Giudizio: 8/10
Sceglie ancora la Croisette per presentare il suo film Wei Shujun, autore che ormai sembra avere costruito un legame fortissimo e indissolubile con la rassegna cinematografica di Cannes, la prima che intravide in lui un autore originale e dotato di talento cinematografico sin dal cortometraggio che segnò il suo esordio e per il quale fu premiato .
Only the River Flows, presente nella rassegna collaterale un Certain Regard, in effetti è risultato tra i lavori più apprezzati nella manifestazione francese confermando quanto di buono aveva fatto intravvedere nei lavori precedenti, soprattutto in quel Ripples of Life apprezzabilissima opera che guarda alla situazione sociale della Cina moderna e al contempo riflette sul Cinema.
Sebbene la nuova fatica di Wei sia un lavoro di tutto altro genere, all'apparenza cupo, quasi pessimista, che si nutre dei canoni del noir neppure troppo alla cinese, i legami ideali con la pellicola precedente non mancano, quasi che il regista volesse comunque mantenere un filo logico e coerente nella sua narrazione.
Anche qui siamo nel cuore della provincia cinese , anno 1995, dove tutto inizia a trasformarsi, dove le rovine del passato sono ancora in piedi a ricordarlo ed il futuro è ben lungi dall'essere abbracciato e con esso il benessere, almeno nelle grandi aree urbane; la polizia locale si trova alle prese con l'omicidio di una anziana donna sulle rive del fiume, un'evento inspiegabile a maggior ragione perchè nel villaggio si conoscono praticamente tutti.
Il comandante delle forze di polizia ( tipico burocrate ancora intriso di un passato decennale ma che parla come un funzionario moderno) assegna il caso al suo detective più brillante Ma Zhe ( un eccellente Zhu Yilong); le tracce da seguire sono poche e almeno all'inizio di scarsa importanza: una borsa da donna trovata sul luogo del delitto contenente una audiocassetta, qualche impronta, piccoli dettagli che non dicono nulla.
Utilizzando le scarse e ben poco evolute risorse ( quasi esilarante la scena con cui vengono usati dei maiali morti e pronti per essere consumati per capire che arma è stata usata per uccidere la vecchia) il detective porta avanti le ricerche che man mano che procedono sembrano coinvolgere altri personaggi, all'apparenza senza alcun legame tra loro, e soprattutto si verificano altri omicidi, per i quali si sospetta fortemente di un giovane uomo con disturbi mentali che la donna morta aveva preso con sè dopo la morte del marito.
Il caso sembra volgere al termine, i tasselli adeguatamente manipolati sembrano combaciare, le autorità superiori spingono per chiudere l'indagine al più presto, ma il detective Ma è tutt'altro che convinto della situazione che sembra emergere, anche perchè nel frattempo Wei , con grande scaltrezza e brillantezza narrativa ha infarcito la storia di una serie di tematiche striscianti che però non tardano ad emergere: la futura paternità di Ma che però è resa angosciosa dal rischio di ritardo mentale del figlio per una situazione patologica genetica che potrebbe affiorare e che obbliga i genitori a prendere in considerazione un eventuale aborto ( ma siamo in epoca di politica del figlio unico...), uno stato di ossessione crescente che avviluppa lo stesso detective al caso e ai suoi protagonisti che si traduce perfino in visioni oniriche e in allucinazioni, un accenno ai costumi sessuali, ovviamente assolutamente ortodossi, che alcuni personaggi violano palesemente ( uno dei protagonisti di questo intricato caso di omicidio ha passato sette anni in galera per condotta oscena e contronatura...).











