venerdì 1 maggio 2020

The Spy Gone North ( Yoon Jongbin , 2018 )




The Spy Gone North (2018) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Ispirata ad un fatto realmente accaduto a metà degli anni 90 nella ormai infinita guerra fredda che contrappone le due Coree, The Spy Gone North è un altro di quei lavori che negli ultimi tempi hanno affrontato lo spinoso problema della divisione della Corea; il mondo cinematografico sembra quasi aver voluto raccogliere una esigenza popolare di voler affrontare e risolvere una volta per tutte l'annoso problema; se così fosse ci troveremmo di fronte ad una risposta del Cinema ad un impegno civile che viene richiesto da più parti, ed in effetti questo sub genere, ormai inaugurato da qualche anno, ha perso molto del suo spirito di retorica politica basato sulla contrapposizione tra le due visioni politiche infarcita di luoghi comuni; l'impegno degli autori cinematografici , in tal senso, sembra più rivolto ad osservare il problema sotto la prospettiva del comune cittadino appartenente magari alle molte famiglia che tutt'oggi vivono divise e smembrate a causa della divisione.
Yoon Jongbin non viene meno a questa premessa nel dirigere The Spy Gone North, presentato a Cannes , seppur fuori concorso, partendo da una figura di spia , il protagonista del film, reale, per concedersi poi qualche riflessione politica legata alla particolare epoca storica in cui avvennero gli eventi.


Park è un ufficiale  dei potentissimi Servizi di Sicurezza Nazionale della Corea del Sud una istituzione nata solo ed unicamente per far fronte al pericolo comunista del nord; preoccupati per l'escalation nucleare che la Corea del Nord ha intrapreso, i vertici dei Servizi decidono di inviare Park, ovviamente sotto copertura, a Pechino per prendere contatti con funzionari comunisti in modo da potersi infiltrare nel paese come un imprenditore che cerca di avviare lucrosi affari e poter quindi raccogliere informazioni su una centrale nucleare dove si sospetta si producano armi.
Soprattutto con Ri Myongun, il più sensibile all'aspetto economico e commerciale dell'attività di Park tra i dignitari nord coreani, si instaura , dopo una iniziale diffidenza che funziona un po' da banco di prova per entrambi, un buon rapporto e siccome il personaggio è tenuto in grande considerazione da Kim Jongil, il potentissimo dittatore nordcoreano, Park avrà addirittura l'onore di sedere al tavolo con lui.
Tra trappole, giochi da spie , imbrogli e tradimenti, tutto in perfetto stile da classica spy-story, Park, si troverà in un gioco più grande di lui che lo schiaccerà, un gioco che dimostra come la contrapposizione tra le due Coree sia qualcosa che va ben oltre la disputa politica.
Ambientato nel periodo immediatamente precedente le elezioni in Corea che dopo decenni portarono al potere il partito progressista allontanando il paese definitivamente da  quei settori reazionari vicini ai militari sempre pronti a cadere alle loro lusinghe, il film ha un solidissimo impianto narrativo che si basa come detto sulla figura di Park, nome in codice Black Venus  e intorno al quale si impernia la storia con i canoni classici del genere spionistico declinati però senza cadere nel manierismo e tanto meno nella ovvietà.
Accanto a questo aspetto il regista ha voluto affiancare sia il profilo di un personaggio contraddittorio come Park, abile spia, stimato nei Servizi segreti, capace di mettere in piedi una manovra di infiltrazione mirabile, ma al tempo stesso personaggio sacrificabile in favore di una logica di potere politico alla quale sembrava impossibile sottrarsi.

martedì 28 aprile 2020

Laplace's Witch ( Miike Takashi , 2018 )




Laplace's Witch (2018) on IMDb
Giudizio: 5.5/10

Negli ultimi anni Miike Takashi sembra aver un po' rallentato la sua produzione cinematografica anche perchè impegnato in più di una occasione in produzioni televisive; per tale motivo dalle abituali 2-3 opere l'anno di recente siamo scesi ad un solo film e questo Laplace's Witch è l'unico diretto nel 2018.
Le uscite di strada dal percorso tracciato sono piuttosto frequenti nella attività di Miike, così come la complessiva visione del Cinema non è più probabilmente la stessa di venti anni più orientata alla cultura punk e underground, e non tutte le sue divagazioni sono bene accette dai fans come dalla critica.
E' il caso, direi quasi clamoroso, col quale è stato accolto Laplace's Witch : si passa dallo sconcerto e dalla delusione al vero e proprio de profundis per un regista ormai considerato bollito; come sempre nel caso di Miike il tutto viene esacerbato conducendo a giudizi che vanno anche oltre il puro commento cinematografico.


Laplace's Witch è un thriller fantascientifico che cerca di attingere a piene mani dalla filosofia e dall'esistenzialismo ispirandosi ad un romanzo di Higashino Keigo: due cadaveri vengono trovati in circostanze apparentemente simili in località termali e, curiosamente , la causa del decesso è l'avvelenamento da idrogeno solforato, un gas che però all'aperto è quasi impossibile che possa uccidere essendo volatile.
A far luce sulle due morti su cui indaga il detective Nakoka, viene chiamato l'illustre professore universitario Aoe esperto in materia.
Man mano che le indagini vanno avanti, si affacciano alla storia una serie di personaggi in qualche modo legati alle due morti di personaggi del mondo del cinema; tra questi una ragazza, Uhara, che riferisce molto misteriosamente di essere interessata in quanto lei è una strega. Il professore viene in qualche modo accalappiato dalla giovane che sembra avere grande interesse per le indagini e la svolta si ha quando compare la teoria del Demone di Laplace, che di fatto è il filo conduttore e l'asse narrativo di tutta la pellicola , che altrimenti tende a perdersi un po' in svariati filoni: se una entità fosse in grado , conoscendo tutte le leggi fisiche che regolano il mondo, di riuscire a prevedere il movimento di ogni singola particella della materia, avrebbe la capacità di poter prevedere il futuro e quindi controllarlo.

sabato 25 aprile 2020

Masquerade Hotel ( Suzuki Masayuki , 2019 )




Masquerade Hotel (2019) on IMDb
Giudizio: 6/10

Tre omicidi apparentemente slegati, nessuna connessione tra le vittime, luoghi del delitto distanti tra di loro nella sterminata Tokyo; solo un cartellino lasciato nel luogo del delitto che recita una sequela di numeri che non sembrano avere nessuna logica ; dopo vari studi, indagini e lavorii di esperti quei numeri significano molto invece: sono, dopo una complicata operazione aritmetica, le coordinate del luogo dove avverrà il successivo delitto; accanto all'ultimo cadavere ci sono le coordinate che portano all'Hotel Cortesia di Tokyo, un albergo di quelli sterminati, con pretese di lusso, frequentato da persone le più disparate.
Naturalmente la polizia dispone un piano per tenere sotto controllo tutto l'edificio dove ha sede l'hotel: nel seminterrato la centrale operativa e i poliziotti sotto copertura infiltrati tra gli impiegati per controllare tutti gli ospiti in attesa che il serial killer si appalesi.


Al detective Nitta, poliziotto dall'aspetto naif, molto legato ai clichè del poliziotto scapigliato e burbero viene assegnato il posto alla reception affiancato alla diligente ed efficientissima Yamagishi, la quale, fin troppo zelante , vorrebbe insegnare il lavoro al detective non capendo che le loro prospettive sono totalmente discordanti: infatti mentre la donna , da buona receptionist, considera gli ospiti i signori dell'albergo, gente che spesso arriva con una maschera e che si guarda bene dal rimuovere, il poliziotto vede in qualsiasi "cliente" un possibile sospettato, a maggior ragione in considerazione di quella maschera che indossa.
Nell'albergo approda ogni tipo di personaggio appartenente ad una umanità variegata: la donna che scappa dal marito, quella che fugge dello stalker, l'uomo in cerca di soddisfazione dopo tanti anni, quelli che cercano di rimediare una migliore stanza inscenando contrattempi o mancanze dell'albergo: per Nitta sono tutti sospetti, per Yamagishi sono ospiti che decidono le regole del gioco e che vanno assecondati anche a costo di metter da parte l'orgoglio personale.
Alla fine l'assassino si appalesa, le  cose non stanno proprio come pensavano i poliziotti e soprattutto la vittima designata è ben lungi dall'essere qualcuno di così distante.
Se vogliamo il  grimaldello finale è anche piuttosto assurdo oltre che ben poco convincente, confermando il fatto che Masquerade Hotel non è propriamente un thriller ; il film di Suzuki, tratto da un romanzo di  Higashino Keigo, solitamente grande costruttore di trame intricate, sembra più un film diretto da Agatha Christie con quel misto di giallo e di commedia.

Roubaix,une lumiere [aka Oh Mercy! ] ( Arnaud Desplechin , 2019 )




Oh Mercy! (2019) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

Notte di Natale, Roubaix, città francese del nord , nota ai più soprattutto per essere l'arrivo di una delle corse di ciclismo tra le più antiche e famose, considerata uno dei nuclei urbani  più pericolosi e socialmente  complessi del paese, un luogo che vive nel ricordo di una effimera grandeur industriale e che oggi si dibatte in uno stato di perenne affanno e di difficoltà economiche.
E in quella notte di Natale il commissario Daoud, stimato e benvoluto poliziotto, dapprima da solo poi con il neofita Louis appena giunto in servizio nel suo commissariato ci porta in giro , quasi fosse il film un documentario,  per la città tra auto in fiamme, liti famigliari, stupri ,episodi di microcriminalità che fotografano alla perfezione la situazione sociale e lo stato di tensione che ne deriva.
Poi quando un anziana donna viene trovata morta soffocata, il centro del racconto diventano le indagini sull'omicidio e sui sospetti, principalmente una coppia di diseredate  che vivono assieme in una casa fatiscente legate da una relazione amorosa, ma prive di ogni mezzo di sostentamento, due reiette della società che si alimentano solo del loro tragico amore.


Sarà Daoud a condurre le indagini utilizzando il suo metodo investigativo, sempre molto rispettoso del sospettato e improntato al dialogo.
Intorno al fatto di cronaca, pare realmente accaduto una ventina di anni fa a Roubaix, Desplechin costruisce l'impianto complessivo di Roubaix, une lumiere, ignominiosamente Oh Mercy! come titolo internazionale; un racconto che guarda molto al sociale, si occupa delle problematiche che nascono da un tessuto urbano minato nella fiducia e che sembra aver abbandonato ogni forma di speranza per il futuro e che viene osservato però con quell'affetto tipico di chi in quel posto è nato, trasferendo sul commissario la propria esperienza personale: anche Daoud , seppur algerino di origini, ha preferito rimanere a Roubaix, città dove è cresciuto , nonostante tutta la famiglia sia tornata in Algeria, una grottesca fuga a ritroso a sottolineare la situazione di estrema difficoltà che si vive nella città del nord della Francia.
Man mano che la pellicola procede è chiaro che l'occhio del regista si concentra sulla figura del commissario, sulla sua umanità e sulle sue singolarità (ama i cavalli, va alle corse , ma non scommette per rispetto verso gli animali) contrapposta al drammatico affresco di povertà di un sottoproletariato urbano incentrato sulle due giovani , Claude e Marie, che vivono una vita ai margini, tra alcool e stenti, nutrendosi solo del loro rapporto, nelle pieghe del quale Daoud cercherà di infilarsi offrendo fiducia alle due ragazze per giungere alla soluzione del caso di omicidio.

venerdì 24 aprile 2020

To the Ends of the Earth ( Kurosawa Kiyoshi , 2019 )




To the Ends of the Earth (2019) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Da un regista come Kurosawa Kiyoshi non ti aspetti un film simile a To the Ends of the Earth; chi conosce la cinematografia del regista giapponese, riconosciuto maestro di thriller a forte impronta psicologica che si muove tra la fantascienza e l'horror, sa anche però che deragliamenti simili sono avvenuti in passato, quasi degli episodi che stanno  a metà strada tra lo sperimentale e il tocco d'artista ( uno su tutti Seventh Code , che tra l'altro con questo suo ultimo lavoro ha anche dei punti di contatto).
Indubbiamente con To the Ends of the Earth Kurosawa incuriosisce e tutto sommato stupisce costruendo una storia che ha il sapore di un racconto di formazione personale e di acquisizione di coscienza.
La protagonista è la giovane  reporter  Yoko, in viaggio per lavoro in Uzbekistan dove viene girato un reportage culturale-etnologico apparentemente in stile National Geographic: dapprima la infruttuosa ricerca di un fantomatico pesce gigante che popola uno specchio d'acqua immenso  , originariamente, in epoca sovietica, un bacino artificiale formatosi però per sbaglio, poi la degustazione di un piatto locale venuto però non bene, quindi una sorta di tortura personale in un fatiscente luna park ripetendo per più volte uno di quei giochi che mettono a dura prova il fisico con sollecitazioni tremende; non tutto soddisfa Yoko, che con molta perseveranza però si applica nel suo lavoro in condizioni tutt'altro che agevoli: dapprima il pescatore che la accusa di essere lei il motivo per cui il pesce misterioso non si fa vedere, poi un regista scostante e tutt'altro che gentile, un ambiente profondamente maschilista che la scruta con apparente diffidenza, solo l'interprete Temur dimostra un minimo di gentilezza verso di lei.


Nelle pause di lavoro Yoko si avventura in escursioni per le città in cui si trova alla ricerca dei bazar : ma sia nella splendida Samarcanda che nella capitale Tashkent la ragazza si trova a fare i conti con una crescente ansia, che diventa quasi angoscia quando finisce nelle mani della polizia da cui lei era fuggita impaurita quando era stata colta a fotografare in zone proibite.
L'esperienza alla fine del mondo è però qualcosa che fa crescere in Yoko una nuova consapevolezza, le fa osservare il suo rapporto sentimentale col fidanzato rimasto in Giappone  sotto una altra prospettiva, realizza che il confronto e la fiducia reciproca può migliore i rapporti tra i vari popoli, sogna di cantare nello splendido teatro Navoi di Tashkent, un edificio che pulsa di storia , magnificamente arredato dai prigionieri giapponesi durante la guerra mondiale, nella figura simbolica della capra che compra per liberarla capisce il senso della libertà, supera persino il suo grande rammarico di non aver potuto fare quello che amava di più, cioè cantare, in un finale spettacolare dal punto di vista visivo e dal grande impatto emotivo grazie all'Inno all'amore di Edith Piaf.
Per tutto quanto detto appare chiaro come la definizione di racconto di formazione, seppur forse limitativa, fotografa bene il senso della pellicola di Kurosawa.
Yoko è una ragazza insicura, ansiosa, che vive in solitudine quella sua esperienza in un paese straniero così distante dai modelli giapponesi, ma al tempo stesso con una curiosità fervida che la porta a muoversi tra la gente di cui sente lo sguardo pesante che le si posa addosso, un personaggio insomma che vive ancora con molte cose da risolvere , con una incompletezza che la rende insicura.

martedì 21 aprile 2020

Holiday ( Isabella Eklof , 2018 )




Holiday (2018) on IMDb
Giudizio: 5.5/10

La città balneare di Bodrum , meta tradizionale della borghesia e della buona società di Istanbul, nonchè negli ultimi anni attrazione turistica in rapida ascesa per gli occidentali, è lo scenario dell'opera prima della regista danese Isabella Eklof : un lavoro che vale la penna dire subito offre molti bassi e qualche alto nel corso dei circa 90 minuti su cui si articola.
La storia è incentrata su un trafficante di droga danese che sceglie per le sue vacanze appunto Bodrum, da dove comunque continua a svolgere i suoi loschi traffici; al suo seguito una masnada di tirapiedi e scagnozzi rozzi , alcuni anche con famiglia con tanto di ragazzini , e la giovane amante Sascha , immersa quasi con incredulità nel lusso delle vacanze da riccone che il suo uomo le regala, insieme a doni di ogni tipo.
La ragazza non è perfettamente a suo agio nell'ambiente di delinquenti ripuliti ma pur sempre avanzi di galera, però accetta le regole universali della malavita, prima tra tutte quella che la donna non deve mettere il naso nei discorsi e negli affari del capo-amante; d'altro canto però quell'esser circondata di attenzioni, la droga a sua completa disposizione nelle quantità volute , il senso di appartenenza pur sempre ad una gang e ad un mondo che riserva sempre tante sorprese e tanto movimento le dà una piacevole  sensazione di completezza. 


Dietro però il clima da vacanza ridanciano si celano le violenze e le manovre losche della banda di trafficanti, tanto stupidamente spensierati nei loro passatempi vacanzieri idioti quanto decisi nel portare a termine gli affari.
Il problema è che questo clima che ondeggia tra vacanza spensierata e scoppi di violenza porta ad alterare l'atteggiamento del capobanda , a metà strada tra  lo psicopatico e il rozzo delinquente.
Quando poi Sascha, avvolta ancora dalla sua ingenuità, fa amicizia con un turista olandese che gira il mondo in barca e il suo amante se ne accorge , la storia prende una brutta piega che culmina con una esplosione di inaudita violenza.
Tutto però torma tranquillo dopo la tempesta, gli scagnozzi sistemano tutto e la vita nel lusso e nella spensieratezza della vacanza continua , anche per Sascha che ormai appartiene a quel mondo molto più di quanto possa credere lei stessa.
Per circa tre quarti della sua durata Holiday tiene perfettamente fede  al titolo: un racconto di banditi in vacanza che si comportano come adolescenti bulletti sia nella splendida villa affittata che nei luoghi pubblici; solo un paio di inserti sembrano volere turbare quel clima vacanziero, due tasselli di violenza , una immaginata e ascoltata in lontananza, l'altra gettata davanti agli occhi di chi guarda con una odiosa scena di violenza carnale in cui nulla è simulato e che per tale motivo ha ammantato il film dell'aura dello scandalo, al punto che esiste anche una versione censurata ovviamente castigata.

lunedì 20 aprile 2020

Money ( Park Noori , 2019 )




Money (2019) on IMDb
Giudizio: 6/10

Il mondo della finanza con tutto il suo universo che  gli vive intorno un po' parassita e un po' simbiotico, è da alcuni anni il terreno su cui  tutte le cinematografie si sono cimentate soprattutto nel genere thriller; il vivacissimo cinema coreano, probabilmente il più vitale dell'estremo oriente in questi ultimi due anni, aggiunge alla corposa lista dei thriller finanziari questo Money ( titolo che già dice tutto) opera prima della regista e sceneggiatrice Park Noori che già sette anni orsono fu assistente alla regia in Berlin File, lavoro che riscosse un enorme successo di pubblico.
Quasi interamente incentrato nel quartiere finanziario che orbita intorno alla Borsa e agli uffici delle compagnie di brokeraggio di Seoul, Money racconta la storia del giovane Cho, un ragazzo laureato in una università di certo non tra le più rinomate, con una famiglia che vive in provincia e che possiede una piccola impresa che coltiva lamponi, che finalmente, come sognano tutti quelli che intraprendono la carriera di broker, approda nel paradiso terrestre della finanza, un mondo parallelo nel quale gli squali nuotano tra i bagnanti, i tagliagole sono pronti a bruciare ingenti quantità di denaro speculando e incenerendo anche le vite di sventurati investitori e di operatori del settore, aziende passano di mano e in un batter di ciglio si ritrovano a valori stratosferici partendo da situazioni fallimentari.


Insomma un ambiente non certo consono ad un giovane alle prime armi, a maggior ragione in una società come quella coreana che fa della competitività il suo credo principale e del denaro il suo metro di giudizio. Lo dirà Cho alla fine: "Io volevo solo diventare ricco" ed è quello che tutti coloro che entrano a lavorare nel settore finanziario di Seoul si aspettano: parametrare la propria vita e quella degli altri a quanti zeri ha il proprio profitto con le operazioni borsistiche.
Cho è ovviamente spaesato, osserva i vecchi marpioni, cerca di carpire i trucchi , ma all'inizio lui è solo il ragazzo del caffè da portare alla scrivania dei colleghi più navigati anche perchè la prima operazione che esegue si traduce in un clamoroso errore e in una conseguente perdita di denaro.
Quando un collega più anziano lo avvicina e gli lascia intendere che potrebbe essergli di grande aiuto, Cho, che sa benissimo che in quell'ambiente non esistono amici, rimane dubbioso, ma quando capisce che mediante il contatto con un fantomatico e misterioso soggetto che si fa chiamare The Ticket potrebbe guadagnare cifre a molti zeri, decide di lanciarsi nel mondo degli squali, dei broker d'assalto senza scrupoli, disposti ad agire sempre in bilico sul limite, a volte anche superandolo, pur di vedere salire il proprio profitto nelle operazioni e quindi il conto in banca.
Gli incontri con il misterioso personaggio avvengono in maniera carbonara, seminascosti e telegrafici: The ticket ordina e dà le direttive , fissa il compenso e Cho agisce; con grande sorpresa , dopo l'iniziale timore, il giovane si rende conto che fare soldi (tanti) non è poi così difficile: è il benvenuto nell'inferno dipinto da paradiso della finanza d'assalto e imbrogliona.

domenica 19 aprile 2020

The Invisible Man [aka L'uomo invisibile] ( Leigh Whannell , 2019 )




The Invisible Man (2020) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Cecilia ha deciso di porre fine a quella relazione che la umilia e la annienta con il brillante e geniale fidanzato grande esperto di materiali ottici ma manipolatore e psicopatico, una relazione che la sta portando all'annullamento della sua personalità, racchiusa nella fredda e agghiacciante fortezza sul mare come appare la casa hi- tech, tutti specchi e telecamere in cui vive.
Con una lunga e memorabile scena iniziale vediamo quindi la donna scivolare dal letto in piena notte e , eludendo tutti i controlli di cui è dotata la casa, scappare a perdifiato nel bosco fino a raggiungere la strada dove l'aspetta la sorella sua complice.
Cecilia si trasferisce quindi a casa di un vecchio amico suo e della sorella, un poliziotto che vive con una figlia adolescente e che cerca di dare un minimo di tranquillità alla donna ancora terrorizzata e ben lungi dal sentirsi al sicuro.
Dopo qualche tempo la notizia che il fidanzato si è tolto la vita e che le ha lasciato una ingente fortuna, da un lato la rende più serena , ma dall'altro la clausola del testamento che prevede che il lascito non sia valido in caso di dimostrazioni di insanità mentale della donna, le continua a dare un senso di angoscia, terrorizzata come è dalla capacità manipolatoria folle dell'uomo.


Ben presto  le più buie e terribili paure di Cecilia cominciano a prendere forma: la donna è convinta che ci sia qualcuno che la spii , che imponga la presenza nella sua vita , che cospiri per far sì che il suo già precario stato psicologico e mentale subisca ulteriori colpi letali; in più chi l'ha aiutata e circondata fino a quel momento con affetto inizia a dubitare della sua sanità mentale non riuscendo a prendere in considerazione le paure e le convinzioni di Cecilia: dapprima sarà compatita e poi chiaramente avversata fino a che il suo equilibrio andrà in pezzi e dovrà essere ricoverata, facendo così scattare quella clausola testamentaria che era stato il pungolo del dubbio che si era annidato nella mente della donna.
Fermiamoci qui, altrimenti si rischia lo spoiler, sebbene sia chiaro, se non altro dal titolo del film, come le cose possano essere andate.
Leigh Whannell che in The Invisible Man funge da regista e da sceneggiatore è personaggio che ha solcato un po' tutte le carriere del mondo cinematografico e solo più recentemente si è dedicato alla regia; in questa circostanza effettua una operazione alquanto ardita: prendere uno dei simboli più universalmente conosciuti del cinema di tutti i tempi, l'uomo invisibile appunto, e rielaborare la sua struttura filmica attraverso una diversa interpretazione; in The Invisible Man, il personaggio è infatti solo uno dei cardini narrativi intorno al quale costruire una storia carica di una tensione raggelante e che contiene all'interno , anzi al centro, una eroina moderna, una donna vessata umiliata, vilipesa che trova il coraggio di ribellarsi a qualcuno che tangibilmente abusa di lei psicologicamente, trovandosi poi però a doversi difendere da qualcosa che non si vede, qualcuno intangibile, una forma di violenza asettica e impersonale che si introduce però nella sua esistenza.
Possiamo quindi dire che The Invisible Man contiene un messaggio fortemente allegorico: la donna che si ribella alla violenza dell'uomo e che fugge inseguita dalle sue paure , dalla sua psiche martellata dalla violenza , che incontra la patetica compassione prima e  quasi il disprezzo poi e nella cui mente si annida lentamente ma in maniera inesorabile il seme della vendetta.

sabato 18 aprile 2020

Summer of Changsha / 六欲天 (Zu Feng / 祖峰 , 2019 )




Summer of Changsha (2019) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

E' una estate torrida quella in cui il detective A Bin sta consumando gli ultimi giorni da poliziotto in attesa che venga accettata la sua richiesta di dimissioni; l'ultimo caso che lo vede impegnato è quello di un misterioso omicidio in cui la vittima è stata smembrata e il cui braccio è riemerso dalle acque del fiume.
Consultando la lista delle persone scomparse di recente e degli appelli dei famigliari A Bin e il suo collega Lei si imbattono in Xue Li, una dottoressa silenziosa e ombrosa che è convinta che il morto sia il fratello scomparso ormai da alcuni giorni  di cui ha riconosciuto nella foto la mano ritrovata grazie ad una cicatrice; non solo, ma dice di aver sognato i luoghi dove i vari pezzi del fratello sarebbero stati abbandonati.
E' chiaro che se non altro un minimo di inquietudine il personaggio lo infonda in A Bin e Lei, a maggior ragione quando scavando in una radura che Li aveva indicato trovano una valigia che contiene il tronco del fratello.


A Bin prova una specie di attrazione emotiva verso la dottoressa , quasi una affinità che lo porta a interessarsi ancora più profondamente al caso.
Indagando, scopre qualche pagina del passato del morto ma soprattutto di Li, una in particolare terribile: la morte della figlioletta per un tragico e fatale incidente di cui però Li , e anche il fratello, si ritenevano in qualche modo responsabili.
Ecco trovata quindi l'affinità: anche A Bin ha un passato carico di dramma, in quanto non riuscì ad evitare che la fidanzata fortemente depressa si suicidasse; da allora vive una vita scialba , priva di slanci, oppresso dai sensi di colpa  dei quali in maniera patetica cerca di caricarsi oltre dovuto, nel tentativo di sgravare la famiglia della defunta dai loro rimorsi.
Lentamente quindi la storia scivola via dal thriller , che tra l'altro si chiarisce abbastanza presto, pur lasciando qualche dubbio in controluce, e approda sempre più nettamente alla tragedia  e al melodramma nel confronto tra due mondi devastati, resi aridi dal dolore e dall'egoismo tipico di chi sente su di sè il carico di una vita opprimente.
Il loro confronto non porta neppure conforto a nessuno dei due, il dolore passato del dramma vissuto è sempre presente   e quindi il legame che si crea tra A Bin e Li è quello di due sventurati che meditano ancora sul suicidio come possibile soluzione del loro vivere angosciato.

giovedì 16 aprile 2020

House of Hummingbird ( Kim Bora, 2018 )




House of Hummingbird (2018) on IMDb
Giudizio: 8.5/10

Dopo l'esordio clamoroso a Busan condito da un duplice premio nell'ottobre del 2018, l'opera prima della regista coreana Kim Bora ha iniziato il 2019 con un altro grande successo a Berlino e quindi ricevendo nel corso di tutto il 2019 una messe infinita di premi in ogni angolo del mondo.
Indubbiamente un successo tra i più stupefacenti del seppur vitalissimo cinema coreano che sempre più sta dimostrando di sapere offrire una cinematografia variegata e con mille sfaccettature, smentendo quel luogo comune secondo cui il cinema  coreano si regge fondamentalmente sul film d'azione e sulla grandissima professionalità e capacità tecnica che sostiene quel genere.
Per il suo esordio Kim Bora, attiva nel cinema fino ad ora come sceneggiatrice e come direttore della fotografia, decide di raccontare la storia di una adolescente, Eunhee, nel periodo più difficile e problematico della sua vita, quello che la porta ad iniziarsi ad affacciarsi al mondo degli adulti col suo carico di aspettative e paure.


La ragazza vive con una famiglia che è un po' il substrato narrativo del film: madre e padre che gestiscono un negozio che vende prodotti alimentari preparati da loro, una sorella di poco più grande in piena crisi di ribellione, un fratello prossimo a terminare gli studi e tentare l'accesso all'università che è il favorito dei genitori in quanto unico maschio; a scuola ha solo una amica del cuore e anzi le altre compagne la vedono come una po' strana; ha anche un fidanzatino che non brilla certo nè per iniziativa tanto meno per equilibrio emotivo e, infine, frequenta un corso post scolastico di lingua cinese.
Eunhee , a fronte di questa apparente normalità, è una ragazza però silenziosa, introversa , che vede la sua esistenza in costante conflitto tra la realtà e il suo bisogno di sentirsi ben voluta e compresa: in famiglia tutto  sembra sempre troppo veloce, superficiale, tra una lite col fratello e una tra i genitori, il fidanzato oltre che instabile è condizionato dalla famiglia che appartiene ad un ceto sociale superiore e che male vede la sua frequentazione con Eunhee, l'amica del cuore dimostra una lealtà non ferrea e come non bastasse la ragazza dovrà subire un intervento chirurgico per una tumefazione in una ghiandola salivare.
L'unica persona che sembra potere offrire un porto di approdo piacevole ai turbamenti di Eunhee sembra essere l'insegnante di cinese verso la quale la ragazza prova una sorta di attrazione spirituale che si traduce quasi in passione, ed il motivo è semplice: oltre ad essere l'unica che sa offrirle  un legame attraverso il quale si sente compresa, l'insegnante è anche capace di compenetrare nell'animo della ragazza, quasi una affinità elettiva di spirito, al punto che Eunhee si lega ad essa in maniera intensa.
I tormenti amorosi e l'identità sessuale che forse è ancora poco chiara la porta a legarsi anche ad una ragazza più giovane di lei che frequenta la stessa scuola e che vede in Eunhee un modello da seguire.
Insomma la nostra adolescente è ferocemente alla ricerca di approvazione , di affetto, di amore e di calore umano che la possano far sentire più vitale e più sicura, in una vita nella quale non intravede punti stabili a partire dalla famiglia di cui si chiede "Perchè la nostra famiglia è così incasinata?".
Quando torna a scuola dopo l'intervento chirurgico subito Eunhee scopre che l'insegnante di cinese non svolge più la sua attività nella scuola e per la ragazza è un colpo duro, perchè quella donna era ormai diventata il suo faro nella nebbia, il modello con cui confrontarsi e da cui trarre forza per uscire dalle sabbie mobili dell'adolescenza.

martedì 14 aprile 2020

Grazie a Dio ( Francois Ozon , 2019 )




By the Grace of God (2018) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Vincitore dell'Orso d'Argento per il Gran Premio della Giuria alla Berlinale del 2019, l'ultima fatica di Francois Ozon, conferma quella che ormai sembra essere diventata una curiosa consuetudine: infatti, nonostante il regista parigino sia senza dubbio tra i migliori registi francesi,  non ha mai vinto non solo un premio a Cannes ma neppure incredibilmente ai Cesar, sebbene abbia collezionato una miriade di nomination, comprese svariate per Grazie a Dio; un raro caso insomma di rifiuto di applicare quello sciovinismo di cui i francesi brillano in tutti i settori.
Che Grazie a Dio sia film scomodo è fuori discussione, anche pensando alle polemiche e , secondo qualcuno , alle pressioni che da certi settori spingevano a ritardare l'uscita del film.
Grazie a Dio infatti tratta lo spinoso tema della pedofilia all'interno della Chiesa , ispirandosi in maniera molto fedele allo scandalo che sconvolse la diocesi di Lione e che portò al processo sia del parroco reo confesso che dell'arcivescovo di Lione, percorso giudiziario che al momento dell'uscita del film non era ancora terminato e da qui è facile capire da quali settori provenissero i tentativi di ritardarne l'uscita .


I fatti cui si riferisce la storia avvennero tra gli anni 80 e gli anni 90, quando i protagonisti che vediamo narrati erano dei ragazzini che frequentavano le attività della parrocchia tra cui anche i campi scout.
Alexandre ora ha una bella famiglia, con cinque figli , sorretto da una fede incrollabile; quando viene a sapere che il prete che lo molestò quando era ragazzino ancora viene tenuto in contatto con i bambini inorridisce all'idea che anche questi possano subire le stesse esperienze dolorose subite da lui e per tale motivo chiede udienza al vescovo della città il quale sin da subito mostra una certa riluttanza ad affrontare il problema, oltre tutto il reato nel caso di Alexandre è prescritto.
Ormai però la miccia è stata accesa,  e Alexandre troverà altri suoi coetanei che subirono anch'essi le molestie del prete, e, soprattutto, non vedendo alcun tipo di collaborazione e di ammissione da parte del potere ecclesiastico della città, i tre decidono di passare ad un livello superiore: coinvolgono la stampa, creano una associazione che raccoglie tutti coloro che furono molestati, smuovono insomma l'opinione pubblica, non tanto animati dall'odio per il prete pedofilo il quale oltre tutto si dichiara colpevole in quanto morbosamente malato, bensì dal disgusto per l'atteggiamento della diocesi e del suo vescovo.
Sui titoli di coda sapremo come andò il processo, conclusosi da poco con la condanna sia del prete che dell'arcivescovo, anche sull'onda delle decise prese di posizione di Papa Francesco riguardo al problema della pedofilia in seno alla Chiesa.
Attraverso dei rapidi flashback che non mostrano nulla ma lasciano capire l'atteggiamento da manipolatore del prete,  Ozon ci racconta l'esperienza dei tre protagonisti principali, tre personaggi tra loro diversi, appartenenti a classi sociali diverse, mossi da motivazioni e da rancori differenti: se Alexandre è ancora fermamente cattolico e credente, Francois è ateo convinto, mosso da un sentimento di dispregio verso le istituzione ecclesiastiche mentre invece Emmanuel è quello che sembra portarsi addosso un carico di dolore e di disagio maggiore, che segna una vita non certo brillante oscillante tra una madre affettuosa ma possessiva e una fidanzata isterica e instabile.

sabato 11 aprile 2020

Swallow ( Carlo Mirabella-Davis , 2019 )




Swallow (2019) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Hunter, una giovane donna appena sposata, sembra avere tutto quello che si può desiderare dalla vita: un marito ricco, manager di un'azienda di proprietà della sua famiglia , ricchissima e altolocata, una casa splendida, insomma un po' la principessa delle favole uno po' la ricca e giovane mantenuta che passa tutto il tempo in casa preparando la cena per compiacere l'affettuoso marito.
All'apparenza tutto appare così fiabesco, forse un po' freddo ma comunque confortevole; in effetti le cose non stanno così, perchè Hunter è chiaramente oppressa e castrata dalla famiglia del marito ingombrante e totalizzante, priva di qualsiasi forma di libertà personale, ingessata in un conformismo avvilente e vuoto.
Neppure il test positivo di gravidanza che la informa che avrà un figlio sembra alleviare gli affanni di Hunter, anzi proprio in concomitanza con la buona novella, la ragazza inizia a manifestare l'insana e irrefrenabile abitudine di ingoiare oggetti non commestibili: biglie, puntine ,piccoli monili, oggetti tra i più svariati che poi colleziona in maniera maniacale una volta eliminati per via naturale.


Quando uno di questi oggetti non viene eliminato e anzi viene scoperto nella sua pancia durante l'ecografia del feto, il mondo di Hunter subisce una violenta implosione: quella che prima era  una prigione dorata asfissiante diventa improvvisamente un autentico luogo di detenzione con la famiglia del marito pronta a prendere in mano la situazione, pena la richiesta di divorzio immediata.
Hunter inoltre viene inviata da una psicologa che sulle prime non sembra riuscire ad estrarre dal profondo della donna nessuna informazione che possa spiegare il disagio che chiaramente la attanaglia, ma poi con calma e perseverando riesce a risalire ad un doloroso episodio del passato che ha segnato da subito l'esistenza della ragazza e che ora sta tornando repentinamente a galla dal profondo del suo essere.
Dapprima Hunmter sembra abbandonare l'insana pratica di ingurgitare oggetti, ma quando scopre che le confidenze fatte alla psicologa sono state trasmesse al marito e alla famiglia, informandoli dell'oscuro episodio della vita passata della donna, questa va incontro ad una pericolosissima ricaduta a causa della quale il marito e la famiglia decidono di inviarla in un ospedale psichiatrico sebbene di lusso e per persone abbienti.
Pe Hunter giunge insomma il momento di poter rientrare in possesso del suo libero arbitrio e della capacità di potere effettuare delle scelte per poter superare il trauma del passato che riaffiora.
Pellicola d'esordio per il regista americano Carlo Mirabella-Davis, presentata in anteprima al prestigioso Tribeca Film Festival dove ha ottenuto il premio per l'interpretazione femminile ( una magnifica Haley Bennett) e in seguito in svariate altre rassegne che la hanno ripetutamente premiata, Swallow è un lavoro che affianca alla apparentemente algida eleganza formale un nuovo approccio all'horror, costituito non più su i canoni ultraclassici delle porte cigolanti, degli spettri o del sangue a vagonate, bensì su una armonica e sottile creazione di uno stato di tensione che per tutto il film fa da filo conduttore.
Swallow inizia in una maniera molto ambigua, mostrando immagini che poi nel prosieguo del film possono trovare una spiegazione, ma soprattutto sin da quella casa molto hitchcockiana, dagli arredi freddi e perfetti, che vediamo essere il regno della protagonista, c'è subito qualcosa che induce del disagio, della sottile tensione che poi giunti all'esplosione silenziosa della protagonista e della sua patologia ossessiva diventa tangibile, per lo meno in tutta la prima parte del film.
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