Giudizio: 8/10
A 33 anni e con due opere alle spalle il trentatreenne regista newyorkese Ari Aster è già un personaggio capace di condizionare il panorama cinematografico a livello planetario globale.
Con Hereditary, pur non raccogliendo solo plausi ma anche qualche pernacchia, aveva dato una frustata non indifferente al genere horror, affidandosi soprattutto alle leggende su divinità pagane demoniache.
Era quindi inevitabile, un po' come successo per altro genere di film a Robert Eggers, che il suo secondo lavoro fosse atteso con grande trepidazione e interesse; Midsommar rispetta in pieno l'attesa, perchè comunque lo si voglia leggere e giudicare è un film che va visto, perchè senza dubbio il giovane regista americano ha costruito un'altra pellicola di quelle che rischiano di riscrivere la storia di un genere cinematografico; che vada visto è fuori di discussione, che debba piacere per forza è tutt'altro discorso, perchè Midsommar pur rientrando senza dubbio nel genere horror, spesso considerato B-Movie per eccellenza è tuttavia un lavoro colto , che nasconde tra le sue pieghe uno studio quasi ossessivo antropologico ed etnologico.
Il film inizia subito in maniera tale da creare quel substrato ansiogeno, venato di tensione che sarà un po' il collante di tutto il racconto: Dani è una giovane studentessa di psicologia, frequenta ormai da un paio di anni Christian che invece studia antropologia, ha una sorella che presenta dei chiari disturbi comportamentali, motivo per cui nel momento in cui a Dani arriva una strana telefonata della sorella, cresce in lei la preoccupazione che qualcosa possa essere accaduto; infatti la sorella si è tolta la vita e ha ucciso anche i genitori lasciandola da sola al mondo, da quel momento il suo legame con Christian diventa quasi morboso per sconfiggere la paura della solitudine e dell'abbandono.
Il ragazzo pur soffrendo l'ossessiva presenza di Dani e pur non provando più nulla per lei, per pura pietas non chiude la relazione ed anzi decide di portare con sè la ragazza in un viaggio in Svezia dove , al seguito di uno dei suoi colleghi di università originario di quelle parti, intende studiare il comportamento di una piccola comunità di cui l'amico svedese fa parte.
L'immersione in un mondo che sembra all'inizio bucolico, dove tutti sono raggianti e felici , ben presto, quando Dani , Christian e gli altri ragazzi americani iniziano a frequentare strani riti ed usanze, inizia a mostrare aspetti inquietanti.
Rituali in cui si concretizza il legame degli abitanti del villaggio con il ciclo della vita, canti e balli, esperienze allucinate grazie a bevande a base di funghi allucinogeni avvolgono i ragazzi ospiti in quella che è una festività rituale che si verifica ogni 90 anni nel villaggio in occasione del solstizio d'estate, una festa lunga nove giorni dedicata alle usanze pagane e alle credenze del posto.
Pur continuando ad osservare il tutto con gli occhi di chi sta conducendo uno studio , inevitabilmente gli ospiti si lasciano coinvolgere nei riti che animano la festa e quando qualcuno di loro inizia a sparire lasciando di fatto solo Christian e Dani nel villaggio è chiaro che quel clima di armonia che sembrava aleggiare sulla comunità nasconde invece una violenza e una atavica difesa ossessiva della propria identità al punto che agli estranei è ammesso entrare solo per introdurre geni nuovi che impediscano la selezione di una razza derivata dalla stessa linea genetica.











