mercoledì 30 maggio 2012

The woodsman and the rain ( Suichi Okita , 2011 )

Giudizio: 6/10
Il boscaiolo e il regista

Avvolto in una atmosfera trasognata, ritmato con molta cautela e con tempi dilatati, The woodsman and the rain , opera seconda di Suichi Okita è un lavoro che presenta aspetti positivi ed altri meno, racconta una storia semplice in cui si annidano germi drammatici ma con un occhio il più delle volte divertito che dona al film un aspetto più da commedia che da drammone.
La quiete del boscaiolo vedovo tra i boschi e le montagne viene disturbata da una troupe che sta girando un improbabile quanto ridicolo film sugli zombie; all'iniziale incredulità dell'uomo, evidenziata da un dialogo iniziale che risulta una delle cose più belle del film, fa seguito la curiosità che lo porta ad accettare il suo ruolo di guida nelle impervie foreste in cambio di un piccolo ruolo nel film, impegno che il boscaiolo assume con molta "professionalità".

Il regista del film è un giovane insicuro, quasi sbandato, taciturno, detestato dalla troupe col quale però il boscaiolo stringe una curiosa amicizia che lo porta quasi  a diventare il suo mentore personale e viceversa a vedere , attraverso l'incontro con la troupe, il mondo con occhio diverso.
Va subito detto che la colonna portante del film , che lo rende gradevole almeno in alcuni tratti, è  la grande prova interpretativa di Yakusho Koji bravo come boscaiolo, come guida e come attore a tempo perso nel suo ridicolo ruolo nel film di zombie, un ruolo tutto sommato brillante che dimostra la grande versatilità dell'attore, più noto per ruoli drammatici.
Per il resto interessante è il confronto , anzitutto generazionale, ma anche culturale, tra il protagonista e il regista del film, due personaggi apparentemente distanti, ma alla fine molto più vicini di quanto possa sembrare, così chiusi nel loro ermetismo: un surrogato del figlio sciroccato per l'uomo, un paziente animo disposto ad ascoltare anche i silenzi per il regista.
Un po' superficialmente si potrebbe anche mettere in evidenza il consueto discorso sulla riflessione del cinema nel cinema, ma onestamente appare argomento troppo ovvio e peraltro neppure troppo ben sviluppato nel film.
Nel complesso è un lavoro che si lascia guardare, che diverte in alcuni momenti (certe scene dei ciak del film horror strappano risate sincere), che pure se costruito su ritmi lenti raramente annoia , anzi quelle atmosfere sospese ben disegnate sono gradevoli, ma che deve almeno in grandissima parte la sua riuscita (dove essa è presente) alla prova di Yakusho Koji.

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