Giudizio: 7.5/10
E' il giorno delle foto al liceo, quelle che poi finiscono negli annuari di rito, il piano sequenza di qualche minuto mostra lui, Gary, grassoccio, brufoloso quindicenne, all'apparenza impacciato ma in effetti ciarliero e intraprendente al limite della cialtroneria che incrocia lei, Alana, l'assistente del fotografo, venticinquenne nel pieno della vitalità di chi si sente adulto ma vuol rimanere per sempre adolescente; si incrociano nel corridoio e scocca il momento magico; amore? non si può dire , ed in effetti lo si potrà dire , forse, solo alla fine del film; direi più una magnetica attrazione (nel senso della fisica applicata) dalla quale nasce e si sviluppa la storia lasciando solo quei pochi minuti come traccia, una esile trama sulla quale Paul Thomas Anderson imbastisce il suo film dall'anarchica libertà espressiva ( e per taluni questo può anche non essere un fattore positvo...).
Il resto delle due ore e passa di Licorice Pizza ( non aspettatevi una vera pizza alla liquirizia, neppure gli americani sono riusciti in tanto) è un flusso di energia , di sentimenti, di maree che salgono e scendono , di corse a perdifiato , di inserti al limite del demenziale e grottesco, di libertà e di gioia di vita come solo gli anni 70 hanno saputo regalare.
La storia è ambientata infatti nei primi anni 70 nella San Fernando Valley, propaggine periferica della sterminata Città degli Angeli, che viveva la rinascita della grande Hollywood: Gary e Alana diventano due esseri simbiotici che si cercano , si allontanano, ma poi come appunto un fenomeno fisico di attrazione magnetica si ritrovano: affari in comune , amici in comune, bravate insieme, corse a volte appaiate a volte convergenti fino all'ultima salvifica conclusasi con una scena degna di una comica da avanspettacolo; i due giovani corrono sempre: uno verso l'altra o a volte uno lontano dall'altra; vivono la loro stagione di libertà e di indipendenza, quasi sperimentano il sogno americano che è sempre lo stesso: segui con forza quello che vuoi e lo raggiungerai, prima o poi.
Ma Licorice Pizza ( a proposito, fa riferimento ad un negozio cult di dischi degli anni 70 e inoltre rimandi agli LP -acronimo appunto-come pizze di liquirizia nera) è anche un grande omaggio spensierato, se vogliamo leggero e se vogliamo ancora di più forse inatteso da un autore rigoroso come Anderson, al cinema: perchè solo lì può succedere che a 15 anni diventi imprenditore di te stesso dopo essere stato un attore ragazzino, dove in seguito alla crisi petrolifera modifichi il tuo core business passando dai materassi ad acqua al ritorno del flipper finalmente legalizzato, solo nel Cinema può succedere ad Alana di incontrare cloni che sembrano macchiette di personaggi come William Holden ( un grandioso Sean Penn) o come Jon Peters ,parrucchiere-fidanzato di Barbra Streisand-produttore cinematografico, demenziale e grottesco ( un Bradley Copper assolutamente fuori ogni schema), il tutto buttato lì quasi come fossero degli sprazzi di ricordi, di estemporanee rimembranze di un'epoca che fu per il regista il palcoscenico della sua vita, un Cinema che rivive nei rimandi più o meno espliciti ad Altman e Scorsese, a Clint Eastwood e George Lucas.
