mercoledì 18 marzo 2020

Muere, Monstruo, Muere [aka Murder Me, Monster] ( Alejandro Fadel , 2018 )




Murder Me, Monster (2018) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

In un piccolo e sperduto villaggio andino in Argentina, una donna viene trovata morta decapitata e la testa è scomparsa; ad occuparsi del caso il silenzioso e introverso detective Cruz, il sospettato principale del crimine è il marito dell'amante di Cruz, un uomo psichicamente instabile che era stato visto nei pressi del luogo del ritrovamento poco prima.
Cruz però capisce subito che c' è qualcosa di strano e terribile al tempo stesso nella morte della donna: il gesto sembra infatti compiuto da un essere mostruoso che ha ben poco di umano e che inoltre ha abusato sessualmente in maniera brutale della vittima. 
Quando poi un'altra donna subisce la stessa sorte nonostante il sospettato sia sotto controllo, appare chiaro che la questione è ben più complessa ed intricata di quanto potesse sembrare all'inizio, inoltre seguendo le confessioni della mente folle di David, il marito dell'amante di Cruz, la storia scivola lentamente nel thriller-horror psicologico, in un vortice in cui anche il poliziotto si trova investito, a maggior ragione quando sarà proprio l'amante una delle vittime del mostruoso assassino.


Il finale , costellato di colpi di scena, darà una chiave di lettura a dire il vero non pienamente esauriente, lasciando forse qualche tassello fuori posto, ma il film di Alejandro Fadel regala senza dubbio grandi momenti e soprattutto una cornice di ambientazione e di paesaggi potente.
Muere Monstruo Muere  inizia come un thriller dalla forte impronta gore , oltre che da un nero umorismo appena accennato ma leggibilissimo, che lentamente si apre alla analisi della malattia mentale, delle ossessioni e dei disturbi della psiche; analizzando tutti i personaggi possiamo notare che in un modo o in un altro tutti presentano dei disturbi o dei comportamenti in risposta alla situazione di isolamento e di noia in cui vivono; quando il mostro farà la sua comparsa nel film  ci troveremo di fronte ad un essere che sintetizza in se stesso le paure, gli istinti repressi, le fobie ( a tal proposito molto efficace la scena in cui il capitano elenca a Cruz tutte le varie fobie) e i disturbi della personalità.
Come detto man mano che la storia procede è l'aspetto psicologico quello che diventa preponderante con frequenti dissertazioni sulla psiche , sulle proiezioni sensoriali e sulle pulsioni sessuali, e la storia si complica in maniera un po' troppo artificiosa e a volte confusa; al termine capiremo che tutti i personaggi possiedono nel loro intimo un nucleo di malvagità o comunque un'area oscura che genera i disturbi della personalità e dei comportamenti.

domenica 15 marzo 2020

The Blood of Wolves ( Shiraishi Kazuya , 2018 )




The Blood of Wolves (2018) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Hiroshima, tardi anni 80, la guerra tra bande della yakuza scoppia furibonda e riaccende vecchie dispute mai sopite; tra le bande di gangster si muove il detective Shogo, vecchio marpione con tanta esperienza alle spalle e un modo di agire anticonvenzionale e talvolta addirittura non proprio limpido. A Shogo viene affiancato un giovane poliziotto che deve anzitutto capire se nel modus operandi dell'esperto collega esista qualche ombra o , peggio, qualche chiara connivenza con i gangster, riscontrando però nel contempo quanto il grande carisma di cui gode presso gli altri colleghi e gli indubbi risultati che riesce ad ottenere.
Quando mettendosi alla sue dipendenze si accorge di buste che passano di mano verso le tasche di Shogo, atteggiamenti di chiara connivenza con i malavitosi, comportamenti molto spesso al di fuori dell'etica e della legge, il giovane Shuichi si convince che il suo collega sia colluso con la yakuza in maniera pesantissima.


Il seguito del racconto arriverà quasi a ribaltare le situazioni e scoprirà una serie di drammatici retroscena.
Attraverso una pellicola che potremmo non stupirci se fosse diretta da Kitano, animata da un sapore antico, quello dello yakuza movie che raccontava l'epoca d'oro della organizzazione mafiosa giapponese, Shiraishi Kazuya costruisce un racconto che pone al centro il consueto e mille volte ripetuto sviluppo del rapporto poliziotto-mafioso, ma è soprattutto la parabola professionale e morale del protagonista a dare sostanza al film.
Attraverso la prospettiva del giovane collega Shuichi conosciamo il modus operandi di Shogo, i suoi trascorsi nella lotta contro la yakuza, episodi del passato, il suo sapersi districare con abilità tra le tane dei gangster e attraverso il cambiamento della prospettiva con cui viene visto dal collega assistiamo anche alla metamorfosi del protagonista.
Shogo incarna inizialmente il poliziotto che cerca di mantenere lo staus quo tra le bande rivali, media, organizza incontri finalizzati alla ricerca di una sofferta convivenza, ma al tempo stesso assume i caratteri del poliziotto che ormai le ha viste e vissute tutte, sostenuto da un fatalismo che lo porta a pensare che comunque la yakuza controlla la polizia, a tutti i livelli e che quindi quella è una situazione che bisogna accettare: bisogna muoversi come chi cammina su una corda, camminare avanti per potersi salvare.

venerdì 13 marzo 2020

So Long , My Son / 地久天长 ( Wang Xiaoshuai / 王小帅 , 2019 )




So Long, My Son (2019) on IMDb
Giudizio: 8.5/10

Dopo aver ricevuto i giusti riconoscimenti sia nel 2001 ( Premio della Giuria per Le biciclette di Pechino ) sia nel 2008 ( Premio per la migliore sceneggiatura con In Love We Trust ) Wang Xiaoshuai consolida il legame con la Berlinale ricevendo il doppio premio per gli interpreti con il suo ultimo lavoro So Long , My Son, ritorno al cinema di finzione cinque anni dopo il convincente Red Amnesia visto a Venezia.
Fedele allo stile che ha contraddistinto i cineasti della Sesta Generazione di cui rimane uno dei rappresentanti indiscussi, Wang col suo nuovo lavoro affronta un tema intimo e personale, un dramma famigliare che si cala però in un epoca , circa 25 anni a partire dalla metà degli anni 80, in cui la società cinese ha subito dei mutamenti enormi sotto molteplici punti di vista.
Questo è stato quasi sempre il campo di osservazione privilegiato del regista di Shanghai, a volte affidandosi ad aspetti autobiografici, altre a particolari momenti della storia recente del suo paese.
Il film inizia con una magistrale scena in apparenza distante e ripresa con distacco, ma che invece segnerà tutta la storia: due ragazzini in riva ad un lago artificiale che discutono , prima che uno dei due si allontani e raggiunga gli altri amici in acqua; poco dopo degli adulti che giungono trafelati, un corpo esanime sulle rive fangose ,la corsa a piedi con il corpo in braccio verso l'ospedale; il piccolo Xingxing è morto annegato.


I protagonisti del dramma sono i genitori del ragazzino morto , il ragazzino che abbiamo visto parlare con lui e i genitori di quest'ultimo, due famiglie legate da una amicizia di vecchia data consolidata anche e soprattutto dal legame tra i due ragazzini.
L'episodio terribile cade come una mannaia sulle loro vite: Yaoyun e Liyun , distrutti dal dolore decidono di lasciare la loro città natale e di trasferirsi nel luogo più lontano possibile dello sterminato paese: lui mette in piedi una piccola attività artigianale grazie all'esperienza maturata in una grande industria dove aveva lavorato e per tentare di colmare il vuoto immenso adottano un ragazzino che però giunto ai suoi 16 anni dimostra la sua indole ribelle e che probabilmente mal tollera l'idea di essere un sostituto , sebbene i genitori adottivi lo abbiano trattato bene.
Con l'avvicinarsi della vecchiaia i due si rendono conto che è giunto il momento di ritornare , almeno per un momento , alle origini e affrontare di nuovo il dramma che più di venti anni prima li ha devastati.
Questa è la traccia grossolana del film e della storia che esso racconta, ma come sempre nei lavori di Wang, riuscire a raccontare la pellicola in maniera organica non è facile , e So Long, My Son è addirittura più ostico degli altri, perchè di fatto il racconto è una epopea epica che coinvolge le storie personali di gente comune , ma anche la storia recente della Cina.
Probabilmente nessun paese al mondo possiede un background storico recente con una impronta epica come la Cina, con cambiamenti epocali che in altre realtà  hanno impiegato decenni a concretizzarsi, con le ovvie conseguenze sulle esistenza delle persone comuni; un epica insomma senza eroi, ma costruita sulle esperienze personali.

venerdì 6 marzo 2020

The Third Wife ( Ash Mayfair , 2018 )




The Third Wife (2018) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Ambientato nel Vietnam rurale del primo 900, l'opera prima della regista Ash Mayfair è il racconto di una iniziazione alla vita di una giovane adolescente, May, che va in sposa come terza moglie ad un ricco proprietario terriero.
Per la ragazzina il naturale e fisiologico percorso che la porta fuori dalla adolescenza e la impone al mondo  è drammaticamente condensato in un brevissimo periodo tempo, sufficiente però a farle toccare con mano le dure leggi cui la donna è costretta a sottostare nel mondo patriarcale ancestrale, semplice ingranaggio di un meccanismo che vede l'uomo al centro, signore e padrone, con potere di vita e di morte su tutti.
May capisce ben presto che l'unico modo per potere mantenere un minimo di dignità e di autonomia è quello di dare un figlio maschio al marito, in quanto la prima moglie ne ha già dato uno ed in effetti vive una esistenza più "libera" rispetto alla seconda che ha solo tre figlie femmine.
May scoprirà anche come quel mondo bucolico tra campi in fiore, bachi da seta e farfalle sia in effetti un concentrato di falsità, di sotterfugi, di violenza psicologica, di disperazione cui solo il signore-padrone sembra immune, un trionfo di conformismo cui tutti debbono sottostare.


La giovane ben presto rimarrà incinta e vivrà la gravidanza con la speranza che  quello che porta in grembo sia un maschio, forse non solo per lei, ma anche per il nascituro, che se femmina , sarebbe l'ennesimo esser infelice e vilipeso; la ragazza inoltre mostrerà una attrazione amorosa verso la seconda moglie, un impeto passionale che dovrà reprimere perchè altrimenti l'una e l'altra ne avrebbero pagato le conseguenze, nonostante avesse May stessa visto che le tresche amorose siano tutt'altro che assenti nel microcosmo che le gira intorno.
Sarà una femmina la figlia di May, mentre abortirà la prima moglie incinta anch'essa, non ci sarà quindi il figlio maschio anelato a maggior ragione nel momento in cui l'unico maschio della famiglia mostrerà ben poca intenzione di sposare una ragazzina che gli ha procurato il padre.
In un finale, che pur mantenendo i toni sommessi e quasi ermetici che contraddistinguono tutta la pellicola,  la svolta drammatica sembra prendere corpo: veramente May deciderà di liberarsi della figlia allontanandola dal quel mondo di sofferenze e di umiliazioni che l'aspetta?
Il finale drammatico e abbagliante nella sua bellezza rafforza un film che per certi versi ha mostrato qualche debolezza strutturale.

giovedì 5 marzo 2020

Extreme Job ( Lee Byeongheon , 2019 )




Extreme Job (2019) on IMDb
Giudizio: 7/10

Il funambolico ed esilarante incipit mette subito in chiaro la natura di Extreme Job: commedia ambientata nel mondo del crime in cui trova spazio anche qualche momento di action; spiegare perchè tutto ciò, nulla di originale a dire il vero, abbia consentito alla pellicola di Lee Byeongheon di diventare il più grande incasso di sempre in Corea non risulta facile anche perchè sotto molti aspetti il film non presenta nulla o quasi che lo faccia spiccare oltre l'ordinario.
Il motivo del grande successo risiede probabilmente nella dichiarazione onesta e subito ostentata di un prodotto  di puro intrattenimento che si affida soprattutto all'alchimia notevole tra i protagonisti e ad alcune situazioni effettivamente irresistibili.


Dopo l'ennesima figuraccia che accompagna il fallimento della loro azione, appunto l'incipit di cui si parlava, tra i momenti più belli ,la squadra di polizia della sezione narcotici guidata dal capitano Ko si trova di fronte alla sua ultima chance prima di essere dismessa per manifesta incapacità: pedinare un gruppo di malavitosi che gestisce un importante traffico di droga, raccogliere informazioni e tenere d'occhio la sede del gruppo di gangster.
Dopo alcuni appostamenti, decidono che il luogo migliore per svolgere il loro lavoro di osservazione è il ristorante di pollo fritto antistante alla sede dei criminali; il locale è in dismissione per mancanza di clienti e il gruppo di poliziotti consci che quella è la loro ultima possibilità per salvare il lavoro , decidono di acquistare il negozio grazie ai soldi dell'anticipo della pensione  che ottiene il capitano.
Il problema è che per uno strano e inaspettato motivo dovranno comunque dare una parvenza al ristorante e quando qualche cliente timidamente inizia a frequentarlo debbono improvvisarsi cuochi e  ristoratori; se poi la ricetta, apparentemente improbabile, del detective Ma  del pollo fritto aromatizzato diventa un successo clamoroso, gestire le due attività diventerà arduo, facendo anche insorgere in qualcuno il dubbio se mollare la polizia e dedicarsi agli affari che vanno a gonfie vele a tempo pieno.

mercoledì 4 marzo 2020

Asako I & II ( Hamaguchi Ryusuke , 2018 )




Asako I & II (2018) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Asako è un ventenne docile e silenziosa, frequenta le mostre e studia all'università, la vediamo in una esposizione fotografica soffermarsi soprattutto su una immagine di due gemelle che si tengono per mano, una lo specchio dell'altra, un tema, quello del doppione, e una immagine che ritroveremo ancora nel corso della storia.
Nella sala si aggira anche Baku un giovane dall'aspetto anticonformista che distrattamente si trascina tra una fotografia e l'altra ; Asako incuriosita, o forse attratta, lo segue fuori dalla mostra  fino a giungere ad un punto in cui si troveranno faccia a faccia: l'esplosione dei mortaretti accesi da alcuni ragazzini spezza il silenzio e il quadro statico formatosi e i due si ritrovano abbracciati.
Il grande amore di Asako verso Baku è osteggiato da tutti coloro che li conoscono: " ti farà soffrire tanto" sentenzia un amico comune, ma per la ragazza tutto ciò non ha importanza, Baku è il suo primo amore, così improvviso e coinvolgente da renderla quasi incapace di valutare la realtà.
In effetti il ragazzo è un tipo molto particolare, sui generis, anticonformista, tendente all'anarchico, che si tira dietro un certo alone di inquietudine e di malessere, un a versione aggiornata del bello e dannato di certa cinematografia.


Un giorno , uscito per andare a comprare le scarpe, Baku scompare, come nelle storie inverosimili di chi esce per comprare le sigarette e non fa più ritorno a casa.
Due anni dopo Asako ha lasciato Osaka per trasferirsi a Tokyo, lavora in una caffetteria e quando  portando il caffè in un ufficio vicino si trova di fronte ad un giovane identico a Baku crede e spera per un attimo di aver ritrovato il suo grande amore scomparso; Ryohei, questo il nome del sosia, in effetti è identico a Baku, ma ne è anche per molti versi il perfetto contrario: gentile, educato, una vita ordinaria alle spalle e davanti,  non riesce a  capire lo smarrimento e la confusione di Asako.
I due comunque troveranno modo di frequentarsi insieme ad un altra coppia di amici, una aspirante attrice amica di Asako e un collega di lavoro di Ryohei, e ben presto diverranno essi stessi una coppia.
Asako insegue ancora il sogno del primo amore oppure il suo legame con Ryohei è sincero seppur nato da una sorta di ossessione?
Quando Baku si rifà vivo con lei, ricordandole che a suo tempo le aveva promesso che l'avrebbe sempre cercata e trovata in qualsiasi momento, Asako crede di potere far tornare indietro il tempo e di riprendere dal punto in cui si è interrotta la storia col suo primo amore, divenuto nel frattempo un importante attore e modello.
Il finale, di nuovo ad Osaka giusto per rappresentare una circolarità narrativa perfetta, si carica di una drammaticità contenuta, ma non risolve quella che è la tematica centrale del film di Hamaguchi e cioè la difficoltà di relazionarsi , soprattutto quando è l'egoismo che guida le nostre scelte.

lunedì 2 marzo 2020

Missbehavior / 恭喜八婆 ( Pang Ho-cheung / 彭浩翔 , 2019 )




Missbehavior (2019) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

Usare il latte materno del proprio capo tenuto in frigorifero per preparare un caffè ad un importante cliente che lo troverà delizioso al punto di concludere l'affare, se da un lato mette June nella condizione di essere tenuta in considerazione dal capo stesso, una donna in carriera di quelle che ostentano perennemente le palle, dall'altro la pone nella condizione di finire sulla graticola allorquando sempre il capo scoprirà che qualcuno ha usato il latte del suo bebe per preparare un caffè.
Per tale motivo quella che era una congrega di amici fino a poco tempo prima, naturalmente con tanto di chat, scioltasi poi per una serie di incomprensioni, si trova a rimettersi insieme, o perlomeno a provarci, per far sì che entro le 18 , un latte materno sia nuovamente nel frigo dell'ufficio di June e salvarla così dalle grinfie del capo feroce.
Detta così sembra una cosa semplice , o quasi, ma intanto rimettere insieme i cocci non sarà facile: il gruppo si è disintegrato perchè le relazioni umane sono implose: una crede che l'amica le ha fregato il ragazzo, un'altra si ritiene vilipesa nel suo estro artistico musicale, la coppia di gay si è data ad altre attività, qualcun altro ha pensato solo a se stesso e quindi quello che era un gruppo di persone affiatate è diventato un cumulo di macerie.


Ma nonostante tutto, la forza del legame  e dell'amicizia faticosamente riuscirà a mettere insieme la squadra di salvataggio di June, dando il via alla più classica delle commedie brillanti dell'equivoco, che sarà anche l'occasione per chiarire incomprensioni e disguidi.
La nuova commedia di Pang Hocheung, tipico prodotto da Festa di Capodanno Cinese, se da un lato mostra in maniera ormai costante la difficoltà di Pang, in questa occasione anche sceneggiatore, a ritornare sui livelli che ne avevano caratterizzato le prime prove, ormai più di 10 anni orsono, dall'altro ci dà la conferma di come il regista HKese si sia posizionato ormi nel campo della commedia brillante, a tinte più o meno colorate, che riesce comunque sempre a divertire e a rappresentare qualcosa del mondo di Hong Kong e della sua società.
Missbahavoir non viene meno a questa regola: per tale motivo il tema delle relazioni umane sempre più difficili e complesse , ancor più in questa era di digitalizzazione della comunicazione, si mescola con quello del problema sociale del mercato immobiliare, o delle coppie gay, come in questo lavoro, rimandano l'immagine di una metropoli che sta lentamente ma inesorabilmente perdendo la sua identità.
L'intreccio che Pang costruisce intorno alla affannosa ricerca del latte materno che potrebbe salvare le sorti di June è indubbiamente divertente, si affida soprattutto ai dialoghi in perfetto stile cantonese e alle situazioni alcune delle quali effettivamente sono al limite dell'esilarante anche quando fa ricorso in maniera un po' dozzinale alla facile risata veicolata da scorregge o situazioni da gabinetto; inoltre la carrellata di personaggi è come sempre molto variegata: si va dalla coppia gay in crisi affettiva semplicemente per mancanza di comunicazione alla versione terzo millennio della figlia dei fiori che gira con la chitarrella a mo' di chansonnier, dalla donna in carriera amata da tutto il gruppo perchè ha sempre dato qualcosa di sè a tutti  alla scrittrice di successo che però utilizza le esperienze e i racconti basati sugli amici di un tempo per affermarsi nel mondo editoriale oltre che per le tettone, altro topos tipico dei film di Pang.

domenica 1 marzo 2020

Dark Figure of Crime ( Kim Taegyun , 2018 )




Dark Figure of Crime (2018) on IMDb
Giudizio: 7/10

Soprattutto nel cinema coreano la figura del detective votato alla riesumazione dei cold case si riscontra con una certa frequenza, un solitario e ossessionato poliziotto , di solito spinto da qualche esperienza del passato personale , che si dedica anima e corpo alla ricerca di una verità sepolta sotto gli anni trascorsi.
Dark Figure of Crime è un lavoro che gioca quasi esclusivamente su questo tema , miscelandolo col rapporto poliziotto-criminale che si crea allorquando si innesca il gioco del gatto col topo.
Il detective Kim della sezione narcotici , mentre sta interrogando un sospettato grazie alla soffiata di un informatore, si ritrova nel bel mezzo di una operazione di polizia nella quale il sospettato, Taeoh, viene arrestato con l'accusa di omicidio della sua ragazza; il soggetto in effetti aveva già suscitato nel detective qualche inquietudine avendo raccontato come , per soldi, avesse qualche tempo prima fatto a pezzi un cadavere prima di farlo scomparire.
Quando poi, dopo qualche tempo, dal carcere Taeoh fa sapere che vuole parlare col detective Kim, il meccanismo perverso si mette in moto: il criminale a piccole porzioni regala al poliziotto qualche notizia relativa all'omicidio di cui è incolpato e al tentativo della polizia di fabbricare prove false ma soprattutto carpisce il suo interesse e la sua fiducia quando riferisce di esse stato l'autore di altri sei omicidi.


Naturalmente queste notizie non sono concesse gratis, Taeoh sfrutterà , col ricatto, le sue confessioni centellinate per ottenere vantaggi; da parte sua il detective Kim , che nel frattempo ha chiesto il trasferimento alla squadra omicidi volendo perseverare nella ricerca della verità dei casi di omicidio rimasti senza colpevole per molti anni, accetta il gioco perverso messo in piedi dall'assassino e inizierà a indagare sui casi rimasti insoluti, persi ormai nell'oblio del tempo trascorso.
Tutto però porterà ad una frustrazione crescente perchè nonostante le confessioni, trovare le prove è praticamente impossibile e il sarcasmo dell'assassino verso l'incapacità del poliziotto di risolvere i casi diventa insostenibile.
Il colpo di scena finale però riuscirà a inserire i giusti tasselli al loro posto.
Partendo da uno dei tanti casi di cronaca nera coreana, il regista Kim Taegyun costruisce una storia che si sviluppa su alcuni assi narrativi portanti: per prima cosa riesce a tratteggiare i contorni dei protagonisti, poliziotto e assassino, in maniera netta e precisa; il detective Kim è un personaggio che svicola i canoni tipici del cinema coreano: niente atteggiamenti cialtroni, niente rozzezza, bensì un ufficiale dedito al lavoro con una vita personale da media borghesia , che incalzato dalla trappola del criminale viene avvinghiato dalle storie delle persone scomparse  finite nel dimenticatoio.

sabato 29 febbraio 2020

Bodies at Rest / 沉默的证人 (Renny Harlin , 2019 )




Bodies at Rest (2019) on IMDb
Giudizio: 6/10

Renny Harlin è uno dei personaggi più singolari e indecifrabili del panorama cinematografico recente; finlandese di nascita, americano di adozione , da alcuni anni è emigrato in Cina dopo avere collezionato clamorosi successi ma altrettanti, anzi forse più, roboanti flop; con Bodies at Rest Harlin è al terzo film diretto in Asia.
Il lavoro è un thriller classico, a forte impronta claustrofobica, e con una sottotrama da tipico film action HKese.
Nella notte di Natale il patologo forense Nick Chan e la sua assistente Lynn Qiao sono alle prese con le ultime incombenze professionali prima di festeggiare sommessamente la festività; nella morgue ipertecnologica, tutta vetri , flagellata da una pioggia incessante, fanno irruzione tre individui armati con il volto coperto da maschere a tema natalizio; il loro obiettivo è recuperare il proiettile con il quale è stata uccisa la nipote di un importante boss della malavita dedito al traffico di droga.

I due si prestano( o almeno così fanno credere) alle richieste dei banditi, ma qualcosa che va storto, qualche presenza inopportuna, alcune coincidenze sfortunate trasformano l'irruzione nella notte di Natale in un incubo con una escalation incontrollabile di violenza; per i tre recuperare il proiettile vuol dire la salvezza , o quanto meno l'impossibilità di venire coinvolti in una situazione pericolosa e scabrosa.
Bodies at Rest è lavoro che , se osservato all'interno dei canoni del thriller ad impronta claustrofobica, ha una sua dignità, nonostante in qualche passaggio mostri dei limiti e soprattutto, nonostante duri poco più di 90 minuti, in alcuni frangenti è fin troppo ripetitivo, quasi chiuso in un vicolo cieco.
La tensione che si crea con l'ambientazione di per sè abbastanza lugubre oltre che claustrofobica, comunque è costante per tutta la durata del racconto, per cui il film in sintesi il suo lavoro lo fa seppur senza particolari picchi qualitativi: una pellicola di intrattenimento che si basa per l'appunto sulla suspance che si crea.

venerdì 28 febbraio 2020

Ip Man 4: The Finale / 葉問4:完結篇 ( Wilson Yip , 2019 )




Ip Man 4: The Finale (2019) on IMDb
Giudizio: 7/10

Spalmata sull'arco di 11 anni la saga in quattro capitoli incentrata sulla figura del leggendario maestro Ip Man giunge al termine: il regista Wilson Yip, l'indiscusso architetto dell'epopea cinematografica, con Ip Man 4 : The Finale affronta infatti l'ultimo capitolo temporale della vita dell'inventore del Wing Chun, ormai ineluttabilmente legato alla figura di Donnie Yen che lo interpreta in tutti i capitoli.
Nel Cinema come sappiamo è sempre tutto possibile, ma ,spin off esclusi, non c'è proprio spazio per un rigurgito narrativo e l'ultimo lavoro di Wilson Yip lo lascia ad intendere chiaramente , soprattutto nella forma e nei contenuti del racconto.
Il maestro Ip è ormai avviato alla vecchiaia, gli viene diagnosticato un tumore che gli lascia ben poche speranze di vita, e come non bastasse, dopo avere patito i rimorsi per la morte della moglie , si trova a dover affrontare il difficile rapporto col figlio Ching deciso a volere seguire le orme del padre nel mondo della arti marziali nonostante il parere negativo di Ip Man che immagina per lui una vita istruita.


Per tale motivo vola a San Francisco per cercare una scuola per il ragazzo e in quell'occasione incontra il suo allievo Bruce Lee che ha messo in piedi una scuola di Wing Chun e ha iniziato ad insegnare le arti marziali ai bianchi, scatenando le ire della comunità marziale cinese del posto.
Tra i maestri che più avversano la decisione di Bruce Lee , e che quasi per una forma di osmosi, rigettano il loro disappunto sul suo maestro, c'è il maestro di Tai Chi Wan, importante esponente della comunità cinese attraverso le cui raccomandazioni passano i destini di tutti i cinesi che giungono in città.
Nel soggiorno a San Francisco Ip Man avrà modo di toccare con mano l'odioso e becero pregiudizio razziale degli yankees verso i cinesi che si manifesta sia nelle forze armate veicolato dal personaggio di Hartman Wu, un sottufficiale dell'esercito che cerca di introdurre il Kung Fu tra le discipline dell'esercito, sia nel mondo giovanile attraverso la figura della figlia di Wan reginetta delle ragazze pon pon, invisa ai bianchi e bullizzata.
Naturalmente non mancano i momenti di azione, l'epiche sfide coi cattivi di turno  che accompagnano il crepuscolo di Ip Man fino alla sua morte.

martedì 25 febbraio 2020

First Love ( Miike Takashi , 2019 )




First Love (2019) on IMDb
Giudizio: 8/10

Giunto quasi al suo centesimo film, Miike Takashi si conferma come uno dei punti cardinali inamovibili del panorama cinematografico giapponese; nonostante qualche mezzo passo falso e qualche lavoro non proprio memorabile, sebbene sempre coerenti con la filosofia filmica del regista, Miike continua a fare del suo cinema una  materia plasmabile in continuo rimodellamento che genera come risultato opere in cui la potenza visiva e l'anarchia estrema narrativa raggiungono vette inviolate; come qualcuno ha ripetutamente affermato , e Miike non ha mai fatto segreto dall'esserne lusingato arrivando anche ad una collaborazione in Sukiyaki Western Django, questo rimescolare continuamente in maniera frenetica la forma e la sostanza delle sue opere lo avvicina al più grande manipolatore del cinema moderno, Quentin Tarantino.


First Love è opera che sin dall'inizio , nella prima bellissima e roboante scena, mette i paletti sul prosieguo del suo percorso: il film infatti si svolge tutto in una notte e vede protagonisti un giovane pugile che è già vecchia gloria in quanto gli è stato diagnosticato un cancro al cervello e una prostituta tossica, che sta scontando le colpe di un padre perseguitato dalla yakuza per debiti non pagati; l'incontro, puramente casuale, fa congiungersi due perdenti, due personaggi che sembra non abbiano più nulla da chiedere alla vita nonostante la giovane età; ma proprio per questo la disperazione li rende capaci di gesti altrimenti impensabili.
Per un classico equivoco la ragazza, Monica, si trova invischiata in una guerra di droga e Leo, il pugile, suo malgrado si trova al suo fianco in sua difesa. 
Di fatto la storia può essere banalmente ma efficacemente descritta come un bailamme di tradimenti senza fine: lo yakuza deviato ( sensazionale Sometani Shota ), la yakuza dei boss violenti, il poliziotto corrotto, il boss delle triadi cinesi ( non a caso un chiaro riferimento al one armed swordsman  di Chang Cheh e dei film di arti marziali cinesi), tutti intenti a fregare gli altri in un trionfo di disonore e di bassezza morale ed etica.
In questo mare magnum di lordura e di tradizione nipponica i due protagonisti dovranno scappare e combattere per salvare la pelle dalla inevitabile mattanza che avrà come culmine il finale del film.

martedì 18 febbraio 2020

Send Me to the Clouds / 送我上青云 ( Teng Congcong / 滕丛丛 , 2019 )




Send Me to the Clouds (2019) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

L'opera prima della regista cinese Teng Congcong, gode del supporto produttivo di Yao Chen, nel ruolo anche di attrice protagonista, uno dei personaggi più noti in Cina non solo per le sua carriera cinematografica ma anche per i suoi numerosi impegni sociali e filantropici ed essendo Send Me to the Clouds un lavoro nel quale uno dei temi dominanti è quello dell'emancipazione femminile, la presenza di Yao dà ancora più forza ad una pellicola che, sebbene con uno stile molto pacato ed elegante, affronta alcune delle  tematiche sociali più sentite in Cina.
La protagonista del film è una giovane giornalista Sheng Nan, ancora alle prese con la ricerca di un lavoro che la soddisfi pienamente e in maniera stabile, inoltre le viene diagnosticato un cancro alle ovaie per il cui trattamento è richiesta una notevole quantità di denaro che nè il padre , ormai in bancarotta, nè la madre, una donna frivola e immatura sono in grado di dare alla figlia.
Per tale motivo accetta di scrivere una biografia del padre di un riccone appaltata da quest'ultimo, si reca nel Guizhou per parlare col vecchio portandosi dietro la madre che non ne vuole sapere di rimanere a casa; l'uomo vive in una sorta di isolamento anacoretico seguendo i dettami taoisti.
Sheng Nan incontra anche un giovane col quale sembra trovare una certa sintonia, lei che non ha generalmente un buon rapporto con gli uomini,  come testimoniato dal suo status di single a 28 anni ( orrore  ! per la mentalità tradizionale cinese).


Il viaggio di lavoro diventa ben presto per la protagonista un mezzo per potere guardare nella sua vita , riflettere sul modo di vivere di una giovane cinese ,  mettere ordine in alcuni aspetti e scoprire un nuovo lato di se stessa.
Tutta la prima parte di Send Me to the Clouds, è improntata a presentarci personaggi e situazioni nelle quali emerge l'ossessione di un paese quale la Cina per l'arricchimento, i soldi facili, il materialismo  , " Ogni problema che i soldi possono risolvere non è un problema" sentiamo dire da uno dei personaggi a sottolineare che l'unico obiettivo è quello di avere denaro per esser felice; e infatti tutti i personaggi parlano di denaro in maniera compulsiva: il padre di Sheng sull'orlo del baratro, dopo essersi separato dalla madre e avere iniziato una relazione con una coetanea della figlia, obnubilata dai soldi, il quale non solo non offre il suo aiuto alla figlia per l'intervento ma addirittura va su tutte le furie quando la figlia dietro sua richiesta non può aiutarlo economicamente; parla di soldi la madre , materialista , frivola, diventata madre troppo giovane, in epoca di politica del figlio unico; parla di soldi il riccone che appalta la biografia del padre che ben presto umilia la donna facendo sentire il peso del denaro e il fatto di essere sul suo libro paga.
L'unico che sembra avere un minimo di coscienza etica è il vecchio con cui Sheng si confronta e di cui deve scrivere la vita.
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