Giudizio: 8/10
L'esordio da regista di Bi Gan, avvenuto al Festival di Locarno nel 2015 con Kaili Blues fu uno tra i più strabilianti degli ultimi anni e ci permise di conoscere un autore dalla forte personalità e dalla notevole cifra stilistica; per tale motivo la prova del nove dell'opera seconda del giovane regista cinese era attesa con crescente interesse per poter capire lo spessore reale dell'autore; inoltre è stato chiaro da subito che ben diverso era il budget a disposizione del regista in considerazione degli attori scelti ( e dei produttori tra i quali Huang Xiaoming e Han Han) oltre al fatto che essendo Cannes , seppure nella sezione collaterale di Un Certain Regard, ad offrire il trampolino di lancio, le aspettative erano più che robuste.
Il lavoro del neppure trentenne regista cinese dal giorno del suo esordio a Cannes è stato presente in numerosi festival importanti (Toronto, San Sebastian, Londra), ha raccolto numerosi riconoscimenti ed ha visto la luce nelle sale cinesi per la fine del 2018 ottenendo un grande successo di pubblico: tutto ciò ha dimostrato come Long Day's Journey Into Night ha rispettato almeno in grandissima parte le previsioni che si erano fatte 3 anni orsono in occasione dell'opera prima.
Il film di Bi Gan è indubbiamente un lavoro di grande interesse, tutt'altro che semplice, anzi in alcuni momenti quasi ostico, che, nonostante qualche osservazione critica neppure totalmente fuori luogo, ha una capacità di ipnotizzare e di affascinare sorretto come è da uno stile tecnico e narrativo superbo.
Come preambolo ad ogni discorso riguardo il film, va detto che questa seconda opera collima in molti aspetti con il lavoro d'esordio di Bi Gan, al punto che più di una critico ha affermato che il regista ha voluto fare un Kaili Blues 2.0 più sontuosamente ricercato grazie ai mezzi migliori a disposizione: in effetti ritmo della narrazione e tematiche sono molto vicine al primo film diretto dal regista cinese.











