dover buttare i cibi in scadenza nel negozio non si tira indietro quando qualche poveraccio viene a fare l'elemosina presso i secchi della spazzatura nè tanto meno di portarsi a casa qualche alimento per la cena, motivo questo che le causerà il licenziamento.



Dall'altra parte abbiamo Holappa, un operaio ubriacone, anch'esso una anima sola , che in seguito ad un incidente sul posto di lavoro viene licenziato perchè trovato positivo all'alcool test; anch'esso frequenta le balere in cerca forse di qualche avventura o forse di qualcosa di più profondo o semplicemente di un po' di calore umano che riempia la sua solitudine.
In uno di questi locali i due si incrociano e si notano , per poi ritrovarsi qualche giorno dopo, vanno al cinema , ma poi lui perde il numero di telefono di lei e quindi sarà solo il caso a farli rincontrare e frequentare.
Una banale storia d'amore tra due disperati? No, perchè dietro l'incontro tra Ansa e Holappa c'è molto di più, c'è una poetica ermetica ma al tempo stesso luminosissima ed emozionate, c'è un destino che compare come un refolo di vento che si porta via un bigliettino oppure come un cagnolino che va a riempire le serate solitarie di Ansa, oppure un tram sferragliante che sembra volere spezzare un amore che nasce.
Ma soprattutto c'è un ritratto di umanità folgorante, intimo e al contempo grandioso, una storia piccola ricca di silenzi con pochi gesti dalla quale però emerge una forza propulsiva grandiosa; c'è una umanità di presunti perdenti che sembrano essere respinti dall'ambiente sociale in cui vivono, sui quali incombe la perenne crisi economica, la precarietà del lavoro e la guerra in Ucraina che riempie i giornali radio.

domenica 7 gennaio 2024

May December ( Todd Haynes , 2023 )

 




May December (2023) on IMDb
Giudizio: 8/10

Ispirato ad un fatto realmente avvenuto nel 1997 in America in cui una donna matura fu accusata e processata per aver stretto una relazione illecita con un minorenne di 12 anni, sceneggiato da Samy Burch su un soggetto dello stesso e di Alex Mechanik, May December ( modo di dire tipicamente americano ad indicare una coppia in cui esiste una grossa differenza di età) segna il ritorno al cinema di finzione di Todd Haynes dopo la parentesi documentaristica del 2021 sui Velvet Underground, uno dei gruppi musicali storici della scena rock a partire da metà degli anni 60.
Siamo a Savannah nel 2015 , la scena iniziale del film ci mostra una classico spaccato di vita americana: barbecue nel giardino, hot dog che cuociono, le donne che finiscono di preparare da mangiare, il drink che accompagna le chiacchiere; Gracie è la padrona di casa, una donna ancor bella nonostante ormai l'età cominci a lasciare dei segni,  il marito Joe che armeggia al barbecue è molto più giovane di lei; la coppia ha anche tre figli, uno al college e altri due gemelli che debbono ottenere il dipoloma di high school a breve.
Un quadro molto famigliare, convenzionale, tipico di quell'America della mid class che tante volte vediamo rappresentata nei film.
In effetti però , e questo lo veniamo a sapere subito, la coppia suscitò uno scandalo clamoroso quasi vent'anni prima quando lei, allora ultratrentenne e sposata con un figlio intraprese una relazione sessuale con Joe, allora tredicenne e compagno di classe del figlio; lei finì addirittura in galera dove partorì il primo figlio della coppia che da allora aveva vissuto insieme e si era sposata.



A ridestare l'interesse per questo caso che tutta l'America seguì morbosamente è l'arrivo di Elizabeth , una nota attrice hollywoodiana, designata ad interpretare Gracie in un film di prossima produzione proprio sul fatto che suscitò scandalo venti anni prima, intenzionata a studiare e conoscere la donna per poter al meglio interpretarla.
Gracie, seppur con formale gentilezza, non mostra particolare simpatia per l'attrice , temendo forse che la sua figura possa venire in qualche modo stravolta nel film, e ancor più diventa meno cordiale quando scopre che Elizabeth cerca di intrufolarsi nella sua vita andando a raccogliere informazioni dal suo datore di lavoro dell'epoca , un proprietario di un negozio per animali, dove i due consumavano i loro incontri, dal primo marito, dall'avvocato che la difese al processo e , grazie ad un incontro casuale , dal figlio avuto da Gracie nel primo matrimonio, un musicista un po' sui generis e tutt'altro che equilibrato.
Naturalmente anche Joe entrerà nell'"indagine" che Elizabeth ha messo in piedi, e sarà colui che maggiormente lascerà intendere quanto quella esperienza abbia cambiato la sua vita in maniera irreversibile.
Il film dopo avere messo in tavola le carte (quindi non ci sono misteri da scoprire o enigmi da svelare) inizia un lento percorso che ruota intorno ai personaggi, utilizzando la figura di Elizabeth come una sorta di esploratore che con la sua indagine a scopo professionale porta però lentamente ma inesorabilmente a galla molte cose sepolte e nascoste nel passato dei vari personaggi, e al contempo ci mostra la stessa Elizabeth sempre più interessata alla coppia stavolta non più soltanto per un aspetto professionale, quanto per una sorta di attrazione magnetica in un gorgo in cui il concetto di potere, di sottomissione, di menzogna e di manipolazione, di rimosso, di rancore sopito crea una miscela rimasta sotto traccia per tanto ma pronta ad esplodere (come in un certo senso avverrà...).

sabato 6 gennaio 2024

In Water ( Hong Sangsoo , 2023 )

 




In Water (2023) on IMDb
Giudizio: 7/10

E' dal 2017 che il regista coreano  Hong Sangsoo , con puntualità incrollabile , presenta i suoi ormai abituali due film a stagione, tutti rigorosamente attraverso gli schermi dei maggiori festival europei, soprattutto quello di Berlino, spesso e volentieri ricambiato da premi e riconoscimenti vari.
E' vero che Hong è sempre stato uno dei meno "coreani " tra i registi del suo paese per le chiare influenze subite soprattutto dagli autori francesi della Novelle Vague, ma altrettanto vero è che ormai gode in Europa di grande stima e di una larga schiera di aficionados che attendono i suoi nuovi lavori come un appuntamento fisso dell'annata cinematografica.
In Water è il primo dei due film diretti quest'anno da Hong, presentato alla Berlinale, mentre qualche mese dopo a Cannes si è potuto vedere il secondo film dell'annata , In Our Days; e come spesso avviene, nonostante sembri raccontare sempre la stessa storia e nello stesso modo, questo lavoro mostra svariati aspetti nuovi sia dal punto di vista narrativo che tecnico.



L'aver ridotto la durata del film a poco più di un'ora, quasi quella di un mediometraggio, l'aver scelto un racconto ancor più minimalista del consueto e soprattutto l'avere optato per una scelta tecnica di ripresa che ha condizionato anche il suo abituale stile, possa quasi far pensare ad un viraggio verso un cinema più sperimentale, di fatto alla fine del film ci troviamo sempre di fronte alle riflessioni sul ruolo del cinema e dei suoi protagonisti, regista in primis.
Il racconto si svolge nell'arco di pochi giorni in una località balneare dove un attore che vuole cimentarsi nella regia e la sua mini troupe composta da una attrice e da un operatore alloggiano nell'attesa di girare qualcosa che però il regista non sa ancora cosa  possa essere; per trovare ispirazione i tre girovagano per le strade e lungo il mare aspettando l'ispirazione del regista, guardano i muri a secco, osservano l'ambiente che li circonda, passeggiano in riva al mare, ipotizzano come potrebbero essere le riprese in base alla lucee alle ombre.
Da buona troupe squattrinata il regista non può permettersi altro che cibi da asporto o pizze, mancano persino le proverbiali bevute di soju, ma non mancano invece le discussioni sul cinema e sul ruolo del regista e dell'attore; finalmente una mattina il regista nel vedere una ragazza che raccoglie immondizia dagli scogli ha la giusta ispirazione e così il giorno dopo si può girare la scena.
Se nella sostanza In Water prosegue nell'ormai interminabile riflessione di Hong sulla figura del regista e sul cinema in generale che prosegue da decenni, nella quale è chiarissimo il riferimento autobiografico, è anche vero che soprattutto dal punto di vista tecnico il film presenta della novità che meritano di essere interpretate: in alcune scene, tipicamente a quadro fisso come è tipico in Hong, soprattutto in esterni, le immagini appaiono sfocate, creando quello trano fenomeno come se si guardasse da dentro l'acqua quello che c'è fuori; in conseguenza di ciò le zoommate tipiche del cinema del regista coreano sono ridotte proprio in considerazione di questa scelta di ripresa.

sabato 25 novembre 2023

Anatomia di una caduta [aka Anatomie d'une chut aka Anatomy of a Fall] (Justine Triet , 2023 )

 




Anatomy of a Fall (2023) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

Vincitore della Palma d'Oro al Festival di Cannes di quest'anno ( i francesi, si sa, come un loro film si elevi anche se di poco sopra la mediocrità, non vedono l'ora di impalmarlo...) Anatomia di una caduta è il quarto lungometraggio di Justine Triet, che dopo una carriera ormai ultraventennale nel mondo cinema, raccoglie il prestigioso riconoscimento dopo una serie di altri premi che l'hanno comunque imposta come una delle voci più interessanti del cinema francese.
Onde poter da subito sgombrare il campo da pericolosi equivoci e accuse di spoiler, occorre dire che l'opera della Triet non è un thriller, o meglio non lo è nel senso cinematografico-letterario, e tanto meno è un legal thriller, sebbene buoni tre quarti della durata del film siano ambientati in una aula di tribunale; più propriamente possiamo affermare che la regista ha optato per una struttura da thriller classico con apparentemente tutti i canoni del genere, per affrontare in maniera verrebbe da dire quasi originale, tutt'altre tematiche.



Diciamo che la storia è semplicissima , come potrebbe essere quella di un thriller di Hitchcock che poi si avvolge intorno ad essa creando suspance e tensione: Sandra e Samuel vivono in uno chalet di montagna nelle Alpi francesi, entrambi sono scrittori, di successo lei, molto meno lui che anzi sembra in piena crisi ispirativa; hanno un figlio di 10 anni ipovedente in seguito ad un incidente di cui Samuel si sente colpevole; un giorno, dopo che Sandra si vede costretta a rinunciare ad una intervista in casa a causa del comportamento del marito che non trova da fare nulla di meglio di sparare a volume assurdo niente meno che la versione strumentale di P.I.M.P. di 50 Cent, Samuel viene trovato morto dal figlio e dal cane che lo accudisce nella sua semicecità , caduto dall'ultimo piano dello chalet con presente in casa solo Sandra; ovviamente ci vorrà poco agli inquirenti, e non poteva essere altrimenti, considerare la donna come una possibile sospettata.
Un anno dopo inizia il processo nel quale dovrà testimoniare tra l'altro anche Daniel il ragazzino figlio della coppia che del giorno dell'incidente ha dato una testimonianza contraddittoria.
Da questo momento in poi , in larghissima parte, tranne brevi momenti, soprattutto verso il finale, il film trova il suo habitat nell'aula di tribunale dove si deve decidere se Sandra abbia ucciso il marito o se invece questi non si sia suicidato oppure semplicemente caduto accidentalmente.
Come ogni legal thriller naturalmente si disquisisce su indizi, moventi, prove, testimonianze , accusa e sospetti, ma ben presto si capisce che l'aula del tribunale serve solo da auditorio per raccontare non la caduta accidentale o meno cui il titolo dell'opera fa riferimento, ma il percorso ed il destino di una storia coniugale che dietro una parvenza di normalità nasconde un groviglio di sentimenti contrapposti, di verità e di bugie, di rancori e di accuse che piano piano verranno a galla con l'indagine.
Ecco perchè Anatomia di una caduta non è un thriller; inoltre la sensazione tangibile , man mano che la storia va avanti, è che abbia poca importanza sapere se Sandra abbia ucciso o no il marito, cambierebbe poco o nulla rispetto a quello che abbiamo visto e saputo, facendo quindi venire meno il cardine di un thriller che è appunto l'attesa della verità o in alternativa del colpo di scena clamoroso che stravolga tutto; nell'opera di Justine Triet non c'è nulla di ciò e soprattutto non ne sentiamo la necessità , al punto che quel timido accenno a colpo di scena che dovrebbe rovesciare le carte, oltre che ben poco riuscito sembra addirittura forzato.

martedì 21 novembre 2023

The Breaking Ice / 燃冬 ( Anthony Chen / 陈哲艺 , 2023 )

 




The Breaking Ice (2023) on IMDb
Giudizio: 8/10

Spinto da una forza propulsiva che sembra ormai inarrestabile Anthony Chen compie un ulteriore passo avanti in direzione di quella stretta cerchia di cineasti capaci sempre di regalare qualcosa di speciale e meritevole di essere ricordato; seguendo quasi un nascosto filo antropologico il regista singaporiano dopo Ilo Ilo, in cui racconta una storia che vede al centro un ragazzino ,e Wet Season ,in cui il protagonista è un adolescente in formazione, con The Braeaking Ice approda al mondo giovanile post adolescenziale con un racconto che in molti tratti si presenta crudo, cupo, ma sempre sostenuto da toni mai sopra le righe; l'opera del regista appare quindi quasi una dissertazione sulle varie fasi della vita, sebbene poi i protagonisti nei lavori citati sono anche altri.
Il tratto in comune di tutte le opere di Chen è la solitudine, la difficoltà a tenere in piedi una esistenza carica di insoddisfazione quando non di dolore vero e proprio.
The Breaking Ice probabilmente tocca il punto più alto di questa dissertazione che abbiamo definito antropologica perchè le tematiche che scaturiscono dal film sono molto profonde, nonostante Chen abbia una capacità straordinaria, quella di far emergere dei profili umani complessi e molto articolati senza indugiare in troppe spiegazioni, lasciando che il lato emozionale dei suoi film venga in superficie quasi con lentezza e spontaneamente.



Ambientato in una glaciale Yanji, città di confine tra la Cina e la Corea del Nord , abitata da entrambe le etnie, Haofeng sta partecipando con ben poco entusiasmo al matrimonio di un amico, subito capiamo che il giovane è in preda ad un malessere profondo confermato dalle continue telefonate che riceve dall'istituto per disordini mentali presso cui è in cura che gli ricorda le sue visite da compiere; il suo sguardo nel vuoto in cima ad una scala lascia capire quale gelo abiti nel suo profondo animo, un gelo prossimo a rompersi e ad esplodere in un gesto insano. Qualcosa però lo distrae: un pullman di turisti che si svuota e la guida che scende, lei è Nana una ragazza che si occupa appunto di fare la guida turistica conducendo le persone in un giro alla visita delle poco memorabili bellezze della città; i due si conoscono e così come è precisa e professionale sul lavoro, dismessi gli abiti professionali la ragazza mostra un volto meno formale dal quale traspare una verve giovanile profonda unita però ad una nota di tristezza; la ragazza frequenta in maniera ambigua un altro giovane Henxiao che aiuta la famiglia nel ristorante e che ha dovuto rinunciare a seguire la sua indole per rimanere vicino alla famiglia.
Il trio si compone, una sorta di menage a trois , dove però il sesso non c'entra, o meglio le sottili tensioni sessuali fanno da sfondo al loro modo di rapportarsi: Haofeng è il classico cittadino della megalopoli (Shanghai), timido ed introverso che di certo è attratto da Nana e che decide di rimanere a Yanjin qualche giorno, la ragazza da parte sua alterna la sua vivacità a momenti in cui un passato difficile fatto di rinunce e di situazioni dolorose non sembra volerla abbandonare, Henxiao è il guascone del gruppo, anche lui attratto da Nana, con la quale si intuisce c'è stato qualcosa, e anche lui con quel gelo interiore derivato da una vita che ha preso una strada che lui non voleva.

giovedì 9 novembre 2023

Killing Romance ( Lee Wonsuk , 2023 )

 




Killing Romance (2023) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Per chi come  chi scrive ha visto la nascita e l'affermazione cinematografica del regista Lee Wonsuk, ormai legato indissolubilmente al Far East Film Festival di Udine sin dal suo esordio nel 2013, ogni lavoro del regista coreano è un appuntamento immancabile, soprattutto perchè  con le due opere precedenti si è affermato come uno dei personaggi cinematografici più interessanti ed estrosi del cinema brillante coreano.
Killing Romance vede la luce ben nove anni dopo The Royal Tailor che già aveva mostrato la vivace estrosità del regista nonchè la sua evoluzione repentina verso un cinema comunque di larga portata e con budget non trascurabile rispetto all'esordio brillantissimo ma con mezzi ed ambizioni più contenute di How To Use Guys With Secret Tips e conferma in maniera inequivocabile l'approdo nel cinema popolare main stream, pur mantenendo comunque una sua caratterizzazione specifica.
Introdotta da una simpatica signora che sembra tanto una di quelle narratrici di fiabe per bambini ( così, tanto per capire di che tipo di film stiamo parlando...) la storia si impernia su Yeorae, attrice e cantante la cui trionfale ascesa viene improvvisamente e drammaticamente interrotta da una gaffe fatta durante un film di fantascienza che la trasforma in un lampo in oggetto di scherno feroce da parte del pubblico.



La donna non regge la pressione e decide di sparire andandosi a rifugiare in una sperduta isola nell'oceano, dove dopo una accoglienza a dir poco grottesca, viene messa in salvo da una sorta di principe azzurro comparso all'improvviso; i due si innamorano e in breve si sposano, sembra l'inizio di una fiaba a lieto fine che riporta felicità nella vita di Yeorae, ma dopo sette anni (guarda caso...), capiamo che il Jonathan che ha sposato è tutt'altro che un principe azzurro, anzi è un trucido parvenue, arricchito , che parla mezzo coreano e mezzo inglese ridicolo, che si nutre del suo ego smisurato riempiendo casa di giganteschi quadri che lo ritraggono con la faccia da ebete e che soprattutto tiranneggia la povera moglie che infatti vorrebbe tornare a fare il suo lavoro dopo il lungo periodo sabbatico, ipotesi alla quale ovviamente il gaglioffo si oppone in tutte le maniere.
Yeorae è sempre più sprofondata in un pozzo senza fondo, ma c'è ancora qualcuno che sta dalla sua parte: un vicino di casa a Seoul (dove nel frattempo è temporaneamente tornata col marito) è un suo fanatico fan, un ragazzotto mezzo fallito che però è disposto a tutto pur di vedere ancora l'attrice all'opera.
I due escogitano tutta una serie di azioni per liberarsi del marito e tutte ovviamente prevedono la morte del gaglioffo, progettata utilizzando i metodi più assurdi e inverosimili.
Da qui in poi Killing Romance diventa quasi una versione umana-coreana di Willy il coyote VS Beep-Beep con un crescendo che mescolando situazioni rocambolesche e registri narrativi varii procede a ritmo serrato e con momenti di assoluta ilarità sostenuti da un sense of humor che il regista aveva già ampiamente dimostrato come utilizzare.

martedì 7 novembre 2023

Wet Season / 热带雨 ( Anthony Chen / 陳哲藝 , 2019 )

 




Wet Season (2019) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Sei anni dopo il clamoroso successo riscosso con la sua opera prima  Ilo Ilo, il regista singaporiano Anthony Chen riunisce i due protagonisti della storia che tanto aveva impressionato e convinto nei circuiti festivalieri, per dirigere Wet Season, altro racconto che fa di quel minimalismo realista che è orami il marchio di fabbrica di Chen, il suo caposaldo principale.
Se in Ilo Ilo il racconto è incentrato sul rapporto tra un ragazzino di 10 anni con la colf filippina  sullo sfondo della crisi che colpì nei tardi anni 90 l'economia asiatica, Wet Season è imperniato invece sul legame che si crea tra un adolescente e la sua insegnante di cinese , con sullo sfondo la crisi politica e sociale della Malesia, paese da cui proviene nella storia la protagonista, ed una sorta di sussurata denuncia verso un paese che sembra sempre più portato ad abbandonare i suoi tratti distintivi in favore di una globalizzazione che sembra inarrestabile ( emblematico il tema della lingua cinese che rimane comunque quella ufficiale della città-stato).
Senza indugiare oltre sui numerosi punti di contatto che Ilo Ilo e Wet Season possiedono, è chiaro che Chen è regista molto interessato al racconto delle problematiche di fanciulli ed adolescenti per sfociare poi nel  suo ultimo lavoro, Breaking Ice, di cui parleremo a breve, nell'universo dei giovani ventenni.



In Wet Season abbiamo la protagonista Ling, ancora una volta l'attrice malese Yeo Yann Yann pure stavolta, come nel precedente ricoperta di riconoscimenti per la sua eccellente interpretazione, una insegnante di cinese delle scuole superiori, in evidente fase di crisi coniugale anche per una gravidanza che non riesce ad avere nonostante tutti i tentativi messi in atto, compreso il bombardamento ormonale e l'inseminazione artificiale.
Tra i suoi allievi, l'unico che sembra dimostrare un minimo di interesse per le attività scolastiche è Wei Lun, un giovane trascurato dai genitori perennemente assenti che col passare del tempo si lega a Ling.
Quest'ultima passa le sue giornate tra l'attività scolastica e la cura del vecchio suocero semiparalizzato e incapace di parlare,  vede nel giovane allievo una persona anch'essa sola, abbandonata e desiderosa di un un rapporto umano e quindi ben volentieri passa i pomeriggi a scuola con lui, unico allievo nelle lezioni di recupero.
Il legame che Wei Lun instaura con Ling diventa ben presto di quelli pericolosi perchè l'affetto travalica in una sorta di passione insana alla quale Ling riesce a mettere argine con molta difficoltà.
Se in Ilo Ilo l'assenza della famiglia si riversava addosso ad un ragazzino di 10 anni in piena formazione , qui la medesima situazione si ripercuote su un giovane in fase di sviluppo, alla ricerca del suo spazio nel mondo degli adulti, che vaga però privo di qualsiasi guida e protezione.
L'incontro con una donna sola, malinconica , delusa e alla ricerca ossessionata di maternità diventa quindi comprensibilmente un cocktail esplosivo, una situazione pericolosa anche socialmente, che mette a repentaglio quanto costruito fin lì.

giovedì 26 ottobre 2023

Rapito ( Marco Bellocchio , 2023 )

 




Kidnapped (2023) on IMDb
Giudizio : 8/10

L'inesauribile verve cinematografica sostenuta da una vitalità sorprendente per un uomo che ha comunque superato già da un po' la soglia degli ottanta anni e che ha alle spalle ben 27 lungometraggi, più una decina di documentari, di cui 12 negli ultimi 23 anni, all'invidiabile ritmo di uno ogni due anni, fa di Marco Bellocchio uno degli autori italiani più longevi oltre che più stimati, capace di offrire ancora sprazzi di Cinema potente e vitalissimo.
L'ultima fatica, presentata alla rassegna di Cannes di quest'anno, è opera che rimane ben salda nei canoni ormai ben delineati del Cinema di Bellocchio, a conferma di una rigorosa coerenza da parte del regista , che contribuisce a farne una delle voci più alte del cinema europeo e mondiale.
Ispirandosi liberamente ad un testo di Daniele Scalise del 1996 ( prontamente ristampato), dal titolo Il caso Mortara. La vera storia del bambino ebreo rapito dal papa, Bellocchio mette in scena un'opera dallo spessore robusto, durissima , senza indugiare però in facili orpelli, e che soprattutto, mostra la modernità del suo cinema ( di cui parleremo dopo) nell'affrontare una storia che dimostra come l'intolleranza, l'integralismo e l'ottusità abbiano avuto già a partire dai secoli passati un ruolo fondamentale nella società civile.



Il fatto, realmente accaduto a metà del 1800 ha per protagonista un bambino ebreo , sesto genito di una famiglia di Bologna, il quale avendo subito un battesimo improvvisato da parte della  serva che vedendolo malato e temendone la morte col successivo approdo al Limbo, come la Chiesa ha sempre paventato per i neonati non battezzati, viene rapito all'età di sei anni dai gendarmi pontifici, dietro soffiata all'Inquisitore da parte della serva stessa, tipico esempio di cattolica becera, baciapile e ipocrita,  per una manciata di denari; naturalmente il tutto nella perfetta osservanza delle leggi clericali (ricordiamo che Bologna all'epoca faceva parte dello Stato Pontificio) da parte dell'alto prelato capo dell'Inquisizione: un battezzato infatti secondo la legge deve avere una educazione cristiana lontana dalle diaboliche superstizioni giudaiche.
Il ragazzino viene quindi trasferito a Roma dove nel collegio riceverà l'indottrinamento e , visto che l'opinione pubblica di tutta Europa aveva mostrato il suo sdegno per l'accaduto, Pio IX, già in evidente difficoltà politica, divenne il protettore personale del ragazzino, a sottolineare l'inviolabilità della legge , diretta emanazione di quella divina.
La storia del ragazzino Edgardo solcherà gli eventi storici di quegli anni, fino alla breccia di Porta Pia e alla unione d'Italia e alla morte di Pio IX, dopo un regno pluridecennale, per approdare ad un finale che suona come resa dei conti con la sua famiglia e con le sue origini, dimostrazione di una violenta coercizione psicologica e morale imposta dalla religione quando essa guarda più alla sacralità del suo essere che alla profondità dell'essere umano.
Bellocchio, lo sappiamo bene, è sempre stato sin dall'inizio della sua attività di regista molto critico con la religione e con l'autorità ecclesiastica, lasciando in secondo piano la vera essenza filosofica della religione e la presenza del divino, molto più interessato a dimostrare la violenza, il sopruso, la cattiveria e l'immoralità (intesa in senso umanistico) dell'applicazione della legge da parte dell'istituzione ecclesiastica: un mangia preti, come si sarebbe detto un volta, semplicemente una persona che semmai aspirerebbe eventualmente ad un rapporto più diretto con Dio, piuttosto che mediato da personaggi di dubbia moralità e di scarsissima apertura mentale.

giovedì 19 ottobre 2023

Mon Crime - La colpevole sono io [aka The Crime Is Mine] ( François Ozon , 2023 )

 




The Crime Is Mine (2023) on IMDb
Giudizio: 7/10

Ancora relativamente lontano dalla fatidica soglia dei 60 anni, Francois Ozon si afferma in maniera definitiva come uno dei più prolifici registi , grazie ai suoi 22 lungometraggio e ad un'altra ventina di corto e mediometraggi; il paragone viene quasi spontaneo con l'inarrivabile Hong Sangsoo che del più prolifico del mondo tiene ben stretta la palma. 
La cadenza annuale che sembra essere diventata un metronomo cinematografico per il regista parigino porta persino a situazioni per cui questo Mon Crime, presentato all'ultimo Festival di Cannes esce nelle sale ben prima del penultimo lavoro, quel Peter Von Kant che porta la data del 2022 e che invece vede la luce nelle sale italiane in questi giorni: situazione che molto spesso capita ai registi più prolifici oltre che più stimati, quale è appunto Ozon.
Mon Crime, film che in tutto e per tutto è un lavoro votato ad un femminismo, magari un po' snob , ma certamente sentito e attuale, rimanda per molti aspetti ad altri lavori di Ozon ( Potiche e 8 Donne e un mistero) in cui questi esplora con occhio divertito e curioso il mondo femminile.


In Mon Crime sebben lo sguardo rimanga apparentemente leggero e sostenuto da toni francamente da commedia classica alla francese, la tematica è però ben più sostanziosa: strascici del metoo, la violenza ( soprattutto psicologica) sulle donne,  la riflessione morale sulle attenuanti di fronte al sopruso subito e vendicato con la forza, la denuncia di una ambiente dello spettacolo ben poco propenso a dare una possibilità a tutti se non dietro qualcosa di utile di rimando.
Mom Crime si apre con una scena che per molti versi sembra derivare da un   prologo chabroliano o da racconto alla Maigret: Parigi, anni trenta, vediamo una giovane donna fuggire sconvolta da una lussuosa casa con splendido giardino; nel frattempo in un'altra casa , una catapecchia più che altro, vediamo un'altra giovane donna alle prese con un omaccione venuto a reclamare il pagamento degli affitti arretrati: le due ragazze si ritrovane nella catapecchia ed il film costruisce così il filone principale.
Madeleine è una giovane attrice, neanche tanto talentuosa, alla ricerca di una parte che possa avviarla alla professione e che ha appena subito l'assalto del solito produttore predatore, ha una specie di fidanzato che però ben si guarda dal rendere pubblica la loro relazione pena l'avversione della ricchissima famiglia; Pauline è la sua amica del cuore ( e forse anche qualcosa di più...) con cui condivide l'appartamento, avvocatessa alle prime armi in cerca di qualcuno da difendere per guadagnare qualche soldo.
Un quadro ben delineato in brevi passaggi da Ozon: due giovani donne in cerca di affermazione che debbono scontrarsi con un mondo di squali e maschi cinici.
Quando Madeleine viene accusata di avere ucciso il produttore nella sua villa per trafugare denaro, la ragazza dapprima insorge dichiarandosi innocente, ma poi anche dietro consiglio dell'amica avvocata confesserà il crimine, dando il via ad una poderosa ascesa nell'olimpo del cinema, grazie anche ad un processo, in cui viene assolta perchè la sua è stata leggittima difesa, che la porta all'attenzione di tutto il paese.

mercoledì 18 ottobre 2023

El Conde ( Pablo Larrain , 2023 )

 




El Conde (2023) on IMDb
Giudizio: 8/10

Augusto Pinochet è vivo, il 10 dicembre del 2006 ha solo inscenato l'ennesima finta morte, come fa ormai da 250 anni; sì, perchè quello che abbiamo conosciuto come uno dei personaggi più abietti che il XX secolo abbia prodotto, altro non è che un vampiro, venuto al mondo da un'altra vampira ( non vi dico chi è perchè è il colpo di scena più entusiasmante del film) poco prima della Rivoluzione Francese; da personaggio abominevole quale è ha sempre vissuto sulle spalle di qualcuno appoggiando i più efferati criminali incontrati nella sua lunga vita.
Ora , imbolsito e invecchiato, vive in una landa desolata all'estremo sud del Cile, in un complesso di ville diroccate , con accanto la prode moglie ed il fedele maggiordomo cosacco, stanco e deciso a porre fine alla sua esistenza semplicemente astenendosi dal nutrirsi del sangue e dei cuori ancora pulsanti estratti da corpi umani che lo hanno mantenuto in forma per secoli.
Venuti a conoscenza di questa decisione del padre i cinque figli si radunano presso di lui semplicemente per mettere in atto ai danni della propria famiglia quello che hanno sempre compiuto nei confronti del loro paese: rubare , imbrogliare e scovare i tesori nascosti.



Ospite inattesa della congrega una giovane suora, esperta in esorcismi , inviata dalle autorità per sanare il corpo di Pinochet ritenuto posseduto, e sotto sotto per rimediare qualcosa anche per la Chiesa, storica fiancheggiatrice del dittatore cileno.
Ed è così che dopo 17 anni di attività alla regia col decimo lavoro Pablo Larrain affronta in maniera quasi psicoanalitica colui che era stato il fulcro della trilogia informale sulla dittatura cilena , rimasto però sempre dietro le quinte  quasi a voler amplificare quella parte subdola del potere di Pinochet , il quale non ha mai formalmente ammazzato nessuno nè tanto meno torturato o fatto sparire.
Compie questa operazione, il regista cileno, nell'unica maniera in cui poteva farlo dimostrandosi credibile (ricordiamo che Larrain viene da una famiglia di personaggi politici conservatori appartenenti ad un partito che in varie circostante non prese le distanze a pieno da Pinochet): non considerando minimamente il biopic, come invece aveva fatto, seppur in maniera atipica, nei lavori precedenti incentrati su due tra le donne più importanti e influenti del XX secolo, Jacqueline Kennedy e Lady D ma affidandosi ad un intreccio di stili variegati quali l'horror , la commedia, il dramma e soprattutto la satira politica carica di allegorie, quasi nel tentativo di voler metabolizzare in maniera sarcastica 17 anni di profonda oscurità che hanno segnato per sempre la vita del Cile e dei suoi abitanti.
Inutile spiegare perchè Larrain ci racconti un Pinochet vampiro, essere che per antonomasia vive nutrendosi di altre persone e che , nel caso del dittatore cileno, non disdegna neppure dei bei frullati di cuore umano, ottimi corroboranti per mantenersi in forma; quello che invece colpisce maggiormente è la scelta di rappresentare il dittatore come un essere ignobile alla stregua di un miserabile ladro e affamatore, accumulatore di ricchezze infinite ottenute sulle spalle di un paese intero e con la complicità dei suoi compari americani e inglesi; toglie al personaggio insomma quella aura di Storia che inevitabilmente, seppur solo nell'esercizio del  male, potrebbe presentare, per ridurlo ad un mero delinquente che solca i secoli con il medesimo modo di agire, presentando così anche il suo concetto di rapporto tra il potere ed il tempo.

giovedì 12 ottobre 2023

Oppenheimer ( Christopher Nolan , 2023 )

 




Oppenheimer (2023) on IMDb
Giudizio: 8.5/10

Come tutte le opere di Cristopher Nolan, anche Oppenheimer , ultima fatica incentrata sulla figura dello scienziato americano considerato il creatore della bomba atomica che fu utilizzata sul finire della guerra sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki, ha suscitato una mole di reazioni se possibile ancora più voluminosa di quanto avvenga normalmente per i suoi film; il motivo va chiaramente ricercato nel fatto che siamo di fronte ad un biopic, seppur molto sui generis, genere mai utilizzato dal regista finora nelle sue pellicole, e soprattutto perchè l'opera inevitabilmente apre un vasto dibattito sul tema legato alle armi nucleari e alla guerra, argomenti piuttosto attuali, e sull'eterno dibattito su quello che deve essere il ruolo della scienza nell'ambito della società e dei rapporti politici.
Il personaggio di J.Robert Oppenheimer di per sè si presta ad una disamina della sua figura che oscilla tra la genialità e la contraddizione, tra chiari e oscuri lati della sua personalità , tra ambizione e tormenti legati alla sua attività di fisico con simpatie comuniste che accetta però di dirigere il Progetto Manhattan che deve portare alla costruzione della prima arma di distruzione di massa costruita dall'uomo.
Verrebbe da dire un personaggio  costruito ad arte per il cinema di Nolan, sempre improntato ad "eroi" dilaniati dentro se stessi, dai quali emergono conflitti interiori laceranti.
Considerare però Oppenheimer come un biopic classico sarebbe un errore imperdonabile: Nolan comunque non rinuncia ad alcuni dei suoi capisaldi cinematografici per costruire un'opera per certi versi monumentale, della durata di tre ore , e che comunque qualche falla la presenta , soprattutto  per alcune scelte narrative di cui parleremo in seguito.



Il concetto di tempo, tanto caro a Nolan, che costituisce quasi sempre nelle sue opere il substrato sul quale la trama e la storia si costruiscono e si sviluppano, è comunque tenacemente presente anche nel suo ultimo lavoro: infatti abbiamo tre piani temporali ben individuati , cui va aggiunto un prologo che ci inquadra il protagonista da giovane: gli anni del progetto Manhattan e della sua drammatica conclusione con le bombe sul Giappone , una sorta di processo-farsa contro lo scienziato nel primo dopo guerra alimentato tra l'altro dal maccartismo incalzante, scatenato dal suo rifiuto di procedere oltre negli esperimenti che dovrebbero portare alla costruzione della bomba ad idrogeno, e una audizione  di Lewis Strauss, ex direttore della agenzia per le armi nucleari che di fatto arruolò Oppenheimer, in procinto di assumere la carica di Segretario per il Commercio nel 1959.
Un lasso di tempo di una quindicina di anni, attraverso i quali Nolan fa scorrazzare la sua storia, utilizzando il colore e un bianco e nero molto classico ed elegante, ovviamente evitando quei twist acrobatici di Interstellar o di Tenet , ma ponendo comunque l'attenzione su quello che è il concetto di tempo e del suo ruolo di involucro degli avvenimenti.
Se come è ovvio il nucleo centrale dell'opera è la figura dello scienziato, è chiaro che le tematcihe presenti , più o meno legate alla figura del protagonista, assumono un ruolo fondamentale , al punto di far deragliare spesso il racconto dai binari del biopic classico, cosa cui Nolan ha probabilmente mirato sin dall'inizio del film quando ad esempio ci mostra le insicurezze e le paure  del giovane Oppenheimer.
A riportarci sulla storia in senso stretto sono le presenze di Einstein e di Bohr, di Fermi e di Heisenberg, lo sforzo di Oppenheimer di introdurre la fisica quantistica negli studi universitari, tutti gli eventi che segnarono il Progetto Manhattan , gli esperimenti a Los Alamos culminati con la prova generale, le vicende personali del fisico; ma tutto rimane in sottofondo nel momento in cui Nolan decide di penetrare maggiormente la figura del protagonista.
Esiste in Oppenheimer una sorta di sottile filo conduttore filosofico che sembra sconfinare nella psicoanalisi nel momento in cui le mille contraddizioni che albergano in lui si appalesano : il punto di svolta, costruito con una scena magistrale da parte del regista ( e che rimanda inevitabilmente alla lunga scena dell'inizio del male di natura umana, magnificamente costruita da David Lynch nell'ottava puntata della terza serie di Twin Peaks), sono gli attimi che seguono l'esperimento compiuto nel deserto di Los Alamos, trasformati , grazie alla sua maestria nel manipolare il tempo  in un dilatato inciso quasi onirico ( o orrorifico): "Sono diventato Morte, il distruttore di mondi" è la frase che, fosse realmente quello il momento o altro, come alcune cronache riportano, in cui la abbia pronunciata , è il nucleo centrale della vicenda personale del fisico americano , l'attimo in cui le numerose contraddizioni che permeano la sua personalità esplodono senza freno.
Rifacendosi ad una citazione contenuta nel Bhagavadgita (Canto di Dio) , testo sacro indù scritto in sanscrito, lingua che il fisico conosceva e cultura che in qualche modo abbracciava, Oppenheimer trova giustificazione sull'utilizzo della atomica e sulla strage che ne consegue , come se facesse parte di quel disegno divino che nel testo indù viene raccontato , assumendo le vesti del valoroso guerriero Arjuna, che pur di essere fedele alla legge divina è disposto ad uccidere parenti ed amici.

lunedì 4 settembre 2023

Nightsiren ( Tereza Nvotovà , 2022 )

 




Nightsiren (2022) on IMDb
Giudizio: 8/10

Il cosiddetto folk horror, sottogenere , ma fino ad un certo punto ormai, che ha preso sempre più piede, soprattutto nel cinema europeo, con la unica parziale eccezione di Ari Aster che non a caso in Midsommer però si affida ad ambientazioni scandinave, sposta sempre di più il centro del dibattito sulla sua essenza verso tematiche femministe: la cultura europea ,a tutte le latitudini, è impregnata da secoli dalle figure femminili spesso viste come portatrici di malvagità e di stregoneria, il più delle volte espressione di una  ipocrita subcultura maschilista che demonizza la donna a maggior ragione quando animata da spirito di indipendenza.
Al già lungo elenco di opere rientranti a vario titolo nel genere, si aggiunge Nightsiren, opera seconda della regista slovacca Tereza Nvotová, che già nel 2017 con l'opera prima Filthy ottenne numerosi riconoscimenti, un dramma ad impronta folk che mette in scena una caccia alle streghe moderna, retaggio di una cultura montanara e contadina  che affonda le sue radici nella notte dei tempi, secoli e secoli indietro.
La scelta della regista di ambientare ai giorni nostri questa storia è chiaramente un messaggio forte e chiaro: il tempo è passato , la società ha (apparentemente) fatto enormi progressi nel rispetto e nella tolleranza, ma per alcune tematiche il tempo sembra essere rimasto all'epoca dei roghi che illuminavano la campagne e la misoginia moderna col suo corredo di violenza e sopraffazione non è altro che l'ovvia conseguenza temporale di quanto accaduto per secoli che ha instillato nella cultura popolare una immagine della donna-demone.



La protagonista del film è una giovane ,Sarlota, che torna nel suo paese natale tra le montagne per prendere atto del testamento lasciato dalla madre , morta da poco e con la quale lei non aveva più rapporti; sin dal suo arrivo viene presa di mira dai paesani che la accusano di essere una strega così come lo era la madre intorno alla quale sono proliferate storie di atrocità e di malvagità; Sarlota inoltre si porta dietro il senso di colpa per la morte della sua sorellina avvenuta per una tragica fatalità di cui lei si sente responsabile e motivo per il quale la comunità la accusa apertamente.
Insomma per la ragazza è un tuffo in un passato torbido, oscuro, foriero di dolore e di avversione, nel quale solo il rapporto amichevole ( a volte sembrerebbe anche qualcosa in più...)  con la inquietante Mira una ragazza che sembra conoscere qualcosa sul passato di Sarlota.
La protagonista sempre divisa tra il fuggire e lo scoprire la verità che non conosce, intraprende quindi un viaggio nel suo passato rimosso, in un ambiente ostile che la considera una strega ritornata in vita.
Se la scelta di ambientare la storia nel presente costituisce forse l'aspetto più interessante  del film, la costruzione della storia che utilizza la regista è altrettanto valido e coinvolgente: le atmosfere appaiono da subito inquietanti, cupe, morbose, man mano che la verità inizia a comparire; la tematica diventa sempre più una denuncia sociale che vuole condannare la violenza sulle donne ( qui picchiate, violentate, bruciate come streghe...) tanto più astiosa e bestiale quanto più le donne del racconto si ergono a paladine della libertà e dell'indipendenza, della conoscenza e della ricerca della liberazione da un giogo culturale e personale insopportabile.
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