lunedì 10 febbraio 2020

A Sun / 陽光普照 ( Chung Monghong / 鍾孟宏 , 2019 )




A Sun (2019) on IMDb
Giudizio: 8/10

A Sun gira intorno a una famiglia media: padre, madre e due figli, molto diversi tra loro, tanto imprevedibile e problematico uno quanto brillante e  carismatico l'altro; tutto ciò lo capiamo con lo scorrere della storia, perchè l'inizio ci getta subito nel dramma: A-ho infatti, il figlio più irrequieto, finisce in galera per aver aggredito e mutilato di una mano, insieme al compare Radish, un giovane con cui aveva avuto un problema; a questo punto la famiglia  esplode, il padre non ne vuole più sapere del ragazzo, la madre cerca di evitargli una pena severa, cosa cui si oppone il padre; una volta in galera, come non bastasse, alla porta della famiglia di A-ho si presenta una ragazzina di quindici anni con la madre che afferma di essere incinta e che il ragazzo è il padre.
Viceversa A-hao, l'altro figlio, frequenta il college, brilla per la sua simpatia e per la sua intelligenza ed è l'orgoglio maggiore per il padre che lavora come un mulo per permettergli di studiare, ma sotto quella superficie calma e luminosa qualcosa di profondo si agita e qui entra in gioco il sole del titolo che sarà un po' il filo conduttore del film; A-hao soffre di non potere avere un posto all'ombra dove potersi riposare costretto a rimanere sempre sotto la luce del sole, mentre tutti hanno il loro angolo riparato dal sole dove rifugiarsi; da questo concetto allegorico espresso con semplicità ma anche con fermezza deriva il gesto estremo che compierà il ragazzo e che riverserà ancora altro dramma sulla famiglia che sarà costretta a guardare profondamente dentro se stessa , nelle pieghe più oscure, negli affetti e nei silenzi.


A Sun si configura come il più classico dramma famigliare, nel quale le dinamiche tra i vari componenti mostrano numerose sfaccettature: la contrapposizione tra i fratelli, in cui tipicamente c'è quello più brillante , più ben voluto e l'altro che di tutto ciò soffre accentuando la sua rabbia giovanile accompagnata dalla triste consapevolezza della propria inferiorità, lo scontro tra genitori e figli, soprattutto tra un padre integerrimo che non tollera la vita disordinata di un figlio che a sua volta non vuole, nel suo intimo, perdere il contatto col genitore, al quale però è pronto a rinfacciare ogni torto subito; insomma dietro l'aspetto rassicurante da famiglia media c'è un turbinio di passioni, di rancore, di malessere e di infelicità che lentamente viene a galla nel momento in cui il nucleo famigliare subisce una implosione violenta, infelicità che però alberga da molto nei personaggi, soprattutto in A-ho che sin da bambino come racconta la madre mostrava la sua tristezza.
Il frequente aforisma che vediamo campeggiare un po' ovunque ( Cogli l'attimo, scegli la tua strada) che è un po' la filosofia del pater familiae, sembra indicare la via d'uscita dalla situazione di infelicità in cui si muove la famiglia, una incapacità a saper compiere scelte cui segua un percorso da intraprendere.

domenica 9 febbraio 2020

Diamanti grezzi [aka Uncut Gems] ( Benny Safdie , Josh Safdie , 2019 )




Uncut Gems (2019) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Howard Ratner è un gioielliere ebreo di New York City dedito alle scommesse, cialtrone, sempre in bilico tra truffa e imbroglio e per tutti questi motivi perennemente braccato dai creditori cui deve belle cifre frutto di scommesse  cui non riesce a sottrarsi; anche la vita privata è bella movimentata con una moglie che ormai lo detesta apertamente, un cognato che è il primo a dargli la caccia per recuperare i debiti, una amante cocainomane cui ha regalato un appartamento a Manhattan.
La sua vita insomma è una eterna giostra che va alla velocità del suono e nella quale lui, da buon cialtrone, cerca di adeguarsi per rimanere a galla.
Le sorti della sua vita incasinata sembrano poter finalmente cambiare in meglio definitivamente allorquando , infilata nella pancia di un grosso pesce, gli viene recapitata una pietra grezza che contiene però un prezioso opale, recuperata da ebrei etiopi in Africa ( lo vediamo nel breve prologo del film).


Ma il fato ha in serbo per il nostro eroe frenetico un altro evento che cambierà la sua vita: nel suo negozio infatti fa la sua apparizione Kevin Garnett la stella NBA, campione coi Boston Celtics che appena vede la pietra grezza se ne infatua convinto che abbia poteri magici che le possano consentire di produrre effetti miracolosi nella sua attività sportiva; Garnett convince Ratner a  farsi prestare la pietra lasciandogli in pegno l'anello vinto coi Celtics e con la promessa che qualche giorno dopo avrebbe riavuto la sua pietra.
Questo doppio episodio, arrivo della pietra e entrata in campo di Kevin Garnett, da il via ad una girandoli di eventi, equivoci e situazioni che si susseguono ad un ritmo vertiginoso fino al finale a sorpresa degno della migliore dark comedy.
Tra citazioni chiaramente dichiarate ( quella del cinema di Martin Scorsese ad esempio, qui in veste di produttore esecutivo) e altre meno smaccate che rimandano per alcuni versi alle commedie ridanciane degli anni 80-90 per altri ai toni da commedia nera dei fratelli Coen, oppure alle ambientazioni newyorkesi del migliore Woody Allen, i fratelli Safdie mettono in piedi un film che avevano nel cassetto da svariati anni e che finalmente con il contributo non secondario di Netflix ha visto la luce al Telluride Film Festival e ricevendo da subito entusiastici giudizi soprattutto dalla critica.

venerdì 7 febbraio 2020

Corpus Christi ( Jan Komasa , 2019 )




Corpus Christi (2019) on IMDb
Giudizio: 9/10

" Perdonare non è dimenticare, perdonare è amore" : è questo lo stringatissimo nucleo narrativo di Corpus Christi del regista polacco Jan Komasa, giustamente inserito nella short list delle nomination all'Oscar per migliore  film in lingua straniera ( quando si tratta dei film stranieri la Academy sa ben scegliere quelli migliori...); l'opera di Komasa è infatti una profonda , dolorosa e anche accorata analisi della fede  e soprattutto della colpa e dell'espiazione all'interno di una religione fondata sulla grande forza tradizionale e conservatrice come si verifica nella cattolicissima Polonia.
Al centro del racconto c'è Daniel un giovane delinquente, dedito alla droga, teppistello che ha seppur involontariamente procurato la morte di una persona e che per tale motivo sconta il periodo detentivo in un riformatorio lavorando presso la segheria.
Sebbene il ragazzo sia ancora carico della rabbia giovanile che lo ha portato a condurre una vita al limite, in carcere si avvicina alla religione con la mediazione del cappellano: in una sorta di afflato mistico Daniel si compenetra nella religione , nella quale forse c'è spazio per un perdono che sembra inseguire, infatti cosa significa pregare se non parlare con Dio , esprimere se stessi e raccontare le proprie colpe che lui capirà ( come predica il cappellano)?


La buona condotta ottenuta anche grazie alla segnalazione del prete del carcere fa sì che Daniel venga rilasciato sulla parola: vorrebbe iscriversi ad un seminario dove coltivare la passione per la religione ,ma le regole clericali impediscono ad un delinquente della sua risma di potere accedervi e viene inviato a lavorare in una segheria di un piccolo villaggio dove potrà reinserirsi nella società.
Ma il conto di Daniel con la società e con la rabbia autodistruttiva  che lo alimenta lo porta subito ad agire in maniera inopportuna : dapprima partecipando ad una festa a base di droga e sesso e quindi a non presentarsi alla segheria; la visione della chiesa del villaggio è per lui quasi una attrazione irresistibile e con un equivoco tipico da commedia brillante, il ragazzo si spaccia per un giovane sacerdote e viene scambiato per il sostituto del parroco che dovrà allontanarsi per qualche tempo.
Inizialmente visto con un po' di sospetto, Daniel , aiutandosi anche con internet in una sorta di corso accellerato di religione , diventa presto ben voluto dai parrocchiani grazie al suo approccio informale e molto popolare alla religione .
La comunità che lo ha accolto è tormentata dal peso di una immane tragedia accaduta qualche anno prima quando sei giovani vite furono stroncate in un incidente stradale provocato da un ubriaco: un altare tra il pagano e il religioso all'ingresso del paese ricorda a tutti il dramma avvenuto e che ha lasciato una lunga serie di strascici nei paesani.
Daniel decide di metter fine agli odi e ai rancori della comunità , di rimuovere la colpa e stimolare il perdono, sebbene la gran parte del paese, compreso il sindaco, siano contrari a riabilitare colui che fu la causa di tutto e al quale è stata addirittura negata la sepoltura.
Poi il passato si riaffaccia nella vita di Daniel e nel finale , potentissimo, assistiamo a una sua trasformazione cristologica , una sovrapposizione tra se stesso e la figura di Cristo che lo affascina in maniera mistica e morbosa.

mercoledì 5 febbraio 2020

Bait ( Mark Jenkin , 2019 )




Bait (2019) on IMDb
Giudizio: 8/10

In una annata cinematografica come quella del 2019 in cui una delle caratteristiche più nette e piacevoli è stata la buona quantità di opere prima degne di nota, alcune addirittura abbaglianti, il film di Mark Jenkins Bait risulta di certo uno degli esperimenti cinematografici più intriganti e riusciti.
Il giovane regista è una sorta di artigiano del cinema, uno di quei cineasti che sembrano richiamarsi, probabilmente anche involontariamente, a quei personaggi che dell'opera costruiscono ogni più piccolo frammento e che rimangono fortemente legati alla tradizione
Jenkins prima di ancora di scrivere e dirigere un lavoro forte , in alcuni tratti addirittura duro, mette in piedi una operazione che è un omaggio anzitutto al cinema di un tempo, quello quasi pionieristico ben lontano dal digitale sfrenato che si impone oggi: Bait infatti è girato in pellicola, utilizzando una vecchia Bolex 16 mm adeguatamente sporcata per dare quella impressione di cinema d'autore di un tempo, in rigoroso bianco e nero con forte contrasto, riuscendo a non far apparire ciò come una mera operazione stilistica vintage; da quel bianco e nero antico in effetti esce fuori un tratteggio delle scene , delle ambientazioni che si sposano benissimo con una storia di forti contrasti e dissapori , tragica e desolata.


Siamo in Cornovaglia, anche se nel film ciò non viene mai specificato, in un piccolo centro in riva al mare , luogo di villeggiatura e di pesca, dove il progresso e l'incalzare del tempo sta sempre più cancellando le tradizioni locali in favore di una presenza impersonale e volgare nella sua ostentata ricchezza ed estrazione cittadina; tutto ciò ha cambiato profondamente il tessuto della comunità marittima: i pub aprono solo per la stagione estiva, quando i londinesi vengono a villeggiare  nelle case comprate dai pescatori, le barche da pesca vengono riciclate per fungere da imbarcazione da mini crociere turistiche cariche di rozzi ubriaconi di città.
Martin è un aspro pescatore che , al contrario del fratello Steven  che ha riciclato la loro barca da pesca di famiglia per le mini crociere, non si arrende a questa rozza invasione che ha trasformato il loro stile di vita e medita di raccogliere un po' di soldi  per comprare un'altra barca da pesca.
La loro casa di famiglia, dove sono cresciuti coi genitori è stata acquistata per due soldi da una famiglia cittadina che vi trascorre le vacanze e con la quale Martin ha rapporti tutt'altro che sereni, tra piccoli dispetti e discussioni.
Martine e Steven sono i due volti di una comunità che vive il suo senso di smembramento e in cui i più giovani sembrano avere perso ogni legame con la loro storia; inoltre , e nella prima parte la radio che ce ne parla , come costante sottofondo , siamo in epoca di brexit con le paure e i timori che si tira dietro a livello sociale ed economico.

martedì 4 febbraio 2020

The Wild Goose Lake [aka Il lago delle oche selvatiche] / 南方车站的聚会 ( Diao Yinan / 刁亦男 , 2019 )




The Wild Goose Lake (2019) on IMDb
Giudizio: 8/10

Cinque anni dopo il clamoroso e meritatissimo successo ottenuto con Black Coal , Thin Ice ( Fuochi d'artificio in pieno giorno nella orrenda versione italiana del titolo) culminato con L'Orso d'Oro conquistato a Berlino nel 2014 , il regista cinese Diao Yinan sceglie il Festival di Cannes per presentare il suo nuovo lavoro, attesissimo, che ha richiamato alla proiezione sulla Croisette  svariati personaggi del mondo del Cinema tra cui Quentin Tarantino.
L'attesa era giustamente carica di aspettative perchè il precedente lavoro aveva costituito probabilmente una delle vette espressive del neo-noir cinese, un genere che da alcuni anni sta proponendo lavori interessantissimi.
The Wild Goose Lake ( Il Lago delle oche selvatiche nella letterale traduzione del titolo italiano) è infatti abbastanza strettamente apparentato col precedente lavoro di Diao  ripercorrendo in buona parte il solco cinematografico.
Il film si apre con l'incontro tra il protagonista Zhou Zenong, un uomo che si muove con molta circospezione come temendo di essere seguito e una giovane donna, Liu Alai : l'uomo aspettava la moglie ma la donna gli comunica che lei non è potuta venire per non correre rischi.


Poi in seguito a numerosi salti temporali spesso quasi fulminei, altre volte più lunghi, apprendiamo dal racconto dell'uomo che lui è ricercato per avere ucciso un poliziotto, dopo che un incontro tra bande criminali che dovevano spartirsi il traffico di motociclette rubate era finito in rissa con tanto di coltellate e di colpi di pistola; la donna riferisce all'uomo che lei è stata mandata lì dai compari di Zhou per proteggerlo.
Una volta ricomposto il mosaico narrativo i due si dovranno muovere con molta circospezione perchè su Zhou c'è una bella taglia in denaro e vecchi e  nuovi nemici sono pronti a saltargli addosso; non solo, l'impressione che da subito il racconto offre è quella di un clima in cui tutti possano tradire tutti, mettendo in atto doppi giochi e trame nascoste.
Zhou e Liu nel frattempo trovano rifugio in un villaggio sulle rive del lago dove sembra di essere in una sorta di enclave dove la legge è assente: Liu è una prostituta del fiorente mercato del sesso che orbita nella zona, riccastri da quattro soldi e squallidi personaggi frequentano le rive del lago alla ricerca di compagnia,  intorno fiorisce un mercato dove tutto si può acquistare, ristoranti fatiscenti e locali equivoci. 
Zhou vorrebbe incontrare la moglie , ma il gioco di pedinamenti , le soffiate , le vendette e i tradimenti mettono in moto un meccanismo perverso che porterà ad una conclusione amara e  cupissima.
Se possibile quest'ultima fatica di Diao Yinan è ancora più profondamente compenetrata nel genere rispetto a Black Coal , Thin Ice; soprattutto nella prima parte in cui si crea il clima di tensione legato alla ambiguità dei personaggi , gli incroci di sguardi e di azioni,  i comportamenti rimandano al cinema classico di stampo hitchcockiano, che si alterna con momenti in cui lo stile del regista si rende più personale e chiaro ( come nella scena dello zoo ad esempio).

lunedì 3 febbraio 2020

Monos [aka Un gioco da ragazzi] ( Alejandro Landes , 2019 )




Monos (2019) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Gli altopiani della Colombia, deserti ma verdissimi, brulli e circondati dalle nubi, come fossero un terrazzo sul mondo sottostante dove otto adolescenti sembrano giocare a fare i soldati, tra grida e urla , come si conviene ad un gioco innocente; e invece quei ragazzini la guerra la stanno facendo veramente: arruolati dalla Organizzazione , una fantomatica formazione paramilitare di ribelli, hanno in consegna un'ostaggio americano , la Dottoressa, cui debbono badare; a dare loro gli ordini è un mediatore che si reca da loro periodicamente per trasmettere le disposizioni, accertarsi del grado di addestramento del gruppo e , soprattutto, del livello di plagio e di depersonalizzazione che impone l'Organizzazione, che provvede persino alla formazione delle coppie di fidanzati.
Insieme all'ostaggio debbono occuparsi anche di una mucca che piò dare loro il latte ma che deve essere poi riconsegnata all'Organizzazione.


I nomi dei ragazzini sono quelli di battaglia: Cane, Piedone, Svedese, Puffo, Lupo , Lady , Rambo , ma sempre ragazzini rimangono, seppure cresciuti in fretta, quindi quando per far festa la sera parte qualche colpo di mitra che uccide la vacca, il capo designato si uccide per il timore delle conseguenze, il comando passerà ad un altro, i rapporti di forza cambieranno e quelli affettivi pure, ma soprattutto il gruppo , che dopo una battaglia vinta dai guerriglieri scenderà nella foresta dai monti, vedrà cadere il regime gerarchico e le norme che lo regolano, diventeranno insomma dei cani sciolti nei quali inizierà a comparire la paura.
L'opera del regista Alejandro Landes, uno dei lavori del 2019 che ha riscosso più riconoscimenti a livello planetario , dopo avere bene impressionato sia al Sundance che a Berlino, è uno di quei film che colpiscono subito, dai primi fotogrammi; un'opera potente in cui la ambientazione splendida si coniuga in maniera armonica con il racconto e con i personaggi.
Monos , senza dubbio, paga un tributo notevole ad Apocalypse Now e al suo testo letterario di riferimento, Cuore di tenebra di Conrad, sebbene non raggiunga i livelli di analisi filosofica e antropologica del capolavoro di F.F.Coppola, ma , soprattutto ,il lungo intermezzo sulle rive del fiume nella giungla, non può non rimandare al viaggio alla ricerca di Kurtz.

giovedì 30 gennaio 2020

It Comes ( Nakashima Tetsuya , 2018 )




It Comes (2018) on IMDb
Giudizio: 7/10

Nel 2010 con Confessions il regista giapponese Nakashima Tetsuya diresse uno dei lavori nipponici ancora oggi tra i più noti, sebbene il film, nonostante fosse duro e colpisse diretto allo stomaco, non poteva certo definirsi un capolavoro; a otto anni di distanza la nuova opera , distante anni luce dal punto di vista formale dal glaciale e affilato thriller che era Confessions, riprende le tematiche di fondo trattate sotto una forma che è ben più usuale al regista: It Comes infatti lascia da parte i ritmi lenti e si articola su binari più frenetici, si tinge di autentico horror ( ma non J-horror) atipico ma nel profondo il bersaglio della dura analisi sociale del regista rimane la famiglia ed, estrapolando, la società giapponese.
L'inizio di It Comes mette subito in chiaro quanto detto con una escalation visiva dal grande effetto, così come capiamo sin da subito che nel lontano passato di Hideki si annida qualche oscura presenza che getta le sue lunghe ombre fino al presente.


Si torna però indietro nel tempo: Hideki e Kona sono due giovani belli e realizzati che si sposano e hanno subito una figlia cui viene dato il nome di Chisa, nome che un misterioso personaggio consiglia a Hideki.
L'inizio della vita coniugale è brillantissimo: armonia, bella casa, amici simpatici e quindi la piccola Chisa cui Hideki dedica una sorta di diario giornaliero sotto forma di blog.
Il passato però sembra tornare , quando appare chiaro che qualche presenza spaventosa e molto ostile inizia a insinuarsi nella vita della giovane coppia.
A questo punto nella storia irrompono Nozaki un giornalista semifallito e Makoto una medium per  capire cosa sta succedendo nella sua vita famigliare; i due sono personaggi limite, un po' l'opposto, anche socialmente, di Hideki e Kona, che a loro volta però hanno un bel passato che pesa nella bisaccia sulle spalle: il primo è tormentato dal ricordo dell'aborto che impose alla ex moglie, la seconda dal ricordo di una madre che aveva abdicato al suo ruolo; "sono la figlia di una madre cattiva " ripete Makoto quasi a gettarsi addosso le colpe del genitore per espiare anche le sue colpe.
Il mostro che appare , in forme variabili tali che la tensione, seppur sottile è sempre presente nel film , dall'inizio alla fine, diventa sempre più potente, un essere che fagocita , impossessandosene  , le persone deboli che cedono , per cui nella parte finale della pellicola vediamo comparire, come un deus ex machina , la sorella di Makoto , Kotoko, una sciamana potentissima, l'unica in grado di cacciare il mostro in un duello finale rituale chiaramente eccessivo ed estremo, che costituisce però il culmine della spettacolarità di It Comes.

martedì 28 gennaio 2020

Knives and Skin ( Jennifer Reeder , 2019 )




Knives and Skin (2019) on IMDb
Giudizio: 5/10

In una anonima cittadina del Midwest americano una liceale scompare , e noi osserviamo in quali circostanze proprio nell'incipit del film; questo fatto drammatico scatena una serie di eventi nella popolazione che progressivamente diventano preminenti rispetto alla scomparsa stessa della cheerleader.
Sembra quasi che un evento così potente e tragico funga da stura nei rapporti tra le persone, nei misteri che aleggiano e nei segreti che vengono covati.
Siamo quindi a Twin Peaks ?  No, e non solo perchè la cittadina immaginaria divenuta nota grazie a David Lynch non stava nel Midwest, ma soprattutto perchè nonostante il regista venga evocato in maniera quasi parossistica in tutta la durata del film, Knives and Skin è opera che non riesce neppur lontanamente ad avvicinarsi al capolavoro di David Lynch.
Sembra però che per la regista Jennifer Reeder il far apparire il suo lavoro come una infinita citazione-omaggio lynchiana sia l'obiettivo principale tale è l' insistenza con cui cerca di rimandare al cinema del Maestro.


La scomparsa di Carolyn, come detto, dà il via ad una serie di eventi  e di situazioni nelle quali emergono gli aspetti più segreti e nascosti dei vari personaggi, a partire dai genitori della ragazza stessa per finire alle amiche , agli amici e ai genitori di questi.
Jennifer Reeder per la verità cerca anche di arricchire il film con momenti che stimolano l'emotività quali la storia saffica tra due delle amiche della ragazza scomparsa, descritta con grande tenerezza e delicatezza oppure lo sviluppo della tematica della perdita e della elaborazione della stessa cui vanno incontro tutti coloro che avevano Carolyn nel cuore, ma quello che alla fine emerge è sempre il rimando al paradigma lynchiano, non solo nella sostanza della storia, ma anche nelle tecniche di ripresa, nella costruzione dell'immagine e che si traduce in uno sterile e insistito citazionismo.
D'altronde Knives and Skin fatica a trovare posto in un genere definito: potrebbe essere un teeen movie oppure un thriller ad impronta psicologica, oppure un racconto dai toni quasi surreali e , per tale motivo, risulta ancora più prepotente e in certi frangenti addirittura fastidioso il riferimento al Lynch di Twin Peaks.

lunedì 27 gennaio 2020

The Golden Glove [aka Il mostro di St.Pauli] ( Fatih Akin , 2019 )




The Golden Glove (2019) on IMDb
Giudizio: 8/10

A cavallo tra il 1970 e il 1975 , Fritz Honka un inquietante personaggio solitario alcolizzato e frequentatore di postriboli nel malfamato quartiere di St Pauli ad Amburgo, uccise in maniera feroce quattro donne per poi smembrarle e conservare i pezzi di cadavere dentro casa, nelle intercapedini del sottotetto o in qualche ripostiglio.
Su questo personaggio e la sua lugubre storia Fatih Akin costruisce il racconto di The Golden Glove ( uscito nelle nostre sala con lo  squallidamente evocativo titolo di Il Mostro di St Pauli ), lavoro che ci restituisce, finalmente , un autore che ultimamente non aveva sempre pienamente convinto.
Riuscire a costruire una pellicola che avesse il giusto connubio tra cronaca, seppur ormai quasi storia, ,analisi sociologica e antropologica e costruzione dei personaggi non era per nulla facile, ma Akin, con un rigore narrativo e formale impeccabile riesce in maniera più che convincente a confezionare un film bello, durissimo , al limite dell'insopportabile in alcuni passaggi ma che non cade mai nell'autocompiacimento nemmeno nei momenti autenticamente gore che presenta.


Fritz Honka è descritto come una relitto umano alla deriva di una esistenza segnata da drammi famigliari, da solitudine e da alcolismo, un essere che già con il suo aspetto, che lombrosianamente parlando possiede i tratti del volto respingenti del folle violento; vive in una catapecchia insana, lurida dove l'unica cosa che non manca è l'alcol da quattro soldi che consuma in dosi industriali; frequenta un bar squallido e lurido altrettanto dove tra ubriachi, prostitute disperate e umanità votata alla deriva implacabile passa le sue giornate dopo il lavoro di scarsissimo livello che svolge.
Il bar è per lui il pulpito dove lanciare i suoi violenti strali carichi di odio e di avversione e soprattutto è il luogo di caccia dove recluta qualche disperata attempata in cerca di alcol disposta a offrirsi alle sue perversioni sessuali, tipiche dell'impotente maniaco.
Il film si apre proprio con la scena del primo omicidio nel 1970, una scena ripresa quasi fossimo dei voyeur  nascosti dietro la porta della ributtante alcova che culmina con la morte della poveraccia , il suo successivo smembramento e la decisione di Honka di gettare alcuni pezzi in giro per la città e di tenerne altri in una intercapedine del sottotetto in cui vive che diventa così un immondo cimitero e deposito di pezzi umani, di cui cerca di nascondere il tanfo, in maniera ridicola, usando una selva di arbre magique.
In una progressione apparentemente inarrestabile il rito messo in piedi da Honka si ripete, non sempre le sventurate finiscono fatte a pezzi, qualcuna fa in tempo a scappare, qualcun'altra se la cava solo son una bella ripassata di botte, perchè alla fine per l'uomo l'importante non è tanto ammazzare quanto annientare e umiliare le sue estemporanee accompagnatrici; le sue vere fantasie sessuali sono rivolte verso una giovane liceale che casualmente ha incontrato e che da allora immagina nelle situazioni più perverse.

sabato 25 gennaio 2020

And Your Bird Can Sing ( Miyake Sho , 2018 )




And Your Bird Can Sing (2018) on IMDb
Giudizio: 8/10

Ultimo adattamento cinematografico di una serie di romanzi dello scrittore giapponese Sato Yasushi morto suicida all'età di 41 anni agli inizi degli anni 90, And Your Bird Can Sing di Miyaki Sho è opera che si pone sui binari delle precedenti: ambientazione nella città di Hakodate in Hokkaido, città natale dello scrittore mentre il regista è originario anch'egli della stessa regione a nord del Giappone, personaggi solitari, non proprio emarginati ma quasi, spesso per scelta propria, sia dal punto di vista sociale che da quello più intimamente personale ma che comunque cercano di condurre una esistenza minimalista cercando di evitare gli affanni.
And Your Bird Can Sing vede come protagonisti, un giovane , il cui nome non sappiamo e viene semplicemente apostrofato "Me" nei titoli di coda, anche perchè è di fatto la voce narrante nonchè la prospettiva principale del racconto; lavora part time in una libreria con ben poco entusiasmo, spesso non si presenta al lavoro, ma la cosa non lo smuove più di tanto.


Vive con un altro ragazzo Shizuo con cui divide l'appartamento, che tira avanti alla giornata senza lavoro e si porta sulle spalle il dramma di una madre alcolizzata e avviata alla demenza con cui però ha deciso di non avere quasi più rapporti.
I due giovani , nonostante le premesse dette, vivono la loro vita con grande tranquillità e gioia, passando interminabili serate a bere e a sghignazzare fino al mattino, sembra insomma che lo status quo in cui si trovano li soddisfi, un ambiente ovattato ed una esistenza che sembra avvolgerli senza stritolarli.
Me una sera esce con una collega del lavoro, Sachiko, una ragazza che ha una relazione col titolare della libreria, un uomo sposato: la frequentazione diviene ben presto una relazione stabile per cui in qualche modo la coppia di amici diventa un terzetto, sebbene , per ovvii motivi qualcosa tra loro è cambiato.
I tre continuano a vivere la loro vita nel medesimo modo: lavoro, uscite notturne, serate in discoteca, chiacchierate, colazioni al mattino , insomma un piacevole tran tran quotidiano che mette però in evidenza l'esuberanza giovanile e la voglia di vivere dei giovani.
Quando poi il lento avvicinamento tra Shizuo e Sachiko porta i due ad una attrazione che appare inevitabile, è chiaro che è giunto il momento per tutti di doversi prendere le proprie responsabilità e uscire da quella confortante inconsapevolezza che aveva contraddistinto la loro vita fino a quel momento.
Un paio di modelli saltano subito all'occhio: il Truffaut di Jules et Jim per la incosciente forza propulsiva che la giovinezza regala ai protagonisti, nonostante il loro esser personaggi ai margini, non certo inseriti in una società giapponese individualista e arrivista, e i cineasti quali Okita Suichi e il Nobuhiro Yamashita di Over the Fence , tratto anch'esso da un romanzo di Sato Yasushi.

venerdì 24 gennaio 2020

The Forest of Love ( Sono Sion , 2019 )




The Forest of Love (2019) on IMDb
Giudizio: 7/10

Dopo il folle triennio 2015-2017 caratterizzato da una pletora di lavori diretti ( otto per la precisione), che avevano spesso divagato in campi non proprio ortodossi rispetto al Cinema del suo autore, Sion Sono torna a ritmi più umani e  soprattutto sembra volere ripiegare  su quei temi e a quel cinema che è diventato con gli anni il suo inconfondibile marchio di fabbrica: The Forest of love è infatti un genuino ritorno del regista giapponese al passato sia nelle forme artistiche che nei contenuti, un compendio di un credo cinematografico di uno degli autori più originale ed estremi del cinema moderno, che dopo l'esperienza più ombre che luci con Amazon e la serie Tokyo Vampire Hotel si affida a Netflix, l'altro gigante dell'on demand.
Il film inizia con al centro del racconto la giovane Mitsuko una ragazza segnata indelebilmente da alcuni traumi della vita , soprattutto la morte dell'amica carissima di liceo con la quale aveva in piedi una relazione saffica, ora vive come una reclusa nella sua stanza  con una madre iperprotettiva e un padre tirannico; presto nella vita di Mitsuko si affaccia Taeko una ex compagna di scuola, e altri due giovani in cerca di qualche tematica interessante per girare un film.


Poco dopo nella vita di Mitsuko farà irruzione anche un'altra persona che cambierà definitivamente la sua esistenza e quella della famiglia: Joe Murata infatti è un uomo dal grande fascino che fa della manipolazione delle persone il suo modus operandi fino a giungere al plagio vero e proprio  e ad azioni chiaramente truffaldine.
Come non bastasse Murata è anche un pervertito, manipolatore anche sessuale, sadico e  violento, un soggetto però dal quale nè Mitsuko , nè altri personaggi riescono a staccarsi, come fossero magnetizzati.
Da questo nucleo narrativo la storia procede suddivisa in capitoli , a dire il vero, senza neppure una grande coerenza e un ben definito filo logico, mostrando progressivamente tutto quello che è stato il cinema più classico di Sion Sono, con rimandi alle opere precedenti e con l'affastellarsi di tematiche e di situazioni che periodicamente il regista giapponese ha inserito nei suoi lavori; per tale motivo spazio ad adolescenti viziose e morbose, reggiseni che coprono mammelle floride da adolescente , mutandine e posteriori in gran schiera,  per passare poi alla tematica dl suicidio, del cinema come specchio della vita, alla critica violenta e acida della società giapponese e della famiglia tradizionale, autentico centro di malvagità, e ancora , il sesso come affermazione violenta di se stessi, personaggi ai margini , ribelli, eccessivi, nichilisti, votati alla disperazione e al dolore, masochismo e sadismo che si intrecciano, insomma tutto il folto campionario di elementi costitutivi della idea cinematografica di Sono.

giovedì 23 gennaio 2020

Synonymes ( Nadav Lapid , 2019 )




Synonyms (2019) on IMDb
Giudizio: 6/10

Yoav scappa da Israele, suo paese Natale, e approda a Parigi; stanco del militarismo spinto e del nazionalismo che fortificano la società israeliana, terminato il servizio militare, decide di lasciarsi tutto alle spalle, di cancellare la sua memoria nazionale al punto di rifutare di parlare la propria lingua.
La Francia non è che lo accolga tanto bene: viene infatti derubato di tutto quello che aveva con se nel suo zaino, ma per fortuna si imbatte in una coppia di giovani che lo accolgono in casa e con i quali stabilisce un rapporto di amicizia; Emile è un facoltoso nullafacente, con velleità letterarie che si trova subito attratto da Yoav, non solo per le storie , più o meno vere o millantate che il ragazzo racconta della sua vita da militare in Israele, ma anche come persona , lasciando chiaramente intendere una attrazione sessuale; Caroline è una musicista dall'apparenza un po' snob-parigina e suona l'oboe in una orchestra , di frequente si accompagna ai due uomini creando un atmosfera da menage a trois.
Yoav vive con il suo forte senso di ribellione e con la volontà di cancellare il passato, ma, soprattutto quest'ultimo desiderio è difficile da realizzare trovandosi spesso a contatto con connazionali che lavorano per un servizio di sicurezza presso cui anche lui trova lavoro.


Acquisire una nuova identità è insomma difficile, anche perchè il passato, la famiglia, la fidanzata sembrano in qualche modo inseguirlo senza tregua; inoltre pian piano si rende irrimediabilmente conto che quel paradiso che pensava fosse la Francia presenta problemi di integrazione addirittura insormontabili a causa del ben noto sciovinismo francese.
Una vita irrequieta insomma che nel finale imbocca un vicolo cieco, una visione pessimistica del futuro in un paese che respinge o richiede una aprioristica assimilazione di tutto , a partire dalla Marsigliese.
Synonymes, titolo che rimanda chiaramente alla presunta uguaglianza tra Israele e Francia rispetto alla integrazione a al concetto espresso di nazione, vincitore dell'Orso d'Oro all'ultima Berlinale per il migliore film, è lavoro che rimanda per larghi tratti all'esperienza diretta del regista Nadav Lapid, anch'egli emigrato in Francia subito dopo il servizio militare ma tornato poi in patria per portare a termine gli studi alla scuola cinematografica di Gerusalemme.
Il personaggio di Yoav è ben strutturato, mostra chiaramente quella che è la sua irrequietezza e la sua inquietudine per un passato che vorrebbe dimenticare e per un presente che però propone numerose difficoltà, addirittura viene fatto nascere quasi ex novo con quel furto che subisce per il quale è costretto a girare nudo, prima di essere rivestito di abiti "francesi" , compreso un soprabito che rimanda smaccatamente a quello di Marlon Brando in Ultimo Tango a Parigi di Bertolucci, autore al quale sembrano anche ispirarsi certe ambientazioni e certi dialoghi; ci viene mostrato mentre gira per Parigi ripetendo in continuazione vocaboli su vocaboli in un'esercizio lessicale maniacale e nel suo rapporto con la coppia di giovani francesi , Emile e Caroline, nella quale si insinua.
Condividi